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1ª PARTE - L'INDUSTRIA E IL MERCATO

2ª PARTE - L'ATTIVITA' D'IMPRESA

TESTIMONIANZE

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
» Report 2012
TESTIMONIANZE
3. CFS Legal - Gli esportatori italiani di cinema italiano

1. L'identikit dell'esportatore italiano di prodotto cinematografico

Chi scrive ha sempre trovato non poche difficoltà nel raccontare ai non addetti ai lavori in cosa consistesse il lavoro svolto dagli esportatori cinematografici. Difficoltà spesso connesse alla natura ontologicamente effimera dell'oggetto della commercializzazione ovvero il bene immateriale costituito dall'opera dell'ingegno: mi sono infatti spesso sentito chiedere «ma insomma, che fanno questi esportatori, vendono all'estero i DVD dei film?», evocando così l'immagine di un piazzista con una grossa valigia colma di dischi dedito alla vendita dei supporti ottici ai cugini d'Oltralpe. L'attenzione dell'interlocutore di turno veniva poi invece immediatamente catalizzata dal racconto degli aspetti artistici e produttivi della filiera cinematografica, più concreti ed evocativi di fascino e di atmosfere dal sapore epico, addirittura eroico, se rapportato alla narrazione delle gesta di produttori del calibro di Goffredo Lombardo, Dino De Laurentiis e Franco Cristaldi.
Forse maggiore comprensione della figura dell'esportatore, ma non minore disinteresse verso la categoria dei "sales agents" è stato spesso riscontrato da parte degli altri esponenti della filiera più impegnati a fare i conti con il mercato domestico che non con le prospettive di diffusione del prodotto italiano all'estero. Disinteresse che si riscontra anche da parte del Legislatore italiano: è emblematico che in nessun provvedimento normativo di settore sia rinvenibile una compiuta definizione di impresa di esportazione cinematografica1.
Per trovare anche solo una definizione di impresa di esportazione bisogna far riferimento alla normativa comunitaria come ad esempio alle misure di attuazione del programma di sostegno al settore audiovisivo europeo (Media 2007) tra cui, di recente, l'"Invito a presentare proposte - EACEA/07/13 - Media 2007 - Sviluppo, distribuzione, promozione e formazione - Sostegno alla distribuzione transnazionale dei film europei - Sistema di sostegno ‘agente di vendita' 2013"2 secondo cui, sales agent è «[…] qualsiasi società europea che funga da agente intermediario per il produttore, specializzata nello sfruttamento commerciale di un film mediante commercializzazione e concessione di licenze a distributori o ad altri acquirenti per territori stranieri […]». Le linee guida del suddetto bando, precisano tale definizione qualificando «Gli agenti di vendita europei: Tutte le società europee che agiscono in qualità di intermediario per il produttore, specializzate nello sfruttamento commerciale di un film promuovendo e concedendo in licenza un film a distributori o altri compratori per i territori stranieri […]»3.
La figura dell'esportatore di film viene quindi codificata in ambito UE come un «intermediario per il produttore» ovvero, un mandatario del produttore specializzato nella concessione a terzi (distributori locali o altro) di licenze di sfruttamento di diritti di utilizzazione economica del film su territori diversi da quello di provenienza del produttore (o diversi dai territori riservati ai coproduttori in caso di coproduzioni internazionali).
Nel contesto italiano l'"agente di vendita" o "venditore estero" o "esportatore cinematografico", fatta eccezione per le strutture di vendita all'estero collocate all'interno dei principali gruppi televisivi (Rai Trade per la Rai e Mediaset Distribution per il gruppo Mediaset), risponde al profilo di una piccola impresa4, spesso a conduzione poco più che familiare, specializzata nella concessione a terzi su vari territori esteri di licenze di sfruttamento di film-lungometraggi prettamente di nazionalità italiana sulla base di un contratto di mandato in via esclusiva (unidirezionale a favore dell'agente) con il produttore. Inoltre la maggior parte di tali imprese è attiva nella commercializzazione di libraries composte da film di catalogo di cui, in alcuni casi, controllano - direttamente o indirettamente - anche la proprietà, mentre solo pochissime sono dedite quasi esclusivamente alla vendita di titoli recenti (prodotti da non più di due/tre anni).
Gran parte delle imprese di esportazione italiana è associata all'Unefa (Unione Nazionale Esportatori Film e Audiovisivi) che attualmente a propria volta aderisce nuovamente all'Anica dopo circa un quinquennio di "scisma". Unefa, che oggi annovera 7 associati, è un'associazione non riconosciuta senza scopo di lucro che si prefigge, tra l'altro, lo scopo di «rappresentare nei confronti delle Autorità e dei terzi la categoria degli esportatori di film e audiovisivi, tutelarne gli interessi generali e favorire lo sviluppo tecnico ed economico della categoria stessa».

