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Report 2014
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Report 2013

1ª PARTE - LA POLITICA ISTITUZIONALE

2ª PARTE - IL MERCATO DELL'OFFERTA

3ª PARTE - LE RISORSE DEL SETTORE

4ª PARTE - L'INTERVENTO PUBBLICO

5ª PARTE - IL MERCATO DELLA DOMANDA

6ª PARTE - IL SISTEMA PRODUTTIVO

7ª PARTE - IL MERCATO DEL LAVORO

FOCUS

TESTIMONIANZE

FILM COMMISSION

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
» Report 2013
Sesta Parte - IL SISTEMA PRODUTTIVO
IMPRENDITORI ATTIVITÀ E GESTIONE D'IMPRESA
Capitolo 9 - La società industriale
La classe imprenditoriale

Un contesto in cui il 99% delle unità produttive è costituito da microimprese e piccole aziende, secondo quanto attestato dai dati Istat proposti all'inizio del capitolo, sembra esprimere la quintessenza dell'iniziativa individuale e raffigura con efficacia, come già ricordato, il classico "sciame d'api" – teorizzato dall'economista Joseph A. Schumpeter – capace con i suoi "grappoli di iniziative" di perpetuare l'evoluzione di tutto un sistema, nella funzione definita da un altro studioso di politica economica, Ernst F. Schumacher,«di linfa propulsiva del rinnovamento»2.
Oltre a essere connotata come individualista per le sue caratteristiche genetiche e a esserlo di fatto anche in base ai numeri, l'industria cinematografica è in effetti ricca di personalità e di attitudini particolari, contraddistinta da un background culturale e artistico del tutto personale, aderente a un'attività che d'altro canto impone ed esige modelli di business e di gestione davvero specifici. Ma è la combinazione di queste prerogative e competenze a farne una classe imprenditoriale, uno sciame di operatori in grado di man-tenere vitale un settore così esposto alla concorrenza internazionale e di sostenere anche la sfida di un trend dei consumi in evidente stato di apnea. Finendo per assolvere, sotto certi aspetti, il ruolo fondamentale che in altre attività esercita il nucleo della grande impresa, facendo da guida e traino all'intero settore sul piano della qualità produttiva,dello sviluppo dei mercati e del confronto con i competitor esteri.

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La loro consistenza è delineata sia dal repertorio Movimprese del Registro delle Imprese sia dall'Istat. Nel primo caso sono definiti titolari esclusivamente gli operatori che costituiscono ditte individuali (il numero delle quali è pressoché coincidente con il totale delle aziende certificato dall'Istat nella classe 0-1 addetti). La condizione di soci o amministratori e l'attribuzione delle altre cariche sono invece riferite agli altri tre gruppi di classificazione del sistema camerale: società di capitali, società di persone, altre forme (tavola 15).
Non va tuttavia dimenticato che nell'ambito delle imprese le persone possono assumere le qualifiche di socio o di amministratore così come possono essere nominate a ricoprire determinate cariche (presidente, vicepresidente, consigliere d'amministrazione) e rivestire quindi più ruoli: circostanza estremamente ricorrente nel cinema, dove la responsabilità patrimoniale è quasi sempre autoreferenziale sul piano operativo e la delega del potere di gestione all'eventuale management costituisce un'eccezione.

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Meno giovani, poche donne. Gli scostamenti di anno in anno appaiono lievi, ma sul medio termine – nella loro graduale progressione – segnalano i mutamenti e gli assestamenti in atto. Ad esempio il relativo invecchiamento dei cineasti: proprietari, gestori e dirigenti amministrativi con un'età superiore a 50 anni sono aumentati di oltre 4 punti percentuali. In prima istanza potrebbe sembrare il naturale effetto del trascorrere degli anni, ma la sensazione di una costante (seppur lenta) crescita dell'età media degli azionisti e dei manager che guidano le società del cinema italiano è suffragata – più che dalla contestuale regressione degli operatori trentenni e quarantenni, scesi per la prima volta sotto quota 10 mila nel computo totale – dal preoccupante sfoltimento dei ventenni, ossia di quanti, intraprendendo la loro attività con qualche incarico di responsabilità, dovrebbero andare a rafforzare e vitalizzare le file dell'imprenditoria cinematografica.
In alternativa si mostra di segno positivo il tenue ma percepibile incremento percentuale della componente femminile, in particolare a livello di diretta operatività (in corrispondenza della qualifica "amministratori") fra le figure che rappresentano la leadership della comunità professionale, lasciando intravedere un promettente arricchimento e completamento di competenze, idee e creatività.


