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Report 2013

1ª PARTE - LA POLITICA ISTITUZIONALE

2ª PARTE - IL MERCATO DELL'OFFERTA

3ª PARTE - LE RISORSE DEL SETTORE

4ª PARTE - L'INTERVENTO PUBBLICO

5ª PARTE - IL MERCATO DELLA DOMANDA

6ª PARTE - IL SISTEMA PRODUTTIVO

7ª PARTE - IL MERCATO DEL LAVORO

FOCUS

TESTIMONIANZE

FILM COMMISSION

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
» Report 2013
Seconda Parte - IL MERCATO DELL'OFFERTA
PRODOTTI STRUTTURE E RETI
Capitolo 4 - Grandi e piccoli schermi
La rete che apre il mercato

Il primo panorama riguarda l'universo dell'esercizio in tutti i suoi insediamenti ed è disegnato dalla SIAE, che contabilizza ogni vendita di biglietti d'ingresso anche se si trattasse di un solo tagliando rilasciato nell'unica giornata di attività di uno schermo (tavola 1). Aggiornati a partire dal 2007 fino al 2012, i dati forniscono una prima indicazione: il 94,9% dei 516schermi dismessi rispetto ai 5.713 del 2007 non era attivo per più di 60 spettacoli all'anno.
A fronte di una perdita secca di 345 impianti fra il 2007 e il 2008, la contrazione nei quattro anni successivi si è rivelata inoltre molto più graduale (-171) e maturata in misura predo-minante (-152) nel bacino degli esercizi meno operativi, che costituiscono ora il 24,09% e non più il 30,49% del totale. Sebbene vi si denunci un deficit del 9,03%, nel bilancio SIAE sembra confortare la sostanziale stabilità – nonostante le difficoltà incontrate in quei sei anni – di quelli a più intensa programmazione, con un calo di appena 26 unità in sede di saldo finale.

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Il secondo campo d'osservazione è tracciato invece da Cinetel, la società di servizi promossa dalle case di produzione e distribuzione e dalle imprese dell'esercizio per monitorare 24 ore su 24 il consumo di cinema sul territorio nazionale in termini di spettatori e incassi e in riferimento a ogni titolo proiettato nelle 1.063 strutture aderenti nel 2013 e che compongono con i loro 3.256 schermi, situati in 539 diversi Comuni, il campione di rilevamento. Per le sue caratteristiche funzionali, il circuito Cinetel è rappresentativo della componente a più alto tasso d'operatività: a una quota del 62% relativa al numero di insediamenti contrappone quelle per presenze e incassi attestate rispettivamente al 90% e al 95%. Nato nel 1995, si è consolidato nel tempo attraverso susseguenti aggregazioni e per quanto stabilizzatosi a partire dal 2006, il suo trend anagrafico può risentire dell'eventuale turnover di adesioni volontarie. Tuttavia, costituisce il migliore indicatore della reale consistenza dell'attività di proiezione sul territorio nazionale, nella sua suddivisione per tipologie e nel misurare la dotazione di schermi per ogni singolo impianto (tavole 2 e 3).

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Il tramonto dei Cinema Paradiso. Di assoluto rilievo appare ad esempio la quantificazione di una delle principali mutazioni legate al passaggio alla tecnologia digitale e soprattutto all'evoluzione sia delle modalità di consumo sia delle fasce di pubblico: il calo dei monosala. Per quanto concerne il circuito Cinetel, in soli otto anni sono scomparse dal radar 183 strutture (sul 2005 le sparizioni salgono a 228). Se tutte avessero materialmente chiuso i battenti significherebbe che ogni dodici mesi si sarebbero verificate più di 26 cessazioni, vale a dire oltre 2 (2,17 per l'esattezza) ogni mese per tutti gli otto anni consecutivi. Nel 2013, per la prima volta dall'istituzione del servizio di monitoraggio, al cluster dei cosiddetti Cinema Paradiso non corrisponde più una quota per strutture superiore al 50%.
Allo stesso tempo sono diminuiti (-17, cifra che si innalza a 30 risalendo al 2005) anche i multischermo di piccola taglia – da 2 a 4 sale – localizzati in genere nella cerchia urbana delle città, così come i monosala lo sono nei centri storici, mentre sono cresciuti di 56 unità quelli delle categorie superiori, definiti nel glossario Cinetel cityplex e multiplex. Secondo i dati del mercato immobiliare, tra il 2005 e il 2012 i grandi complessi di nuova realizzazione sono 64: 33 dotati da 5 a 7 sale e 31 con più di 7 schermi, per un in-vestimento immobiliare e strutturale – per le attrezzature di servizio e complementari di proiezione installate – da oltre 1 miliardo di euro. Di questi 64 nuovi insediamenti, 15sono il risultato della ristrutturazione di siti già esistenti (in Francia 27 su 200).


