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Report 2014
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Report 2013

1ª PARTE - LA POLITICA ISTITUZIONALE

2ª PARTE - IL MERCATO DELL'OFFERTA

3ª PARTE - LE RISORSE DEL SETTORE

4ª PARTE - L'INTERVENTO PUBBLICO

5ª PARTE - IL MERCATO DELLA DOMANDA

6ª PARTE - IL SISTEMA PRODUTTIVO

7ª PARTE - IL MERCATO DEL LAVORO

FOCUS

TESTIMONIANZE

FILM COMMISSION

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
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Settima Parte - IL MERCATO DEL LAVORO
ARTISTI TECNICI E COMUNITÀ PROFESSIONALI
Capitolo 14 - Le coordinate economiche
Le classi di reddito fiscale

Anche se sussistono alcune differenze, la retribuzione imponibile è la medesima utilizzata ai fini fiscali. Per determinare la base imponibile contributiva si applica infatti il principio di competenza, sulla base del quale il reddito di lavoro ai fini previdenziali è costituito da tutte le somme e i valori maturati a qualunque titolo nel periodo di riferimento in relazione al rapporto di lavoro. In sede di imponibile fiscale si sommano poi eventuali proventi – in genere di natura patrimoniale o di origine immobiliare – che concorrono a costituire il reddito complessivo, ma nel regime tributario degli studi di settore ciò che viene sottoposto ad analisi da parte dell'Agenzia delle Entrate è proprio il reddito da lavoro autonomo o d'impresa4.
Nei repertori dell'amministrazione finanziaria relativi alle libere professioni e alle varie categorie di lavoratori autonomi che confluiscono nel settore dei servizi è compresa la comunità di attori e registi e si ha così una certa visibilità dei valori delle retribuzioni – e delle relative capacità reddituali – degli operatori in ambito cinematografico.

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Quello di attori e registi – sotto la denominazione "Attività nel campo della recitazione e della regia" indicato con il codice UK28U – è uno dei 206 ambiti ai quali si applica il regime degli studi di settore e rientra in un bacino di contribuzione davvero vasto, formato da oltre 3,48 milioni di posizioni tributarie, in maggioranza individuali, in quanto legate al lavoro autonomo e alle libere professioni (63%) e per una certa quota corrispondenti a società di persone (20%) e società di capitali o enti con altre vesti giuridiche (17%). È da evidenziare che anche una parte di autori e interpreti ricorre alla costituzione di società,funzionali ad agire quali sostituti d'imposta.

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Fra i 4.402 soggetti fiscali calcolati nel 2011 "nel campo della recitazione e della regia" figurano – seppure con una frequenza minore rispetto al dato generale di tutte le posizioni tributarie – 393 società (31 in più del 2010), corrispondenti all'8,92% del totale: 318 di capitali o enti e 75 di persone. Si tratta in genere dei professionisti più affermati, che lavorano con maggiore intensità e godono di un'alta quotazione reputazionale.
Nella serie storica delle analisi effettuate dal Dipartimento delle Finanze del MEF Ministero dell'Economia e delle Finanze, e rilevabile dalla banca dati degli studi di settore nell'arco di sette anni dal 2005 al 2011, le posizioni fiscali sono ricostruite attraverso due categorie di soggetti in base alla soglia di 30 mila euro. All'interno del novero di 4.402 attori e registi aderenti a questo regime fiscale – un campione corrispondente al 9,05% dei 48.618 operatori che l'ex-Enpals nel 2011 conteggiava nelle due qualifiche – risultano per esempio 1.867 posizioni reddituali (42,41% del totale), inferiori allo standard di 30 mila euro, tutte attribuite a persone fisiche, contro le 2.535 (57,59%) situate nell'altra fascia (tavola 12).
Il profilo fiscale dei professionisti del cinema mette in evidenza un divario che di per sé ne seleziona le condizioni. I soggetti che operano quali persone fisiche, pur dichiarando una media annua di ricavi o compensi nettamente inferiore a quella delle società, denunciano – cosa comune peraltro a tutte le categorie contemplate negli studi di settore– un reddito imponibile medio praticamente moltiplicato: 63,4 mila euro nel 2011 contro 14,3 mila delle 318 società di capitali o enti e 33,9 mila delle 75 società di persone. Si può inoltre rilevare come il reddito d'impresa o di lavoro autonomo in rapporto ai ricavi o compensi dichiarati (pari al 61,61% per tutti i 4.402 contribuenti censiti) passi dall'80,15% delle 4.009 persone fisiche al 25,60% delle 75 società di persone e scenda addirittura al 4,67% per le 318 società di capitali (tavola 13).
Le sensibili distanze fra ricavi e redditi nelle dichiarazioni delle società diventano rimarchevoli nel confronto fra le denunce giudicate in linea con i parametri degli studi di settore di categoria – i dati definiti "congrui naturali o per adeguamento" (da parte degli stessi contribuenti, in adesione alle indicazioni dell'Agenzia delle Entrate) – e quelle invece che non rispondono, secondo la definizione appropriata, agli indicatori di normalità economica fissati dall'amministrazione tributaria e considerate "non congrue o non adeguate" (tavole 14 e 15).
A fronte degli scompensi abbastanza limitati che si registrano per i soggetti a titolo di persone fisiche, dove il rapporto fra redditi e ricavi non scende mai sotto il 50% (nemmeno per le posizioni valutate non congrue), in capo alle società di persone e di capitali, i già bassi valori riscontrati per quelle congrue si frazionano ancora più vistosamente per le "cartelle" valutate non adeguate, diventando anche in alcuni casi del tutto negativi (tavola 16).

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4La struttura stessa del sistema di tassazione degli studi di settore, cui sono sottoposti i soggettiprofessionali che agiscono in autonomia (l'Agenzia delle Entrate tende a fissare parametri medidi ricavi e relativi imponibili in base ai quali verificare le denunce dei redditi effettivamente dichiarati dai contribuenti), consente con i suoi meccanismi d'accertamento pressoché automaticidi analizzare per ogni categoria gli introiti globali realizzati nell'anno da persone o società e il reddito imponibile da loro realmente dichiarato, valutandone poi gli eventuali scostamenti dagli standard "tecnici" stimati, individuati con i cosiddetti "indicatori di normalità economica".

 

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