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Report 2013

1ª PARTE - LA POLITICA ISTITUZIONALE

2ª PARTE - IL MERCATO DELL'OFFERTA

3ª PARTE - LE RISORSE DEL SETTORE

4ª PARTE - L'INTERVENTO PUBBLICO

5ª PARTE - IL MERCATO DELLA DOMANDA

6ª PARTE - IL SISTEMA PRODUTTIVO

7ª PARTE - IL MERCATO DEL LAVORO

FOCUS

TESTIMONIANZE

FILM COMMISSION

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
» Report 2013
Settima Parte - IL MERCATO DEL LAVORO
ARTISTI TECNICI E COMUNITÀ PROFESSIONALI
Capitolo 13 - La mappa delle risorse
Livelli e periodi d’impiego

Nel corso del tempo, l'impegno lavorativo delle risorse umane appare molto più intenso ed è accompagnato da una maggiore stabilizzazione del loro impiego (tavole 1 e 2). A legittimazione di questo rilievo si schiera la circostanza che lo sviluppo occupazionale sembra interessare in primo luogo quanti seguono materialmente, nelle loro specifiche competenze professionali, la lavorazione del prodotto lungo tutta la sua fase di realizzazione fisica.In ordine ai trend dell'impiego lavorativo nel cinema e negli altri comparti si può osservare che a differenza del 2009, quando in concomitanza con il calo delle ore di lavorazione complessive rilevate in cinematografia era maturato anche quello delle ore medie d'impiego per ogni addetto, nel 2012 alla diminuzione del tempo globale di lavoro si è contrapposto un aumento dell'impegno medio per ogni addetto.

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Soltanto il comparto teatrale – nell'ambito del settore dello spettacolo in cui opera laGestione ex-Enpals – mostra nel 2012 un decremento delle giornate di lavoro svolte in media da ogni singolo operatore. Per tutti gli altri settori, cinema compreso, i dati sono migliori rispetto ai corrispettivi del 2011. Per quanto riguarda il monte globale di giorni lavorativi cumulati da tutti gli addetti, il cinema accusa un leggero regresso al pari degli altri comparti tradizionali – radiotelevisione, teatro e musica – e solamente quelli a com-posizione più articolata e variegata (trattenimenti vari e spettacoli polivalenti, impiantisportivi e attività varie) sono riusciti a totalizzare un numero complessivo di giornate annue superiore a quello rilevato per il 2011.
A fronte degli aumenti che il settore nel suo insieme ha generato nel 2012 – nella media per addetto così come nel monte annuale – risulta pertanto che il cinema mantiene per il quinto anno a 0,72 il delta dell'impiego medio per addetto, mentre vede scendere perla prima volta sotto il 20% il tempo lavorativo annuo dei suoi operatori rispetto a quello globale dello spettacolo e non rappresenta più il secondo apporto, ma il terzo, risultando seppur di poco inferiore (5,969 milioni di ore contro 5,979) a quello del comparto "Trattenimenti vari e spettacoli polivalenti".

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Nel merito dell'andamento degli impieghi di lavoro e della loro relativa stabilizzazione appare utile ricordare la tipologia dei vari gruppi professionali (tavola 3) su cui si basano le statistiche e i ruoli della Gestione ex-Enpals, che prevedono l'inquadramento di ben 192 diverse categorie di lavoratori (157 per lo spettacolo e 35 per lo sport professionistico) in ragione dei diversi regimi contrattuali, ma anche delle rispettive professionalità.
Nel raggruppamento A confluiscono le attività direttamente connesse alla produzione e alla realizzazione di spettacoli (comprese quelle peculiari a tutti i componenti delle troupe) e perciò – per quanto riguarda la cinematografia – di film e prodotti video. Nel B convergono invece categorie impiegate (in genere) abbastanza stabilmente e in mansioni funzionali, volte prevalentemente ad assicurare la continuità operativa delle aziende. Del raggruppamento C fanno invece parte le risorse per così dire di base nel processo organizzativo di qualsiasi impresa: quelle impegnate in pianta stabile, che costituiscono in linea generale il cosiddetto "personale fisso" e quindi (in larga prevalenza) più di line che di staff. Nel perimetro delle prime due tipologie si pongono in pratica i rapporti di lavoro a tempo determinato, mentre per l'accesso alla terza si mostra cogente un regime contrattuale a tempo pieno, ossia indeterminato1.