2. Le principali dinamiche contrattuali preposte al funzionamento del business. il ruolo di festival e mercati

I contratti che l'esportatore cinematografico, nell'esercizio della propria attività di impresa, normalmente conclude sono volti (i) da un lato a disciplinare il rapporto con il proprio dante causa produttore/titolare dei diritti dominicali sul film e (ii) dall'altro lato a disciplinare i rapporti con i propri aventi causa distributori locali, buyer, emittenti o altre tipologie di intermediari che definiremo per comodità "importatori".

IL RAPPORTO ESPORTATORE-PRODUTTORE
Sotto il primo profilo, l'esportatore normalmente conclude con il produttore (o comunque con il titolare dei diritti dominicali sul film, se diverso dal produttore) contratti ascrivibili allo schema del mandato senza rappresentanza irrevocabile a titolo oneroso e a tempo determinato. Oggetto del mandato è costituito dall'incarico concesso dal mandante al mandatario al fine di trattare e concludere la concessione a terzi di tutti i diritti di utilizzazione economica del film in qualsiasi formato e attraverso qualsiasi mezzo di sfruttamento, per tutti i territori del mondo, fatta eccezione per il territorio italiano e/o altri territori di pertinenza di eventuali coproduttori in caso di coproduzioni maggioritarie italiane (in caso di coproduzioni minoritarie il coproduttore minoritario non ha generalmente il diritto di designare il venditore estero).
Il mandato ha generalmente una durata media tra i 7 e i 10 anni e sovente viene contemplata la facoltà per il mandatario di concludere con i propri aventi causa contratti di licenza "ultrattivi" e cioè di durata superiore a quella dello stesso mandato tra produttore ed esportatore.
A titolo di corrispettivo il mandatario/esportatore percepisce una provvigione che oscilla tra il 15 e il 25% dei ricavi generati dallo sfruttamento del film (generalmente quando vi è concessione di minimi garantiti da parte del venditore tale percentuale vira verso il 25% per remunerare il rischio di impresa che, in tale ipotesi, per il venditore è sensibilmente più alto).
A volte (sempre meno a dir la verità per le ragioni che diremo) il mandatario/esportatore concede al produttore anticipi minimi garantiti non restituibili ma recuperabili su tutti i ricavi generati dallo sfruttamento del film (detti "minimi garantiti"). Si tratta di somme che il produttore generalmente utilizza per la copertura del budget del film e che vengono concesse dal venditore estero per cercare di accaparrarsi le opere che appaiono per varie ragioni (che possono andare dal prestigio o da "precedenti" di box office particolarmente lusinghieri del regista fino all'apprezzamento che storicamente riceve un dato autore in un certo contesto territoriale) più appetibili commercialmente per il mercato estero.
Tra le principali obbligazioni del produttore/titolare vi sono quelle (i) di garantire al mandatario il pacifico godimento dei diritti concessi e quella (ii) di consegnargli tempestivamente i materiali tecnici di base del film e i documenti necessari a consentirgli di dare esecuzione al contratto. Sotto tale profilo sono astrattamente identificabili tre categorie di documenti e materiali che il produttore è tenuto a consegnare all'esportatore a propria cura e spese:
a) lettere di accesso: si tratta delle lettere con cui il produttore autorizza lo stabilimento di sviluppo e stampa presso cui sono depositati i materiali tecnici del film a consentire al venditore di accedervi per estrarne i duplicati necessari alla commercializzazione dell'opera sul territorio estero;
b) materiali e documenti filmici: si tratta di materiali tecnici (ad esempio copie 35mm del film in versione originale per effettuare il sottotitolaggio, "beta" digitali 16/9 con dialoghi originali, musiche ed effetti, trailer, beta digitali con gli "extras" del film come making of e interviste, lista dialoghi del film e del trailer, lista titoli di testa e di coda, ecc.) e documenti (ad esempio programma musicale del film e del trailer, certificati di nazionalità del film, visto censura del film e della presentazione, catena dei diritti completa ovvero copia di tutti i contratti di acquisizione dei diritti, ecc.) che devono essere consegnati al venditore a cura e spese del produttore;
c) materiali pubblicitari: si tratta di quei materiali (ad esempio CD con foto digitali del film, "artwork" del manifesto italiano del film, DVD contenente tutti i loghi da includere nel cosiddetto billing block, sinossi del film in versione originale, pressbook italiano e inglese ecc.) necessari ad effettuare attività promo-pubblicitaria dell'opera nel rispetto di eventuali obblighi che il produttore abbia contratto verso terzi.
Tra le principali obbligazioni del mandatario (oltre a quella, cardine, di eseguire il mandato adottando la diligenza del buon padre di famiglia) vi è quella (i) di garantire la presenza del film ad un certo numero di festival e mercati, (ii) di rendicontare periodicamente al produttore l'andamento delle vendite e (iii) di anticipare le spese strettamente connesse alla partecipazione del film a festival e mercati. Sotto tale ultimo profilo il venditore, nell'ambito di un "tetto" concordato con il produttore, anticipa infatti i costi connessi tra l'altro a: traduzioni, adattamenti e applicazioni laser dei sottotitoli inglesi sulla prima copia del film, sottotitolaggio delle copie successive (compreso il costo dell'impressione dei sottotitoli sulla seconda copia), realizzazione di duplicati vari, costi di grafica come ideazione di brochure, pagine pubblicitarie, pannelli, artwork estero, traduzioni di pressbook e materiale pubblicitario vario, costi di partecipazione, iscrizione, trasporti, trasferimenti e assicurazione ai mercati, realizzazione di proiezioni del film nei maggiori mercati e festival, magazzinaggio e movimentazione materiali, ecc. Si tratta di costi che per l'appunto vengono anticipati dall'esportatore e recuperati solo sui ricavi generati dallo sfruttamento del film.
Sotto il profilo delle condizioni economiche da applicare ai clienti finali propri aventi causa, il venditore ha generalmente ampia discrezionalità. È di prassi tuttavia talvolta prevedere un barème (tariffario) di valori al di sotto del quale il venditore è tenuto a ottenere la preventiva autorizzazione scritta del produttore prima di concludere il contratto con il cliente finale.
Discorso a parte meritano i cosiddetti "diritti derivati" sul film (ovvero i diritti di elaborazione dell'opera filmica come ad esempio i diritti di remake, prequel, sequel, spin off, ecc.) in relazione ai quali talvolta il venditore viene investito dal produttore del potere di negoziarne con terzi l'eventuale cessione ai fini della realizzazione di un'opera derivata in lingua diversa da quella italiana.

