LINGUA
Report 2014
Report 2013
Report 2012
Report 2011
Report 2010
Report 2009
Report 2008
Report 2013

1ª PARTE - LA POLITICA ISTITUZIONALE

2ª PARTE - IL MERCATO DELL'OFFERTA

3ª PARTE - LE RISORSE DEL SETTORE

4ª PARTE - L'INTERVENTO PUBBLICO

5ª PARTE - IL MERCATO DELLA DOMANDA

6ª PARTE - IL SISTEMA PRODUTTIVO

7ª PARTE - IL MERCATO DEL LAVORO

FOCUS

TESTIMONIANZE

FILM COMMISSION

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
» Report 2013
Focus
Il cinema e il digitale

Sono passati quasi venti anni da quando la Rai, sul finire dello scorso secolo (che definizione scioccante!), nel suo Centro Ricerche e Innovazione Tecnologica di Torino iniziò a indagare il cinema digitale e la sua trasmissione via satellite. Negli anni Novanta sembrava fantascienza; cominciavano le prime trasmissioni televisive in alta definizione con i mondiali di calcio di Italia '90; di cinema digitale appena si sussurrava. La Rai invece andava sperimentando un avveniristico sistema di compressione e trasmissione via satellite con successiva proiezione cinematografica in digitale. Rai sviluppò la ricerca con Euphon e Gierrevideo mentre furono l'inglese Digital Projection e Texas Instruments a fornire i primi proiettori sperimentali Digital Light Processing (DLP). Una vera rivoluzione rispetto al tanto diffuso quanto scadente sistema di proiezione basato sul Liquid-Crystal Display (LCD).
L'obiettivo della Rai era quello di proporsi come distributore di contenuti (accedendo al suo sterminato archivio) offrendo alle sale anche la tecnologia per proiettare. Il progetto era denominato Microcinema e aveva come obiettivo dichiarato quello di porre un argine alla crisi del cinema degli anni Ottanta che aveva falcidiato le sale di provincia e di periferia per mancanza di prodotto. Per le piccole sale avere i film in pellicola era una chimera. Spesso attendevano mesi e quando finalmente potevano andare in città a ritirare le copie, la pellicola era usurata, l'audio frusciante, il pubblico si lamentava e il cinema non era in grado di offrire la stessa qualità spumeggiante del piccolo schermo.
Poi le solite vicende portarono il progetto, al termine di una sperimentazione che aveva avuto un esito più che positivo, ad essere accantonato; l'ing. Cerruti, motore di tutta la ricerca, geniale e tenace, andò in pensione e gli incredibili risultati ottenuti andarono perduti.
Il progetto Microcinema però continuò a vivere e crescere, sostenuto da partner privati,che si impegnarono per condurre gli studi di mercato e le sperimentazioni delle nuove tecnologie di digitalizzazione, proiezione e trasporto satellitare. Una parentesi speciale merita l'avventura europea degli anni 2004 e 2005 quando per ben due volte il progetto Microcinema di trasmissione via satellite e proiezione digitale dei film presentato alla Direzione Generale Istruzione e Cultura della Commissione Europea (oggi EACEA) venne bocciato con le più svariate e folcloristiche considerazioni in merito alla realizzabilità tecnica e alla sostenibilità commerciale dell'idea progettuale. Ma nel 2005 i costi delle tecnologie e i prezzi per l'utilizzo di banda satellitare iniziarono a scendere a livelli economicamente sostenibili e il gruppo di progetto fece quel piccolo grande coraggioso passo che diede al sogno (e alla teoria) la forma della realtà.
Così nasce l'attuale Microcinema, che nel 2006 trova il sostegno concreto e a "chilometri zero" di diversi investitori istituzionali e soggetti privati che sottoscrivono l'aumento di capitale per la start up. Il 20 aprile 2007, il circuito pilota è pronto e collaudato e proietta in diretta in 25 sale cinematografiche digitali dal Teatro dell'Opera di Roma la prima de La Traviata di Giuseppe Verdi, con la regia e le scene di Franco Zeffirelli. Si tratta della prima diretta al mondo su scala nazionale.
Un anno dopo, nel 2008, Microcinema presenta la sua piccola rivoluzione tecnologica affiancando al sistema di proiezione CinemaKit – dedicato al cinema di qualità e all'Opera – un apparato DCI e l'innovativo M-box, il primo sistema interoperabile per il cinema, l'unico in grado di gestire e proiettare contenuti digitali in più formati di risoluzione, compreso il JPEG2000, specifica di riferimento per il consorzio DCI (Digital Cinema Initiatives).
In breve Microcinema è diventata un riferimento nel panorama digitale, sia per la sua innovativa proposta di contenuti di qualità anche in diretta, sia per la sua presenza tecnologica competente e molto strutturata in termini di assistenza ed help desk per le sale digitali che in fondo erano ancora alle prime armi dinanzi ai nuovi strumenti e alle nuove potenzialità del digitale.