È sulla base delle statistiche riferite alle categorie dei tre raggruppamenti Enpals che si possono ricavare i dati funzionali a tracciare l'andamento occupazionale dei diversi ambiti professionali dello spettacolo, attraverso la griglia che riunisce in tre aree omogenee le risorse impiegate: quelle di natura artistica, creativa e di scena (che mutuando un termine dal linguaggio pubblicitario potrebbero essere definite above the line, cioè di maggiore visibilità, sebbene nell'attività cinematografica vengano abitualmente qualificati in questo modo i costi –relativi anche al personale – sostenuti nella lavorazione concreta dei film); quelle a preminente contenuto tecnico e organizzativo in riferimento specifico alla realizzazione della produzione;quelle di carattere operativo e amministrativo che attengono più propriamente alla gestione delle imprese (potrebbero essere considerate below the line, ossia di minore visibilità)2.
La rilevazione dei periodi d'impiego di tutta la comunità professionale nel corso dell'anno – al servizio del calcolo dei contributi da versare al sistema previdenziale – consente ad esempio di valutare la media delle prestazioni di lavoro fornite nel comparto cinematografico da ogni categoria (tavola 4).
L'aumento dei livelli d'impiego sul totale degli addetti è in corso dal 2008 e da 70,1 giornate lavorative annue è salito nel 2012 a 76,5 giorni pro-capite (+9,13%) permeando sia il bacino artistico e di scena sia le altre due aree tecnico-organizzativa e operativo-amministrativa,sebbene con un diverso decorso. Nel primo alveo la fase d'incremento si è innescata nel2011 e ha compensato due cedimenti subiti dal secondo nell'ultimo biennio.
2011 e ha compensato due cedimenti subiti dal secondo nell'ultimo biennio.
Incrociando questi valori in termini d'impiego delle diverse qualifiche con i dati di segmentazione del panel di operatori secondo il numero di quanti confluiscono nelle diverse figure professionali e l'intensità del turnover che si registra in queste categorie, è possibile poi delineare la progressiva trasformazione della pianta occupazionale del cinema in base alla maggiore o minore stabilità di lavoro nelle diverse aree (tavola 5) e in confronto anche alle altre attività dello spettacolo.

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Il primo rilievo riguarda il trend di tutte le occupazioni a maggiore stabilità, impiegate cioè più di 90 giorni all'anno. A fronte del calo dell'occupazione generale, il relativo aumento che vi si registra appare indicativo sia di un livello di produzione costante che richiede apporti professionali adeguati e corrispondenti, sia delle professionalità per così dire irrinunciabili in virtù della loro peculiare specializzazione, quali i tecnici di produzione e i responsabili della produzione stessa (organizzatori e ispettori). Lo dimostra anche l'andamento dell'occupazione secondo i diversi gradi di stabilità, che pone in evidenza come il grado di maggiore stabilità sia maturato appunto attraverso l'aumento del loro numero, collegabile alla crescente diffusione delle tecnologie avanzate, digitali e informatiche in genere, nel comparto cinematografico.

