LINGUA
Report 2014
Report 2013
Report 2012
Report 2011
Report 2010
Report 2009
Report 2008
Report 2013

1ª PARTE - LA POLITICA ISTITUZIONALE

2ª PARTE - IL MERCATO DELL'OFFERTA

3ª PARTE - LE RISORSE DEL SETTORE

4ª PARTE - L'INTERVENTO PUBBLICO

5ª PARTE - IL MERCATO DELLA DOMANDA

6ª PARTE - IL SISTEMA PRODUTTIVO

7ª PARTE - IL MERCATO DEL LAVORO

FOCUS

TESTIMONIANZE

FILM COMMISSION

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
» Report 2013
Seconda Parte - IL MERCATO DELL'OFFERTA
PRODOTTI STRUTTURE E RETI
Capitolo 4 - Grandi e piccoli schermi
Quanti e quali impianti di proiezione

La mappa in movimento ricostruita dalle rilevazioni della SIAE sulla distribuzione territoriale del parco globale di sale per tutto il periodo compreso fra il 2007 e il 2012 è il piano sequenza che inquadra i movimenti e la metamorfosi del sistema nazionale di proiezione (tavole 12 e 13).Attraverso la mappatura per Regioni si ricava ad esempio una prima individuazione degli aspetti di maggiore criticità nella difesa da parte del segmento dell'esercizio dei suoi livelli di consistenza. La ripartizione per schermi attivi per un periodo maggiore o minore di 60 giorni segnala come sia il Nord a presentare in percentuale la concentrazione più elevata – pari a un 62,30% di tutta Italia – di impianti a bassa attività, che nell'ambito delle stesse Regioni settentrionali arrivano a rappresentare il 29,49% (mentre la media nazionale è del 24,09%) contro il 70,51% rivestito da quelli operativi più di 60 giorni.


Dove e quanto incide il cambiamento. I valori di Centro e Sud si discostano invece da questa ripartizione per uno scarto di oltre il 10%, anche se in rapporto alle loro dotazioni accusano quote di cessazioni fra il 2007 e il 2012 abbastanza analoghe, tutte comprese fra il 24,82% dell'area centrale e il 30,54% di quella meridionale (il bilancio nazionale de-nuncia un -28,13%)

cap04-12

In parallelo a questa tendenza scorre il trenddi entrate e uscite per i locali di proiezione più attivi, dislocati quasi per metà (47,28%) al Nord, che accusa un disavanzo del 5,85%cui si oppongono proprio le macroaree del Centro e del Mezzogiorno, al punto da azze-rare quasi il bilancio su tutto il territorio, che mette a referto solo un -0,65%.


È il Nord che perde i piccoli esercizi. A confermare quanto la rete di proiezione sia scossa da movimenti tellurici essenzialmente nell'Italia settentrionale sono i sismografi delle dimensioni delle sale per capienza di posti. Il processo di riduzione appare generalizzato per i complessi da 300 a 599 poltrone e con più di 600, ma a portarlo avanti anche sul fronte dei due range inferiori è solo il Nord (cui si contrappongono Centro e Sud), con tutta probabilità all'interno dell'intensa riduzione registrata nell'alveo degli schermi attivi meno di 60 giorni.Suonano a controprova le variazioni percentuali che registrano l'andamento nelle prime 9 Regioni del Paese (con una presenza di almeno 250 schermi), in grado di contribuire per il 78,03% alla copertura dell'universo SIAE e con un'influenza del 72,28% sui saldi fra ingressi e uscite dei gestori (tavola 14).

