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Report 2013

1ª PARTE - LA POLITICA ISTITUZIONALE

2ª PARTE - IL MERCATO DELL'OFFERTA

3ª PARTE - LE RISORSE DEL SETTORE

4ª PARTE - L'INTERVENTO PUBBLICO

5ª PARTE - IL MERCATO DELLA DOMANDA

6ª PARTE - IL SISTEMA PRODUTTIVO

7ª PARTE - IL MERCATO DEL LAVORO

FOCUS

TESTIMONIANZE

FILM COMMISSION

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
» Report 2013
Terza Parte - LE RISORSE DEL SETTORE
POLITICA INDUSTRIALE E CESPITI AZIENDALI
Capitolo 5 - Il ciclo degli investimenti

C'è un apparente paradosso nel ciclo industriale 2013 del cinema italiano: mentre i livelli produttivi hanno raggiunto i loro massimi storici con 167 titoli totali, 156 opere d'iniziativa italiana e 138 al 100% nazionali, le risorse economiche al loro servizio si sono ridotte da un anno all'altro di oltre un quarto – da 493,1 milioni a 357,6 milioni di euro – tornando a dimensioni mai riscontrate dal 2007 in poi (tavole 1 e 2). Collocata nello scenario generale dello scarso afflusso di capitali d'investimento in ogni settore d'attività, l'anemia di mezzi finanziari trova con tutta probabilità una prima giustificazione. Una seconda può essere fatta risalire alla profonda incertezza che ha accompagnato il rinnovo da parte del Governo (fino al 2015, giunto solo a metà 2013) delle disposizioni fiscali che regolano il riconoscimento del credito d'imposta agli investitori in nuove opere audiovisive. Rispetto al 2012, l'apporto di risorse attraverso il ricorso al tax credit – diventato uno dei principali strumenti d'approvvigionamento,sia diretto sia per induzione – ha subito infatti una scrematura di 7,2 milioni ed è scemato del 12,05%. Altre possibili motivazioni piuttosto che all'offerta dei mercati finanziari fanno riferimento a quella dello stesso mercato cinematografico. Una di queste sembra legarsi alla conformazione che il segmento della produzione sta via via assumendo. Se si guarda ai volumi dei progetti realizzati di anno in anno e alle dimensioni "fisiche" dei loro business plan, si osserva una straordinaria crescita delle iniziative cosiddette low budget, varate con una struttura di costi inferiore o pari a 200 mila euro. Erano cinque nel 2007 – su un totale di 90 titoli arrivati al visto censura – e con una progressione scalare sono diventate 53 nel 2013, pari al 34,19% dei 155 film per i quali la Direzione Generale per il Cinema del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo ha potuto operare un survey sui costi industriali.
Le altre due fasce dimensionali – fino a 1,5 milioni di euro e oltre 1,5 milioni di costo – rappresentavano il 94,44%, ma da allora, pur crescendo relativamente di numero (da 85 a 102 negli ultimi dodici mesi), hanno visto scendere il loro apporto al monte titoli fino al 65,81% (tavola 3). Sul piano del fabbisogno finanziario l'incidenza dei progetti a basso costo è limitata – appena il 2,2% nel 2013 – così come appare contenuta quella delle opere a budget medio fino a 1,5 milioni di euro, corrispondente al 12,32%, e vale a spiegare lo sviluppo dell'offerta di prodotto pure in presenza (più che a causa) di una minore disponibilità complessiva d'investimenti. Ma si riflette anche sugli indici generali attraverso i quali si delinea l'andamento del comparto. In termini di globalità le medie dei costi industriali di tutte le opere d'iniziativa italiana e 100% nazionali appaiono infatti in discesa dal 2009, nonostante l'investimento unitario per le stesse opere a basso budget sia lievitato (da 83 mila a 118 mila euro) in media del 42,16% (tavola 4). L'importanza ai fini produttivi della consistenza dei titoli low cost nel bilancio dell'industria del cinema si accompagna in sostanza a quella determinante dei film sia del cluster di mezzo sia di quelli a costo più elevato e soprattutto del livello,medio e assoluto, dei loro budget.

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