In vent'anni, anche grazie a quelle sperimentazioni iniziali, si è giunti all'abbandono della pellicola, a qualità di proiezione impensabili, alla reale possibilità di proporre al pubblico nuovi contenuti e di coinvolgere così nuovi spettatori. La rivoluzione digitale ha percorso un grande cammino e oggi l'esercente cinematografico ha preso una tale coscienza dei nuovi orizzonti che può raggiungere, da spostare la sua visione strategica dalla tecnologia ai contenuti.
Ma questa rivoluzione non è avvenuta senza alcune difficoltà evidenti. I più pensavano che, con il 2013, la digitalizzazione degli schermi italiani sarebbe giunta a compimento.Noi abbiamo sempre pensato e scritto con altra cautela, anche perché le major americane, padrone indiscusse del mercato cinematografico europeo, si erano poste obiettivi tanto differenti quanto espliciti.
Per l'esercizio cinematografico – e intendiamo non le sale monoschermo e le piccole multisala, ma tutti i cinema, dai piccoli indipendenti a quelli dei grandi gruppi – il digitale era, come deve essere tuttora, una reale risorsa da sfruttare in un'ottica polivalente e multimediale. Il digitale è stato inteso come un percorso per recuperare pubblico e redditività e i fatti lo hanno confermato. La difficoltà che si è manifestata, via via con velocità decrescente, è stata quella di individuare in termini sempre più mirati la strada migliore per rendere ogni schermo veramente polifunzionale, trasformando ogni cinema in un vero e proprio microplex in grado di attrarre i suoi spettatori grazie ad un'offerta variegata e completa. Il fine è quello di individuare e sottolineare un'identità propria sul territorio, smarcata dalla visione omologata e superata delle sale legate solo ai film, con programmazioni di lunga durata, proponendo in formato cinematografico contenuti nuovi per diventare un preciso riferimento culturale – e non solo – per il proprio territorio.
I grandi risparmi che il comparto cinema sta ottenendo con l'abbandono della pellicola,sono stati equamente ripartiti tra distribuzione ed esercizio attraverso il meccanismo del VPF.
Tutti i Paesi europei e gli Stati Uniti hanno raggiunto l'obiettivo senza far gravare sull'esercizio l'intero costo dell'investimento necessario per adeguare la tecnologia di proiezione.
L'introduzione di una terza parte che finanziasse l'investimento era legata alla disponibilità dei distributori a finanziare, senza limitazioni commerciali, il cambiamento tecnologico,ognuno per la sua parte di utilizzo del proiettore, in modo automatico e quindi equo.
Applicando questo modello, il passaggio tecnologico, libero dai vincoli finanziari, ha subito un'accelerazione notevole che ha portato in pochi anni a creare un parco digitale che copre l'80% dell'esercizio cinematografico.
Nelle nazioni dove i governi hanno coordinato nel passaggio esercenti e distributori la digitalizzazione è risultata veloce. In alcuni Paesi come, ad esempio, Germania e Francia, l'adeguamento tecnologico delle sale si può considerare sostanzialmente completato.
E tutte le sale cinematografiche, anche le più piccole, sono state difese e supportate nel cambiamento.
Nel Bel Paese il modello del VPF "all'italiana" ha raccolto risultati decisamente meno brillanti rispetto al resto del mondo: l'errore è stato confondere il problema finanziario con quello economico, sottovalutando la grande difficoltà di accesso al credito di molte sale,difficoltà che la situazione congiunturale ha fortemente acuito. Il VPF senza la terza parte prevede che l'esercente si faccia carico di ogni problema finanziario. I risultati sono sotto i nostri occhi. I due grandi circuiti e alcuni indipendenti hanno seguito il modello europeo di VPF:sono oltre 1.000 gli schermi italiani fuori dal VPF "all'italiana" previsto dalle linee guide del registro impianti digitali gestito da Cinetel. Gli indipendenti più importanti, con alle spalle fondi e banche, non hanno avuto problemi finanziari nel sostenere la digitalizzazione, mentre gli esercizi più deboli hanno faticato e spesso non ce l'hanno fatta. E la gran parte di quelle Regioni che hanno messo in moto meccanismi di sostegno pubblico alla digitalizzazione sono naufragate su questo stesso fronte, costringendo molti esercenti che si erano visti concedere il finanziamento a fondo perduto a rinunziarvi. Dimostrare il pagamento, attraverso la tracciabilità reale dei bonifici, implica disporre del denaro necessario o dove raccedere al credito bancario, che spesso non è disponibile per la piccola impresa.
Insomma, per alcuni esercenti in difficoltà non sono bastate offerte molto convenienti,come la possibilità di noleggiare i sistemi per una durata sino a 60 mesi o la possibilità di scontare in fattura il tax credit.D'altronde in un'evoluzione di mercato è comprensibile che questi meccanismi selettivi si manifestino in termini sostanzialmente darwiniani.

