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Report 2014
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Report 2013

1ª PARTE - LA POLITICA ISTITUZIONALE

2ª PARTE - IL MERCATO DELL'OFFERTA

3ª PARTE - LE RISORSE DEL SETTORE

4ª PARTE - L'INTERVENTO PUBBLICO

5ª PARTE - IL MERCATO DELLA DOMANDA

6ª PARTE - IL SISTEMA PRODUTTIVO

7ª PARTE - IL MERCATO DEL LAVORO

FOCUS

TESTIMONIANZE

FILM COMMISSION

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
» Report 2013
Settima Parte - IL MERCATO DEL LAVORO
ARTISTI TECNICI E COMUNITÀ PROFESSIONALI
Capitolo 12 - La comunità professionale
Il trend dell'occupazione

All'interno della comunità professionale del cinema, la componente degli artisti e tecnici rappresenta sotto il profilo occupazionale e lavorativo una risorsa essenziale ed è un elemento strutturale di tutte le attività dell'industria filmica. Nell'ambito del comparto audiovisivo, come già rilevato in passato, soprattutto il cinema è infatti fautore di una lunga e consolidata pratica di quegli impieghi a termine, per così dire a commessa, che nell'arco dell'ultimo decennio si sono introdotti e diffusi anche negli altri settori dell'industria e dei servizi con varie modulazioni, dando corpo a una vasta tipologia di lavori discontinui e occasionali o cosiddetti atipici.
Con la sua configurazione produttiva consolidata storicamente sulle prestazioni a progetto, il cinema vanta una indubbia consuetudine di rapporti con la flessibilità e questa dimestichezza consente di assimilare almeno in parte i contraccolpi di contingenze e congiunture meno favorevoli e di sapere conformarsi – quanto meno inizialmente – all'andamento contrastante del ciclo economico. La diminuzione dei contribuenti iscritti si è riflessa per esempio in una relativa, per quanto modesta, crescita del saggio medio di occupazione (il fenomeno si rivela peraltro comune anche agli altri comparti, fatta eccezione per il teatro), salito nel 2011 da 74,1 giornate di lavoro annue a 75,5 e di nuovo nel 2012 a 76,5 (tavola 8).

cap12-08

In generale si nota un maggiore impiego di addetti nel corso dell'anno, a fronte di una riduzione del parco-addetti stesso, in tutta probabilità a contrastare con una maggiore produttività (e minori costi di personale, in particolare per quanto riguarda le componenti di retribuzione fissa) la congiuntura economica negativa.
In linea con la sua leadership in termini di spettacoli prodotti e fatturati d'attività complessivi, il cinema è l'attività che insieme al maggior numero di addetti (27,46% del totale) vanta anche il secondo volume di occupazione professionale con 5,969 milioni di giornate lavorate all'anno, pari al 19,75% del monte-giorni globale, una quota di un punto percentuale sotto a quella del 2011, quando aveva stabilito il suo primato storico, non essendo mai stato raggiunto in precedenza il livello di 6,309 milioni di giornate. Resta così a un'incollatura dal sistema radiotelevisivo (20,84%) con i suoi 6,301 milioni di giorni lavorativi (tavola 9).

cap12-09

In termini di giornate di lavoro svolte nell'arco dell'anno e rispetto al totale di tutto il settore, le attività cosiddette tradizionali – e a maggior contenuto artistico – dello spettacolo hanno accusato nel 2012 un calo, seppure contenuto, mentre si è registrato un andamento opposto a favore dei comparti più differenziati (trattenimenti vari e spettacoli polivalenti, altre attività e impianti sportivi).


È il cinema a sostenere l'audiovisivo. I dati sembrano suffragare il ruolo di comparto-guida che il cinema ricopre nell'ambito dello spettacolo e dell'intrattenimento audiovisivo. A fronte del numero di società cinematografiche aderenti al sistema previdenziale, che costituisce in effetti soltanto il 15,65% dell'intero parco delle aziende registrate all'ente di previdenza, i numeri stanno a testimoniare la capacità produttività del settore, implicita nell'assetto organizzativo e strutturale della sua imprenditoria.
Dalla peculiare facoltà di creare occupazione, in termini sia di addetti sia di tempi d'impiego, deriva il suo indiscusso primato per quanto concerne il monte retributivo annuo cumulato dai suoi operatori: pur risultando in discesa (-5,90%) nel 2012 con 846,3 milioni di euro, dagli 899,4 del 2011 che avevano segnato un record assoluto, continua a essere oltre un quarto (27,45%, come riporta la tavola 2) di tutta la Gestione ex-Enpals.
Un altro valido indicatore della proattività del cinema sul piano occupazionale viene espresso dalla facoltà di creare più lavoro – artistico e tecnico, oltre che amministrativo – rispetto a tutte le altre aziende del settore. I contribuenti attivi ai quali ogni impresa cinematografica ha fatto in media ricorso nel 2012 per avvalersi delle loro prestazioni risultano 18,55 a fronte di un indice d'impiego cumulativo dello spettacolo pari a 10,52. È sceso di quasi tre unità rispetto al 2010, ma resta migliore anche di quello del comparto radiotelevisivo (17,71 ad-detti) la cui operatività come noto è fondamentalmente basata su strutture fisse (tavola 10).

cap12-11

Al di là della comparazione con altre attività dello spettacolo, resta da valutare in ogni caso lo specifico andamento occupazionale in campo cinematografico. Perché, mentre resta costante il depauperamento di addetti negli ambiti televisivi e radiofonici che regi-strano 9.959 contribuenti iscritti in meno dal 2006 in poi, con uno scarto negativo del32,23% (in quello musicale se ne sono dispersi addirittura 23.049 a partire dal 2004), la comunità del grande schermo ha accusato nel 2012 una brusca frenata perdendo 5.543risorse (-6,63% sul 2011) dopo un primo precedente calo di 1.265 unità (-1,49% sul 2010),con un bilancio biennale di 6.808 sottrazioni e un saldo percentuale negativo pari all'8,02% (tavola 11).
Si tratta oltretutto del maggiore prosciugamento di tutto il bacino del settore, che va oltre la metà della fuoriuscita di 10.398 contribuenti denunciata nel 2011, dal momento che vi apporta un contributo ammontante al 53,30% del totale.

 

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