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Report 2013

1ª PARTE - LA POLITICA ISTITUZIONALE

2ª PARTE - IL MERCATO DELL'OFFERTA

3ª PARTE - LE RISORSE DEL SETTORE

4ª PARTE - L'INTERVENTO PUBBLICO

5ª PARTE - IL MERCATO DELLA DOMANDA

6ª PARTE - IL SISTEMA PRODUTTIVO

7ª PARTE - IL MERCATO DEL LAVORO

FOCUS

TESTIMONIANZE

FILM COMMISSION

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
» Report 2013
Sesta Parte - IL SISTEMA PRODUTTIVO
IMPRENDITORI ATTIVITÀ E GESTIONE D'IMPRESA
Capitolo 11 - I risultati economici

Non è facile valutare quante siano le imprese effettivamente operanti sul mercato cinematografico rispetto a tutte le 6.204 realtà imprenditoriali censite nel 2011 all'interno della classifica europea delle attività economiche dall'Istat nel gruppo "Produzioni cinematografiche, di video e di programmi televisivi, di registrazioni musicali e sonore". Ma i dati dell'Istituto Nazionale di Statistica sui conti economici, sulla struttura e sulla competitività delle imprese sono frutto delle uniche rilevazioni cumulative disponibili e costituiscono per congruità e valenza la base d'analisi unanimemente utilizzata. Per quanto di relativo aggiornamento, stabiliscono gli ordini di grandezza attraverso i quali si determinano i valori assoluti dei vari segmenti e comparti e quelli relativi ai volumi e alle quote della loro produzione sia negli ambiti specifici di appartenenza sia nel complesso dei settori cosiddetti allargati. Rappresentano inoltre il parametro essenziale per delineare la distribuzione territoriale delle attività e definire i loro cicli d'andamento, mentre l'individuazione uniforme dei campi d'osservazione consente di focalizzare – oltre che a breve anche a medio lungo termine – i principali asset gestionali e operativi delle imprese e i fattori che ne influenzano e condizionano l'evoluzione. Il complesso di imprese monitorate può essere considerato eccessivo rispetto alle reali dimensioni di quante hanno nelle attività cinematografiche il loro core business, ma è indubbio che siano proprio da ricondurre in larghissima parte all'industria del cinema i volumi e i valori economici prodotti dal parco aziende nel suo insieme. A conferma dei difficili equilibri che caratterizzano la produzione per il grande schermo, la successione dei risultati nel corso degli anni manifesta peraltro un'alternanza – quasi sempre a doppia cifra – che raramente viene riscontrata in altri settori, soprattutto quando matura in un contesto di trend, fra i diversi segmenti che li compongono, in relativa contrapposizione. D'altra parte sono proprio gli esiti altalenanti ad accompagnare prodotti a breve ciclo di vita e soggetti al fluttuare della moda come i film. E i dati evinti dal censimento generale dell'industria e dei servizi del 2011 registrano un parziale ridimensionamento dei valori rilevati nell'anno precedente.
In merito alla struttura dei ricavi globali realizzati in complesso nei vari settori o macrosettori – dall'audiovisivo al sistema dei servizi di informazione e comunicazione – la base di confronto è il valore della produzione, che in questa tipologia di attività corrisponde peraltro a una posta di bilancio superiore in misura sempre contenuta alla voce relativa al fatturato, ossia ai ricavi derivanti dalle gestione tipica dell'azienda (tavole 1, 2e 3). La valutazione dell'incidenza economica nel quadro delle aggregazioni settoriali e di sistema evidenzia, come anticipato, una riduzione delle quote del comparto cinematografico, anche rispetto a quanto mostrano i dati pertinenti alla consistenza della sua rete di aziende e dell'occupazione professionale riportati nei capitoli precedenti.

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In realtà, secondo quanto espongono cifre e percentuali, nel 2011 la fase di contrazione nonè stata accusata soltanto dal cinema, ma da tutto il settore audiovisivo e in primo luogo dal-l'emittenza televisiva, mentre il calo della sua quota d'incidenza era dovuta in parte al contestuale e sensibile sviluppo delle attività musicali. In merito alle condizioni che hanno penalizzato il comparto e alle loro origini non emergono indicazioni specifiche dalla scomposizione del valore della produzione in base ai contributi dei quattro segmenti d'attività.
Appare più significativo invece il quadro tracciato attraverso la ripartizione dimensionale delle aziende (tavole 4 e 5).

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A un primo esame appare evidente che buona parte del disavanzo (il 68,32%) accusato nel 2011 è maturato in seno alle piccole imprese da 10 a 49 addetti, ma un'altra robusta porzione (31,68%) è stata accusata dal nucleo delle grandi aziende, a causa dell'eliminazione di 9 di loro sul totale di 17. Tuttavia lo scompenso rilevato nelle attività delle piccole società rientra nell'ordine delle fluttuazioni che ne scandiscono annualmente l'operatività.

 

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