LINGUA
Report 2014
Report 2013
Report 2012
Report 2011
Report 2010
Report 2009
Report 2008
Report 2013

1ª PARTE - LA POLITICA ISTITUZIONALE

2ª PARTE - IL MERCATO DELL'OFFERTA

3ª PARTE - LE RISORSE DEL SETTORE

4ª PARTE - L'INTERVENTO PUBBLICO

5ª PARTE - IL MERCATO DELLA DOMANDA

6ª PARTE - IL SISTEMA PRODUTTIVO

7ª PARTE - IL MERCATO DEL LAVORO

FOCUS

TESTIMONIANZE

FILM COMMISSION

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
» Report 2013
Settima Parte - IL MERCATO DEL LAVORO
ARTISTI TECNICI E COMUNITÀ PROFESSIONALI
Capitolo 13 - La mappa delle risorse
Stabilità ad alta qualificazione

Nella fascia qualificabile a media stabilità, ossia con più di 90 giornate d'impiego annuali, rientrano in ambito cinematografico anche tre gruppi professionali delle aree artistiche (tavola 9) con un numero particolarmente elevato di operatori: 5.171, che rappresentano il16,86% del bacino, numero all'interno del quale il gruppo degli attori (che conta un quantitativo di giornate lavorative all'anno pari a 9,4) incide da solo – non va dimenticato – per il 68,44%. Il confronto con gli altri ambiti dello spettacolo propone divari quasi abissali.
Nel corso del periodo analizzato, nessun'altra attività delle aree artistiche conta operatori con oltre 260 giorni di lavoro all'anno (tavole 10 e 11). L'unica presenza significativa nei cluster a maggiore stabilità va ascritta al comparto radiotelevisivo, dove 3.754 fra conduttori, registi, aiuto registi e sceneggiatori, direttori di scena e di doppiaggio, concertisti e orchestrali, scenografi, arredatori e costumisti, sono impegnati per la considerevole media annuale di 250,2 giorni lavorativi, in un rapporto contrattuale che si prefigura a tempo pressoché pieno. Persino nella vasta comunità del mondo musicale è venuto a mancare gran parte dell'apporto di impieghi a maggiore stabilità.

cap13-09

Degli oltre 500 scenografi, arredatori, costumisti e direttori di scena che negli anni precedenti risultavano occupati in media oltre 120 giornate, sono rimasti soltanto gli ultimi a esserlo, calcolati nel 2012 in 85 unità.

cap13-10

cap13-11

Oltre che significativo, l'apporto delle aree artistiche in termini di stabilità è anche consistente, per cui il bilancio complessivo dei livelli d'impiego improntati a una determinata continuità di prestazioni in campo cinematografico presenta alla fine valori di grandezza molto probabilmente non del tutto apprezzati o quanto meno non in misura adeguata. Visi registra il calo relativo della media totale di giornate lavorate (-2,79% sul 2011) e del numero di addetti che li vedono impegnati (-1,98%), ma ne emerge anche il contestuale aumento della quota di operatori che accedono a un regime d'occupazione caratterizzato da maggiore stabilità (tavola 12).

cap13-12

cap13-13

cap13-14

Le cifre e le percentuali esposte sono già di per sé indicative. A sottolinearne la valenza concorrono poi i raffronti con i volumi delle prestazioni professionali di più lunga durata alle quali si fa ricorso negli altri campi dello spettacolo (tavole 13 e 14). Perché il riscontro fra i consuntivi dei diversi comparti conduce ad apprezzare la reale capacità delle attività cinematografiche non solo di creare lavoro, ma di generarne anche ad alto tasso di contenuti artistici, ideativi e creativi oltre che a elevata specializzazione tecnica.

cap13-13

cap13-14

Un ulteriore elemento di valutazione scaturisce dall'analisi del contributo unitario che ogni impresa attiva (che ha versato cioè negli ultimi anni contributi sociali prima all'Enpals e poi alla Gestione ex-Enpals dell'INPS) offre sul mercato del lavoro del comparto cinematografico. Nella loro scansione temporale i dati dicono che il numero medio di addetti delle aziende aderenti al sistema previdenziale è gradatamente scemato da 21,91(2008) a 18,55 nel 2012 (-15,33%), in dipendenza dell'alterno andamento delle iscrizioni sia dei contribuenti – ora poco più numerose (+0,89%) di quanto lo erano nel 2008 – sia delle imprese, che si sono invece notevolmente incrementate (+19,15%)3.
In rapporto a questo trend, l'occupazione a maggiore stabilità creata mediamente in ogni azienda mette invece in luce un'evoluzione molto più lineare e soprattutto positiva, a eccezione di un lieve arretramento nell'ultima frazione di periodo (tavola 15). Gli occupati più stabili fra gli addetti dell'area tecnica e organizzativa erano virtualmente (si tratta di valori medi) 6,05 nel 2008 e nel 2012 corrispondevano a 7,10; quelli dell'area artistica e di scena sono invece scesi da 1,33 a 1,23 per azienda. La loro somma presenta ai due poli opposti le medie di 8,28 e 8,33 e pertanto il saldo appare attivo, anche se nel corso del tempo i valori erano arrivati a livelli superiori (il vertice di 8,95 è del 2009) per poi scendere gradualmente.
Anche sotto questo profilo tuttavia la parametrazione con gli altri comparti si conferma pietra di paragone indicativa della stabilità degli impieghi nella pianta occupazionale degli operatori del cinema: fatta eccezione per l'attività radiofonica e (soprattutto) televisiva i valori esposti dal perimetro cinematografico risultano nettamente superiori (tavola 16).

3Il repertorio Enpals qualifica le imprese in 40 diverse tipologie. In 10 di queste categorie rientrano le aziende considerate e registrate come attive nel settore cinema: imprese di produzione cinematografica (codice 112); imprese di produzioni varie (shorts pubblicitari, fotoromanzi, eccetera – codice 113); imprese di sviluppo e stampa (114); imprese di doppiaggio (115); imprese di distribuzione e noleggio (121); stabilimenti di produzione cinematografica (111); esercizi esclusivamente cinematografici (122); esercizi cinematografici polivalenti (123); imprese organizzatrici di festival (532); imprese per la fornitura di servizi nei vari settori dello spettacolo (713)

 

Copyright © Fondazione Ente dello Spettacolo / P.Iva 09273491002 - Soluzioni software e Ideazione grafica a cura di