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Report 2013

1ª PARTE - LA POLITICA ISTITUZIONALE

2ª PARTE - IL MERCATO DELL'OFFERTA

3ª PARTE - LE RISORSE DEL SETTORE

4ª PARTE - L'INTERVENTO PUBBLICO

5ª PARTE - IL MERCATO DELLA DOMANDA

6ª PARTE - IL SISTEMA PRODUTTIVO

7ª PARTE - IL MERCATO DEL LAVORO

FOCUS

TESTIMONIANZE

FILM COMMISSION

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
» Report 2013
Sesta Parte - IL SISTEMA PRODUTTIVO
IMPRENDITORI ATTIVITÀ E GESTIONE D'IMPRESA
Capitolo 10 - L'attività d'impresa
La generazione di lavoro

L'industria del cinema – lo documenta anche la tavola 3 del capitolo precedente – è popolata di microimprese e questa caratteristica (per la verità comune alle reti di aziende degli altri grandi Paesi europei) continua a essere considerata uno fra i punti più deboli della sua struttura. Il giudizio appare però frutto di una trasposizione di fattori, perché in realtà il vero tallone d'Achille (come già sottolineato nelle precedenti edizioni del Rapporto) è l'assenza di un nucleo di gruppi leader in grado di schiudere gli orizzonti produttivi, rappresentare standard di qualità ed essere punti di riferimento per tutto il tessuto imprenditoriale, in assonanza con quanto avviene in genere per altri comparti del Made in Italy (ad esempio moda e design). La mancanza di top maker pesa in particolare sul film italiano nell'ottica di mercato, ossia nelle effettive potenzialità di penetrazione delle sue opere (talvolta anche al di là della qualità intrinseca dei prodotti realizzati) e in chiave competitiva, cioè nelle reali possibilità e capacità di sostenere la produzione e la sua promozione a campo aperto, sia all'interno dei confini nazionali sia all'estero.
La forte densità delle aziende di minori dimensioni non è di per sé fenomeno negativo.Le micro imprese occupano il 29% degli addetti (3,8 milioni) di tutto il sistema produttivo nazionale, rappresentano la quintessenza delle società a gestione familiare (la quota relativa è pari all'84,3%) e sono essenziali nell'alimentare le economie locali, dal momento che il 63% di esse ha il proprio mercato solo nel territorio regionale1.


Le fasce dimensionali. Le microimprese sono un portato storico delle attività d'impresa nel Paese e il cinema non fa eccezione con 9 aziende su 10 che contano meno di 9 addetti (tavola 13) ma soprattutto con le 6,5 che non ne hanno affatto. L'Istat elabora infatti la scomposizione della fascia da 0 a 9 unità di lavoro che sta alla base della segmentazione dimensionale delle imprese, individuando quelle con nessuno o un solo dipendente e quelle che ne hanno da 2 a 9. Ne scaturiscono fasce di aziende per addetti ancora più realistiche, con risultati eloquenti (tavola 14).
Il censimento 2011 ratifica un aumento del cluster da 0 a 9 dipendenti pari allo 0,63%, che equivale a 101 microimprese in più rispetto al 2010, ma dal secondo campo d'osservazione si può verificare come il saldo si sia materializzato attraverso l'azzeramento del personale (anche di una sola unità) di 267 aziende che sono andate a infoltire il bacino di quelle prive di addetti.A giudicare dagli smottamenti dei valori attribuiti alle classi immediatamente superiori,il trend più recente esprime però anche indicazioni di senso opposto. Il numero di im-prese con due dipendenti, crollato da 1.606 a 1.042 (-35,12%), denuncia una differenza di 564 unità, e se 286 di queste aziende sono confluite con ogni probabilità nelle fasce con zero (267) o con al massimo un addetto (19), almeno 187 hanno teoricamente ripopolatola classe superiore da 3 a 4 dipendenti.