La crisi dell'esercizio cinematografico rimane in ogni caso oggi senza argini: troppo spesso il fabbisogno finanziario per l'innovazione tecnologica diventa un problema insormontabile e là dove il cinema ha completato la digitalizzazione, le posizioni spesso contrapposte tra distribuzione ed esercizio non permettono di affrontare nel migliore dei modi la programmazione e, come è sempre più necessario, la multiprogrammazione.
In questo modo il ritorno sull'investimento sostenuto per gli impianti di proiezione digitale si allontana.
Oggi impedire la chiusura degli schermi, malattia che attraversa la penisola senza divisioni o differenze, è certamente l'emergenza da affrontare. In poco più di trent'anni hanno chiuso diecimila schermi. Quattro su cinque: una vera e propria strage! Una crisi che arriva da lontano nel tempo e che sembra inarrestabile.
A dicembre 2013, quando in origine si doveva passare al digitale senza poter più tornare indietro (decisione che poi, come abbiamo accennato, è stata rivista), c'erano ancora oltre 900 schermi, molti fuori Cinetel e quindi in termini economici non strategici per la distribuzione, che non erano passati al digitale. Di questi, riteniamo a malincuore che almeno 400 non riusciranno a digitalizzarsi per mancanza di sostegno finanziario (e, se ancora riceveranno la pellicola, la pagheranno a caro prezzo). Insomma: ne sopravviveranno poco meno di 3.000. Come conseguenza, le distribuzioni avranno difficoltà a raggiungere il territorio in profondità; i multiplex, che rappresentano la spina dorsale del sistema, non sono in grado di garantire la copertura capillare di un territorio complesso come l'Italia. Ma forse alle major va benissimo così?
Ma le nostre istituzioni sono insensibili, nonostante l'impatto sociale della chiusura di un cinema sia sempre drammatico e quasi sempre irrecuperabile. Rinunciare ad un cinema è rinunciare a un luogo di incontro e questo tema lo abbiamo spesso ripreso nei Quaderni di Microcinema, ormai al settimo volume.