Schermi in crescita costante. Nonostante il saldo negativo, in otto anni, di 147 esercizi,il parco schermi Cinetel è però cresciuto di numero: +194 nella sua globalità e +377nel totale dei multisala, a consuntivo del taglio di 29 registrato nella tipologia da 2 a4 schermi e dell'apporto di 406 da parte delle altre due categorie con 5 e più sale. Dal 2006 l'indice medio di schermi a impianto si è elevato di oltre mezzo punto percentuale (tavola 4).

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Nell'ascesa della dotazione di schermi rispetto alla disponibilità di sale si è verificato un solo rallentamento nel 2011, ossia quando il processo di digitalizzazione degli impianti di proiezione è entrato nella sua fase più critica, andando a investire per forza di cose le imprese dell'esercizio di dimensioni minori. Lo si nota chiaramente anche dal numero di schermi per complesso e dalla variazione percentuale di questa media, con valori – riferiti al trend 2011 su 2010 – che per l'unica volta nel corso di tutto l'ultimo decennio sono entrati in area negativa.


In linea con gli altri grandi d'Europa. Sono tendenze che emergono anche nell'evoluzione degli altri quattro grandi mercati dell'Unione Europea e di tutta Europa, se si esclude la Russia coni suoi 3.479 schermi e un'affluenza di pubblico tanto consistente – 177,1 milioni di spettatori nel 2013 – da farla salire al settimo posto fra tutti i Paesi del mondo nella classifica degli ingressi. Il dimagrimento del parco sale globale risulta ad esempio diffuso ovunque, anche in Francia (-3,4% negli ultimi dieci anni), dove il conteggio è esteso a tutti i siti, più o meno attivi, e che presenta pertanto una dotazione nettamente superiore a tutte le altre (tavola 5). InGermania il calo del decennio più recente, da 1.845 a 1.637 insediamenti, corrispondeall'11,27% e in Spagna – per la discesa da 1.156 a 833 esercizi – al 27,94% (tavola 6).
Fa eccezione soltanto la Gran Bretagna, che conta tuttavia una disponibilità di base assai più ristretta, misurata vicino al 9% del totale “big five” nel 2004 per le sue 678 sedi e arrivata a poco più del 12% nel 2013 con le 769 strutture attuali (tavola 7). Il ripopolamento inglese è peraltro frutto di un incessante in & out: secondo le ultime registrazioni disponibili del 2012, l'avanzata rispetto al 2011 di 3 multisala con 18 schermi e 21 sale traditional con 32 schermi scaturisce quale saldo tra 24 chiusure definitive (soltanto un multiplex con 9 sale ne è rimasto coinvolto) e ben 32 aperture, 27 delle quali in carico a nuovi multisala con il corredo di 56 schermi.

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Meno schermi unici, più multiplex. È generalizzato pure il regresso dei monosala (la Spagna ne ha persi 199 in otto anni, per una quota scemata dal 51,6% al 46,5%) e soltanto in Francia questa tipologia conserva un ruolo ancora centrale – pari al 57,67% dell'intero esercizio – registrando a fronte di varie chiusure anche nuove aperture (60 nel 2013). Comune è poi il contrapposto progresso dei multisala, concentrato nelle due classi più alte, a partire da 5schermi. In Gran Bretagna i complessi di questi due cluster sono aumentati da 229 di fine 2002 a 288 d'inizio 2013 (+25,76%) portando da 1.624 a 2.851 i loro schermi (+75,55%). In Spagna le due tipologie hanno messo a segno fra il 2004 e il 2013 un salto delle quote sul parco sale nazionale dal 28,00% al 37,22%. Nella stessa Francia sono solo le nuove aperture di multiplex ad attenuare la contrazione complessiva dei luoghi di proiezione e ad alimentare l'allargamento del parco schermi, mentre in Germania la loro progressione è lieve al punto da non controbilanciare l'arretramento del numero sia dei complessi sia degli schermi.


In Italia l'offerta più equilibrata. Al di là di tutte le valutazioni sugli aspetti più specifici delsegmento dell'esercizio emerge in sede di raffronto fra i "big five" europei un'osservazione di carattere generale: la struttura della rete di offerta di prodotto al pubblico italiano presenta attualmente i valori più equilibrati nella distribuzione per quote percentuali di complessi e schermi fra le varie tipologie.