cap04-13

cap04-14


4 Regioni con forti deficit. Di queste Regioni 4 – Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia –sono situate al Nord; 2, Lazio e Toscana, al Centro; 3 – Campania, Puglia e Sicilia – al Sud.
In merito al grado di operatività delle sale il quadro denota due trend. Queste aree regionali sono le più dotate di schermi ad attività ridotta (corrispondono all'82,03% del totale nazionale) e in questo bacino mostrano indistintamente netti sbilanciamenti, dal più alto del -49,59% del Lazio al più basso del -4,35 della Toscana, fino a mandare in passivo i dati riferiti alla loro popolazione globale di esercizi. Sul versante degli schermi attivi più di 60 giorni le circoscrizioni centrali e meridionali (con la sola eccezione della Toscana) registrano invece risultati positivi, contro tutti quelli di segno negativo dei dipartimenti del Nord, capaci di generare anche il deficit cumulativo delle nove zone geografiche pari a -0,91%.
Ancora una volta poi sono i quattro leader settentrionali a registrare percentuali di perdite in doppia cifra, addirittura del 43,22% l'Emilia Romagna e del 32,62% la Lombardia(imitate comunque dalla Sicilia posizionata a -31,74%) in capo alle sale con meno di 100 posti, fra le quali detengono il 33,26% del totale. Primeggia al contrario il +25,00 della Puglia, così come il recupero della stessa Sicilia del +22,37% nella classe di capienza da 100 a 299 poltrone. Nel cluster 300-599 emerge il -30,51% del Piemonte e in quello oltre 600 posti – dove l'emorragia è globale – si distingue il Veneto assiso a -47,22% (da 36 megaplex nel 2007 è sceso nel 2012 a 19) e la Lombardia per il deflusso proporzionalmente minimo del 5,66%.


Le 20 Province leader. Un'ulteriore scomposizione dell'universo SIAE porta a identificare le 20 Province leader dell'esercizio nazionale. Rappresentano il 18,18% delle 110 Pro-vince italiane, tutta via sommano quasi metà del parco sale – il 47,97% – e la quota sarebbe superiore al 48% qualora si inserisse all'undicesimo posto Monza-Brianza, con i suoi 87 schermi del 2012, ma esclusa in quanto nel 2007 non costituiva ancora Provincia (in graduatoria compare così Perugia, l'unica peraltro a contare meno di 60 schermi,che precede per cinque unità Ancona e Cagliari).
La graduatoria permette di istruire alcuni confronti significativi (tavola 15). Per quanto riguarda il trend degli schermi in funzione più o meno di 60 giorni mostra come i valori "provinciali" si pongano su una scala di progressione rispetto a quelli nazionali e regionali. Se l'andamento del mercato globale SIAE appare in calo del 28,13% per i meno attivi e dello0,65% per i più attivi e quello delle 9 Regioni leader rispettivamente del 23,53% e dello0,91%, la regressione nell'ambito delle prime 20 Province sale di livello al 33,29% e al 3,57%.

cap04-15

La stessa dinamica affiora in modo esplicito anche dall'evoluzione parametrata alla capienza delle sale. Oltre a essere protagoniste dell'elisione di quelle con meno di 100 posti(-26,10% contro il dato nazionale del 15,30% e delle prime 9 Regioni pari al 19,67%) e di quelle da 100 a 299 sedute (-4,52 a fronte rispettivamente di -0,42% e -0,25%), contribuiscono ad accentuare il contenimento di quelle più grandi: di circa un punto percentuale nella categoria 300-599 poltrone e di quattro in quella da oltre 600 sedute.


La top ten delle città. Un campo d'osservazione ancora più circoscritto rispetto ai comprensori provinciali è quello dei Comuni. Le statistiche SIAE ne compendiano 2.063 degli 8.092 certificati dall'ultimo censimento nazionale dell'Istat; ossia quelli nei quali almeno una volta all'anno – lungo tutto il periodo compreso fra il 2007 e il 2012 – è stato staccato in sala anche un solo biglietto d'ingresso vidimato dalla stessa SIAE. In concreto i territori municipali nei quali sono state registrate stabilmente vendite di tagliandi in ciascuno dei sei anni sono 1.152 (pari al 55,84%), dei quali 500 con oltre 15 mila abitanti e 150 con più di 50 mila. La cifra starebbe a indicare una media virtuale nel 2012 di 4,51 schermi (in funzione anche meno di 60 giorni all'anno) per ogni Comune, ma in realtà i comprensori comunali con più di uno schermo sono stimati in 750, per cui il numero medio approssimativamente più appropriato per gli schermi con oltre 60 spettacoli annuali appare 5,26.L'andamento nella top ten delle sale cittadine – per metà settentrionali, più tre delCentro e due del Sud – mette in luce un ulteriore inasprimento delle quote di schermi spenti, in rapporto sia all'operatività (-37,77% se inferiore a 60 spettacoli all'anno e -4,87% se superiore) sia alla capienza delle sale, a eccezione di quelle con meno di 100 posti (tavola 16).