IL RAPPORTO ESPORTATORE-IMPORTATORE LOCALE
Una volta concluso il mandato con il produttore, l'esportatore diviene quindi titolare del diritto di concedere a terzi licenze di sfruttamento inerenti tutti i diritti di utilizzazione economica del film attraverso ogni tecnologia e modalità di sfruttamento5 sui territori contemplati nel mandato (generalmente, lo ribadiamo, tutto il mondo fatta eccezione per i territori di provenienza del produttore o di eventuali coproduttori). Nell'esecuzione del proprio mandato, l'esportatore si interfaccia con varie tipologie di clienti/aventi causa che possono essere, a seconda della tipologia di diritto oggetto di concessione:
a) intermediari-importatori: si tratta di soggetti intermediari che acquisiscono in licenza l'intero complesso dei diritti di sfruttamento del film e a propria volta concludono accordi con terzi (sub)distributori per le varie piattaforme di sfruttamento (Theatrical, Home Video ecc.) ed emittenti televisive (Diritti TV);
b) emittenti televisive: sono i broadcaster locali che acquisiscono i soli diritti di diffusione televisiva (free o pay) del film;
c) distributori theatrical: si tratta di distributori locali che acquisiscono il solo diritto theatrical finalizzato a realizzare l'uscita in sala del film;
d) distributori home video: si tratta di distributori locali che acquisiscono il solo diritto "video" finalizzato a sfruttare il supporto fisico (DVD o blu-ray) del film attraverso tutti i canali denominati home video, ivi incluso quello dell'edicola;
e) navi, linee aeree, hotel: si tratta delle compagnie di navigazione ed aeree e dei gruppi proprietari di hotel e alberghi che acquisiscono i cosiddetti "diritti ancillari" ovvero il diritto di proiettare il film all'interno, rispettivamente, delle navi, degli aeromobili e delle camere di albergo;
f) aggregatori di contenuti web: si tratta di soggetti che acquisiscono i cosiddetti diritti multimediali ovvero quelli di sfruttare il film in modalità streaming o downloading attraverso la rete Internet.
La tipologia di licenze che gli esportatori concludono con i propri aventi causa sono ascrivibili a tre macro-categorie:
a) contratti "flat": si tratta di contratti in cui il licenziatario locale versa al venditore un corrispettivo forfettario omnicomprensivo (flat license fee) a fronte del quale acquisisce il diritto di sfruttare commercialmente tutti i (o alcuni) diritti del film per un dato periodo di tempo. Nei contratti flat il corrispettivo a favore del venditore è, come detto, forfettario e omnicomprensivo e in quanto tale è completamente slegato dai ricavi generati dallo sfruttamento del film sul territorio. Ne consegue che il licenziatario non sarà tenuto ad alcun tipo di rendicontazione nei confronti del venditore;
b) contratti "in semplice distribuzione": si tratta di licenze con cui il venditore concede al proprio avente causa il diritto di sfruttare il film attraverso tutte le (o alcune) piattaforme a fronte di una revenue sharing sui proventi che vengono generati dallo sfruttamento del film sul territorio;
c) contratti "a minimo garantito": si tratta di licenze con cui il venditore ottiene dal proprio cliente licenziatario un anticipo minimo garantito ("MG") a valere sui futuri proventi che verranno generati dallo sfruttamento del film. Solo una volta (e se) recuperato il minimo garantito anticipato (oltre alle spese di distribuzione), il venditore avrà diritto a ricevere dal proprio cliente i cosiddetti "superi" (overages), ovvero una percentuale sui proventi generati dallo sfruttamento del film.
Analogamente a quanto avviene nel rapporto tra esportatore e produttore del film, il distributore locale/importatore avrà diritto a recuperare in prededuzione assoluta dal 100% dei proventi generati dallo sfruttamento del film, i costi di distribuzione (P&A) e il minimo garantito anticipati. Sotto tale profilo si configurano sostanzialmente due modelli di recupero: (i) recupero "off-the-top" in cui il distributore locale ha diritto a recuperare dal 100% dei proventi del film i costi anticipati e l'eventuale MG senza diritto a trattenere una propria provvigione e (ii) recupero con "distribution fee" in cui il distributore ha diritto a trattenere una percentuale sui proventi a titolo di provvigione di distribuzione mentre provvederà a recuperare i costi e l'eventuale MG anticipati solo sulla quota di revenues di titolarità del venditore. Il primo modello è più favorevole al venditore (perché inizia prima a ricevere "superi"), mentre il secondo modello al distributore locale poiché è remunerato da subito (con la distribution fee per l'appunto) il lavoro che svolge.
Le modalità di conclusione dei contratti di licenza sono ovviamente plasmate sulle esigenze di celerità e snellezza nella formalizzazione degli accordi che spesso discendono dalle caratteristiche del luogo dove l'accordo viene concluso (sovente uno dei mercati cinematografici sparsi per il globo). In un tale contesto sorge la necessità di munire i singoli operatori addetti alle vendite (i seller) di strumenti semplici ed efficaci per concludere l'accordo con il buyer magari proprio all'interno dello stand o spazio espositivo ove è posizionato l'esportatore. In tale contesto è piuttosto diffuso l'utilizzo dei cosiddetti "deal memo" ovvero delle puntuazioni di accordo che racchiudono gli elementi essenziali del futuro contratto ("long form") che verrà poi concluso in un secondo momento.
Sempre nell'ottica della semplificazione, stanno ricevendo grande diffusione nelle transazioni internazionali di diritti cinematografici (ed audiovisivi) le condizioni generali di contratto stilate dall'Ifta6. Si tratta di un testo contrattuale di international licensing piuttosto equilibrato tra la posizione del licenziante (venditore) e quella del licenziatario (distributore locale o altro) con previsioni molto analitiche e di dettaglio volte a disciplinare praticamente ogni aspetto delle dinamiche contrattuali tra le parti. Tali condizioni sono generalmente allegate a dei deal terms ovvero delle condizioni particolari di contratto che derogano alle condizioni generali e rappresentano il vero fulcro degli accordi (soprattutto economici) intervenuti tra le parti. Le condizioni generali Ifta contengono inoltre una clausola compromissoria di larghissima diffusione che devolve ogni controversia che dovesse sorgere dall'interpretazione o esecuzione del contratto di licenza internazionale a un arbitrato amministrato dalla stessa Ifta, che ha sede in Los Angeles.

