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Prima Parte - L'EVOLUZIONE DI UN MONDO
Tutto quanto fa cinema
Capitolo 2 - L'economia di riferimento
Unico denominatore: il box office
Si potrebbe così dire che in opposizione a convinte e diffuse percezioni il ruolo delle sale tende a dilatarsi in misura più che proporzionale, in un rapporto, rispetto alla crescita delle numerose piattaforme alternative di distribuzione delle opere, che sembra richiamare una delle leggi più note fra quelle elaborate per valutare gli effetti delle tecnologie nelle comunicazioni e la valenza delle moderne reti digitali: la legge che porta il nome di Bob Metcalfe, ideatore di Ethernet, secondo cui utilità e valore di una rete trovano espressione nel numero di tutti gli utenti potenzialmente in contatto fra loro.1
Si può citare in proposito un'immagine dello showbiz dell'esercizio, con la sua proprietà di qualificare l'appeal del prodotto-merce film, molto appropriata ed esplicativa di cui è autore Giandomenico Celata, docente di economia dei media e dell'ICT all'Università "La Sapienza" di Roma: «Il film senza sala cinematografica è come una fabbrica con uffici e macchinari abbandonati, anzi, che non hanno mai iniziato a funzionare».
Appaiono pertanto pienamente plausibili e giustificate, in prima istanza, l'attenzione e l'importanza dedicate ai risultati di ogni nuovo titolo al box office e la ridondanza con cui vengono diffusi per evidenziare scelte e preferenze del pubblico. Ma in realtà gli esiti al botteghino in termini di ingressi e incassi possono essere considerati doppiamente fuorvianti.
Appropriati per disegnare ad esempio la mappa delle strutture di esercizio e per determinarne l'attività in base alle diverse tipologie, non sembrano invece del tutto congrui - e tanto meno convincenti - quando vengono presi a parametro del ruolo e del peso relativo che le sale rivestono nell'ambito della cinematografia. Perché ricavi e presenze sono indici di consumo specifici del prodotto in sala (cioè sul canale primario) e non indicatori assoluti, validi per tutto il mercato. Esprimono viceversa, per definizione, l'unità di misura istituzionalmente deputata a definire il valore dei diritti di sfruttamento per tutta l'altra parte di filiera del settore che, acquistandoli, moltiplica attraverso le diverse piattaforme distributive (i canali secondari) la diffusione dei film e genera volumi di attività da tre a quattro volte superiori.