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Nella fascia degli impiegati per più di 260 giornate lavorative è rientrata nel 2012 anche la categoria dei dipendenti delle imprese di noleggio. Come segnala lo screening dei turnover che interessano le varie qualifiche, il numero di questi addetti è tuttavia in progressiva riduzione, quale probabile effetto della digitalizzazione delle sale di proiezione: era già diminuito da 513 a 448 nel 2010 (-12,6%) sul 2009 e poi ulteriormente contratto a 402 nel 2011 (-10,2%) e nel 2012 è sceso ancora a 366 (-8,95%) per un decremento complessivo di 147 unità pari al 28,65% rispetto al 2009 (tavola 6).
Attraverso i dati si può constatare come la componente più stabile dell'occupazione in cinematografia, per quanto riguarda le aree tecniche e amministrative, appaia in graduale crescita, anche al di là di eventuali e saltuari regressi, come si è registrato fra il 2011 e il 2012. In effetti, gli addetti con oltre 260 giorni lavorativi all'anno sono saliti in complesso fra il 2008 e il 2012 di 3.436 unità (+42,20%) e quelli con più di 120 giornate di lavoro annue di 726 (+13,05%). Nell'insieme questi gruppi professionali a maggiore stabilità si sono arricchiti rispetto al 2008 di 4.162 posizioni (+30,37%), nonostante un arretramento fra il 2011 e il 2012 di 520 posti (-2,82%).
L'elaborazione statistica non comprende però fra le risorse impegnate oltre 120 giorni due gruppi professionali che fino al 2011 vi rientravano: "Operatori e maestranze del raggruppamento A" e "Produzione cinematografica, di audiovisivi e di spettacolo" (definito nelle tabelle con la voce "organizzatori, direttori e ispettori"). Infatti, nel 2012 i corrispondenti monte giorni di lavoro annui sono scesi rispettivamente a 93,0 e 111,8.
Alla luce della forte consistenza delle due categorie (fra il 2008 e il 2012 il numero totale ha oscillato nel primo caso fra 7.076 e 8.020 unità e nel secondo fra 3.743 e 4.092) e anche del relativo scarto che separa un arco di tempo di 120 giorni da uno – in particolare – di quasi 112 (va considerata la particolare caratura dei periodi d'impiego nel segmento della produzione cinematografica), si è ritenuto opportuno includere quanti di questi hanno prestato la loro opera nel corso dell'anno per almeno 90 giornate lavorative (circostanza peraltro verificatasi come detto soltanto nel 2012, dal momento che negli anni precedenti avevano sempre superato tale soglia).
Il loro inserimento consente in effetti di valutare, per quanto riguarda le aree tecniche, la struttura occupazionale del cinema in confronto agli altri comparti dello spettacolo e dell'intrattenimento (tavole 7 e 8). È una comparazione che pone sotto i riflettori la capacità del cinema di creare, al di là delle convinzioni comunemente diffuse, molta più occupazione a carattere di stabilità di tutte le altre attività, anche del sistema radiotelevisivo che basa peraltro la sua struttura gestionale e organizzativa su 15.671 impiegati.

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1L'attività lavorativa nel campo dello spettacolo è definita non in base alla partecipazione o meno del pubblico quanto invece in attinenza esclusiva con «il fine di rappresentare un evento visivo» – così come un testo letterario o musicale piuttosto che un'esibizione artistica – «con personale abilità degli interpreti, rivolta a provocare il divertimento, in senso culturalmente ampio, degli spettatori». Chiunque contribuisca all'organizzazione e allo svolgimento di queste manifestazioni e attività è perciò considerato (in osservanza al Decreto Legislativo del Capo provvisorio delloStato numero 708 del 1947, articolo 3, e dei provvedimenti che ne hanno disposto le successive modifiche) operatore professionale occupato nel settore dello spettacolo.
2Le figure e le qualifiche professionali in cinematografia, secondo la convenzionale nomenclatura gestionale adottata internazionalmente, vengono ricondotte essenzialmente a cinque tipologie: creativa, creative staff, in capo a soggettisti, sceneggiatori, scenografi, compositori e costumisti; artistica, artistic labour, in cui confluiscono in linea di massima produttori, registi, direttori di montaggio e fotografia e coreografi; di scena, performing labour, comprendente attori e comparse, eventuali musicisti e ballerini; tecnica, technical line, che include direttori di scena e doppiaggio, assistenti alla regia, responsabili di casting, operatori di ripresa, tecnici del suono e delle luci, elettricisti, attrezzisti, montatori del set, sarti, truccatori, parrucchieri e così via; amministrativa, administrative work, con agenti di produzione, funzionari della contabilità, addetti ad acquisti, noleggi e approvvigionamenti (F. Perretti - G. Negro in Economia del cinema. Principi economici e variabili strategiche del settore cinematografico, Etas-RCS Libri, Milano 2003, pp. 64-90).

 

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