cap04-16

Entro confini amministrativi via via più ristretti, assimilati dalla caratteristica di presentare i valori più elevati nella disponibilità di luoghi di proiezione, i fenomeni di evoluzione mostrano in sostanza una progressione di intensità. Si può osservare che i cambiamenti a livello sia di macroaree sia di Regioni investono in larga prevalenza il Nord, con Centro e Sud che agiscono da stanze di compensazione. Il rilevamento su scala provinciale ne segnala poi, nel ristretto novero dei 20 dipartimenti a più elevata articolazione di strutture, una focalizzazione ancora maggiore, che le altre Province con un tasso di copertura minore vanno di conseguenza a temperare per ricondurre i conti regionali e nazionali alle medie (più basse) già citate. Infine il campione – di nuovo più delimitato – dei Comuni capoluogo (9 su 10 lo sono anche delle rispettive Regioni) ne sottolinea l'ulteriore concentrazione all'interno dei territori a più alta urbanizzazione, come sono le città rispetto alla realtà stessa delle Province (tavola 17).

cap04-17

Dalle mappe sembra affiorare la persistente emorragia delle sale meno attive, gestite al servizio di varie forme di comunità sociali diffuse soprattutto nelle grandi Province del Nord (in particolare in Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna) e assai meno presenti nelle aree centrali e meridionali, di proporzioni in genere contenute. Traspare inoltre il cadenzato ridimensionamento delle sale a maggiore capienza.


Dal centro verso l'esterno. La caratura principale che connota distintamente l'evoluzione della rete dell'esercizio attraverso le maglie territoriali è relativa però allo spostamento del baricentro delle strutture, non più legato all'insistenza nelle cerchie urbane, ma orientato verso i bacini d'utenza a più alto potenziale di audience. Con un cambio di direzione dell'afflusso, non più indirizzato da tutte le zone suburbane ai centri storici, bensì in senso contrario verso i punti di maggiore prossimità possibile alle cinte urbane, oltre che ai quartieri periferici e nel contempo agli insediamenti fuori-mura: sono questi i centri di gravità di quello che è diventato il nuovo perimetro di riferimento del mercato,con una forza d'attrazione capace di attrarre spettatori e consumatori anche dall'hinterland e dagli agglomerati dell'immediata provincia.
Nel segno di una società a mobilità crescente, è maturata l'applicazione di quelle metodologie di ricerche di mercato e marketing, di scuola americana, che in Italia è stata teorizzata fin dagli anni Settanta da Guglielmo Tagliacarne con il suo ormai storico Atlante delle aree commerciali d'Italia e le analisi sui redditi e PIL regionali e provinciali (le prime in assoluto in Italia).

cap04-18

La dinamica seguita nel tempo dall'esercizio è centripeta e non più centrifuga e la sua evoluzione ne è tuttora espressione, in attesa degli sviluppi della nuova frontiera aperta dalla comunicazione via web1.