«Al cinema nessuno ci è estraneo, la magia di sentirsi sicuri al buio è solo al cinema,l'unico luogo in cui le persone lasciano sulla sedia a fianco borse e borselli pur non conoscendo il vicino. L'unico luogo dove alla fine del film ci sentiamo a nostro agio a commentare con uno sconosciuto il film appena visto. Certo, perché al cinema siamo tutti uguali, ridiamo e piangiamo allo stesso modo, insieme condividiamo esperienze. Insomma davvero al cinema nessuno ci è estraneo. E se per caso siamo andati al cinema da soli,intorno a noi c'è sempre qualche sconosciuto, che però – ormai – non può più essere considerato completamente un estraneo. Al cinema, dentro la stessa sala, non ci sono mai degli estranei. Forse nell'oscurità indoviniamo a malapena se sono uomini o donne, vecchi o giovani, ma non sono più completamente degli estranei per il semplice fatto che sono seduti vicino a noi (ma va bene lo stesso anche se sono qualche posto più in là), proprio in quel momento per vedere proprio quel film. Sconosciuti ma non estranei, con i quali abbiamo condiviso, senza saperlo, la stessa scelta che ci farà vivere una piccola e analoga esperienza della quale avremmo potuto parlare, commentare, ridere o piangere(certo, anche piangere, tanto, finché le luci sono spente, chissenefrega...).
E poi, quando le luci in sala si riaccendono, è quasi inevitabile guardarsi intorno per riemergere alla realtà, alzarsi – qualche volta a malincuore, altre volte con sollievo – e cercare con lo sguardo chi ti stava vicino, forse sconosciuto ma non più estraneo, con una sottile e timida complicità. Appena fuori dalla sala, sulle scale, ma ancora dentro il cinema – chissà per quale piccolo miracolo sociale – continuiamo a condividere una sorta di intimità tra sconosciuti che non sono più estranei. Si tratta solo di pochi secondi, ma dentro la sala cinematografica possiamo scambiare qualche parola, un aggrottamento di ciglia, una smorfia o un sorriso, con dei perfetti sconosciuti, che però non sono più degli estranei per il semplice fatto che… siamo andati insieme al cinema…
E così, anche se forse pochi se ne sono accorti, il cinema, quello che si va a guardare dentro sale piccole o grandi, immerse nella penombra, piene di lampi e di immagini, ci rende meno estranei gli uni agli altri.
Quando si spengono per sempre le luci di una sala siamo orfani di un luogo di ritrovo, di un punto di riferimento e di incontro dove non si fa distinzione di età e di ceti sociali,dove non ci sono palchi e loggioni, tribune e curve.
I cinema sono Luci della città silenziose e rassicuranti sentinelle della notte, irrinunciabili perché, se chiudono i cinema, gli spettatori iniziano un lento percorso di chiusura all'interno delle mura domestiche, sempre più legati ad internet a alla televisione,e solo più il momento degli acquisti, forse solo settimanale, diventa un importante quanto impersonale momento di incontro con gli altri. Ma già, sempre per tenerci rinchiusi in casa, stanno prendendo piede gli ordini telefonici e le consegne a domicilio…La morte delle piccole sale, oltre ad essere un disastro sociale, spingerà molti appassionati a rivolgersi a internet. E sappiamo come si vedono i film di prima visione nella rete»1.