Le classi per addetti.Una seconda lettura in merito alla creazione di lavoro deriva dalle statistiche per classi di addetti che integrano i dati relativi ai numeri delle aziende per fasce dimensionali con quelli riferiti, per le diverse classi, alla consistenza quantitativa degli addetti, in rapporto sia alle unità di lavoro regolarmente assunte a tempo indeterminato o determinato, sia a tutti i prestatori d'opera a libro paga sotto ogni forma e veste(collaborazioni continuative, impieghi a termine e così via) e che hanno svolto almeno un'ora di lavoro, a esclusione comunque del personale artistico, creativo e di scena che agisce da libero professionista e in autonomia.

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Si ha così un quadro più pertinente alle caratteristiche gestionali delle società di cinema,che sviluppano larga parte della loro attività con l'apporto di contributi professionali esterni e sotto questo profilo si ha modo di apprezzarne la reale capacità di creare occupazione, come mostra il confronto fra i dipendenti diretti e le risorse umane impiegate complessivamente (tavola 15).

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In via preliminare occorre tuttavia considerare l'evoluzione principale registrata fra le rilevazioni (in parte dirette e in parte a campione) del 2010 e quelle censuarie del 2011, che presenta due elementi di rilievo2. Il primo consiste nell'elisione di ben 4.190 unità lavorative dal parco globale di risorse umane utilizzate, corrispondenti a una variazione percentuale negativa del 12,76%. Il deficit maggiore (pari al 70,09%) è ascritto alla categoria dei dipendenti, che denuncia la perdita di 2.937 addetti (l'11,38% di quelli al lavoro nei dodici mesi precedenti), mentre la seconda parte di tagli (29,81%) ha coinvolto il corpo degli altri occupati, che accusa una diminuzione di portata numericamente inferiore a 1.253 collaboratori, corrispondente tuttavia al 17,85% di quanti fornivano le loro prestazioni l'anno prima.
Rientrava nelle previsioni la possibilità che il censimento apportasse correzioni più o meno consistenti ai valori riferiti fino al 2010, ma sulla scorta delle esperienze passate, gli eventuali aggiustamenti di segno negativo o positivo erano stimati nell'ordine di grandezze comprese fra il 5% e il 10% e non di gradazione così intensa.
La sua rilevanza può essere fatta risalire al secondo significativo elemento di valutazione. Ossia alla circostanza che tre impieghi su quattro – il 75,13% dei 4.190 complessivi – sono stati erosi nelle due classi maggiori: 500 in quella da 50 a 249 dipendenti (con un calo relativo del 6,17%) e 2.648 nell'altra con 250 e più addetti, pari addirittura al41,83% del totale 2010. Dal momento che il novero dei collaboratori non assunti a tempo determinato è sempre stato marginale e sono passati da 97 a 34, con una diminuzione di 63 unità, l'emorragia in questi due cluster ha impoverito l'ambito d'occupazione più stabile. E lo ha fatto incidendo su un gruppo di imprese davvero ristretto, passato secondo i dati del censimento da 17 a 8, e specificamente nell'alveo della classe da 250 a 499 addetti, con una media unitaria per le 9 società, di 294,22 unità l'una.
Nella ripartizione per classi e tipologia di addetti evinta dal censimento, il calo degli addetti in valori assoluti si esprime in genere attraverso i movimenti a scalare delle società dalle fasce di grado superiore a quelle di standard immediatamente inferiore, ma nella distribuzione delle quote percentuali di occupazione questa dinamica è riscontrabile soltanto nell'alveo dei collaboratori e non in quello dell'occupazione a maggiore stabilità (tavola 16).

