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1ª PARTE - L'INDUSTRIA E IL MERCATO

2ª PARTE - L'ATTIVITA' D'IMPRESA

TESTIMONIANZE

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
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TESTIMONIANZE
4. Museo Nazionale del Cinema di Torino - Il caso Museo Nazionale del Cinema

Inaugurato il 19 luglio 2000, il Museo ha avuto dalla sua apertura alla Mole Antonelliana oltre 6.000.000 di visitatori, diventando uno dei musei più visitati di Torino e del Piemonte e ottenendo numerosi consensi a livello internazionale. In realtà, pochi scommettevano sul Museo quando è stato aperto: le caratteristiche dell'edificio, opposte a quelle richieste per l'allestimento di un museo del cinema, ma anche il carisma della Mole Antonelliana (Foto 1), il monumento simbolo di Torino che rischiava di schiacciare un museo privo di una consolidata tradizione museologica, potevano compromettere seriamente la riuscita di un progetto che aveva già avuto diversi tentativi di allestimento non andati in porto. Quando poi - finalmente - il Museo è stato aperto, non poche voci hanno sottolineato come la cifra dell'allestimento realizzato dallo scenografo svizzero François Confino, molto spettacolare, effimero, più destinato a una mostra temporanea che a un museo permanente, avrebbe portato a una morte rapida e certa. I fatti hanno invece messo in luce che l'allestimento e l'edificio costituiscono proprio due delle chiavi principali del successo del Museo Nazionale del Cinema.