Nell'ormai lontano 2008, su «La Repubblica», Giuseppe Tornatore lanciava il suo grido di allarme di fronte al moltiplicarsi di epiloghi fotocopia di quello descritto in Nuovo Cinema Paradiso(1988), il film che gli valse il Premio Oscar, il Golden Globe e il Gran Premio della Giuria di Cannes, dove raccontava la poesia di una sala di provincia demolita per realizzare un fantastico (!) parcheggio. Oggi le sale lasciano il posto ai supermercati (fantastici), ma la storia è la stessa. A scomparire sono spesso luoghi storici carichi di memoria, «è come se venisse meno un amico, un conoscente con il quale abbiamo condiviso un pezzo di strada e tante emozioni» – afferma Tornatore – «Una città senza sale cinematografiche è una città cieca, è come un volto senza occhi»2. La chiusura di una sala cinematografica è definita crimine culturale, che deve essere impedito ad ogni costo.La questione in campo non è un banale e miope problema mercantile o commerciale inteso a vendere un sistema digitale o noleggiare un film in più.
Probabilmente siamo mossi solo dalla nostalgia per un modo di vivere il cinema perduto forse per sempre ma è un peccato essere spettatori impotenti di questa tragedia culturale.
Per oltre dieci anni Microcinema ha sviluppato e realizzato un progetto di convergenza tra tecnologia e contenuti. Il cardine di questo progetto è stato rappresentato dall'idea di unire la sostenibilità economica e finanziaria dell'innovazione con la polivalenza dell'offerta che oggi, sempre più spesso, è identificata con la multiprogrammazione. È importante comprendere che non si tratta di concetti coincidenti per non generare una confusione che risulterebbe riduttiva per l'intero comparto cinematografico.
Una sala polivalente offre al suo pubblico non solo film diversi nell'arco della giornata(multiprogrammazione) ma anche contenuti diversi, come sono gli eventi in diretta, il teatro, i convegni, il cabaret, l'attualità, la cultura in senso lato e tutto quanto la fantasia e la creatività possono aggiungere all'interno di un cinema, di una sala tecnologicamente attrezzata.
E proprio in armonia con questa visione, sin dal 2007 abbiamo iniziato la distribuzione diretta di contenuti culturali Live, quali opera lirica e balletto, ma anche documentari e film di produzioni indipendenti. E l'obiettivo era quello di diffondere la cultura offrendo agli esercenti contenuti a marchio Microcinema ad alto valore aggiunto.
Forti di queste esperienze, con risultati più che lusinghieri, noi che ci ritenevamo un partner importante delle sale nella fornitura tecnologica, nella piattaforma di service distributivo e di distribuzione diretta, dal 2011 abbiamo iniziato a offrire anche buoni e redditizi contenuti a marchio Microcinema Distribuzione, proprio per sottolineare il nostro impegno crescente in questo settore.
In effetti, alcuni dei maggiori successi di Microcinema Distribuzione confermano l'importanza di un'offerta polivalente. I film concerto, prima del digitale, erano dei casi limitati a costose operazioni in pellicola ed erano in ogni caso sempre preclusi alla diretta o alla contemporanea nazionale in grande copertura. Invece, grazie al digitale, centinaia di prodotti musicali sono arrivati nei cinema. Basti pensare che i tre titoli Microcinema The Rolling Stones: Crossfire Hurricane(2012; Id.),The Doors - Live At The Bowl ‘68(2012;Id.) e Varázslat - Queen Budapesten(1978; Hungarian Rhapsody: Queen Live In Budapest) hanno raccolto complessivamente quasi un milione di euro, fornendo agli esercenti ottimi prodotti per riempire le sale durante i giorni feriali, quando l'affluenza è normalmente più ridotta.
Un'altra nicchia di mercato che, senza il digitale e il satellite, non sarebbe mai stata raggiungibile, è il pubblico dell'Opera. Microcinema offre da anni in diretta la programmazione di alcuni dei principali teatri lirici del mondo, tra cui la Scala di Milano, il San Carlo di Napoli, il Regio di Torino, l'Opéra di Parigi e il Met di New York. In particolare, la Prima della Scala è diventata un appuntamento che fa concorrenza ai maggiori blockbuster e che, con un solo spettacolo in un'unica giornata, può scalare i primi posti del botteghino.Vale la pena ricordare qui uno dei prodotti che hanno ottenuto i maggiori apprezzamenti da parte dei mass media nel 2013: Pompei (2013; Id.), il documentario che ha portato nelle sale italiane la grande Mostra del British Museum, incentrato su questa città famosa in tutto il mondo. Insomma, una lezione di Storia (la nostra Storia!) che ha fatto segnare il tutto esaurito nelle sale italiane e che è rimasta in tenitura per un mese al cinema Barberini di Roma.
E, a proposito di documentari, Microcinema rimane una delle poche società a credere fermamente in questo genere cinematografico e a ottenere belle soddisfazioni. Tra i titoli che abbiamo distribuito in questi anni, La nave dolce(2012) di Daniele Vicari, che Alberto Barbera ha voluto portare al Lido appena tornato come direttore artistico della Mostra di Venezia. Sono stati tanti i consensi che ha ricevuto questo prodotto, tra cui quelli del direttore di «Ciak» Piera Detassis, che ha scritto: «Si chiama "La nave dolce", è il più bel film italiano ad approdare in sala. [...] L'esperimento "La nave dolce" è una delle possibili risposte alla crisi del nostro cinema. Piccola, esemplare, ma virtuosa e si spera capace di creare un piccolo mercato alternativo, ma redditizio per il cosidetto cinema del reale, il documentario».
Sempre al Festival di Venezia era passato Enzo Avitabile Music Life (2013; Id.), l'emozionante ritratto che il Premio Oscar Jonathan Demme ha voluto dedicare a uno dei maggiori esponenti della world music, una gloria nazionale che non sempre ha ricevuto l'attenzione che meritava. Oltre al prodotto artistico, siamo stati orgogliosi di presentare – assieme a Rai Cinema – questo documentario sull'isola di Lampedusa, comeomaggio a una popolazione che vive quotidianamente situazioni drammatiche, ma cheriesce a rappresentare un ponte tra mondi diversi, proprio come fa la musica di Avitabile.
Nella stagione 2014, abbiamo portato in ben 300 sale Francisco de Buenos Aires (2014; Francesco da Buenos Aires - La rivoluzione dell'uguaglianza), il primo prodotto cinematografico sulla figura di papa Francesco, in grado di affascinare sia i fedeli che i laici di tutto il mondo.
Così, abbiamo avuto modo di scoprire meglio (attraverso le parole di chi lo conosce bene)una delle figure chiave del ventunesimo secolo e capire in maniera più approfondita da dove provengono le sue idee, che stanno cambiando profondamente la Chiesa.
Ma nel catalogo Microcinema Distribuzione non mancano certo i film di fiction. Siamo stati orgogliosi di portare al cinema Ovsjanki(2010; Silent Souls), uno dei titoli più acclamati degli ultimi anni e che era stato premiato alla Mostra di Venezia del 2010. Nonostante questo, come per tanti prodotti d'essai meritevoli e ben accolti ai festival, anche il film di Fedorchenko rischiava di rimanere appannaggio di pochi critici e addetti ai lavori frequentatori del Lido. Siamo invece riusciti, con una distribuzione mirata e accurata,a proporlo al pubblico italiano, che ha risposto benissimo.
Un discorso simile può essere fatto per Qui a envie d'être aimé?(2010; L'amore inatteso).La storia vera di un importante uomo francese che improvvisamente scopre una fede a lungo ignorata, e che deve superare le difficoltà di spiegare la sua scelta a familiari e amici, presentava una vicenda forte e coinvolgente. Grazie a un ottimo lavoro con le associazioni e le sale dell'ACEC, siamo riusciti a mostrare questo film a un pubblico attento e che magari non viene raggiunto come meriterebbe.

