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30/11/2017

Un selfie con lo sponsor

Il mio regno (e anche tanti soldi) per un tag

Marco Spagnoli


Nelle scorse settimane un vero e proprio, peraltro ‘desolante’, listino prezzi è emerso per chiarire a tutti quanti, qualora ce ne fosse bisogno, che quello di Instagram, YouTube e Facebook non è altro se non un business milionario dalle regole ferree, dove foto, video, endorsement e recensioni, la maggior parte delle volte, sono frutto del marketing più che della libertà da parte degli utenti di dire e raccontare liberamente quello che pensano dei film e delle serie che vedono. Se, infatti, avete 100mila youtuber__281_01ollower su Instagram e sul vostro biglietto da visita c’è scritto influencer’ ecco che potrete chiedere ai vostri sponsor almeno 5.000$ per ogni foto pubblicata.
Se, invece, avete più di 7 milioni di follower ecco che potrete arrivare fino a 150.000$ per un singolo scatto postato sul vostro profilo. Questo perché le aziende sono a caccia proprio di voi che frequentate i Social Media e hanno pensato ‘bene’ di trasformare un’attività di successo in una fonte di business con tanto di campagne, prezzi, sconti e percentuali.
Scandaloso? Forse no, ma certamente non edificante se si pensa che il Web è pieno di Agenzie pronte ad offrire la propria consulenza per fare sbarcare questo brand o quell’altro titolo sui Social Media. Una consapevolezza che, certamente, mette in cattiva luce il messaggio dei testimonial in rete, offrendo il motivo di dubitare e certamente sospettare delle parole di questi ultimi rispetto a quel prodotto o a quella persona. Capitalismo sfrenato dove tutto ha un prezzo e dove niente vale?
Probabilmente è così, ma la cosa più grave è che questo sistema deregolato abbia creato tanti piccoli mostriciattoli capricciosi che grazie ai loro video di YouTube credono di essere Kubrick e di dovere guadagnare di conseguenza.

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