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Report 2013

1ª PARTE - LA POLITICA ISTITUZIONALE

2ª PARTE - IL MERCATO DELL'OFFERTA

3ª PARTE - LE RISORSE DEL SETTORE

4ª PARTE - L'INTERVENTO PUBBLICO

5ª PARTE - IL MERCATO DELLA DOMANDA

6ª PARTE - IL SISTEMA PRODUTTIVO

7ª PARTE - IL MERCATO DEL LAVORO

FOCUS

TESTIMONIANZE

FILM COMMISSION

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
» Report 2013
Terza Parte - LE RISORSE DEL SETTORE
POLITICA INDUSTRIALE E CESPITI AZIENDALI
Capitolo 6 - Il flusso e l'impiego di capitali
La chiave del tax credit

Nell'ultimo rapporto Tutti i numeri del cinema italiano sull'attività cinematografica nel 2013, l'Unità di studi congiunta della Direzione Generale per il Cinema del MiBACT e dell'ANICA, che lo ha elaborato, presenta anche un prospetto di stima sul valore delle diverse fonti di copertura dei costi industriali messi a budget per la produzione dei 156 film d'iniziativa italiana realizzati nell'anno. L'apporto di risorse confluito attraverso il ricorso al credito d'imposta risulta pari al 26,16% dei 280,40 milioni di euro investiti complessivamente: 41,69 milioni (14,86%) da parte di investitori esterni al settore e 31,71 milioni di euro (11,30%) su iniziativa invece degli operatori del comparto1.

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I valori assoluti appaiono più contenuti rispetto al 2012, quando il conferimento in tax credit aveva superato gli 86 milioni di euro, 50,76 dei quali ad opera degli investitori esterni e 36,07 per il ricorso degli operatori interni, così come superiore era risultato il numero delle imprese non cinematografiche che avevano chiesto l'utilizzo del credito d'imposta (89 contro 82), quello dei film sostenuti (100 invece degli 85 del 2013) e quello degli interventi operati a favore dei loro budget attraverso le società esterne al comparto (121 contro 104). D'altra parte il 2012 era stato il primo, vero anno di piena applicabilità del nuovo strumento e aveva già registrato il raddoppio delle aziende approdate alla scelta di avvalersene: 89 in rappresentanza di 14 diversi settori contro 44 appartenenti a 10 settori estranei al cinema dei dodici mesi precedenti (tavola 2).

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Tuttavia gli investimenti complessivi sulle 150 opere d'iniziativa nazionale prodotte nel 2012 erano ammontati a 333,22 milioni di euro e l'apporto in tax credit ne aveva coperto una quota pari al 26,05%. In realtà quindi nel 2013 il ruolo della leva fiscale non si è ridotto; con la sua percentuale di copertura del 26,16% è invece aumentato e la leggerezza dell'incremento va probabilmente riconsiderata alla luce della fase depressiva che nella situazione economica contingente ha colpito in generale il livello d'investimento delle imprese e in misura ancora più incisiva quello degli investimenti nell'area della promozione e della comunicazione.
Va ricordato infatti che per i soggetti economici che svolgono attività diverse da quelle del comparto l'opportunità è duplice. La prima convenienza è economica: oltre al credito fiscale è prevista la suddivisione degli eventuali utili generati dallo sfruttamento del film in base alla quota stabilita nel rapporto di associazione in partecipazione o di cointeressenza. La seconda utilità consiste nella possibilità di coniugare al beneficio finanziario anche la promozione della propria immagine e iniziative di comunicazione di brand2.
L'elemento più significativo che si può rilevare dai dati sulle richieste di credito d'imposta avanzate nel 2013 è relativo all'impegno di banche, società finanziarie e assicurative, arrivate a conferire ai piani di finanziamento dei progetti quasi il 64% degli apporti complessivi contro il 51% del 2012 e l'ammontare medio della loro partecipazione all'investimento produttivo – pur lontano, con i suoi 672,4 mila euro, dalla cifra di 1,5 milioni mostrata dodici mesi prima – si rivela largamente superiore a quelli rilevati per le imprese degli altri ambiti d'attività. Le società creditizie e finanziarie sono anche gli unici investitori esterni a ricorrere al tax credit per più di un film: 18 soggetti nel 2012 hanno partecipato alla produzione di 36 titoli con 39 diversi interventi; nel 2013 a utilizzare il tax credit produzione sono stati 21 per 35opere con 40 apporti di capitale (tavola 3).

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La circostanza vale a riaffermare ancora una volta la valenza dello strumento d'incentivazione sotto l'aspetto economico, considerando l'estrema attenzione con cui istituti di credito, banche d'affari e compagnie assicurative selezionano i propri investimenti, avvalendosi peraltro di una consumata e consolidata esperienza in materia, oltre che di una certa conoscenza dell'universo cinematografico in quanto primi e istituzionali prestatori di credito e garanzie in sede di gap financing e del suo relativo pricing.
Una seconda indicazione va a surrogare invece l'alternante incidenza di determinate fonti d'investimento secondo le diverse classi di costo delle opere (tavola 4). Il numero di film ai quali sono imputate le richieste di tax credit produzione risulta abbastanza consistente rispetto al totale di quelli realizzati in corso d'anno, ma considerando la dimensione dei loro budget si può rilevare per la prima fascia di costo che soltanto cinque titoli (dopo l'unico del 2011 e i soli due nel 2012) hanno beneficiato di risorse apportate attraverso lo strumento del tax credit rispetto alle 53 effettivamente realizzate, in una percentuale pari al 9,43% in progresso rispetto al passato (nel biennio precedente, essendone stati realizzati in questo cluster39 e 36, le percentuali si fermavano al 2,56% e al 5,55%), ma senza dubbio ancora molto limitata.