Per finire, in questi ultimi mesi, abbiamo portato al successo una coppia di registi, i Manetti Bros., da tempo molto apprezzati e che rappresentano un esempio di cinema alternativo nel nostro Paese. Song'e Napule(2013), proposto originariamente con unad istribuzione mirata in 18 schermi (16 dei quali in Campania) e allargata in seguito a 70sale, ha rappresentato uno dei rari casi di commedia in grado di soddisfare sia il pubblico che la critica, diventando un fenomeno che ha catturato l'attenzione dei mass media peril successo tanto inaspettato quanto meritato.
In generale, tanto è l'impegno di Microcinema a presentare titoli coraggiosi, da aver creato un progetto per sostenere opere difficili ("Fuori programma: l'appuntamento d'autore", in collaborazione con il MiBACT), che ha proposto recentemente documentari come The Dark Side of the Sun(2011; Id.) e ADHD - Rush Hour(2012; Id.).
Insomma, questi esempi dimostrano che, se vogliamo considerare la sala come una moderna agorà, un punto di riferimento e di incontro, dobbiamo rimodernarla nell'immagine e nei contenuti. Prendendo come assioma che i contenuti offerti al pubblico siano diversi, legati non solo ai film ma anche a tanto altro.
All'estero il problema della multiprogrammazione è stato affrontato e risolto da tempo.
Non ci vuole uno scienziato per capire che il pubblico di certi cartoni animati non si presenta in sala la sera e men che meno la notte. E non ci vuole uno statista di rango per capire che è insensato chiedere ad un cinema di rimanere con le poltrone vuote se costretto a offrire un contenuto rivolto ad un pubblico che è inesistente in certi orari della giornata.
All'estero sono gli stessi distributori a proporre i film in orari definiti favorendo di fatto essi stessi la multiprogrammazione. In Italia ci arriveremo naturalmente, ma solo dopo aver lasciato sul campo gravi perdite, dopo esserci spaventati a lungo prima di capire.Da oltre trent'anni tutte le teorie di analisi dei mercati convergono sul postulato della supremazia del market oriented sul product oriented, nel senso che la proposta commerciale al pubblico non può essere fatta sulla base degli interessi dei progettisti, della produzione o dei magazzini, ma sulla base delle esigenze del cliente, alle cui istanze le aziende si devono adeguare. Le necessità del cliente non le decide chi offre semplicemente prodotti e servizi, può al più indurle. Un esempio? Il lusso, che non vede mai crisi,soddisfa il nostro ego e solo parzialmente delle reali esigenze di consumo. La soddisfazione infatti deve riguardare un fabbisogno percepito anche se non necessariamente indispensabile. Quando il cliente si sente soddisfatto abbiamo la ragionevole certezza di vendere il nostro prodotto o servizio e ci garantiamo le azioni di riacquisto per comprare lo stesso o un altro prodotto. Solo così si stabilisce quel rapporto di fiducia che sfocia nella frequentazione abituale.
Quanti cinefili frequentano una determinata sala cinematografica perché si fidano dei film che propone? Capita che spesso si rechino in quella precisa sala per vedere un film che non conoscono, non è stato pubblicizzato, unicamente fiduciosi delle scelte fatte da persone che non hanno mai tradito le loro aspettative. E quindi proporre film in orari sbagliati equivale a non soddisfare le esigenze del cliente, allontanandolo da quel cinema specifico e con il rischio di creare in lui un vero disamoramento dell'offerta.

