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Report 2013

1ª PARTE - LA POLITICA ISTITUZIONALE

2ª PARTE - IL MERCATO DELL'OFFERTA

3ª PARTE - LE RISORSE DEL SETTORE

4ª PARTE - L'INTERVENTO PUBBLICO

5ª PARTE - IL MERCATO DELLA DOMANDA

6ª PARTE - IL SISTEMA PRODUTTIVO

7ª PARTE - IL MERCATO DEL LAVORO

FOCUS

TESTIMONIANZE

FILM COMMISSION

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
» Report 2013
Terza Parte - LE RISORSE DEL SETTORE
POLITICA INDUSTRIALE E CESPITI AZIENDALI
Capitolo 6 - Il flusso e l'impiego di capitali

Una recente rilevazione del CNC-Centre national du cinéma et del'image animée, l'agenzia governativa che regola l'intervento pubblico nel settore degli audiovisivi, centrata sull'origine degli investimenti che concorrono a finanziare le nuove produzioni d'iniziativa nazionale mostra come il loro apporto si modifichi secondo la caratura dei progetti. Nella classe di budget fino a 1 milione di euro, il produttore contribuisce alla realizzazione della propria iniziativa per quasi il 58%, contro il 36% di chi opera allivello superiore nella classe fino a 4 milioni di euro, il 31% circa di chi avvia progetti del cluster 4-7 milioni e poco più del 25% delle società impegnate in film con business plan da 7 milioni in su. A parziale compensazione agiscono i contributi pubblici, che passano dal 25,5% al 19,2% poi al 7,3% e infine all'1,1% per le produzioni maggiori, mentre inversamente proporzionale risulta la prevendita dei diritti (distribuzione, home video, estero), con corrispettivi che salgono dal 6,2% al 6,8%, quindi al 14,4% e al 32,2%. Altre due fonti di finanziamento seguono invece uno sviluppo in ascesa fino al terzo cluster di budget, per poi scendere in quello di maggior spessore: la partecipazione di network televisivi sotto forma di coproduzione e pre-acquisto dei diritti di programmazione (che progrediscono dal 3,5% al24,9% e al 34,1% per calare poi al 27,3%) e quella di investitori esterni attraverso il credito d'imposta, che dall'1,0% cresce al 4,9% e al 6,2% e quindi scende al 2,1%.
L'ultimo flusso di risorse arriva dalle coproduzioni con partner esteri e incide in misura alternante, con percentuali del 6,1% e 8,4% nelle prime due fasce di costo e del 6,4% e dell'8,2% in quelle oltre i 4 e i 7 milioni di euro. Tenendo conto delle dimensioni delle rispettive classi di budget, il trend delle quote di copertura finanzia-ria secondo gli ordini di grandezza dei progetti non appare tra Italia e Francia molto dissimile. Un autofinanziamento di 70 mila euro per realizzare una delle 53 opere taliane low budget prodotte nel 2013 è ad esempio percentualmente molto più oneroso (rappresenta il 59,32% del costo medio di 118 mila euro riscontrato nella classe e per questo appare implicitamente anche molto più rischioso) di quanto non sia un conferimento dieci volte superiore di 700 mila euro in uno dei 15 titoli d'iniziativa italiana prodotti nella fascia da 1,5 a 2,5 milioni, con la sua incidenza del 36% rispetto al costo medio rilevato di 1,94 milioni di euro. Anche il sostegno pubblico – pur limitando il riferimento al solo ambito nazionale del Fus, dai confini assai più ristretti di quelli del CNC – si rivela proporzionalmente più consistente nell'ambito delle opere prime e seconde d'interesse culturale con il suo importo medio di 262,67 mila euro – corrispondente al 14,70% del costo medio di 1,78 milioni – che in quello dei lungometraggi, dove la media dei contributi arriva a 497,83 mila euro, incidendo per il 12,03% sui costi industriali stimati nel 2013 pari mediamente a 4,13 milioni.


Nuovi modelli di business. A divergere sono semmai ruoli e pesi di alcune componenti del panel di investitori tradizionali delle due industrie di cinema, in ragione soprattutto di una pluralità di soggetti e forme d'investimento molto più ampia di quanto possa mettere in evidenza una schematizzazione statistica (come quella conformata sull'esempio del CNC). Inoltre i mercati nazionali da una parte hanno inevitabilmente consolidato nel tempo specifici modelli di business e strutture dei costi e dall'altra, visto introdursi e poi irrompere anche qualche nuovo strumento di approvvigionamento con cui avviare una ridefinizione. È il caso dell'Italia, che nell'arco degli ultimi cinque anni ha prima registrato il forte rialzo del tasso d'attivismo delle film commission regionali, in grado di affiancare e integrare il supporto pubblico del Fus, poi l'effettiva efficacia dell'agevolazione fiscale attraverso l'attuazione a pieno regime del credito d'imposta, che ha corroborato e potenziato la leva finanziaria dell'industria cinematografica (tavola 1).

 

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