La storia

C'è tuttavia un altro fattore, meno evidente, che ha posto per così dire le fondamenta per il successo del Museo alla Mole Antonelliana: Torino, culla della Settima Arte e luogo con una forte tradizione fotografica, ha conservato nel tempo la sua netta impronta di città sensibile al cinema, sempre aperta a riproporsi come un polo importante nel settore. La stessa nascita del Museo del Cinema racconta come la Torino della fine degli anni Trenta fosse recettiva verso un progetto in apparenza velleitario: quello di Maria Adriana Prolo (Foto 2) che, all'inizio del 1941, decide di creare un luogo dedicato alla memoria e alla celebrazione della cinematografia subalpina e dei suoi protagonisti. È un'idea nata qualche anno prima, grazie a una ricerca di materiali sulla letteratura piemontese (fatta nel 1938 con Francesco Pastonchi1) che consente all'allora giovane studiosa di scoprire la centralità del ruolo svolto da Torino nell'ambito della prima produzione cinematografica2.
La risposta della città al progetto di creare un museo del cinema è subito positiva, nonostante vi siano pochissime esperienze analoghe nel mondo, per di più note solo a una ristretta élite, e nonostante Maria Adriana Prolo parta senza il supporto di un piano strategico concreto.
Nell'arco di pochi mesi, riesce a ottenere contributi per il suo progetto da importanti soggetti della scena imprenditoriale piemontese come la Fiat, la Lancia e le Cartiere Burgo; per ospitare il nascente museo, il Municipio le mette a disposizione alcuni locali della Mole Antonelliana che, dal 1938, non era più la sede del Museo del Risorgimento ed era in cerca di una nuova identità3 (Foto 3); uomini di cinema, come il critico cinematografico Mario Gromo e il regista Giovanni Pastrone, la affiancano per sostenere la sua impresa.
La ragione più probabile dell'immediato riscontro è che il progetto beneficia di un clima d'opinione tendenzialmente disponibile verso questo tipo di iniziative: non tanto sotto il profilo culturale, dal momento che in quegli anni nel campo della critica letteraria e artistica si continua a guardare alla Settima Arte con sospetto e sufficienza, quanto dal punto di vista del più ampio contesto economico-produttivo. Un contesto in cui da tempo è tematizzata l'esigenza di ridare fiato e risorse alla vecchia, fruttuosa industria cinematografica torinese. Dagli inizi degli anni Trenta (e in particolare tra il 1932 e il 1933) è infatti in atto a Torino una campagna stampa a favore della rinascita della cinematografia cittadina. «Torino deve ridiventare un centro produttivo della cinematografia [...] chiamiamo a raccolta i giovani, quelli che vogliono ed hanno l'intenzione di mettersi alla testa di buone iniziative», è scritto nell'editoriale di una testata specializzata come «La Vita Cinematografica»4 a pochi mesi di distanza da un vero e proprio battage condotto parallelamente (nella prima settimana del dicembre 1932) da «La Gazzetta del Popolo» e da «La Stampa»5. «Risorgerà a Torino un'industria cinematografica?» si domanda del resto su quest'ultima testata Mario Gromo in una serie di articoli che, guardando al cinema come inscindibile connubio di arte e industria, segnalano l'immutata possibilità per il capoluogo piemontese di ripercorrere i fasti del passato: «Torino, come già un tempo, può dare un grande contributo a un più vivo rigoglio dell'industria cinematografica italiana, la quale può legittimamente collocarsi fra quelle della radio e della moda, facendosi di quest'ultima la più efficace divulgatrice »6.
Del resto, che l'iniziativa della giovane ricercatrice s'inscriva in un contesto particolarmente favorevole è testimoniato anche dalle parole con cui, nel gennaio del 1946, il Comune la invita a partecipare a una «riunione di studiosi e tecnici della materia», informandola che: «è intendimento della Civica Amministrazione promuovere il risorgere nella [...] Città di un centro dell'attività cinematografica, a continuazione di una nota tradizione artistica e tecnica»7.
Quando poi, nel 1955, Maria Adriana Prolo ottiene finalmente una sede per allestire e aprire il suo Museo a Torino (inaugurato il 27 settembre del 1958 a Palazzo Chiablese), la risposta dei torinesi, subito favorevole, conferma che aveva avuto ragione nel portare avanti la sua "battaglia ideologica" contro il decentramento del Museo a Roma (Foto 4). Nel dopoguerra, infatti, l'apertura del Museo si era prospettata di anno in anno più difficoltosa, intralciata da un contesto nazionale ostile alla creazione di un museo del cinema nel capoluogo piemontese e, per contro, tenace propulsore di un trasferimento delle collezioni in una sede romana. Come sappiamo, Maria Adriana Prolo vincerà la sua battaglia: «È una grande vittoria aver ottenuto Palazzo Chiablese - commenta alla notizia Henri Langlois, fondatore della Cinémathèque française - Questo obbligherà Roma a smetterla con la politica di asfissia nei vostri confronti […].
A partire dal momento in cui il suo Museo avrà il suo Palazzo a Torino, cambieranno tattica, sapendo che non ci sarà più alcuna possibilità di portarvi a Roma; il punto di vista italiano prevarrà su quello romano»8 (Foto 5). Dalle molte testimonianze orali sappiamo anche che Torino accoglie molto bene la nascita del Museo del Cinema: pur non potendo contare sugli strumenti della comunicazione disponibili oggi, le sale di Palazzo Chiablese e la saletta cinematografica diventano luoghi familiari ai torinesi e, a poco a poco, l'istituzione di Maria Adriana Prolo si radica silenziosamente nel territorio9.