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Per quanto più elevata, la quota relativa alla seconda fascia 200-800 mila euro resta contenuta (52,00%) e registra oltretutto una variazione negativa dell'8% nei confronti del 2012.
Decisamente più alti risultano i riscontri per le tre classi successive, dove le quote di titoli supportati dalle risorse indotte dall'uso della leva fiscale oscillano fra l'86,66% e il 91,30%, mentre in carico ai film di maggiore caratura, con piani di finanziamento superiori a 3,5 milioni di euro, si registrano conferimenti operati in adesione al credito d'imposta produzione su tutti i film realizzati.
In tre anni il sistema di incentivazione fondato sul tax credit ha in sostanza sospintole case di produzione a un'interazione più intensa non solo con le società di distribuzione – già interlocutrici essenziali nell'avvio dei progetti e nell'immissione delle opere sul mercato – ma anche con gli altri soggetti della filiera. Ha inoltre posto le basi per una nuova interrelazione con un panel di soggetti molto vasto (più di quella direttamente orientata alle operazioni di product placement e alle collaborazioni di co-marketing o alle iniziative di merchandising) che pur operando in attività disparate e spesso lontane dal cinema vi trovano ora coincidenza d'interessi e terreno di convenienza economica.


Quale catena del valore. Nella correlazione tra le quantità di richieste d'eleggibilità al credito d'imposta produzione (170 nel 2011, 200 nel 2012 e 197 nel 2013) e il numero dei film di nazionalità italiana prodotti (rispettivamente 155, 166 e 167) si ha la rappresentazione di come la leva finanziaria in testa al processo produttivo abbia esteso – anche verso l'estero (tavola 5) – la platea dei possibili partner anche sul primo e più sensibile fronte della raccolta di capitali d'investimento e irrorato il bacino di provvista delle risorse. Perché dopo aver visto aprirsi la porta del product placement, da cui sono entrati i primi investitori esterni, e poi crescere in modo esponenziale il novero delle imprese che agiscono sui mercati secondari (editori, broadcaster del cosiddetto second screen, web company, aggregatori e packager di contenuti, provider), la catena del valore tendeva ad allungarsi, con una certa spinta inerziale a espandere il perimetro dei ricavi e spostarne il baricentro, trascinando verso valle i margini di profitto.

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Credito bancario e strumenti finanziari. Appare indubbio che una larga parte di questa nuova platea sia costituita da istituti bancari, società finanziarie e assicurative,ma il loro ruolo nei confronti del cinema non è mai stato trascurabile: e istituzionalmente è proprio quello di sostenere gli investimenti delle imprese. È con il sistema creditizio e con la loro attività di intermediazione e di sconto che le imprese di cinema integrano attraverso lo storico strumento del "mezzanino" sia i capitali di funzionamento delle società sia le esigenze di gap financing a sostegno della realizzazione dei nuovi progetti. In una condizione non sempre facile, date le piccole dimensioni della larga maggioranza delle aziende cinematografiche, è logicamente positivo che oltre ai panni di prestatori di denaro le banche indossino anche quelli di partner diretti nella formazione del capitale di rischio3.

1Destinatari delle misure di incentivazione fiscale sono i produttori per la realizzazione delle opere, i distributori sia per la distribuzione sia per la partecipazione alla produzione, gli esercenti per l'aggiornamento tecnologico in digitale degli impianti e anche per l'associazione in partecipazione alla produzione, infine le aziende esterne al comparto cinematografico che concorrono agli investimenti produttivi. Le opere eleggibili al tax credit – che hanno quale destinazione primaria la proiezione nelle sale – sono film italiani o stranieri (per la parte realizzata sul territorio italiano da produttori esecutivi nazionali), documentari, cortometraggi, film d'animazione, i cosiddetti film "difficili", ossia opere prime e seconde, film prodotti dalle scuole di cinema riconosciute oppure realizzati con budget inferiori a 1,5 milioni di euro, dal momento che i progetti a bassissimo costo non detengono credenziali adeguate per accedere al mercato distributivo.
2Gli apporti finanziari garantiscono il 40% di credito d'imposta. Per recuperare l'investimento viene ristornato fino al 49% dei costi a budget o fino al 70% degli utili generati. Al fisco viene versato il 5% dell'importo più la relativa IRES.
3I contratti di pre-acquisto dei diritti e gli stanziamenti deliberati dal Fus vengono peraltro scontati spesso in anticipo, al servizio delle operazioni cosiddette di credit discouting da parte del sistema bancario.

 

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