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Report 2014
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Report 2008
Report 2013

1ª PARTE - LA POLITICA ISTITUZIONALE

2ª PARTE - IL MERCATO DELL'OFFERTA

3ª PARTE - LE RISORSE DEL SETTORE

4ª PARTE - L'INTERVENTO PUBBLICO

5ª PARTE - IL MERCATO DELLA DOMANDA

6ª PARTE - IL SISTEMA PRODUTTIVO

7ª PARTE - IL MERCATO DEL LAVORO

FOCUS

TESTIMONIANZE

FILM COMMISSION

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
» Report 2013
Settima Parte - IL MERCATO DEL LAVORO
ARTISTI TECNICI E COMUNITÀ PROFESSIONALI
Capitolo 13 - La mappa delle risorse
Le macroaree del lavoro e la distribuzione territoriale

A questo scenario si sovrappone il quadro occupazionale fornito dalle statistiche dell'Istat, focalizzate sugli addetti delle aziende, con riferimento in particolare al personale dipendente e ai rapporti contrattuali regolarmente formalizzati. Per quanto non coincidente con quello della Gestione ex-Enpals, il campo d'osservazione dell'Istituto Nazionale di Statistica (riguardante l'intero territorio nazionale e tutte le attività economiche,prevalentemente sotto gli aspetti della produzione industriale) presenta tuttavia alcuni profili di relativa compatibilità.
Se nel panorama tracciato dal sistema previdenziale figurano ad esempio 1.999 imprese in meno (in netta riduzione comunque rispetto alle 2.847 del 2008 in larga misura a causa della contestuale crescita delle registrazioni all'ente mutualistico), in quello delineato dall'Istat, oltre il 65% delle società censite appaiono prive di addetti e per una certa parte possono non trovarsi nella condizione di dover aderire all'ex-Enpals (tavola 17).

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Si può inoltre osservare che rispetto al costo del personale sostenuto complessivamente dalle aziende cinematografiche e valutato nelle statistiche Istat 2011 in 503,6 milioni di euro (tavola 18), il monte retributivo calcolato dall'ex-Enpals nello stesso anno per gli occupati delle aree tecniche e amministrative si pone a livelli abbastanza prossimi, dal omento che assomma a 539,5 milioni (62,1% del totale di 899,4 milioni).
Gli scostamenti appaiono sostanzialmente attribuibili alla diversa natura delle due rilevazioni e alle differenti caratteristiche della definizione metodologica delle figure lavorative e delle qualifiche professionali, essendo la prima basata sui rapporti contrattuali e l'altra sulle posizioni previdenziali. Esemplare per contenuti del tutto incomparabili, proprio a causa dei valori considerati su cui si fondano le elaborazioni, appare ad esempio la disomogeneità fra la misurazione Istat delle ore lavorate nelle aziende rispetto e quella dell'ex-Enpals delle giornate lavorative accreditate agli addetti suoi contribuenti,in ampia maggioranza appartenenti alle aree artistiche, creative e di scena.
Va peraltro sottolineato nelle statistiche Istat un certo disallineamento, dovuto principalmente alla natura dell'elaborazione dei dati intercensuari, relativi in particolare agli anni più lontani dal censimento del 2001, e dalla loro connessione con quelli rilevati invece proprio con l'ultimo censimento 2011. Nei singoli segmenti si profilano per determinate voci alcuni scostamenti corposi nel raffronto con il 2010: salari e stipendi in quello della post-produzione; dipendenti, occupati e ore lavorate della distribuzione; dipendenti e occupati dell'esercizio.

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Fra i dati più significativi nel processo di evoluzione del cinema italiano, il consolidamento negli anni del numero medio di risorse umane per impresa, attestato a livello nazionale a 18,55 e comprensivo delle aree sia artistiche sia tecniche (tavola 19), assume nella sua dimensione nazionale un rilievo particolare.