Il museo alla mole antonelliana

D'altro canto è oltremodo significativa la scelta di realizzare il nuovo Museo del Cinema nell'edificio simbolo di Torino, scelta che evidenzia la forte empatia della città con il cinema e dimostra come la creazione di Maria Adriana Prolo fosse da tempo un'identità sedimentata nella storia della città.
Peraltro, come accennato all'inizio, la Mole Antonelliana non era il contenitore ideale per un museo del cinema. Prima di tutto perché interamente finestrato (Foto 6), laddove un museo del cinema dovrebbe essere una vera e propria "camera obscura" per poter mostrare il cinema nella sua essenza, i film; una conditio sine qua non che si scontrava anche con la necessità di rispettare l'architettura dell'edificio antonelliano e di consentirne la visione nella sua interezza, ivi comprese le finestre. In secondo luogo, c'era l'architettura interna della Mole Antonelliana, con i suoi spazi non semplici da allestire: il vuoto vertiginoso della grande Aula del Tempio (Foto 7), per contro, le gallerie e le nicchie piuttosto anguste che lo delimitano e lo sovrastano; questi spazi dovevano adattarsi a un progetto che era strutturato sulle caratteristiche di una collezione decisamente atipica nel campo del collezionismo cinematografico e si proponeva di realizzare una sintesi di informazioni ma anche di emozioni; detto altrimenti, la finalità ultima del progetto era quella di far interagire la conoscenza del cinema con la sua percezione emozionale, restituendone pienamente la forza spettacolare.
In questo senso, si è rivelata vincente la scelta di affidare l'allestimento a François Confino, già curatore di una celebre mostra sul cinema a Parigi, Cité-Ciné, che aveva segnato una svolta nella concezione della museografia del cinema. Apparentemente il progetto Confino sembrava attingere più ai criteri delle mostre temporanee che a quelli di un museo permanente: partiva dal presupposto di abbinare comunicazione e divertimento, di coinvolgere gli spettatori e trasportarli in luoghi ricchi di stimoli sensoriali, in spazi dove il confine tra allestimento e scenografia teatrale risulta molto labile. In realtà, Confino riproponeva una dimensione del cinema centrale nel rapporto con lo spettatore, che ha nell'effimero, nella finzione, nel sogno, nell'emozione i suoi poli di attrazione. E il suo modo di concepire la Settima Arte si è tradotto in un allestimento all'epoca innovativo, perché lo spazio espositivo è utilizzato come uno spazio scenico dove gli spettatori interagiscono con la rappresentazione, condotti oltre lo schermo e immersi in un universo di finzione come è quello filmico (Foto 8 e 9).
D'altra parte, sembra esserci stata una simbiosi assoluta tra questa concezione espositiva e l'architettura della Mole Antonelliana caratterizzata «da vuoti grandiosi, spazialmente e luministicamente suggestivi» (è stato rilevato da uno dei suoi massimi studiosi, Franco Rosso): un'architettura scenografica per definizione, simbolo della Torino proiettata verso la modernità che, grazie all'intervento di François Confino, rappresenta oggi un esempio riuscito di come un edificio storico, così originale e nello stesso tempo difficile da "trattare", possa esaltare la modernità e il fascino di un museo altrettanto insolito. Basti pensare alla soluzione adottata rispetto al suo essere un edificio finestrato da occultare ma allo stesso tempo da esibire nella sua architettura originale.
Terminato il ciclo di proiezioni sulla cupola, le tende che coprono le finestre dell'edificio e i corrispondenti piccoli schermi del percorso espositivo si alzano e la Mole Antonelliana viene inondata dalla luce naturale: un momento che non esitiamo a definire emozionante e che fa ritrovare all'edificio antonelliano il suo ruolo di grande protagonista dello spettacolo (Foto 10).
È dunque da una concezione museografica innovativa e da un riuscito confronto con l'architettura dell'Antonelli che si arriva nel luglio del 2000 all'apertura di un museo diventato negli anni uno dei più visitati in Italia. In un primo tempo, l'elemento chiave del successo è sembrato essere prevalentemente la Mole Antonelliana (ivi compresa la salita al tempietto panoramico sulla città) che, peraltro, con il Museo del Cinema aveva ritrovato finalmente una sua funzione, al di là della sua scontata notorietà, della sua simbolicità. A poco a poco, però, ha incominciato a delinearsi anche il ruolo del nuovo Museo o meglio, a imporsi sulla scena il binomio Mole-Museo: l'uno fungeva da cassa di risonanza dell'altro.
Superato l'"effetto novità", il temuto calo di pubblico non si è avverato, senza dubbio grazie anche al contesto di una città che stava compiendo grandi sforzi per rilanciare il settore turistico, puntando sulla valorizzazione del patrimonio storico-architettonico e su iniziative di carattere culturale in grado di attrarre visitatori e di migliorare la visibilità e l'immagine della città. Una rinnovata popolarità di Torino "città del cinema" - con la riapertura del Museo alla Mole Antonelliana, la presenza dei festival e di altri soggetti che operano nel settore con investimenti, strutture, servizi e competenze d'eccezione - ha contribuito a destare l'interesse dei media e dei visitatori e a rafforzare il ruolo del Museo nell'aggregare le molteplici attività cinematografiche (Figura 1).

