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Report 2014
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Report 2013

1ª PARTE - LA POLITICA ISTITUZIONALE

2ª PARTE - IL MERCATO DELL'OFFERTA

3ª PARTE - LE RISORSE DEL SETTORE

4ª PARTE - L'INTERVENTO PUBBLICO

5ª PARTE - IL MERCATO DELLA DOMANDA

6ª PARTE - IL SISTEMA PRODUTTIVO

7ª PARTE - IL MERCATO DEL LAVORO

FOCUS

TESTIMONIANZE

FILM COMMISSION

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
» Report 2013
Seconda Parte - IL MERCATO DELL'OFFERTA
PRODOTTI STRUTTURE E RETI
Capitolo 4 - Grandi e piccoli schermi
Chi serve in salotto

Quando si passa dal cinema in sala a quello in salotto i termini dell'offerta – e del consumo – di prodotto vengono sempre riferiti alle programmazioni televisive e alla visione dei film sui vari dispositivi di comunicazione online. Difficilmente l'attenzione viene prestata al canale dell'home video, che subentra all'esercizio nella diffusione dei titoli perpetuandone in immediata sequenza lo sviluppo e che più di ogni altro canale contribuisce alla distribuzione fisica delle opere, attraverso la vendita di oltre 30 milioni di supporti e il passaggio di altri 22,2 sotto forma di noleggio (tabella 34).


L'home video e la sindrome da milite ignoto. È il segno di un fenomeno, per ora, tutto italiano. Da sette anni l'home entertainment classico appare in declino e da un decremento all'altro ha visto flettere la propria attività del 64,28% e scendere la spesa del pubblico da 1.007,5 del 2006 a 360,0 milioni di euro nel 2013. Anche se la sua immissione di titoli nelle case registra ancora un totale multiplo di 17 volte rispetto al theatrical, la progressiva – e probabilmente inesorabile – decadenza sembra oscurarlo dagli orizzonti di considerazione nei riguardi dell'evoluzione del cinema italiano, vittima della cosiddetta sindrome da milite ignoto.

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In effetti la contrazione di questo canale in Italia è apparsa fino al 2012 in controtendenza ai trend registrati oltre che negli altri maggiori Paesi europei, anche negli Stati Uniti, primo mercato al mondo con una quota del 51,26% contro quella del 28,4% di tutta Europa (che globalmente figura comunque in discesa da quattro anni). Ma l'inversione del trend ha cominciato a manifestarsi con evidenza pure fuori dai confini (-15,5% nell'ultimo anno in Gran Bretagna, -15,0% in Spagna, -12,1% in Francia, -9,5% in Germania) e l'home video nazionale – additato talvolta tra i fattori alla base della minore dimensione economica della cinematografia italiana nella competizione internazionale – non fa più eccezione. Resta invece ancora un canale riservato pressoché in esclusiva – come l'esercizio – al film, capace di alimentare l'offerta di new release se sostenere lo sfruttamento del catalogo, aprendo al tempo stesso la strada a opere che non hanno trovato sbocchi né approdi nella visione in sala. Nell'area di business della vendita (edicole escluse) l'offerta cinematografica copre l'86,3% dei volumi contro l'8,5% delle TV series e il 3,2% dei video musicali; quota che sale al 95,4% relativamente al solo supporto blu-ray (film 78,8%,animazione 14,2% e documentari 2,4%) cui corrisponde il 20% del totale (tavola 35).I titoli made for cinema, già distribuiti nelle sale, rappresentano il 78,3% del mercato globale e quelli made for video, alla loro prima commercializzazione, si attestano al 23,6%, mentre i prodotti made for TV si fermano all'8,1%. Nel complesso le new release sappaiono in crescita per i supporti blu-ray, dove ricoprono il 37,0% degli atti di vendita rispetto ai prodotti di catalogo, mentre seguono una tendenza opposta sul versante dei DVD, con un apporto del 24,5% contro il 75,5% delle proposte da library.

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Altra peculiarità dell'home video è l'esposizione di quanto il cinema produce in una gamma di reti di vendita molto più estesa di quella considerata tipica. Oltre al comune canale e-commerce (attraverso cui scorre il 14,7% dell'attività in DVDe il 16,7% in blu-ray) e a quello tradizionale delle videoteche (rispettivamente 19,9% e 11,8%), l'assetto distributivo del mercato contempla infatti i negozi specializzati nella tecnologia di consumo e la grande distribuzione organizzata. Nei primi risiede oggi l'autentico motore dell'home entertainment, con il 42,6% delle vendite di DVD e del 64,5% di quelle di blu-ray,mentre da iper e super provengono contributi pari nei due casi al 22,8% e al 7,0%.