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La caratura della struttura d'impresa che distingue il cinema da tutti i comparti dello spettacolo rientranti nel campo d'azione della Gestione ex-Enpals è infatti confermata, come detto, dal più alto numero medio di operatori per ogni azienda rilevato a livello nazionale: 18,55. È inoltre suffragata dai dati parziali che si registrano in varie Regioni. Quello relativo alla cinematografia è ad esempio il più elevato in Trentino-Alto Adige e Veneto (in entrambi i casi superiore agli indici – 11,6 e 13,3 – riscontrati nell'imprenditoria teatrale); è il secondo per consistenza in Lazio e Lombardia (dove prevale, come comprensibile, l'emittenza radiotelevisiva con coefficienti pari rispettivamente a 85,1 e 21,6), in Campania ed Emilia-Romagna – dove dominano le attività musicali con medie virtuali di 14,2 e 10,8 addetti ad azienda – e infine in Valle d'Aosta, che vede prevalere il comparto "trattenimenti vari e spettacoli polivalenti" con un parco di 34,7 operatori per ogni ragione sociale.
Appare perciò significativo valutare come e quanto la distribuzione territoriale delle attività (tavola 20) incida nella composizione della media nazionale.
Nelle medie regionali le gerarchie fra un territorio e l'altro non subiscono sostanziali mutamenti, ma viene confermata la tendenza già rilevata nella precedente edizione del Rapporto: la crescente trasposizione dei valori e dei loro trend. Le Regioni storicamente più forti arretrano più o meno marcatamente e quelle per tradizione meno attrezzate si sviluppano invece con un certo dinamismo.

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Se è assodato che il Lazio continua a fare registrare la punta massima di 25,39 occupati per impresa e che la Lombardia resta sempre seconda per consistenza di organici(18,33), è altrettanto certo però che i loro indici, in raffronto al 2010 (pari rispettivamente a 29,01 e 24,29) e al 2011 (25,81 e 22,92), si sono nuovamente assottigliati. E in regresso si rivelano anche i rapporti operatori-azienda di altre Regioni cinematograficamente più attive come Emilia-Romagna e Sicilia. Viceversa sono tornati a crescere i valori di Piemonte, Veneto, Toscana e Friuli Venezia Giulia dopo le battute d'arresto del 2011.
Questa fase di assestamento è visibile esaminando anche l'andamento del bacino occupazionale in valori assoluti. Per quanto concerne gli operatori attivi, il primato nel perimetro ex-Enpals è appannaggio del cinema sia nel Lazio sia in Lombardia,rispettivamente con 47.456 contribuenti iscritti (su un totale di 110.133) e 16.845 (a fronte di un numero globale dei comparti dello spettacolo di 52.079). E questi due apporti di risorse professionali valgono ad assegnare la leadership assoluta del cinema nei corrispondenti bacini del Nord e del Centro Italia: 24.495 su 122.041 nelle Regioni settentrionali e 49.297 su – come detto – 110.133 in quelle centrali).
La serie dei dati (tavola 21) mostra un mercato sostanzialmente dinamico. Nel 2011 le Regioni meridionali si erano rese protagoniste di una grande ripresa occupazionale, che aveva contrastato i decrementi di quelle settentrionali e centrali. Nel 2012, invece, anche il Mezzogiorno è entrato in terreno negativo. Centro e Sud conservano saldi positivi sul medio periodo (2007-2012), mentre il Nord accusa un regresso anche lungo questo periodo di tempo (tavola 22).
Per il terzo anno consecutivo la concentrazione nella geografia occupazionale del cinema risulta del resto in diminuzione e per le prime 9 Regioni in termini occupazionali è scesa rispetto al 2009 del 2,39% (tavola 23).

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Le Regioni con più di 800 addetti iscritti alla Gestione exEnpals (fra aree artistiche e tecniche) sono in effetti passate per la prima volta da 9 a 7, essendo stati riscontrati per Puglia e Sicilia rispettivamente 763 e 693 contribuenti, con una perdita nel primo caso di soli 43 soggetti e nel secondo invece di ben 1.469; in Lombardia sono state riscontrate 3.328 adesioni in meno (-16,49%) rispetto al 2011; l'emorragia accusata dalla stessa Sicilia nell'arco di soli dodici mesi è pari addirittura al 67,94% ed è all'origine della retrocessione dalla terza alla nona posizione. A fronte di questi regressi, si sono registrati i progressi – soltanto in parte compensativi – di Veneto (621 unità in più), Campania (+182)e in particolare Piemonte (+445), che dal sesto posto del 2009 e dal quinto del 2010 e del 2011 è salito, grazie a un incremento nell'ultimo anno considerato del 22,31%, al terzo.Quale punto focale di questi assestamenti risalta la perdita di peso complessiva da parte delle due Regioni-fulcro del cinema nazionale. La quota d'incidenza cumulativa di competenza delle due "aree capitali" Lazio e Lombardia si è alleggerita nel 2012 di un altro1,12 punto percentuale, passando dall'83,51% all'82,39%, ed è così dimagrita rispetto al2010 del 2,91%.

 

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