|
|
|

con il sostegno di:
Quarta Parte - GRANDI E PICCOLI PROTAGONISTI
RAPPORTI DI FORZA E VALORI A CONFRONTO
Capitolo 7 - Le quote di mercato
Quali risorse a difesa del cinema nazionale
Il punto centrale è che il cinema non è solo business, ma soprattutto un mezzo espressivo, con i suoi messaggi e valori, con le esperienze e i significati che trasmette. Quale attività artistica e culturale, a contenuto intellettuale e creativo, pone in sostanza questioni e problematiche di struttura del mercato che non sono solo di carattere economico e che investono valutazioni più complesse sotto il profilo sociale. Nel delimitare ulteriormente gli spazi di sviluppo delle cinematografie nazionali, l'egemonia delle multinazionali d'oltreoceano con le sue rendite di posizione ne apre infatti contestualmente altri - d'importanza cruciale - a una tendenziale omegeinizzazione culturale, di pensiero e delle sue forme espressive.
Proprio per questo - e non certo per proteggere solo il cinema nelle sue valenze di entertainment e di consumo - quasi tutti i paesi hanno istituito sistemi di finanziamenti statali a favore della produzione filmica e la stessa Unione Europea ha promosso i suoi numerosi fondi di sostegno. Ma la competitività della cinematografia europea, soprattutto in termini di risorse per investimenti, versa ancora in stato di netta inferiorità rispetto all'oligopolio delle majors e il monitoraggio continuo delle forze in campo resta un genere di prima necessità per la cinematografia europea, in particolare per valutare l'impatto della contribuzione pubblica che in certi casi (come quello italiano) pare suscitare invece crescenti perplessità e rischia l'abrogazione.
LA RIPARTIZIONE PER FATTURATO
Un primo grado di valutazione fa riferimento ai livelli di concentrazione del fatturato complessivo generato da tutte le aziende del settore, in ordine ai quali il database delle Camere di Commercio rappresenta il principale (ancorché unico) strumento di riscontro. Le rilevazioni Cerved abbracciano tutte le società di capitali dei tre diversi comparti, senza distinzione di nazionalità, e mostrano i movimenti tendenziali del mercato dell'offerta. Come si può osservare la situazione nei tre comparti è da tempo in corso di evoluzione, anche se in modo non univoco, con un'incidenza delle 50 imprese maggiori che segnala un calo abbastanza consistente dal 2002 al 2008 per l'intero settore, maturato in larga misura attraverso l'accentuato decremento della produzione, visto lo stallo delle percentuali nella distribuzione e l'opposto, ma più ridotto incremento delle aliquote nell'esercizio. Tuttavia i singoli scostamenti fra le diverse classi dimensionali descrivono con maggiore chiarezza la dinamica di questi processi.
- Nel comparto produttivo, dove l'attività delle majors straniere è praticamente insussistente, la riduzione dei ricavi accusata in sette anni dalle prime dieci società è pari a un significativo 6,9%, che sale di ulteriori due punti se si allarga il gruppo a 30, mentre si attenua in parte - al 5,6% - quando il range da considerare arriva a 50 aziende.
- Nel comparto distributivo - dove operano direttamente le majors - i proventi dei primi dieci operatori registrano invece un aumento del 7,5%, che si trasforma in un più modesto guadagno del 2,1% ampliando lo screening fino alla 30a posizione e si annulla poi del tutto se ci si spinge fino al 50° posto, tanto da cambiare segno (- 1,0%).
- Nel comparto dell'esercizio, a fronte di una crescita del fatturato del 3,3% per il gruppo dei primi dieci circuiti, si rileva un miglioramento inferiore (appena l'1,4%) per quello che comprende i 30 maggiori soggetti e un altro lieve arretramento (sull'1,2%) se si prendono in considerazione tutti i primi 50 gestori.
L'evoluzione ha tuttavia seguito un andamento difforme nei tre comparti. I trend contrastanti di produzione (ampliamento del mercato) e distribuzione (rafforzamento della concentrazione) hanno in larga parte assunto la loro conformazione fra il 2002 e il 2005, mentre quello dell'esercizio ha invertito il suo corso tendenziale a cavallo fra il 2005 e il 2006, quando l'erosione del circuito di monosala nei centri storici delle città si è fatta incalzante favorendo l'espansione dei multisala con più di quattro schermi e dei multiplex.
Nonostante il graduale progresso della concentrazione fra le imprese di distribuzione e dell'esercizio, il saldo complessivo del settore denuncia in generale un'apertura del mercato pari al 3% del volume d'affari totale, che si può stimare corrispondente a un valore di 128,7 milioni di euro. La consistenza economica dei due comparti è in effetti relativamente contenuta rispetto a quella totalizzata dalle imprese di produzione, che rappresenta da sola il 49,8% dei ricavi globali assegnati - in base ai dati camerali - alla cinematografia.
LA SUDDIVISIONE PER INCASSI
Ma dove il cinema esprime la sua natura di attività culturale e artistica ed esercita la sua funzione di media che trasmette significati e messaggi è essenzialmente il mercato della domanda, che ne misura la diffusione in termini di consumo e di riscontro tra il pubblico. In Italia il parametro più utilizzato è costituito dalla documentazione predisposta da Cinetel, centro di ricerca costituito pariteticamente dalle organizzazioni di categoria ANICA (Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Multimediali) e ANEC (Associazione Nazionale Esercenti Cinema), che rileva con un sistema informatizzato durante la notte le presenze e gli incassi lordi delle sale e la mattina successiva mette a disposizione degli associati i dati relativi a ogni titolo proiettato. È il principale strumento di lavoro per monitorare il reale andamento del settore attraverso riscontri tempestivi dei risultati conseguiti al box office dalle opere immesse nel circuito e consente ai vari operatori di valutare l'efficacia delle loro scelte e strategie di programmazione.1
Secondo lo screening tracciato da Cinetel, la configurazione del mercato in rapporto alle quote della domanda soddisfatte dalle produzioni del cinema italiano e da quelle di provenienza estera nelle ultime stagioni, è riassumibile in questo schema di sintesi. Osservando la distribuzione dei film messi in circolazione per la nazionalità d'ori gine e i loro risultati di pubblico, il predominio della cinematografia statunitense appare indubbio, con un'offerta di titoli già in partenza superiore (36,5%) e una proposta di novità (44,8%) maggiore rispetto agli altri potenziali competitors.