IL RUOLO DI FESTIVAL E MERCATI
Abbiamo precedentemente fatto cenno alla circostanza che una delle principali obbligazioni di cui si fa carico l'esportatore è quella di garantire la presenza del film a un certo numero di festival e mercati. Questo perché, ancora oggi, la presenza fisica dell'opera e la sua relativa fruibilità al grande pubblico delle principali rassegne cinematografiche e ai "tecnici" presenti ai principali eventi fieristici rappresenta un'occasione unica di visibilità che spesso contribuisce al successo planetario del film in termini di critica, di pubblico e (quindi) di box office.
A tal fine per "festival" si intende una rassegna cinematografica in forma di competizione tra varie opere articolata in sezioni in cui una giuria di "addetti ai lavori" seleziona la vincitrice. Gli esportatori che hanno un film in concorso, sfruttano ovviamente il festival ai fini promozionali, in quanto la partecipazione del lungometraggio (spesso accompagnata dalla presenza del regista e del cast principale) rappresenta una vetrina insostituibile (si pensi, una per tutte, alle immagini delle "passerelle" con le stelle del cinema, come ad esempio la celebre "Montée des Marches" a Cannes). Inoltre poiché le proiezioni del film durante il festival sono aperte anche al pubblico, esse rappresentano un importante "test" di gradimento dell'opera verso il fruitore finale. Si segnala inoltre che i costi per garantire la presenza della copia del film selezionato e spesso anche quelli di hospitality del regista e/o del lead cast sono a carico dell'organizzazione del festival. Per "mercato" si intende invece un evento fieristico riservato agli operatori del settore e destinato principalmente a favorire l'incontro tra domanda (proveniente dai buyer di tutto il mondo) ed offerta (proveniente dai venditori) di diritti di sfruttamento di opere cinematografiche. Durante il mercato l'esportatore, che è in genere fisicamente presente all'interno di uno stand collocato nello spazio espositivo principale, provvede tra l'altro ad organizzare, a propria cura e spese, incontri con i compratori, eventi mondani connessi ai propri prodotti, acquisizioni di pubblicità tabellare sulle principali riviste di settore diffuse nell'ambito del mercato e soprattutto le cosiddette proiezioni di mercato del film ovvero proiezioni theatrical riservate ai buyer. A differenza di ciò che accade per il festival, tutte le spese connesse alla presenza delle copie del film nonché all'attività promo-pubblicitaria in favore dell'opera sono sostenute dall'esportatore.
Infine si segnala che in alcuni casi l'evento coniuga in sé sia lo status di "festival" che quello di "mercato", come accade ad esempio a Cannes e Berlino, mentre in altri casi rappresenta o solamente un festival, come a Venezia, Toronto e Tokyo, o un mercato come l'American Film Market. Ciò non toglie che l'esportatore sarà presente anche ai soli festival, soprattutto se un proprio film partecipa alla competizione filmica. Questo perché la circostanza, come abbiamo detto in precedenza, è motivo di prestigio per l'esportatore ed inoltre, a latere della suddetta competizione, si possono svolgere trattative aventi come oggetto la commercializzazione del film data la costante presenza all'evento dei buyer.

