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Report 2013

1ª PARTE - LA POLITICA ISTITUZIONALE

2ª PARTE - IL MERCATO DELL'OFFERTA

3ª PARTE - LE RISORSE DEL SETTORE

4ª PARTE - L'INTERVENTO PUBBLICO

5ª PARTE - IL MERCATO DELLA DOMANDA

6ª PARTE - IL SISTEMA PRODUTTIVO

7ª PARTE - IL MERCATO DEL LAVORO

FOCUS

TESTIMONIANZE

FILM COMMISSION

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
» Report 2013
Settima Parte - IL MERCATO DEL LAVORO
ARTISTI TECNICI E COMUNITÀ PROFESSIONALI
Capitolo 12 - La comunità professionale
Settori e macrosettori di riferimento

I dati dell'ente previdenziale sono fondamentali – anche perché unici – per valutare le prestazioni artistiche in via prioritaria nell'ambito cinematografico e poi in rapporto anche a tutte le attività dello spettacolo in generale. La misurazione dell'incidenza dei comparti nel sistema produttivo dello spettacolo indica ad esempio che il cinema continua a essere per numero di addetti e per importo del monte retributivo il principale bacino professionale dell'universo ex-Enpals di riferimento.
Rivolte soprattutto a valutare l'occupazione dipendente, le statistiche Istat, elaborate secondo la classificazione europea Ateco 2007 e aggiornate al 2011 con la rilevazione del censimento generale, permettono invece di costruire un quadro raffrontativo con gli altri rami del settore audiovisivo. Rispetto alla istantanea scattata nel 2010, quando il suo novero di addetti rappresentava la larga maggioranza, con una percentuale superiore anche del 15% all'entità delle persone occupate dall'emittenza televisiva, la comunità professionale del cinema ha mantenuto la sua leadership, ma il gap si è ridotto al 5% dal momento che i nuovi dati censuari hanno attribuito ai network TV un aumento di 2.577 addetti (l'unico nel settore) pari a un progresso dell'11,16% (tavole 3 e 4).
Lungo le coordinate generali del mercato del lavoro delineate dall'Istituto Nazionale diStatistica si può inoltre riscontrare che l'apporto della rete d'impresa del cinema sul piano dell'occupazione sia preminente pure a livello del macrosettore comprensivo di tutte le attività editoriali digitali e analogiche, nonostante la sua quota d'incidenza – stabilmente conservata in precedenza oltre il 31% – sia scesa di quasi tre punti percentuali,fino al 28,73%. Mantiene peraltro una certa visibilità (superiore al 5%) nel grande alveo dei servizi di informazione e comunicazione, dove è predominante il ruolo delle compagnie di telecomunicazioni, principalmente di quelle attive nella telefonia (tavola 5).

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Va in ogni caso rimarcato come il cinema, nonostante il vistoso calo occupazionale accusato nel 2011, abbia comunque accresciuto la sua quota percentuale rispetto al totale nazionale a causa del ben più grave regresso di cui ha sofferto l'intero mercato del lavoro del Paese (tavola 6).
In questa ricognizione sulla rilevanza dell'industria del cinema in riferimento alla pianta occupazionale del mercato del lavoro, occorre sottolineare un aspetto significativo. Le rilevazioni dell'Istat non includono una componente importante delle risorse umane che costituiscono invece un ramo essenziale di quelle comprese nel bacino specifico della Gestione ex-Enpals: la comunità degli artisti e dei tecnici dedicati stabilmente e in via esclusiva alla realizzazione delle produzioni nel mondo dello spettacolo e dell'intrattenimento. Secondo la metodologia statistica corrente, le posizioni lavorative si distinguono in dipendenti e indipendenti, comprendendo fra le prime (che costituiscono la cosiddetta base) quelle di tutti i prestatori d'opera sotto qualsiasi veste e forma contrattuale e fra le seconde (classificate in una teorica fascia intermedia) quelle di tutti i lavoratori e professionisti autonomi, inclusi gli imprenditori, i titolari e i soci d'azienda.
La somma di queste componenti della struttura lavorativa determina il numero totale di occupati. Sotto questo profilo, per quanto riguarda il comparto cinematografico (e in parte anche per quelli di musica, televisione e radio), alle persone censite dall'Istat nel periodo 2008-2011 – nelle due categorie dei dipendenti diretti e degli occupati in regime contrattuale di flessibilità – andrebbero perciò aggiunti tutti i soggetti delle aree artisti-che, creative, di scena e tecniche che lavorano a progetto e che sono rilevati, in quanto contribuenti, dalla Gestione ex-Enpals.
Un altro aspetto sostanziale concerne la valutazione dei cosiddetti "conduttori d'azienda" – titolari, imprenditori, amministratori e soci – che compongono l'ultima fascia, figurata simbolicamente come situata al vertice della piramide professionale. Nelle statistiche Istat, alla voce "imprenditori, titolari e coadiuvanti", confluiscono quelli che compaiono nei ruoli aziendali in veste di diretti gestori, mentre nell'anagrafe del Registro delle Imprese affluiscono tutti i titolari, soci, amministratori e soggetti con altre cariche che ricoprono ruoli di responsabilità nella conduzione delle imprese. Nel repertorio camerale il loro numero è nettamente superiore e sembra un punto di riferimento di maggiore aderenza alle realtà aziendali, in quanto rappresenta il corrispettivo della considerevole frammentazione della rete d'impresa e ne è la preziosa trama del tessuto produttivo (fra i tre fattori della produzione l'imprenditoria è senza dubbio il primo, senza il quale non si innescano né i capitali né il lavoro necessari ad avviare qualsivoglia progetto e processo di prodotto).
Componendo il puzzle dei vari elementi si arriva a un risultato che costituisce con ogni probabilità il riferimento al momento più realistico riguardo alla comunità professionale impegnata istituzionalmente (senza considerare cioè le forze di lavoro impiegate nella fornitura di servizi o nelle produzioni generate nell'ambito dell'indotto diretto) nell'attività cinematografica, nella consapevolezza che l'anagrafe Movimprese accorpa agli operatori cinematografici circa 2 mila gestori di attività musicali(tavola 7).

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