E tuttavia non si sarebbe ottenuto questo successo se da parte del Museo del Cinema non fosse stata messa in atto un'oculata strategia culturale e comunicazionale. Il Museo si distingue infatti, da una parte, come un attivo centro di sperimentazione di metodologie e pratiche (dall'attività di conservazione, a quella di restauro e di digitalizzazione), dall'altra come un luogo dinamico e in continuo cambiamento. Sono significativi in tal senso gli interventi di restyling che ripetutamente arricchiscono l'offerta della Mole Antonelliana e rispondono a differenti esigenze. Nascono infatti non solo a seguito dell'inevitabile obsolescenza dell'allestimento e delle tecnologie impiegate, ma anche per ragioni museologiche e museografiche.
E cioè, di volta in volta, dalla necessità di valorizzare nuove acquisizioni e attività (come nei casi più recenti della cappella dedicata alla Titanus e ai materiali donati da Guido Lombardo o dello spazio Juke-box dov'è possibile ascoltare brani di colonne sonore restaurate e digitalizzate dal Museo), di modificare e arricchire dal punto di vista storico e interpretativo il percorso di visita, di trasformare il Museo in uno spazio accogliente e partecipato, ampliandone l'accessibilità anche alle persone con disabilità. Ci piace citare a titolo d'esempio il progetto in corso d'opera di rifacimento dell'intero piano dedicato all'archeologia del cinema (apertura nella primavera del 2014) perché darà la possibilità di esporre anche le collezioni acquisite negli ultimi anni e, nel contempo, offrirà un percorso arricchito da nuove letture interpretative, modelli visivo-tattili, audiodescrizioni dei filmati, sussidi tecnologici per una visita autonoma e interattiva rivolta a tutte le tipologie di pubblico.
Parallelamente agli interventi di restyling, contribuisce al "dinamismo" del Museo il ricco programma di mostre temporanee. In questo caso lo spazio espositivo "esce" dal Museo: oltre ad essere allestite lungo la rampa elicoidale e nell'Aula del Tempio, le esposizioni sfruttano infatti anche la cancellata esterna della Mole (Foto 11), creando un rapporto diretto con i passanti-spettatori che camminano lungo le strade circostanti la Mole e che percepiscono il Museo come una realtà attiva e amichevole. È stata esemplare in tal senso la mostra "Cose da un altro mondo" del 2005 (Foto 12 e 13), dedicata al cinema di fantascienza, che ha segnato un passaggio importante di integrazione con il territorio.
Contrariamente alla tradizione del vecchio museo a Palazzo Chiablese e a quella di altri musei del cinema che concentrano in uno stesso luogo le loro diverse realtà (mi riferisco alla sala cinematografica, alla cineteca, alla biblioteca, all'archivio ecc.), la sede della Mole Antonelliana non ha spazio sufficiente per ospitare al suo interno queste differenti articolazioni.
Questo vincolo in apparenza penalizzante è risultato un forte stimolo per mettere a punto offerte di programmi in grado di presentare (e rilanciare) le attività e le iniziative del Museo nella multisala cinematografica distaccata e nelle sedi periferiche che offrono così un'opportunità anche all'utenza più decentrata. Lo spazio di proiezione del Cinema Massimo (Foto 14), collocato come noto nella stessa area della Mole Antonelliana, non è una sua semplice appendice ma una continuazione del Museo, una sorta di "vetrina" finale che approfondisce la conoscenza e la valorizzazione del cinema, ospita i principali festival cinematografici cittadini, prevede l'organizzazione di retrospettive, anteprime, incontri, sonorizzazioni di film muti. Per quanto riguarda le sedi decentrate, la Bibliomediateca (Foto 15) e l'Archivio offrono un calendario intenso di appuntamenti che tengono conto delle attività in corso al Museo o nelle altre sedi, o che nascono dalla collaborazione con l'Università e altri soggetti.

Donata Pesenti Campagnoni


Il museo oggi

La molteplicità delle attività scientifiche e divulgative attuate dal Museo ne fanno un polo di iniziative culturali tra i più importanti al mondo: incremento, tutela e diffusione del patrimonio (Figura 2), restauro di film, attività educative e iniziative editoriali, mostre temporanee e rinnovo dei percorsi allestitivi, rassegne e festival, incontri con autori e protagonisti del cinema sono solo alcune tra le più significative attività del ricco programma culturale sviluppato dall'istituzione.
Il Museo in questi anni ha investito nell'organizzazione di eventi e nell'estensione della rete di collaborazioni con importanti istituzioni europee per la coproduzione di mostre di grande respiro con l'obiettivo di un posizionamento dell'istituzione e delle sue attività a livello nazionale e internazionale. Un cammino che in poco tempo ha consentito al Museo di assumere il ruolo di promotore culturale tra i più apprezzati e frequentati della città, intercettando sempre più pubblici nuovi e fidelizzando quelli esistenti.