La multiprogrammazione, di tipo orizzontale, rappresenta invece l'offerta multipla e variegata, per fasce orarie e per opportunità di contenuti. È pur vero che alla fine è più facile che questo modello sia realizzato dai grandi gruppi, The Space e UCI tra tanti,che non temono i vincoli della distribuzione, mentre i piccoli cinema e le multisala indipendenti spesso non riescono ad attuare una simile strategia che darebbe loro, non solo autentiche ragioni di sopravvivenza, ma anche grandi speranze di successo.
È evidente, in conclusione, come il digitale sia l'unica risposta possibile alla chiusura delle sale. Il digitale è allo stesso tempo una soluzione economicamente sostenibile (anche se esistono le criticità a livello finanziario cui abbiamo fatto cenno), con il supporto degli aiuti regionali e statali associati al VPF(in particolare il VPF europeo) e grazie anche alla cedibilità del tax credit, alla formula del noleggio e ai contenuti complementari ad alto valore aggiunto, capaci di portare incassi straordinari all'esercizio.
Tutto deve aiutare la sala cinematografica a innovarsi e a ritrovare nuove identità polifunzionali attraverso la multiprogrammazione e la molteplicità delle proposte all'interno dello stesso contenitore giornaliero e settimanale. Con il digitale ogni schermo,sia che il cinema abbia uno schermo sia che ne abbia dieci, può e deve trasformarsi in microplex, con l'aiuto di tutti, anche della distribuzione, da cui ci si attende, come da ogni impresa di successo, dei progetti di lungo periodo, lontani dalle più miopi politiche commerciali di breve periodo, legate alla lotta per l'occupazione dello schermo cinematografico.
L'introduzione del digitale è stata ed è ancora una grande opportunità per supportare la diffusione della cultura cinematografica e per riportare il cinema là dove è scomparso, dove sta rischiando di scomparire, dovunque è in sofferenza. In questa situazione le istituzioni non sempre hanno saputo sfruttare in modo adeguato e coerent equesta grande opportunità che l'evoluzione tecnologica ha offerto. Ma certo è che inFrancia, nei Paesi scandinavi, in India come in Cina, il digitale ha portato una ventata di nuove offerte.
In conclusione, guardando al futuro del cinema non dobbiamo dimenticare che il passaggio al digitale deve aiutarci a confermare il cinema come uno dei luoghi dove costruiamo il nostro futuro, anche attraverso i sogni, dove misuriamo noi stessi con altre culture. Al cinema scopriamo come ci vediamo e soprattutto come siamo visti dagli altri e, talvolta amaramente, verificando che non siamo considerati proprio il miglior popolo del mondo. Partendo da questo confronto dobbiamo trovare la giusta motivazione per migliorare la nostra Italia. Sì, perché spaghetti e mandolino non sono ormai più sufficienti a sdoganarci come italiani brava gente. Ma questa è un'altra storia3.
E non dobbiamo dimenticare che il cinema nasce per essere visto insieme, per provare emozioni e sentimenti collettivi. Il cinema visto isolato dagli altri non è CINEMA.

1I Quaderni di Microcinema, Luci della città. Un progetto sostenibile per il cinema digitale italiano,Q3, 2010.
2F. Montini - C. Moretti, Addio vecchio cinema Paradiso le città cancellano le sale storiche, in «LaRepubblica», 10 ottobre 2008, p. 53.
3I Quaderni di Microcinema, Visti dagli altri. Film che hanno raccontato l'Italia, Q6, 2013.

 

Copyright © Fondazione Ente dello Spettacolo / P.Iva 09273491002 - Soluzioni software e Ideazione grafica a cura di