Se si parla di diffusione. Rispetto agli oltre 3 milioni di spettacoli proposti in dodici mesi dal circuito theatrical e ai 52,2 milioni di supporti a contenuto cinematografico diffusi dall'home video, le 5,27 mila proiezioni offerte dalle reti televisive generaliste e dalle emissioni telematiche in un anno sono una frazione infinitesimale: l'1,72% dei film in sala elo 0,10% dei DVDe blu-ray venduti o noleggiati. Ma con tutta la nazione virtualmente seduta – dal salotto di casa – in platea, il piccolo schermo ribalta in termini di pubblico questi rapporti ed è in grado di offrire ai film con un'unica messa in onda punte di visibilità difficilmente raggiungibili.
L'assegnazione del Premio Oscar, per esempio, ha sicuramente messo le ali a La grande bellezza di Paolo Sorrentino, trasmesso subito dopo la premiazione in prima serata il 4marzo 2014 da Canale 5, ma appare significativo come rispetto a 1,108 milioni di presenze cumulate in sala nel corso del 2013, il film abbia conseguito secondo i dati Audi-tel un'audience di 8,860 milioni di telespettatori – e uno share del 36,1% – diventando il secondo titolo più visto in TV dal 2005 a oggi, preceduto solamente da Io non ho paura diretto da Gabriele Salvatores, uscito in sala nel 2003 e visto la sera del 21 marzo 2005 da 9,019 milioni di persone, per uno share del 35,4%.
In nome delle sue potenzialità di driver nella raccolta di pubblico, la televisione è al pari della sala terreno di competizione tra il prodotto italiano e quello statunitense. Nel 2013,per la prima volta dal lontano 2001, i titoli nazionali sono riusciti a superare quella percentuale di programmazione del 37,2% sui sette principali canali nazionali generalisti che in precedenza avevano soltanto avvicinato (ma da allora nemmeno sfiorato) e si sono portanti a ridosso della quota del 38,1% fissata proprio all'inizio degli anni Duemila e che resta tuttora la più elevata (tavole 36 e 37). Dato il breve periodo di tempo intercorso dal 1° luglio 2013, quando è diventato operativo il Decreto Ministeriale con cui è stata data attuazione all'articolo 44 del "Testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici" in merito alla programmazione di opere cinematografiche nazionali ed europee (oltre che all'investimento loro destinato), non è possibile desumere se – e quali effetti – si siano eventualmente generati. Il miglioramento della quota resta comunque per il film italiano un risultato confortante, sia pure in un quadro generale ancora molto contrastato5.
È aumentato ad esempio il numero (da 1.573 a 1.607) dei film nazionali trasmessi dalle sette free TV, ma si mantiene molto basso quello dei titoli prodotti dopo il 2010 (tavole 38 e 39). Il totale di 86 dei tre network principali supera quello di 54 della stagione precedente, tuttavia costituisce una piccola porzione pari al 5,35% sulla messa in onda globale, al cospetto soprattutto dei valori attinenti il periodo 1950-1979 (52,64%) oppure gli anni Ottanta (13,19%) piuttosto che i Novanta (8,59%). È cresciuto anche il novero delle opere italiane –da 140 a 164 – inserite nel palinsesto di prima serata, nella fascia oraria di maggiore fruizione, però appena 60 di esse appartengono alla produzione dei cinque anni più recenti, in virtù soprattutto dell'apporto di Canale 5 che ne ha programmate ben 36.

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Nel grande bacino delle reti generaliste sul digitale terrestre il cinema deve fare i conti con gli altri programmi, come talk show, reality, fiction e serie TV, spettacoli musicali e di varietà, più congeniali all'intrattenimento del pubblico televisivo e in grado pertanto di conseguire alti risultati di audience.

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Come dimostrano gli exploit di Io non ho paura e La grande bellezza,le opere che provengono da esiti particolarmente favorevoli in sala, ottengono ottimi riscontri. Nel 2013 La vita è bella (1997) su Rai 1 ha registrato 7,31 milioni di telespettatori; Benvenuti al Sud(2010) e Il peggior Natale della mia vita(2012) su Canale 5 rispettivamente 6,01 e 5,95 milioni; The Lion King(1994; Il Re Leone)5,94 ancora su Rai.
La media relativa a tutti i passaggi dei titoli unici nelle varie fasce orarie appare però in genere contenuto.

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Pari a 574 mila nel 2012 per 3.964 releases, l'ascolto medio del 2013 su 3.771 messe in onda è misurato infatti in 552 mila unità, con divari che si sono mantenuti abbastanza robusti fra le opere statunitensi, con una stima di 773 mila persone davanti allo schermo nell'arco dell'intera visione, e quelle italiane (377 mila), europee (341mila) o di tutti gli altri Paesi (333 mila).
Ma il cinema della TV è alimentato sempre più dalle reti satellitari (come illustra la tavola40) e da quelle tematiche multipiattaforma (sia via ddt sia via satellite, tavola 41). E i responsi dei "meter" – i dispositivi di misurazione degli ascolti – esprimono valori, oltre che in costante crescita, competitivi con altre tipologie di offerta. Fra i canali satellitari del gruppo Sky+Fox cinque di quelli a contenuto cinematografico rientrano fra i "top 10" e tra le trasmissioni più viste figurano film con oltre 700 mila telespettatori. Sul fronte della TV non generalista multipiattaforma il canale Iris è terzo nella "top 10" con i suoi titoli e Rai Movie settimo, con audience medie attestate a 144 mila e 106 mila ascoltatori e responsi per le opere più seguite comprese fra 770 e 900 mila. È soprattutto di questi film che si alimenta il cinema televisivo con un'offerta di oltre 65 mila programmazioni all'anno,senza considerare le altre migliaia di visioni consumate in streaming o in mobilità.

5Una dettagliata analisi del Decreto è stata proposta nella precedente edizione di questo Rapporto, alle pagine 66-69.

 

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