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La ragione preminente consiste nel diverso apporto che le micro imprese forniscono all'interno dei due bacini. Avendo per definizione una media occupazionale a ragione sociale vicina allo zero, nella comunità professionale dei dipendenti diretti, questi operatori non hanno praticamente voce in capitolo e i rapporti percentuali fra gli altri gruppi di classificazione seguono un andamento abbastanza lineare. Il loro ruolo nel ricorso alle prestazioni per così dire aggiuntive – superiore al 92% – è tale da modificare gli equilibri generali fra i diversi gruppi dimensionali, con una quota di personale occupato complessivamente che si attesta oltre il 32%, a un livello pressoché doppio a quelle attribuibili a tutte le altre società di caratura superiore.
Dalla ulteriore scomposizione operata dall'Istat nell'ambito delle microimprese, fra società senza personale o con un solo addetto e quelle che ne hanno da due a nove, si può inoltre apprezzare il contributo fornito dalle società collocate proprio al fondo della scala dimensionale, che giungono a ricoprire nella creazione di lavoro un peso analogo a quello delle aziende da dieci a diciannove addetti a libro paga. Pervengono infatti a coprire da sole oltre l'11% del totale di persone occupate, quando invece il loro apporto alle forze di lavoro regolarmente assunte con contratti dipendenti resta confinato sotto lo 0,50%,mostrando in ogni caso un trendin ascesa, avendo come punto di partenza lo 0,16% del2008 e quale approdo lo 0,33% nel 2011 (tavola 17).

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Esaminando la media teorica dei dipendenti secondo le varie fasce occupazionali, si può inoltre verificare che in generale i valori appaiono quasi sempre molto più vicini alla soglia di base (ossia di 2, 10, 20, 50 e 250 addetti) piuttosto che al limite di confine oltre il quale entrerebbero nel range superiore. Nel raffronto delle medie per azienda fra i valori relativi al personale dipendente e quelli comprensivi degli altri occupati, si evidenzia anche l'incremento di almeno una risorsa lavorativa in più per ogni piccola unità produttiva fino a 19 addetti e soprattutto il fatto che pure la totalità delle microimprese senza addetti operi in realtà con almeno un collaboratore retribuito, a dimostrazione della funzione di volano che sono in grado di svolgere sul mercato del lavoro, in misura ancora più incisiva di quanto riescono a fare tutte le altre aziende di taglia maggiore (tavola 18).

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Le quattro aree di business. Se si cambia il terreno di confronto e si passa dalle medie aziendali per classi di addetti a quelle per le singole società dei quattro segmenti del comparto cinematografico, si riscontra che a ricorrere maggiormente a prestazioni di lavoro, sul versante sia dei dipendenti diretti sia di altre figure professionali di collaboratori retribuiti, sono le società di gestione dell'esercizio; le uniche a far registrare incrementi nell'impiego sia di dipendenti sia di altri occupati e – in contestuale corrispondenza – aumenti delle ore lavorate e dei costi sostenuti in media per compensare il personale (tavola 19).
Le case di distribuzione sono separate da un divario di oltre due risorse umane a unità, mentre gli operatori della produzione e della post-produzione si collocano a distanza ancora maggiore. Per le imprese distributrici, il costo unitario delle persone impiegatesi rivela però più che doppio rispetto a quello sostenuto dai gestori delle sale di proiezione, nonostante una media di ore lavorate all'anno di 8 mila, decisamente minore a quella di 11,08 mila dell'esercizio. Anche in termini di costo del personale il segmento della distribuzione si pone al vertice del comparto, con un valore medio unitario di 295,53 mila euro, più alto del 40,43% rispetto a quello sostenuto nel circuito di proiezione, e del 61,01% di competenza del segmento di produzione, che registra peraltro una media di5,05 mila ore lavorate, inferiore del 54,42%. La media più bassa di spese per il personale è sostenuta dalle industrie tecniche di post-produzione, per un importo di 72,38 mila euro, che corrisponde al 24,49% del costo rilevato per le case di distribuzione (le ore lavorate sono mediamente meno della metà).
Nel complesso i valori riferiti alla gestione delle risorse umane (in subordine anche alla netta prevalenza numerica dei produttori sul totale delle aziende del comparto) valgono a marcare la chiara divaricazione fra i segmenti direttamente impegnati sul mercato come distribuzione ed esercizio e quelli di produzione e post-produzione,che a monte della commercializzazione provvedono alla realizzazione materiale dei prodotti.