Le sale di città? In vendita. Nella sua aderenza al parco sale con schermi ad attività continua, il circuito Cinetel è meno soggetto alle amplificazioni del turnover comprensivo delle strutture ad alterna operatività registrate nell'universo SIAE, tuttavia ne riflette l'evoluzione (tavola 18). E in ragione della sua composizione sul territorio, formata dagli impianti distribuiti in 539 città (con una media generale di 1,97 complessi e 6,01 schermi a Comune), mette maggiormente a fuoco le modificazioni dell'esercizio in prossimità delle maggiori zone urbane, a cominciare dallo stato di crisi che attraversa il novero delle sale – soprattutto monoschermo – nei centri storici cittadini.
Si riscontra infatti l'uscita nell'arco di soli sette anni dalla mappa Cinetel di 226 monosala: se l'esodo corrispondesse nella totalità dei casi ad altrettante chiusure di battenti vorrebbe dire che ogni anno oltre 32 esercenti (32,3 per l'esattezza) avrebbero cessato l'attività, al ritmo di 2,69 al mese. La simulazione purtroppo sembra coincidere con lo scenario effettivo. Nell'agosto 2013 è stato analizzato ad esempio il database di un portale immobiliare con oltre 800 mila proposte di compravendita e locazione ed è emersala realtà di un'offerta di siti e insediamenti di proiezione approdata ormai pure sul mercato online.
L'acquisto di una sala in centro a Milano, di 1.900 metri quadrati, era prefigurato per un frazionamento e una destinazione a più attività commerciali, con l'opportunità di sfruttarne l'insonorizzazione su tutti i lati, a un prezzo sceso vertiginosamente da 1,75 milioni a 795 mila euro per la mancanza di acquirenti. A Roma risultava disponibile un altro complesso da 750 posti e 1.800 metri di superficie, in condizioni definite ottime e con un cambio di destinazione d'uso (50% commerciale e 50% attività culturale) già approvato dall'amministrazione comunale. Un altro immobile storico di 2.000 metri quadrati, situato in pieno centro, figurava per un valore di 4 milioni di euro fra gli annunci commerciali di Latina. Oltre a un'ex sala a luci rosse di Brescia offerta come futuro centro commerciale e all'esercizio di un Comune bolognese già trasformato in villa di pregio, erano presentati un complesso nel messinese di 1.000 metri quadrati,dotato di uffici e giardino, al costo di 650 mila euro, e un monosala nel legnanese di 1.100 metri quadri distribuiti su due livelli e con un ampio parcheggio per un investimento di 1,1 milioni di euro2.


La rete di protezione del Sud. Nella contestuale presenza di un generalizzato decremento degli impianti in attività (191 in meno nel 2012 rispetto al 2007, pari a -15,23%), anche il circuito Cinetel espone un sensibile spostamento di peso fra le macroaree del Paese (tavola 19). In sei anni il Nord ha perso oltre sei punti percentuali di quota che sono andati ad appannaggio esclusivo del Sud, cui è passata anche una porzione parziale di poco oltre l'1,3% ceduta dalle Regioni centrali.

cap04-19

Il Mezzogiorno si è inoltre rivelato principale protagonista della crescita degli schermi con un apporto di nuove unità (164, pari al 22,62%) più che doppio rispetto a quelle messe in campo dalle circoscrizioni settentrionali (appena 8) e del Centro (60). Per quanto riguarda le tipologie dei complessi sono ancora le Regioni meridionali a far registrare(monosala a parte, che accusano indistintamente cedimenti su tutto il territorio) incrementi su ogni linea, compresi cioè gli impianti tra 2 e 4 sale che risultano invece in calo negli altri due bacini.
La rete di protezione offerta nell'ambito del campione Cinetel dalle strutture del Sud al segmento dell'esercizio nel suo complesso, lungo gli otto anni del periodo 2005-2012,viene evidenziata anche dalla mappa territoriale del circuito, attraverso le variazioni maturate nelle prime 9 Regioni, dotate di oltre 200 schermi (tavola 20).
In prima istanza si può riscontrare che gli assestamenti registrati nelle Regioni leader non sembrano avere esercitato – con un rapporto d'incidenza pari al 79,20% – sul trend generale un'influenza superiore alla quota detenuta (79,14%) in termini di disponibilità di impianti.
Nonostante la sua apparente normalità, il dato non può essere considerato del tutto scontato, perché sta a significare che la metamorfosi del segmento dell'esercizio alla fine degli ultimi otto anni si rivela uniforme e – in parte sorprendentemente (rispetto a quanto presumibile secondo le convinzioni comuni) – omogeneo da Nord a Sud.

