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Terza Parte - TUTTI I MERCATI DEI FILM
DALLA PRODUZIONE AL CONSUMO
Capitolo 5 - La filiera dell'offerta
"IO NON VOGLIO VINCERE PREMI: VOGLIO DEI FILM
CHE FINISCANO CON UN BACIO E FACCIANO SOLDI
Walter Pidgeon in Il bruto e la bella di Vincente Minnelli (1952)
A dispetto di una situazione economica e di attività industriali e terziarie in sensibile contrazione, il cinema italiano nel 2009 ha mostrato in termini di risultati produttivi una confortante vitalità. È noto che il settore non è propriamente ciclico e che quindi riflette soltanto in parte l'andamento generale dell'economia, sottoposta fin dal 2008 alla pressione di una violenta quanto estesa crisi finanziaria. Si può inoltre comprendere come il consistente impegno nel 2009 delle imprese cinematografiche - sempre legate (non va dimenticato) a non abbassare il livello dei propri investimenti di anno in anno per dover assicurare continuità alla loro azione, contrariamente a quanto può avvenire in altri settori dove la sopravvivenza non è legata esclusivamente alla costante realizzazione di prototipi quali sono i film - possa anche essere "figlio" delle due precedenti e consecutive stagioni di positivo sviluppo, come quelle vissute nel 2007 (di ripresa) e 2008 (di autentica espansione). Ma il bilancio finale resta comunque commendevole.1
Secondo quanto rilevato a proposito della composizione societaria degli operatori e dell'assetto del mercato del lavoro, la cinematografia nazionale sembra aver fatto leva, a partire soprattutto dal 2008, sulla selezione dei soggetti in campo; assimilando tuttavia interventi che appaiono di natura essenzialmente strutturale più che di autentica reazione e di specifica contromisura alle oggettive difficoltà del contesto generale. Si tratta di vedere se questa tendenza, dopo essersi profilata, si confermerà e maturerà a brevemedio termine in un trend più consolidato. In tal caso si potrebbe dire che il processo di cui appare protagonista il cinema italiano è in effetti di crescita (meglio definibile al momento in merito al suo assetto organico e istituzionale ancor prima che in termini di pure dimensioni economiche) e solo in misura relativamente minore - per quanto anch'esso necessario - di assestamento a fronte di nuove e diverse compatibilità esterne, intervenute in corso di poco tempo.
Soprattutto alla luce dell'evoluzione di un elemento costituente del suo intero corpo produttivo: la progressiva riduzione dei contributi statali erogati attraverso il FUS-Fondo Unico per lo Spettacolo gestito dal Mibac-Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Fino al recente passato il 50% circa di questi fondi è sempre andato a sostenere la raccolta di capitali per gli investimenti nella produzione e hanno rivestito pertanto un ruolo importante nel primo decisivo passaggio per innescare e alimentare l'intero ciclo di attività di tutto il settore.