Chi sono gli azionisti italiani e stranieri.Per quanto concerne la proprietà delle società, il Registro delle Imprese fornisce nel database 2013 alcuni riferimenti supplementari, relativi alle sole imprese che contano almeno tre addetti (tavola 16), in merito alla tipologia del socio principale, cui risale la proprietà e il controllo della gestione, e alla nazionalità dell'azionista di maggioranza (o a quella prevalente se figurano più azionisti).
I dati attengono alle società di produzione cinematografica, video, programmi televisivi e registrazioni musicali e sonore.

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Come prevedibile, data la predominanza delle aziende di minori dimensioni, la maggior parte delle società (78,96%) fa capo a una persona fisica e fra queste compaiono anche 19 imprese con un numero di addetti compreso fra 50 e 249. Quelle controllate da enti pubblici sono solamente 3, mentre in un'azienda su cinque proprietà e controllo di gestione fanno capo ad altri soggetti, che ne detengono la maggioranza: banche, gruppi finanziari o industriali. Delle 294 società partecipate direttamente da una holding, 255 contano meno di 50 addetti, con una lieve prevalenza della classe 10-49, mentre nei cluster maggiori a porzioni molto più ristrette (in totale sono 39) corrispondono quote crescenti, pari al 62,96% nella classe 50-249 e al 100% nella fascia di oltre 250 dipendenti.
È lo stesso trend che si riscontra per la nazionalità del socio principale all'interno delle 51 imprese con azionisti di riferimento stranieri. Le percentuali salgono con l'aumento della tipologia dimensionale, quantunque il novero delle aziende con soci di maggioranza esteri appaia relativamente contenuto: 51, pari al 3,51%.
Nelle statistiche sulla struttura delle industrie e dei servizi e in quelle relative alle classi di addetti, l'Istat riporta invece i dati secondo la tipologia delle risorse umane presenti in azienda, una delle quali riferita a “imprenditori, titolari e coadiuvanti”, a persone cioè impegnate nella gestione delle imprese (tavola 17). La media oscilla negli anni 2008-2010 fra 1,12 e 1,16 unità per impresa, contro quella variabile fra 4,21 e 4,26 del Registro delle Imprese, a conseguenza delle diverse caratteristiche dei campi d'osservazione.Le rilevazioni Istat non appaiono tuttavia utili a un raffronto relativo al 2011, anno in cui è stato svolto il censimento generale. La media di persone per società precipita a 0,93 e nel dettaglio dei dati si riscontra in effetti un notevole decremento in tutte le classi di addetti, con un totale complessivo notevolmente inferiore a quello delle stesse aziende: 5.766 rispetto a 6.204, per una differenza pari a 438. Il deficit è molto consistente anche nella fascia delle microimprese da 0 a 9 addetti e appare difficile che anche una piccola realtà possa sussistere oltre che con zero dipendenti anche con zero risorse umane, ossia senza l'impegno di chi ne ha la gestione o la responsabilità.

2Joseph A. Schumpeter, Theorie dei wirtscaftlichen Entwicklung. Nachdruck der 1. Auflage von 1912,Leipzig-Berlin 1926, pubblicato in Italia con il titolo Teoria dello sviluppo economico, Sansoni, Firenze 1931. Ernst F. Schumacher, Small Is Beautiful, Blond&Briggs, London 1973, edito in Italia con il titolo Piccolo è bello, Moizzi Editore, Milano 1977.

 

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