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Report 2013

1ª PARTE - LA POLITICA ISTITUZIONALE

2ª PARTE - IL MERCATO DELL'OFFERTA

3ª PARTE - LE RISORSE DEL SETTORE

4ª PARTE - L'INTERVENTO PUBBLICO

5ª PARTE - IL MERCATO DELLA DOMANDA

6ª PARTE - IL SISTEMA PRODUTTIVO

7ª PARTE - IL MERCATO DEL LAVORO

FOCUS

TESTIMONIANZE

FILM COMMISSION

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
» Report 2013
Settima Parte - IL MERCATO DEL LAVORO
ARTISTI TECNICI E COMUNITÀ PROFESSIONALI
Capitolo 14 - Le coordinate economiche
Pari opportunità e occupazione giovanile

Non vi è dubbio che il cinema rappresenti un universo dai riferimenti e dalle referenze del tutto particolari. Il settore dello spettacolo conta ad esempio il maggior numero in assoluto di contribuenti ventenni, oltre che di under 23 e under 27 (la cui compagine è formata addirittura da 23.409 unità) già iscritti al sistema previdenziale di categoria. In base ai dati dellaGestione ex-Enpals è in effetti il comparto più giovane fra tutti quelli dello spettacolo, che rivelano al confronto un certo invecchiamento della loro popolazione, avendo visto elevarsi da21 a 22 l'età del primo decile e da 34 a 35 gli anni d'età del suo 50% più giovane (tavola 17).

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Quanto costa alle donne la disparità economica. In questo scenario si inserisce anche la distribuzione per genere delle risorse umane. Nella documentazione statistica elaborata dall'ente previdenziale non risulta disponibile una suddivisione tra maschi e femmine per comparti delle forze lavoro e occorre affidarsi alla ripartizione generale riguardante l'intero macrosettore dello spettacolo. Estrapolando i gruppi professionali nei quali i contribuenti attivi del cinema compongono la rappresentanza maggioritaria, è possibile rilevare comunque la disparità di trattamento sotto il profilo economico che separa uomini e donne.La constatazione più significativa riguarda la riduzione del deficit di pari opportunità che viene segnalato dai dati relativi alle categorie professionali dove il cinema conta in molti casi la maggioranza assoluta di addetti e in altri quella relativa. Mentre lo spettacolo nel suo complesso ha visto scendere nel 2012 il divario retributivo fra uomini e donne dal 28,38% del 2011 al 24,26%, i gruppi a più forte connotazione cinematografica denunciano un calo dal 23,37% al 18,79%, frutto soprattutto della robusta contrazione degli scompensi fatta registrare dall'area artistica, creativa e di scena, passata da uno scarto a sfavore delle donne del 31,97% a un meno penalizzante 25,16% (tavola 18).
Come mostrano i dati che esprimono i divari di genere a livello remunerativo, le politiche retributive nelle aree tecniche e amministrative (pressoché invariate da un anno all'altro) rivelano una natura assai più conservativa di quelle praticate a compensazione delle prestazioni di carattere artistico, creativo o scenico.
Il fatto è che se la retribuzione media giornaliera degli operatori – nelle quattro aree tecniche dove l'incidenza del cinema è superiore – è calata nel 2012 di quasi 5 euro per gli uomini (da 215,25 a 210,49), quella riconosciuta alle donne si è invece accresciuta di oltre 10 euro (da 146,42 a 157,52). In virtù soprattutto dei miglioramenti maturati a vantaggio delle attrici (da 147,17 euro in media per ogni giornata lavorativa del 2011 a 159,79del 2012) e delle direttrici di scena o di doppiaggio (da una media di 156,68 a quella di181,08 euro per ogni giorno di lavoro) e nonostante un contestuale regresso remunerativo in capo a scenografe, costumiste e arredatrici, compensate mediamente 133,44 euro contro i 139,86 del 2011.
È inoltre possibile notare come in 2 delle 11 categorie considerate (una sul fronte artistico e l'altra su quello tecnico) la disparità di genere si esprima a favore – seppure in misura limitata – della componente femminile: +14,59% di retribuzione media giornaliera per i responsabili delle direzioni di scena e di doppiaggio e +1,61% nell'ambito del parco tecnici. Nel 2011 sussisteva invece un'unica eccezione, per i tecnici di produzione e realizzazione, a valori identici a quelli registrati nel 2012, mentre i direttori di scena e doppiaggio al maschile percepivano 162,61 euro di retribuzione media giornaliera contro156,68 dell'altro sesso.
In termini di popolazione complessiva, i soggetti femminili sono quasi il 15% in meno di quelli maschili. Gli scompensi di pari opportunità traspaiono dall'analisi delle rispettive fasce di età dei generi. Fino a 24 anni – cioè nell'ambito in cui risultano più intensi i fenomeni di overbooking nella disponibilità di addetti e di parcellizzazione delle occupazioni – le donne, soprattutto nella fascia 20-24 anni, sono più numerose dei maschi: 25.815(9,08%) contro 24.184 (8,51%) e nel calo generale dei contribuenti iscritti all'ex-Enpals nel 2012 rispetto al 2011 le giovani under 24 registrano un'uscita inferiore dai ruoli (-2.623 unità) in confronto ai coetanei maschi (-2.730).
Tra i 24 e i 29 anni, quando il lavoro si pone spesso in alternativa a una diversa scelta di vita, la parte femminile della comunità professionale perde invece la sua prevalenza e passa in minoranza rispetto a quella maschile, con una differenza che cresce progressivamente fino a raggiungere il suo apice nel range 40-49 anni (tavola 19).
Lo spettacolo (e il cinema in primis) rappresenta probabilmente il settore d'attività con la più alta concentrazione di risorse professionali di età compresa fra 25 e 34 anni – ossia con il maggior potenziale di evoluzione artistica e di sviluppo creativo – che costituisce il 29,95%(ossia quasi un terzo) dell'intera comunità che vi presta la propria opera. Con i due segmenti a monte e a valle di questo cuore generazionale, vale a dire con le due fasce che vanno da 20 a 24 anni e da 35 a 39 anni, si aggrega addirittura il 57,02% di tutti gli operatori.
Con un'ulteriore particolarità, riferita alla composizione di genere: fra 25 e 34 anni la presenza femminile è pari al 14,13% (40.142 su 85.104) e nella classe più ampia da 20 a 39 anni d'età arriva a corrispondere al 26,60% (75.591 su 162.058). È d'altronde raro trovare campi d'attività in cui la componente femminile, a tutti i livelli, arrivi a costituire pressoché il 42,5% dell'intero parco di risorse umane, confermandosi peraltro in maggioranza nelle prime fasce d'età, da 15 a 24 anni, dove supera di oltre mezzo punto percentuale quella maschile: 8,36% (23.767 donne) contro 7,75% (22.020 uomini).

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