3. Il (poco) sostegno pubblico all'esportazione - Cenni

IL TAX CREDIT AGLI ESPORTATORI: UN'OPPORTUNITA' MANCATA
La normativa italiana in materia di tax credit (Legge 244/2007 - Finanziaria 2008) non prende in considerazione gli esportatori. La Legge contempla infatti produttori, esercenti, distributori "domestici" e investitori esterni, ma - inspiegabilmente - non gli esportatori.
La Direzione Generale per il Cinema del MiBac in risposta ad un quesito inoltrato dall'Unefa ad ottobre del 2011, infatti «conferma la possibilità, per le imprese che distribuiscono all'estero, di accedere al beneficio previsto dall'art. 1, comma 327, lettera b) n. 3, della legge n. 244 del 2007, e disciplinato nel dettaglio negli articoli 2 e 3 del d.m. 21.1.2010 "investitori esterni e distributori", naturalmente alle condizioni e con le modalità previste in tali specifiche disposizioni. A differenza del tax credit per la distribuzione di cui al comma 327, lettera b) nn. 1 e 2, difatti, che si applica solo alla distribuzione "nazionale", la misura agevolativa precitata è concessa alle imprese di distribuzione cinematografica, senza distinguere se tale attività sia svolta in Italia o all'estero. Una diversa soluzione, d'altra parte, precluderebbe la partecipazione al regime fiscale di un segmento decisivo della filiera cinematografica quale quello delle imprese esportatrici, tradendo lo spirito del sistema normativo introdotto nel 2007 e limitandone inopinatamente gli effetti positivi - economici ma prima ancora artistico-culturali - sull'intero comparto». Al di là della petizione di principio contenuta nella suddetta nota, circa il riconoscimento della natura "decisiva" del segmento dell'esportazione rispetto alla filiera, dalla Legge viene invece ammessa la possibilità agli esportatori di beneficiare della sola misura "ibrida" del cosiddetto tax credit "20% distributori in produzione", ovvero di una misura pensata per i distributori domestici che consente agli esportatori di beneficiare dello stesso credito di imposta (seppur ridotto dal 40 al 20%) previsto per gli investitori esterni (all'art. 1, comma 327, lettera b n. 3, della legge n. 244 del 2007) e quindi solo sugli importi in danaro investiti nella produzione di un film di Interesse Culturale, con esclusione quindi della possibilità di poter agevolare del suddetto credito di imposta per le spese di distribuzione e per eventuali minimi garantiti concessi al produttore. Non è quindi previsto che i distributori internazionali possano accedere al tax credit destinato esclusivamente ai distributori nazionali (comma 327, lettera b nn. 1 e 2 della legge n. 244 del 2007) per le spese di distribuzione. E tantomeno per i minimi garantiti concessi.
Tale lacuna normativa discrimina la figura degli esportatori di cinema rispetto agli altri operatori della filiera (segnatamente i distributori domestici) vulnerando le potenzialità di investimento sull'esportazione del film e si auspica pertanto che venga, prima o poi, colmata.