Tante sono le nuove linee di sviluppo e le attività in corso che abbracciano trasversalmente i vari settori museali: la moltiplicazione dell'offerta didattica rivolta alle scuole, attraverso progetti interdisciplinari, seminari e laboratori; le attività che coinvolgono, per esempio, il pubblico delle famiglie e dei neogenitori, oppure la terza età o i giovani; il consolidamento culturale e formativo della collaborazione con l'Università di Torino; la scelta di adottare modalità intese ad "aprire" la frequentazione del Museo anche alle persone ipodotate (non vedenti o ipovedenti, non udenti, ecc.) in un'ottica inclusiva che ha portato, tra l'altro, all'apertura dell'Aula Paideia, un nuovo spazio didattico accessibile a tutti (Foto 16).
Infine, è in via di realizzazione un progetto di rinnovamento tecnologico delle aree espositive non solo con l'obiettivo di allargare l'accessibilità, ma anche con quello di migliorare l'esperienza del visitatore, permettergli di scegliere e programmare percorsi personalizzati, facilitare l'accesso e la conoscenza delle opere, anche non esposte, in un'ottica di partecipazione attiva.

La comunicazione e la promozione

La ricchezza delle collezioni, la spettacolarità dell'allestimento, l'abbinamento Museo/Mole Antonelliana, la fruibilità a più livelli (suggestivo-emozionale, storico-interpretativo) capace di coinvolgere un pubblico eterogeneo, sono stati i contenuti che hanno sotteso le attività di comunicazione e promozione e che hanno determinato, insieme agli altri fattori sopra menzionati, il grande successo di pubblico (Figura 3).

La comunicazione istituzionale ha tenuto conto dell'identità del Museo coerentemente alla sua mission e ha posto l'accento - ancora una volta - sulla capacità dell'ente di non lavorare in isolamento e secondo modalità auto-referenziali, ma di essere il promotore di accordi, collaborazioni e partnership con le istituzioni, i media e i soggetti privati nella costante ricerca di partner e sponsor a sostegno delle attività del Museo e dei festival. Il programma culturale attuato nel corso degli anni, insieme all'esperienza diretta del pubblico e degli stakeholder o tramite il "passaparola", hanno creato un "brand" del Museo forte, in grado di coinvolgere un pubblico sempre più ampio, enti e aziende finanziatori, istituzioni e associazioni culturali.

Gli strumenti di comunicazione tradizionali, le attività di fidelizzazione di pubblico, le iniziative per la promozione turistica, con particolare attenzione a incentive per tour operator e agenzie di comunicazione, sono state affiancate, sin dall'apertura del Museo alla Mole, dall'attività di noleggio dell'edificio come location per eventi (Figura 4).
L'allestimento suggestivo fa del Museo una location ideale, assolutamente originale, un ambiente prestigioso e al contempo insolito e informale per il suo utilizzo in esclusiva. Si organizzano, in orario di chiusura al pubblico, eventi in partnership di carattere istituzionale, ma anche eventi privati, visite, incontri, che diventano occasioni di networking, fundraising e moltiplicatori di comunicazione, un modo per raggiungere pubblici diversi.

Il Museo è anche stato set di tantissime produzioni televisive e cinematografiche - lungometraggi e documentari d'autore, fiction televisive e videoclip musicali (Figura 5) - un elemento divenuto importante negli anni, motivo per il quale oggi è anche una tappa nei percorsi di visita delle location dei film girati a Torino; citiamo, tra tanti, il film di Davide Ferrario Dopo mezzanotte (2004). Peraltro, il cineturismo, una realtà consolidata in altri Paesi europei, è un fenomeno relativamente recente nel nostro Paese. Da diversi anni però enti preposti alla promozione turistica e tour operator specializzati in tour sul cinema organizzano a Torino suggestivi itinerari che ripercorrono la storia del cinema nel capoluogo piemontese visitando i luoghi che sono stati set di alcuni famosissimi film, da War and Peace (1956; Guerra e pace) a Profondo rosso (1975) e a Così ridevano (1998). I risultati raggiunti nel corso degli anni con le varie attività - dove gli eventi stessi risultano essere strumenti di promozione del Museo - sono significativi e rappresentano circa il 40% degli ingressi al Museo (Figura 6).

