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Report 2014
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Report 2013

1ª PARTE - LA POLITICA ISTITUZIONALE

2ª PARTE - IL MERCATO DELL'OFFERTA

3ª PARTE - LE RISORSE DEL SETTORE

4ª PARTE - L'INTERVENTO PUBBLICO

5ª PARTE - IL MERCATO DELLA DOMANDA

6ª PARTE - IL SISTEMA PRODUTTIVO

7ª PARTE - IL MERCATO DEL LAVORO

FOCUS

TESTIMONIANZE

FILM COMMISSION

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
» Report 2013
Seconda Parte - IL MERCATO DELL'OFFERTA
PRODOTTI STRUTTURE E RETI
Capitolo 2 - L'offerta di prodotto
Il core business

Complici il controverso andamento economico e la contingente contrazione di quasi tutti i consumi negli Stati europei, i contributi delle varie nazioni appaiono infatti contrastati,quasi in fase di comune ripiegamento. A muoversi in controtendenza nel 2013 sono state in pratica solo due industrie, quella francese e l'italiana, pur con le dovute proporzioni fra le dimensioni dei rispettivi apparati e i tradizionali differenziali di mercato (tavola 3).Lo hanno fatto attraverso due condizioni. La prima deriva dalla politica di strategie a largo respiro dei propri sistemi industriali, basata su quelle componenti della conformazione della rete d'impresa – ossia, essenzialmente: diffusione, consistenza,stabilità – che possono assicurare una consolidata efficienza produttiva e organizzativa mantenendo anche nelle fasi cicliche meno favorevoli i livelli quantitativi già raggiunti.

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La seconda è legata alle opportunità di pianificazione gestionale più a breve e medio termine, dalle quali discendono le possibilità di conseguire (come in questa circostanza)l'obiettivo di difendere posizionamenti e quote di mercato senza ridurre l'offerta di pro-dotto. In virtù del primo fattore la scelta, in entrambi i casi, è stata di agire sulla suddivisione delle risorse finanziarie complessivamente disponibili per le produzioni annuali.I budget a sostegno dei progetti sono così risultati in media inferiori a quelli della stagione precedente, però le incisioni sono state operate in misura inferiore e in modalità diverse da quanto in effetti compiuto dagli operatori, per esempio, degli altri stati dell'Unione Europea ed extra-UE.


LUNGOMETRAGGI

Se da un lato i cineasti transalpini si sono resi protagonisti di una doppia performance ribadendo il record di 209 opere d'iniziativa nazionale conseguito proprio nel 2012 (nonostante il novero globale di prodotti sia sceso da 279 a 270 e comprenda 38 documentari) e stabilendo quello di 154 film al 100% francesi, da parte loro gli operatori italiani si sono resi autori di una tripla prodezza.

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Iniziativa italiana e 100% nazionali da record. Oltre a elevare il massimo storico dei titoli sia d'iniziativa nazionale, innalzandolo a quota 156 contro i 150 del 2012, sia di quelli 100% italiani fissandolo al tetto di 138 con un progresso anche in questo caso di 6 opere (il precedente limite di 132 era stato toccato nel 2011), sono stati artefici infatti del numero più alto in assoluto di produzioni realizzate in una sola stagione portandolo a 167 e superando così,seppure di una sola unità, anche la cifra di 166 fatta segnare giusto 12 mesi prima e che aveva finalmente abbattuto la barriera di 163 rimasta insuperata dal 1980 (tavole 4 e 5).

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Mai così tante produzioni. Al di là degli ultimi exploit su base annua può confortare l'andamento su un arco di tempo più lungo. Se la produzione media del cinema italiano in termini complessivi era diminuita da 114,8 degli anni Ottanta a 100,7 degli anni Novanta, nel primo decennio degli anni Duemila era cresciuta a 120,7 ed è aumentata ancor di più a 131,1 per tutto il periodo che va dal 2000 al 2013. Allo stesso modo la media relativa alle opere 100% nazionali, dopo una caduta verticale da 98,2 titoli a stagione degli anni Ottanta a 85,9 negli anni Novanta, ha registrato una graduale ripresa fino al 2010 riportando l'indice a 91,2, ma soprattutto ha messo a segno un progresso ancora maggiore nelle annate immediatamente successive. Prendendo a riferimento tutti gli anni Duemila si riscontra infatti come fosse già arrivata nel 2012 sulla soglia di 99 produzioni annue e come si sia insediata per la prima volta nel 2013 grazie al nuovo apporto di 138 opere – oltre la fatidica (e per certi versi psicologica) barriera di 100 film per anno.
Per la quarta stagione consecutiva i titoli d'iniziativa italiana hanno inoltre rappresentato oltre il 90% del volume globale di prodotto offerto dalla cinematografia nazionale.

65 anni di coproduzioni. Al conseguimento di questo risultato ha contribuito il flusso delle coproduzioni con partnership a maggioranza italiana. La realizzazione di progetti in partecipazione con partner esteri ha infatti dimostrato una sostanziale "tenuta", anche se su questo terreno il confronto con l'attività degli altri operatori europei – e in particolare con quelli dei quattro Paesi che insieme con l'Italia costituiscono i cosiddetti "big five" del mercato continentale – tradisce ancora un certo divario, leggermente limato dal parziale decremento delle opere prodotte in compartecipazione con l'estero da Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna proprio nel 2013 (tavole 6 e 7).

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A 65 anni dal primo, storico accordo di compartecipazione sottoscritto il 19 ottobre 1949 con la Francia, questo relativo ritardo sembra accompagnare tuttora la cinematografia italiana, nonostante il ruolo ormai cruciale che l'attività di coproduzione rappresenta nell'industria filmica internazionale. In primo luogo sotto l'aspetto delle scelte di politica economica, dal momento che alla cooperazione con operatori di altri Paesi corrisponde soprattutto per quanto concerne il perimetro dell'Unione Europea, dove persiste l'egmonia del prodotto statunitense – il principale strumento di promozione e al tempo stesso di difesa delle diversità culturali.
In seconda istanza sotto il profilo delle strategie finanziarie e commerciali delle imprese, in quanto i progetti in associazione sovranazionale sono sostenuti nella quasi totalità dei casi da investimenti superiori a quelli destinati in media ai prodotti domestici e allo stesso tempo presuppongono una maggiore apertura dei mercati di distribuzione e di consumo.

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