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Report 2013

1ª PARTE - LA POLITICA ISTITUZIONALE

2ª PARTE - IL MERCATO DELL'OFFERTA

3ª PARTE - LE RISORSE DEL SETTORE

4ª PARTE - L'INTERVENTO PUBBLICO

5ª PARTE - IL MERCATO DELLA DOMANDA

6ª PARTE - IL SISTEMA PRODUTTIVO

7ª PARTE - IL MERCATO DEL LAVORO

FOCUS

TESTIMONIANZE

FILM COMMISSION

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
» Report 2013
Quinta Parte - IL MERCATO DELLA DOMANDA
SPESA CONSUMI INGRESSI E INCASSI
Capitolo 8 - La risposta del pubblico
La spesa del pubblico

Contrariamente a quanto viene generalmente percepito e diffusamente dibattuto, non possono essere date per scontate eventuali opportunità e capacità di elevare gli indici di consumo a livello sia generale sia territoriale, in determinate aree. La distribuzione dei consumi regionali di cinema registrano in effetti un numero di spettacoli ogni 100 mila residenti molto più basso nelle Regioni meridionali rispetto a quelle settentrionali e – ancor più – a quelle centrali, così come sono nettamente inferiori i biglietti venduti per abitante, con una spesa a ingresso minore di 50 centesimi di euro a confronto della media nazionale, per una spesa complessiva di 7,55 euro all'anno per assistere a film in sala contro quelle di 16,11 e 15,32 euro del Centro e del Nord (la media nazionale è di 11,74 euro).
Anche l'indice di fruizione riscontrato in media nella macroarea del Mezzogiorno, pari a 43,8, è sensibilmente più contenuto di quelli rilevati nelle altre Regioni centrali e settentrionali, attestati a 52,7 e 46,9. E gli indicatori di densità degli schermi in relazione al numero degli abitanti nei diversi territori regionali denunciano nella distribuzione delle strutture della rete di vendita gap molto consistenti (sebbene i dati sul turnover di impianti e schermi segnalino un trend sostanzialmente positivo al Sud e l'inversione di tendenza di Nord e Centro, come riportato nel capitolo Grandi e piccoli schermi).
Appare tuttavia legittimo valutare quanto incidano sullo sviluppo dei consumi di cinema i problemi e gli squilibri in ragione di tendenze e preferenze di consumo o di intensità di frequentazioni e densità di strutture d'offerta di prodotto, piuttosto che i divari in termini più generali di spesa complessiva da parte degli abitanti. Perché il problema appare effettivamente di natura economica, ma d'origine diversa.


Il Sud spende più di Nord e Sud. Le rilevazioni sui consumi regionali di cinema registrano infatti livelli di spesa pro capite nei territori del Sud nettamente inferiori a quelli di Nord e Centro, ma in realtà la quota (47,27%) che i loro abitanti dedicano alla visione in sala di film, rispetto alla spesa destinata a tutte le forme di intrattenimento, è già notevolmente superiore alla percentuale di spesa che gli abitanti delle Regioni centrali (42,96%) e settentrionali (33,47%) investono in tutti i settori dello spettacolo e d'intrattenimento(tavola 2).
Il loro livello di frequentazione delle sale di proiezione può in apparenza lasciare a desiderare, però sul fronte della spesa per gli intrattenimenti mostrano una disponibilità assai superiore. Il Molise riesce persino a battere il budget già di per sé sostanzioso – pari al 62,35% del totale – della Valle d'Aosta, con il 66,13% della spesa dedicata al cinema, ma anche Basilicata (62,25%) e Abruzzo (60,45%) risultano assai generose nel dirottare verso le sale buona parte dei loro soldi destinati all'intrattenimento e qualche gradino sotto si collocano pure Marche (53,05%), Umbria (52,67%) eCalabria (50,66%). In ogni caso si tratta di livelli nettamente superiori a quelli accreditati ad altre aree ritenute in genere più amanti dei film, come Puglia (54,75%), Emilia-Romagna (47,20%), Liguria (44,51%) e Piemonte (42,11%), fino ad arrivare agli indici inferiori di Lazio (41,42%), Toscana (41,07%), Campania (40,47%) e ancor più di Lombardia e Veneto, con i rispettivi abitanti che in media riversano nel cinema il 34,73% o il 32,78%.
Nella conferma del cinema quale forma di intrattenimento ineludibilmente preferita su tutto il territorio, resta da valutare quanto sia sviluppata nelle Regioni meridionali l'offerta di intrattenimento – soprattutto sotto l'aspetto della varietà di eventi e spettacoli disponibili – e come il cinema possa eventualmente (pur ponendoselo) fare proprio il problema di ampliare il bacino di consumo alla luce di una realtà dalle implicazioni socialmente articolate ed economicamente complesse.

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Se vi è in sostanza un'evidenza da considerare, in via prioritaria, nelle prospettive di sviluppo del mercato del cinema e nella valutazione delle eventuali politiche e delle strategie di marketing da pianificare, questa riguarda l'effettiva capacità di spesa del pubblico, in rapporto primario con il reddito disponibile e in subordine con la potenziale evoluzione delle sue decisioni di spesa e delle scelte d'investimento in materia di spettacolo e d'intrattenimento, dalle quali dipende poi l'intensità di frequentazione. E sotto questo profilo le rilevazioni dell'Istat possono fornire ulteriori indicazioni (tavola 3).
Il primato del cinema per capacità d'attrazione e livelli di fruizione è segnalato in tutte le classi di età a eccezione delle ultime due – ossia da 65 a 74 anni e quella da 75 anni e oltre – dove è superato da musei e mostre (19,5 contro 19,7 nel primo caso e 6,4 contro 6,7 nel secondo). La circostanza non si ripropone però nella distinzione per genere: per quanto riguarda le donne si registra un indicatore di 18,0 contro 18,9 nella classe da 65 a 74 anni mentre in quella superiore (75 anni e oltre) gli indici si uniformano sul livello di 5,7; invece sul fronte maschile il cinema batte musei e mostre (21,1 contro 20,5) nel bacino 65-74 anni, e "soccombe" – 7,6 contro 8,3 – in quello costituito dagli over 74.

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I dati confermano anche che la sua prevalenza persiste da decenni, ma il trend nell'ultimo triennio, secondo una curva che accomuna tutti i tipi di intrattenimento, appare in fase discendente. Dopo i progressi fatti registrare nel 2010 e nel 2011 rispetto alle annate pre-cedenti – con i due miglioramenti consecutivi, prima da 49,6 a 52,3 e poi a 53,7 – nel 2012l'indicatore era già sceso a 49,8 e nel 2013 si è attestato all'attuale quota di 47,0.

 

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