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Dai monosala fino al bacino che contiene i più ampi megaplex si registra un differenziale massimo dell'8,29% per gli impianti e dell'8,66% per gli schermi, rispetto a divari che oscillano fra il 33,24% francese e il 14,34% inglese (passando per il 26,73% tedesco e il 18,56% spagnolo) sul primo fronte e scarti da una classe di sale all'altra oscillanti fra il 32,65% massimo e il 13,24% minimo,ancora di Francia e Gran Bretagna (rispetto al 26,56% e al 17,87% di Germania e Spagna),sul versante dei singoli schermi di proiezione.


Quali parametri internazionali. In base alla sua composizione per tipologie e alla misurazione della dotazione di schermi per impianto, il campione Cinetel è comunemente il riferimento più utilizzato nelle comparazioni internazionali, soprattutto con gli altri grandi mercati d'Europa. I database di raffronto non sono tuttavia mai omogenei, per via delle diverse metodologie adottate nei vari Paesi. Di Francia e Spagna sono ad esempio disponibili anagrafi che coprono tutto il parco nazionale delle sale – anche le meno attive – con una puntuale ripartizione del numero di schermi per ogni impianto. In Germania invece, data la conformazione del mercato votata in gran parte ai multischermo, vengono censiti i multisala a partire da 5 schermi e la "platea" dei monosala appare sottostimata.
Da parte loro, le statistiche ufficiali inglesi escludono a priori centinaia di luoghi di proiezione degli istituti scolastici e altre "private screening rooms", mentre contemplano oltre al bacino dei multiplex la categoria dei !traditional and mixed use!, ossia degli insediamenti (come i teatri) che alternano la proiezione di film ad altri generi di spettacolo e intrattenimento. Non distinguendo i monosala dagli altri complessi, censiscono in compenso la location delle sale, in base alla quale 1.848 schermi (48,41% dei 3.817 totali), con una media di 3,8 per impianto, si trovano nei centri storici e altri 1.310 e 523 (con medied a multiplex: 9,8 e 8,9), per una quota cumulativa pari al 48,02%, sono situati nella cerchia urbana, al di fuori della quale ne restano solamente 136 (3,57%) distribuiti in 93 luoghi di proiezione per una media unitaria di quasi 1,47 schermi.


Tutte le realtà della rete italiana di proiezione. Per valutare complessivamente la struttura dell'esercizio in Italia occorre considerare tutte le realtà che compongono la rete di proiezione delle opere cinematografiche. La scomposizione fra universo SIAE e circuito Cinetel induce per esempio ad apprezzare la consistenza della parte restante del mercato e a valutarne l'evoluzione (tavola 8).

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Nonostante sia scesa per la prima volta nel 2012 sotto quota 2.000 in termini di unità, e da un'incidenza nel 2007 del 45,88% sul totale SIAE sia arrivata a quella del 37,66%, la quantità di schermi della componente extra Cinetel conserva pur sempre una consistenza – 1.957 locali di proiezione – ragguardevole. Per quasi due terzi della sua popolazione (63,92%) si tratta oltretutto di siti attivi più di 60 giorni all'anno contro il 36,08% di quelli operativi meno di 60 giorni, sebbene i saldi del turnover in sei anni portino a valutare quanto appaiano in contrapposizione le effettive capacità di tenuta dei due diversi bacini attraverso le trasformazioni della società e le innovazioni tecnologiche digitali. Mentre i meno attivi pesano sulle dismissioni per il 26,20%, gli attivi più di 60 giorni coprono un ruolo di ben maggiore congruità (73,80%). Date le caratteristiche del campione Cinetel, si è condotti a ritenere che la contrazione di 209 schermi fra il 2007 e il 2012 nell'ambito dei monosala e degli impianti da 2 a 4 sale del circuito stesso ricada tutta all'interno dell'emorragia di 490 schermi accusata nel periodo proprio dai complessi più attivi dell'area extra Cinetel.


Teatri indoor e outdoor. Nella sua globalità il mercato dell'esercizio nazionale contempla peraltro "punti vendita" di differente natura e di vario genere, rispetto a quelli aderenti al campione Cinetel, e che in ragione della specificità delle loro caratteristiche fisiche e della reticolare localizzazione sul territorio contribuiscono a completare il panorama del circuito di offerta e di visione. L'elenco anagrafico costituito dal Registro Pubblico Generale tenuto dalla Direzione Generale per il Cinema del MiBACT cui sono tenute a iscriversi le sale che presentano istanza per accedere ai contributi e ai riconoscimenti previsti nel quadro di interventi d'agevolazione statali e d'incentivazione del Fus, il Fondo Unico per lo Spettacolo (tavola 9) ne fornisce uno spaccato per così dire trasversale a quelli SIAEe Cinetel.