Lo sviluppo della comunicazione e del marketing è quello di azioni sul web capaci di avvicinare pubblici non abituali e di creare senso di comunità, rafforzando la percezione del Museo con il "passaparola globale" della rete. Social network e nuove tecnologie (smartphone, iPad, tag, web) sono dunque gli strumenti che faciliteranno la partecipazione del pubblico, non più soltanto destinatario finale dell'offerta culturale, ma soggetto attivo nella vita del Museo già in fase di progettazione delle attività. Il web e il mobile saranno sempre più il canale privilegiato per i progetti di fidelizzazione, di raccolta fondi (crowdfunding) e per favorire l'accessibilità a visitatori normalmente esclusi.

Dati di pubblico

Con oltre 6.000.000 visitatori il Museo è all'8° posto tra i musei italiani più visitati d'Italia (Figure 7, 8, 9 e 10). Da un'indagine sul pubblico effettuata nel 2008, in un periodo campione coincidente con festività e ponti (Figura 11), emerge che il 70% dei visitatori è di età compresa tra i 27 e 65 anni, di livello culturale medio-alto (Figura 12); il 70% proviene dal Nord Italia e il 16% dall'estero, in particolare dalla Francia (Figura 13). Un'altra indagine, effettuata dal Museo nel corso di tutto il 2011 (Figura 14), evidenzia che il 90% dei visitatori proviene dal territorio nazionale, di cui il 73% da Torino e Piemonte, il 17% dal resto del Nord Italia, il rimanente 10% da altre Regioni, mentre i gruppi di visitatori dall'estero sono soprattutto di nazionalità francese, belga e svizzera.

Soci fondatori e stakeholder

Il Museo Nazionale del Cinema è una Fondazione10, costituitasi nel 1992, che opera secondo le norme del diritto privato e annovera tra i soci fondatori Regione Piemonte, Città di Torino, Provincia di Torino, Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT, GTT (Gruppo Torinese Trasporti) e Associazione Museo Nazionale del Cinema.
Nello svolgimento delle proprie attività, la Fondazione entra in contatto direttamente o indirettamente con soggetti pubblici e privati che condividono o sono portatori di interesse per il Museo e le sue attività. A partire dalla Camera di Commercio di Torino, quale socio sostenitore, a enti amministrativi territoriali e ministeriali, musei nazionali e internazionali, festival, film commission, società di produzione e distribuzione cinematografiche, esercenti di cinema, istituzioni, scuole, Università e Accademie, Fondazioni bancarie, centri e associazioni culturali, aziende, società di servizi, fornitori, editori e media, collezionisti e personalità del mondo del cinema. L'elenco degli stakeholder è lunghissimo e sicuramente non esaustivo.

L'impatto socio-economico

L'impatto socio-economico deve ancora essere valutato in modo sistematico poiché il Museo è un'istituzione che si è sviluppata molto velocemente. Si può però affermare che da quando è stato riaperto alla Mole è cresciuto sia il numero delle aziende e dei fornitori direttamente collegati alle attività del Museo (2.400, di cui un centinaio stabilmente, che operano primariamente nel settore dei servizi), sia l'indotto, a partire dai gestori dei servizi aggiuntivi Museumstore e Caffetteria e dai nuovi esercizi che operano nel quartiere, caratterizzato da una vivace zona pedonale. Sicuramente il grande flusso di pubblico, sia per il Museo nel corso dell'anno che durante i festival (con una permanenza media in città di due o tre giorni), ha portato vantaggi commerciali e di immagine agli esercizi presenti nell'area. Hanno altresì avuto una ricaduta positiva (diretta e indiretta) le produzioni cinematografiche e televisive: il film e le sue location si sono infatti rivelati efficaci strumenti di promozione del Museo e del territorio.
Sono circa 300 i soggetti - partner istituzionali, Fondazioni bancarie, istituzioni e organizzazioni culturali e aziende - che collaborano stabilmente a vario titolo con il Museo e con i festival. Questo dato è importante per valutare l'impatto del Museo in termini di immagine per le aziende che scelgono di sponsorizzare o di essere partner delle varie iniziative (Figura 15).