LE ALTRE MISURE DI SOSTEGNO IN ITALIA
"Sulla carta" il D.Lgs. 28/2004 ("Legge Urbani") prevede due forme di finanziamento all'esportazione, una diretta ed un'altra indiretta "gestita" dal produttore.
La prima, che è disciplinata dagli artt. 12, comma 1, lett. b) e 14, comma 3 del D.Lgs. 28/2004 (e relativi decreti attuativi), stabilisce che alle imprese di esportazione «[…] sono concessi contributi per la distribuzione all'estero di film riconosciuti di interesse culturale. Detti contributi sono erogati in misura proporzionale alle cessioni effettuate ad imprese estere di diritti di sfruttamento economico di film riconosciuti di interesse culturale, nonché al numero di ingressi realizzati all'estero dai medesimi film […]». A causa dell'esaurimento delle risorse disponibili tuttavia non sono stati più stanziati fondi a copertura di tale previsione normativa sin dal 2008.
La seconda è una previsione contemplata nell'ambito del Fondo alla Produzione di cui all'art. 13 del suddetto Decreto, e dall'art. 3 del d.m. 12/04/2007 ("Modalità tecniche per il sostegno alla produzione ed alla distribuzione cinematografica") in cui vengono riconosciute al produttore «spese occorrenti per le vendite all'estero» del film per un importo fino al 4% del costo industriale dell'opera (con un tetto di 80.000 euro per i film riconosciuti di interesse culturale che scendono a 30.000 per le opere prime e seconde). Peccato che poi la scelta se destinare tali risorse all'esportazione oppure alla copertura di altre voci di budget del film sia rimessa al produttore il quale, quasi sempre, sceglie di destinare tale importo alla produzione.
Si segnala inoltre il supporto dell'Ice - Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane - che sostiene il comparto dell'esportazione assumendo i costi di taluni spazi espositivi in alcuni mercati cinematografici esteri e quello del MiSe che sostiene talune sporadiche manifestazioni all'estero.

LE MISURE DI SOSTEGNO IN EUROPA
Il Parlamento Europeo e il Consiglio Europeo attuano sin dai primi anni Novanta un programma di sostegno al settore audiovisivo europeo (il "Programma Media"). Con decisione n. 1718/2006/CE tale Programma è stato confermato ed ampliato e prende il nome di "Media 2007". Uno degli obiettivi dichiarati del Media 2007 è quello di «favorire e sostenere una maggiore distribuzione transnazionale di recenti film europei fornendo fondi ai distributori in funzione dei risultati da loro ottenuti sul mercato, per altri reinvestimenti in nuovi film europei non nazionali»7.
Il Programma, con particolare riferimento ai sales agents mira quindi a supportare la circolazione di film europei non nazionali sul mercato comunitario e internazionale mediante misure di incoraggiamento dell'esportazione tra cui l'erogazione di un fondo da reinvestire:
a) per finanziare il minimo garantito o gli anticipi pagati per i diritti di vendita internazionali di nuovi film europei non nazionali;
b) per coprire i costi della promozione, del marketing e della pubblicità di nuovi film europei non nazionali.
L'ultimo bando pubblicato prevede un budget complessivo di 1.5 milioni di euro e il contributo finanziario assegnato avviene sotto forma di sovvenzione e non può superare il 50% del totale dei costi ammissibili.
Infine si segnala il Fondo Eurimages che opera in maniera complementare al Programma Media, offrendo sostegno alla distribuzione solo per gli Stati Membri esclusi dal Programma Media, ovvero: Bosnia Erzegovina, Croazia, Serbia, Repubblica di Macedonia e Turchia. Il Fondo provvede a finanziare fino al 50% delle spese (eleggibili) di distribuzione con un tetto di 8.000 Euro.