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Medie teoriche e valori effettivi. Gli indici medi attribuiti a ogni singola azienda del comparto (ultima sezione della tavola 19) sono però tali solo sotto il profilo statistico, in quanto sono riferiti al totale delle aziende dei quattro segmenti. Le stesse rilevazioni hanno condotto ad accertare che il numero di imprese prive di addetti è pari a 3.930 nel 2008, 3.777 nel 2009, 3.803 nel 2010 e 4.070 nel 2011 (tavola 14). I valori non solo teorici, ma effettivi, basati sul numero medio di addetti vanno pertanto commisurati alle sole altre aziende che hanno personale alle proprie dipendenze: 2.502, 2.409, 2.393 e 2.134 nel quadriennio assunto quale orizzonte d'osservazione dopo l'individuazione delle microimprese formalmente prive di addetti.

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L'indicatore unitario di dipendenti per società passa così più realisticamente da 4,50 persone a 11,35 per il 2008, da 4,34 a 11,08 nel 2009 e da 4,20 a 10,78 del 2010 fino a trasformarsi da 3,68 a 10,63 per il 2011. La graduale riduzione dei rapporti contrattuali a tempo indeterminato e determinato nell'arco del periodo viene pertanto confermata, mail loro numero medio per ogni unità produttiva diventa verosimilmente più che doppio dell'indice riferito indistintamente al bacino globale di operatori (tavola 20).
Per le identiche considerazioni, la media annua della spesa totale in salari e stipendi di ogni società non è formalmente passata da 140,83 mila euro nel 2008 a 125,98 mila euro nel 2011, bensì (sia pure teoricamente, per il fatto che i responsabili di molte ditte individuali si assegnano uno stipendio) da 264,10 mila a 271 mila euro. Allo stesso modo il costo medio complessivo del personale aziendale – al lordo cioè di contributi sociali,oneri tributari e di qualsiasi compenso o indennità supplementari – è salito da un livello ipotetico di 131-140 mila euro a un range più verosimile di oltre 366 mila euro, valore massimo fatto segnare proprio nel 2011.
Agli addetti impiegati alle dipendenze di società che operano con personale proprio si aggiungono poi le risorse professionali messe a libro paga in regime di collaborazione. A differenza delle imprese senza addetti, che si avvalgono mediamente di un solo collaboratore a testa, quelle con dipendenti registrano una media di risorse umane "aggiuntive" diversa: 1,91 persone occupate nel 2008, 1,42 per il 2009, 1,37 per il 2010 e 0,93 nel 2011. Fra addetti assunti in via diretta o semplicemente a titolo di collaborazione sono arrivate di conseguenza a contare prima 12,64, poi 12,48 e 12,12 persone occupate nel biennio 2009-2010 e 13,42 nell'anno del censimento: cifre assai distanti dalle medie oscillanti – fra 5,57 (2008) e 4,61 (2011) – nel periodo considerato dagli indici generali che, nel novero globale del parco aziende del comparto, comprendono anche le imprese a zero dipendenti.

1Terzo report di approfondimento sulla rilevazione diretta sulle imprese svolta dall'Istat nell'ambito delle attività connesse al 9° Censimento Generale dell'Industria e dei Servizi, in particolare sulla competitività delle imprese, a cura dell'Istat-Istituto Nazionale di Statistica (Roma, 25 novembre 2013).
2La descrizione delle metodologie adottate per le rilevazioni sulle piccole e medie imprese appare alle pagine 119-120 di Rapporto 2012 - Il Mercato e l'Industria del Cinema in Italia edito dalla Fondazione Ente dello Spettacolo (Roma, 2013).

 

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