Il "brand" Museo ha progressivamente non solo aumentato il numero di visitatori, di attività, di partner e l'impatto mediatico, ma ha rappresentato, al contempo, per i donatori la garanzia di tutela e valorizzazione dei loro archivi. Negli ultimi anni si è infatti verificato un significativo incremento delle donazioni di importanti fondi, soprattutto legati al cinema e alla fotografia italiani (l'archivio Rosi, Petri, Ferreri, Peretti Griva…). In parallelo all'incremento delle attività, è cresciuto il numero dei dipendenti del Museo, che tiene conto anche del personale del Torino Film Festival, del TorinoFilmLab, del GLBT Film Festival e del CinemAmbiente. Il bilancio del Museo è pari a quasi 14 milioni di euro di cui oltre il 70% è relativo alla fornitura di servizi (Figura 16).

I contributi pubblici (Figura 17) ammontano a oltre il 47% delle entrate complessive, mentre quelli delle Fondazioni bancarie rappresentano il 13,08% e lo sbigliettamento 19,16%; altri ricavi derivanti da noleggi della struttura, royalties dei servizi quali Museumstore, Caffetteria, Photocorner, rassegne e manifestazioni, contributi su attività specifiche e sponsorizzazioni costituiscono quasi il 15%. A quest'ultimo dato andrebbe aggiunto quello dei servizi, delle forniture a titolo gratuito e le agevolazioni offerte da parte di aziende in cambio di visibilità, un dato certamente significativo che evidenzia come l'integrazione fra intervento pubblico e privato sia sempre più un elemento che caratterizza i progetti e le attività del Museo.