4. Lo scenario attuale. L'analisi dei fattori di crisi del settore

Le aziende italiane attive nell'esportazione di film, aderenti all'Unefa, soltanto dieci anni fa erano 22. Nel 2013 se ne contano, tra aderenti e non, circa una decina (numero che include anche Rai Trade), delle quali più della metà dedite soltanto alla commercializzazione dei grandi cataloghi di film del passato a cui si deve aggiungere qualche produttore che commercializza soltanto opere di produzione propria.
Questa contrazione seguita alla chiusura di storiche imprese di esportazione, non è stata dovuta semplicemente alla crisi della produzione (che - anzi - dopo i tristi anni Novanta è tornata a sfornare film interessanti e validi), ma piuttosto a un meccanismo perverso alimentato in parte dal sistema creditizio italiano, in parte dalla disattenzione dei produttori e dello Stato per la cosiddetta "filiera" dalla quale, per motivi diversi, la parte esportazione e soprattutto le aziende di esportazione italiane sono considerate l'ultima pedina della scacchiera.
Le cifre pubblicate in un lodevole lavoro dell'Anica8, parlano di oltre il 50% di film italiani affidati ad aziende nazionali. In realtà, a ben vedere, quel 50% è formato da un numero di film che vengono considerati "invendibili" o "troppo difficili" dagli esportatori stranieri, per cui non soltanto quando approdano a un esportatore italiano sono già passati per il sicuro rifiuto di tutti i loro colleghi francesi, inglesi e tedeschi, ma nell'inutile percorso alla ricerca di un minimo garantito (che verosimilmente non arriverà mai), si penalizza in ogni caso il film, che viene letteralmente "buttato in mano" all'azienda italiana di turno, in tempi troppo stretti per preparare degnamente e accuratamente un mercato.
Senza contare che molti dei minimi garantiti in ogni caso concessi da venditori europei esteri, vengono in realtà sovvenzionati dai fondi europei del Programma Media, il cui meccanismo solo apparentemente virtuoso di "apertura" ai film europei non nazionali, produce la necessità per l'impresa di esportazione di avere - appunto - nel listino pellicole non nazionali, che sono semplicemente l'escamotage per poter presentare al Media un listino plurinazionale, ma i cui singoli incassi sono irrilevanti ai fini delle sovvenzioni ricevute dal Progetto, il quale non entra nel merito dei ricavi del singolo film, ma sul globale della penetrazione e degli incassi cinematografici in Europa dell'intero listino. Ne consegue - chiaramente - facendo riferimento alle cifre elargite dal Programma Media ai sales agents, che ci sono notevoli finanziamenti agli esportatori stranieri che - trattando di grandi film che hanno uscite cinema importanti - vengono successivamente reinvestiti su minimi garantiti di film non nazionali con un effetto che tende quindi a privilegiare i grandi venditori stranieri a scapito dei (piccoli) italiani.
Non ultimo, c'è da considerare che il notevole coinvolgimento di Rai Cinema nella produzione, obbliga il produttore - in forza di una previsione standardizzata nei contratti di preacquisto stipulati - a concedere in prelazione la commercializzazione estera a favore di Rai Trade. Cosa in sé assolutamente comprensibile in una logica aziendale, che diventa assai meno logica quando non c'è una data limite entro la quale Rai Trade debba pronunciarsi e liberare il produttore dall'impegno. Quindi di nuovo, ci si ritrova in ritardo nell'affidamento del prodotto a chicchessia - stranieri o Rai Trade compresa -, per cui viene spesso vanificato il risultato di mercato, in quanto affrontato fuori tempo massimo e senza adeguata preparazione.
Altro fattore di criticità è dato dal regime dell'iva applicabile al mandato senza rappresentanza tra produttore a venditore italiano. Infatti, la direttiva 12/02/2008, n. 2008/8/CE ha modificato l'art. 7 del D.P.R. 633/72 stabilendo che le prestazioni di servizi rese nei confronti di soggetti passivi iva (come il caso delle vendite estere effettuate dall'esportatore per conto del produttore) sono tassabili nello Stato di residenza del committente (il produttore nel nostro caso), soggetto passivo. Diversamente da quanto accadeva in precedenza, quando almeno le prestazioni rese extra UE erano esenti da iva, ora vi sono soggette anche le cessioni o concessioni di beni immateriali effettuate su territorio extra UE. Ne consegue che il venditore estero riceverà dal produttore una fattura passiva per la quota produttore (pari a un importo oscillante tra l'85 e il 75% del ricavo lordo derivante dalla vendita del diritto di sfruttamento del film) maggiorata dell'iva al 21%. In pratica su una media di percentuale sulle vendite pari al 20%, il distributore italiano restituisce poi al produttore l'80% più il 21% di iva, e cioè 96,80 euro su ogni cento, procurando uno evidente scompenso di cassa che influisce enormemente sul flusso di liquidità operativa.
Anche in tale direzione si auspica un intervento "illuminato" del nostro Legislatore. Infine, come detto in precedenza, gli strumenti di sostegno dello Stato Italiano alle esportazioni sono pochi o nulli. Ed infatti: (i) gli strumenti di sostegno all'export previsti dalla "Legge Urbani" o sono privi di fondi o sono "filtrati" dal produttore che ne dispone solo per la copertura del proprio budget; (ii) la normativa sul tax credit non considera eleggibili le spese effettuate dall'esportatore e i minimi garantiti concessi al produttore, azzerando di fatto la possibilità e la convenienza per l'esportatore di accedere alla normativa di benefici fiscali; (iii) l'Ice supporta solo alcuni mercati finanziando i costi degli spazi; (iv) il MiSe supporta alcune sporadiche manifestazioni al di fuori dei programmi Italia Cinema. Ma - anche data la scarsità dei mezzi a disposizione - si registra come - in generale - l'approvazione delle istanze dagli esportatori avvenga con estremo ritardo rispetto alla data di presentazione delle domande, con conseguenti intuitive ricadute sull'efficienza organizzativa dell'esportatore che ha bisogno, invece, di rapidità e certezze (anche finanziarie) per poter preparare tempestivamente la partecipazione al serrato calendario di festival e mercati esteri che costituisce il fulcro nevralgico dell'export cinematografico.

