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Report 2014
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Report 2013

1ª PARTE - LA POLITICA ISTITUZIONALE

2ª PARTE - IL MERCATO DELL'OFFERTA

3ª PARTE - LE RISORSE DEL SETTORE

4ª PARTE - L'INTERVENTO PUBBLICO

5ª PARTE - IL MERCATO DELLA DOMANDA

6ª PARTE - IL SISTEMA PRODUTTIVO

7ª PARTE - IL MERCATO DEL LAVORO

FOCUS

TESTIMONIANZE

FILM COMMISSION

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
» Report 2013
Sesta Parte - IL SISTEMA PRODUTTIVO
IMPRENDITORI ATTIVITÀ E GESTIONE D'IMPRESA
Capitolo 9 - La società industriale
Mappa e anagrafe nel censimento 2011

Attraverso i dati di mercato e i risultati dei film al box office l'esposizione dell'attività cinematografica è fra le più elevate in assoluto fra tutte quelle produttive. Ma è anche inversamente proporzionale alla visibilità della struttura industriale che ne sta alla base. Perché l'incidenza del principale asset gestionale e patrimoniale di ogni realtà a contenuto culturale e artistico, ossia la creatività, appare predominante come in nessun altro comparto. Le dimensioni del mercato filmico ne fanno un moltiplicatore di valore dalle potenzialità enormi, ma resta un bene immateriale, non un cespite tangibile. Di converso, alla rilevanza economica del business filmico fa riscontro – tranne pochi casi localizzati nella cerchia ristretta degli operatori della fascia più alta – una composizione dell'apparato produttivo caratteristica di tutto il sistema nazionale, formata in larghissima misura da piccole società e micro imprese, che nell'area culturale, come noto, trova proprio perla natura dello specifico core business la sua esaltazione. Può accadere così che la percezione del cinema italiano rimanga ancorata a uno stereotipo di sempiterna criticità anche se, nonostante vari anni ormai di cicli economici alternanti fra stagnazione e crisi, ha prodotto nelle due ultime stagioni più opere che nelle precedenti e nel 2013ha mostrato una positiva ripresa al box office, in termini sia di ricavi complessivi sia di aumento delle sue quote nei confronti del prodotto statunitense. A differenza di altri ambiti dell'intrattenimento e dello spettacolo ha mantenuto in linea di galleggiamento(almeno fino a tutto il 2012) il proprio tasso occupazionale e, in controtendenza all'andamento di altri comparti del settore audiovisivo, non ha registrato – in linea con i trend tracciati nelle precedenti edizioni di questo Rapporto– dolorose erosioni della sua comunità professionale né dell'essenziale iniziativa imprenditoriale.
Lo indicano anche gli ultimi dati statistici disponibili, fra i quali compaiono quelli scaturiti dall'ultimo censimento nazionale della popolazione e dell'industria condotto nel 2011 dall'Istat,l'Istituto Nazionale di Statistica, che costituiscono, sia pure nella loro distanza temporale, una base di analisi e di raffronto all'interno di un set di rilevazioni non sempre omogenee e contestuali (tavola 1), nonostante l'ormai comune impronta di riferimento costituita dalla classificazione europea delle attività economiche Ateco 2007 (tavola 2).


Una rete di microimprese. Quasi univoca è anche l'adozione della definizione delle imprese in rapporto alle loro dimensioni, che distingue le microimprese dalle piccole, medie e grandi. Applicata alla cinematografia italiana attraverso i risultati censuari dell'Istat, questa distinzione – funzionale in sede europea all'assegnazione dei diversi interventi di sostegno nell'ambito della politica comunitaria e alla loro conseguente ripartizione alivello nazionale – mostra in modo paradigmatico la reale conformazione dello scenario di 6.204 aziende, in cui soltanto un ristretto manipolo di società possono essere definite di taglia media o grande: 79 in totale per quanto riguarda il personale in organico e ancora meno – 51 (a geometria variabile) – sulla scorta di quanto messo a bilancio alla voce "Valore della produzione" piuttosto che alla riga dei ricavi da fatturato (tavola 3).

 

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