Maria Grazia Girotto

1 «Fu allora che incontrai il poeta Carlo Chiaves e Guido Volante, che avevano scritto entrambi delle sceneggiature, e Ernesto Maria Pasquali che aveva lasciato il giornalismo per la regia. Non riuscendo a trovare materiale su di loro, sfogliai, volume dopo volume, le riviste di cinema muto che avevo trovato alla Biblioteca Nazionale». In Maria Adriana Prolo, Naissance d'un Musée (Le Musée du Cinéma de Turin), in «Cahiers du cinéma», 33, marzo 1954, p. 19.
2 Maria Adriana Prolo, Torino cinematografica prima e durante la guerra (Appunti), in «Bianco e Nero», II, 10, Roma, ottobre 1938, pp. 60-89. L'articolo è una sorta di mappa storica delle case di produzione torinesi e dei periodici di cinema dell'epoca, «appunti presi qua e là, data l'inesistenza di una storia della cinematografia italiana in cui cercare notizie sul passato cinematografico di Torino».
3 Il 14 aprile 1942 compare sulla «Gazzetta del Popolo» un articolo, a firma di Alberto Rossi, che descrive in termini entusiastici il "museo storico-artistico della cinematografia italiana": «sono andato a trovare la signorina Prolo, dentro alla Mole Antonelliana […]. La Direttrice mi descrive a uno a uno i suoi tesori [….]. Ecco alcune vecchie macchine da presa, di brevetto italiano, […] le macchine perforatrici della pellicola […] tante e tante altre macchine. Ma la cosa più curiosa che abbiamo visto è un numero - del giugno 1910! - della "Fotografia artistica" in cui un fotografo artista, Achille Calabi, patrocinava caldamente l'istituzione a Torino di un museo nazionale della cinematografia. Era appena nato, il cinema, e già voleva passare alla storia! Comunque, con trentadue anni di ritardo, ecco accontentato il signor Calabi».
4 Agire senz'altro ritardo, in «La Vita Cinematografica», 15 giugno 1933.
5 Mario Gromo, Risorgerà a Torino un'industria cinematografica?, Arte e industria, Gli uomini e i mezzi, La parola a due tecnici dell'obbiettivo, in «La Stampa», pubblicati rispettivamente il 1, 2, 3, 4 dicembre 1932;Mario Gromo, Il cinematografo, L'età d'oro del cinematografo, Le cause del declino e le possibilità di domani, Come potrà avvenire la rinascita, I primi segni della ricostruzione, in «La Gazzetta del Popolo», pubblicati rispettivamente il 30 novembre, 1, 2, 3, 4 dicembre 1932.
6 Mario Gromo, Gli uomini e i mezzi , in «La Stampa», 3 dicembre 1932.
7 Lettera della Città di Torino a Maria Adriana Prolo del 15 gennaio 1946, Archivio Museo Nazionale del Cinema, coll. A21/1.
8 Lettera di Henri Langlois a Maria Adriana Prolo del 26 maggio 1955, Archivio Museo Nazionale del Cinema, coll. A50/1. La lettera è pubblicata in Maria Adriana Prolo - Henri Langlois, Le Dragon et l'Alouette. Correspondance 1948-1979, a cura di Sergio Toffetti, Museo Nazionale del Cinema, Torino 2002, pp. 25-26.
9 Sulla figura di Maria Adriana Prolo e sulla storia del Museo Nazionale del Cinema vedi Maria Adriana Prolo, Cinema: storia e museo in Luigi Carluccio - Maria Adriana Prolo, Il Museo Nazionale del Cinema, Cassa di Risparmio di Torino, Torino 1978, pp. IX-XIV; «Museo nazionale del cinema. Notiziario», 1-48, gennaio 1966-dicembre 1996; Maria Adriana Prolo, Museo del cinema. Torino. Attività dal 1941 al 1961, fascicolo s.d. e s.l.; Michelangelo Massano, La storia del Museo, i suoi preziosi documenti, i progetti..., in «Piemonte vivo», 3, giugno 1986, pp. 5-15; Franco Prono, Museo nazionale del cinema, Daniela Piazza Editore, Torino 1990; Liborio Termine, Il Museo del cinema, Elio Sellino Editore, Milano 1994; Donata Pesenti Campagnoni, Alla luce delle fondi d'archivio. Il volto storico del Museo Nazionale del Cinema di Torino in Carla Ceresa - Donata Pesenti Campagnoni (a cura di), Nero su Bianco. I fondi archivistici del Museo Nazionale del Cinema, Lindau, Torino 1997, pp. 32-37; Donata Pesenti Campagnoni,Maria Adriana Prolo, Museo Nazionale del Cinema, Torino 2002; Donata Pesenti Campagnoni - Carla Ceresa (a cura di), Tracce. Documenti del cinema muto torinese nelle collezioni del Museo Nazionale del Cinema, Il Castoro, Milano 2007, pp. 114-122; Donata Pesenti Campagnoni, Il Museo Nazionale del Cinema, Umberto Allemandi & C., Torino 2008.
10 La Fondazione ha come finalità (articolo 3 dello Statuto):
a) ricercare, acquisire, conservare, documentare secondo gli standard vigenti in ambito nazionale e internazionale i materiali e le opere che si riferiscono alla storia ed alla tecnica della fotografia, della cinematografia e dei nuovi linguaggi multimediali; b) allestire in sedi idonee un'esposizione permanente aperta al pubblico dei materiali e delle opere indicati al punto a);
c) effettuare acquisti, scambi, prestiti per l'incremento delle collezioni esistenti, con specializzazione in materia di pre-cinema, e di tecniche della produzione e della riproduzione dell'immagine;
d) ricevere in deposito, anche temporaneo, materiali e opere di proprietà di terzi indicati al punto a), curandone la conservazione e, ove del caso, la catalogazione, il restauro e l'eventuale esposizione al pubblico;
e) incrementare e valorizzare le strutture e i servizi all'interno della Fondazione, relativi alle collezioni e a tutti gli altri settori di attività della Fondazione e renderli accessibili al pubblico;
f) svolgere e promuovere qualsiasi attività informativa, di studio, di ricerca, di documentazione, didattica e promozionale, nell'ambito delle proprie finalità, in Italia ed all'estero;
g) concorrere alla realizzazione in Torino, in collaborazione con le istituzioni competenti, di un polo europeo di documentazione, di ricerca, di formazione e di produzione in materia di comunicazione multimediale, in un quadro di relazioni internazionali.

 

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