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Nel repertorio trovano per esempio rappresentazione – anche se non a copertura globale: le 2.628 strutture corrispondono al 50,56% dell'universo SIAE – i teatri che dedicano parte della loro attività alla programmazione cinematografica e gli impianti a cielo aperto, come arene, drive-in e cinema ambulanti (ne figura ad esempio soltanto uno,ma se ne conosce l'esistenza di almeno dieci). Si tratta come detto di gestioni debita-mente computate nelle statistiche di alcuni Paesi, come nel caso della Francia, che an-novera nel 2013 fra gli outdoor4 arene e ben 106 circuiti itineranti.
All'anagrafe del Ministero si può risalire anche per dare una prima dimensione della rete di esercenti sotto due altri profili (tavola 10). Il primo in capo alla concreta operatività delle stesse sedi teatrali e delle arene estive, con la misura dell'attività degli schermi fissata sul limite (ulteriore rispetto al numero di 60 fornito da SIAE) di 120 giorni all'anno. Il secondo in merito a un indicatore significativo della consistenza dimensionale di un parco impianti: la disponibilità complessiva di posti. In mancanza di una registrazione completa della capienza delle sale in attività, il dato di 845.554 sedute ripartito fra tre differenti tipi di complessi – monosala, multisala e teatri – fornisce un primo ordine di grandezza, sep-pure indistinto, in quanto non direttamente riferibile né a un precisato numero di strutture alle quali sia connesso né alle rispettive tipologie. Con una pur approssimativa simulazione si può ipotizzare una capacità globale largamente superiore al milione di posti


Come muta la morfologia delle sale. Nella precedente edizione di questo Rapporto era già stata data evidenza però al cambiamento in atto nella morfologia del parco impianti italiano, con il progressivo contenimento delle dimensioni delle sale e delle poltrone riservate agli spettatori. Gli ultimi dati disponibili confermano come la mutazione siae stesa a tutto l'universo SIAE e quanto si stia sviluppando (tavola 11). A mettere in luce questo processo di concentrazione sono cifre e percentuali relative al trend della dotazione complessiva di strutture. Perché le sale in numeri assoluti diminuiscono, ma le quote relative al peso reciproco delle diverse tipologie mostrano come aumenti gradatamente l'incidenza delle sale con meno di 100 posti (dal 7,75% del 2009 all'8,74% del2012) e soprattutto di quelle con una capienza compresa fra 100 e 299 posti (dal 54,39%del 2008 al 58,28% del 2012).
Se poi si osserva la fisionomia del circuito Cinetel fra il 2006 e il 2012 (tavola 2) diventa evidente come questa metamorfosi avvenga contestualmente alla crescita dei multisala delle due maggiori tipologie, ossia dei complessi dotati da 5 a 7 sale e degli impianti con più di 7 sale, con un implicito processo di parziale riconversione progettuale dei grandi insediamenti e in particolare del mix dimensionale delle sale, volto da un lato a conte-nere le proporzioni delle sale di capienza superiore – evitando quelle simil-anfiteatro – e cercando dall'altro di ottimizzare gli spazi al fine possibilmente di riuscire a disporre di un numero superiore (pur anche di una sola unità) di schermi e di acquisire allo stesso tempo la capacità di arricchire l'offerta e la gamma di prodotto.

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Tutte le risultanze conducono a considerare questo processo in costante sviluppo. La prima conferma deriva dall'analisi della fisionomia dei principali mercati dell'Unione Europea. Come testimoniano la consistenza e la composizione delle strutture dei "big five",la rete dell'esercizio italiana è costituzionalmente assimilabile a quelle di Francia e Spagna per la diffusa estensione e localizzazione sul territorio, in contrapposizione a quelle di Gran Bretagna e Germania, altamente concentrate per bacini di utenza, ossia nelle zone a più alta densità abitativa.
Ma la mutazione morfologica è in corso dappertutto. Le rilevazioni francesi e tedesche permettono in effetti di valutare come dal 2004 al 2013 in Francia l'aumento (da 1,059 a1,078 milioni) del +1,78% di poltrone sia avvenuto contestualmente al calo del 3,43% degli impianti (da 2.097 a 2.025) e al superiore incremento degli schermi (da 5.269 a5.587), pari al 6,03%, mentre in Germania la contrazione dell'11,27% nei complessi (pas-sati da 1.845 a 1.637) e quella inferiore delle sale pari al 5,34% (da 4.870 a 4.610) sono state accompagnate da un contemporaneo restringimento della capienza (da 864.460 a781.146) di misura ancora maggiore: -9,61%.

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A dispetto delle differenze anatomiche dei due apparati e delle diverse misure d'impatto in ragione di impianti piuttosto che di schermi, il mutamento procede in entrambi i casi nella stessa direzione. Sale la capienza media per impianto – da 505 a 533 posti in Francia e da 468 a 477in Germania – ma decade quella per schermo: rispettivamente da 201 a 193 e da 177 a 169.

 

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