cap04-20

Per quanto la loro incidenza sia relativamente contenuta sul bilancio complessivo delle Regioni con la maggiore disponibilità di strutture e non in grado di spostare in misura rilevante i rapporti d'equilibrio generale, Puglia e Sicilia in ogni caso hanno dimostrato nel periodo un dinamismo in netta controtendenza agli andamenti in flessione delle altre circoscrizioni.


Circuiti a nuova geografia. Nella valutazione degli assetti della rete di proiezione sul piano territoriale e della ripartizione per macroaree, queste punte virtuose di "rendi-mento" riconducono in realtà al disegno di una nuova geografia dell'esercizio più strutturato, qual è quello del campione Cinetel, e del ruolo rivestito da operatori e gestori delle aree del Sud.
In particolare per quanto riguarda:
1) la scomparsa dei monosala, con un trend di dismissioni percentualmente più accentuato (così come per il Centro) al Nord;
2) la riduzione dei complessi tra 2 e 4 sale, contrastata addirittura con un aumento degli impianti di questa tipologia rispetto a quanto avvenuto nelle altre due macroaree;
3) l'aumento delle strutture da 5 a 7 sale, con un apporto di aperture (14) pari a quelle dell'Italia settentrionale;
4) la crescita dei multiplex, con ben 13 nuove sedi (pari a un incremento del 72,22%);5) l'aumento complessivo degli schermi sul territorio, con una incidenza superiore al 70% dello sviluppo globale, in virtù di 164 nuovi schermi, sui 232 totali, mentre le aree del Nord e del Centro si sono fermate rispettivamente a 8 e 60.
Fra il 2007 e il 2012 è l'esercizio del Mezzogiorno (in parte congiuntamente a quello delle Regioni centrali) ad aver contribuito in modo decisivo a buona parte dell'evoluzione generata nel segmento, il cui numero medio di schermi per impianto sta sempre più assumendo valori di standing al livello degli altri grandi mercati europei(tavola 21).

cap04-21

La crescita pari al +21,06% trova la sua ragione principale nell'evoluzione del campione che nel corso degli anni si è rafforzato (in particolare sotto l'aspetto strutturale) e soprattutto nel fatto che diminuendo il numero di monosala del circuito cresce contestualmente quello dei multisala e quindi degli schermi che lo compongono. In ogni caso viene certificata la supremazia, all'interno delle varie tipologie, di determinate carature: per quanto riguarda gli impianti da 2 a 4 schermi si tratta in realtà di com-plessi dotati in prevalenza di 2 o 3 schermi, in progressivo avvicinamento comunque alle 3 sale di proiezione; per i multisala da 5 a 7 schermi la taglia media si sta sempre più assestando sulla conformazione a 6 schermi; per i multiplex emerge invece una so-stanziale omogeneità, frutto di una sensibile concentrazione del cluster compreso fra 8 e 12 schermi, complice la mancata apertura dal 2005 di grandi insediamenti con oltre14 schermi (tavola 22).

cap04-22

1Atlante delle aree commerciali d'Italia è stato pubblicato da Arnoldo Mondadori Editore nel 1972.
Lo statistico Guglielmo Tagliacarne (1893-1979), docente in università italiane e straniere, ha sviluppato anche gli studi sulla struttura distributiva e sui consumi, sul comportamento degli operatori commerciali e sull'andamento demografico e occupazionale. La prima edizione di Calcolo annuale di reddito per province e regioni risale al 1952; quella di 260 aree economiche in Italia al 1966.
2Vendesi cinema italiano, comunicato stampa del 28 agosto 2013 di Immobiliare.it di Milano.

 

Copyright © Fondazione Ente dello Spettacolo / P.Iva 09273491002 - Soluzioni software e Ideazione grafica a cura di