1 Ad esempio il D.lgs 28/2004 (cosiddetto "Legge Urbani") all'Art. 3 ("Imprese cinematografiche"), primo comma, stabilisce che: «Ai fini del presente decreto, per impresa di produzione, di distribuzione, di esportazione, di esercizio e di industria tecnica, si intende l'impresa cinematografica che abbia sede legale e domicilio fiscale in Italia», fornendo così una definizione sostanzialmente tautologica dell'impresa.
2 Pubblicato in «Gazzetta ufficiale dell'Unione europea» del 23 febbraio 2013 - C54/10.
3 Linee guida permanenti EACEA/2013 relative al Sostegno alla Distribuzione Transnazionale dei film europei, pubblicate dall'Eacea per conto della Commissione Europea.
4 Per "Piccola Impresa" viene in questa sede adottata la definizione fornita dalla raccomandazione 1442 del 6 maggio 2003, della Commissione Europea ovvero quando il numero di dipendenti è inferiore a 50, quando il fatturato annuo o il totale dell'attivo dello Stato Patrimoniale annuo non supera i 10 milioni di euro.
5 Convenzionalmente, ai fini dello sfruttamento all'estero, il complesso dei diritti di utilizzazione economica dell'opera filmica si divide in cinque grandi categorie: 1) Diritti televisivi e radiofonici: in sede di comunicazione al pubblico, tramite diffusione radiofonica e/o televisiva, nonché di messa a disposizione nel luogo e nel momento prescelti dall'utente sia a pagamento che non a pagamento, sia in chiaro che con qualsiasi sistema di codifica del segnale che ne condizioni d'accesso (a titolo meramente esemplificativo: free tv, pay tv, pay-per-view, video on demand, near video on demand, subscription video on demand, pay per pay, pay per channel, TV interattiva, canali tematici etc.), ivi inclusi tutti i servizi televisivi, anche on demand, effettuati tramite qualsiasi rete, incluse quelle telematiche, mediante l'utilizzo di qualsivoglia protocollo di comunicazione (compresa la cosiddetta Internet Protocol Television - IPTV) e fruibili dall'utente tramite qualsivoglia terminale, fisso e/o mobile. 2) Diritti cinematografici: (a titolo meramente esemplificativo: theatrical, non theatrical, public video, etc.) in qualsiasi forma e modo, sia a pagamento che non a pagamento e tramite qualsivoglia mezzo tecnico e/o tecnologia di proiezione; 3) Diritti video: (a titolo esemplificativo home video e commercial video ecc.) su qualsiasi supporto (a titolo meramente esemplificativo: videocassette, video dischi, dischi laser, DVD, UMD, dischi e videogrammi analogici o digitali, di qualunque genere e tipo etc.) e tramite qualsiasi canale distributivo (a titolo meramente esemplificativo: rental, sell through, in abbinamento editoriale, door to door, edicola, etc.); 4) Diritti di sfruttamento elettronico multimediale interattivo e non: sia online (esemplificativamente: internet e mobile wireless technology - ivi compresi i digital extension, streaming e downloading), che offline (CD-i, CD-ROM, PlayStation, ecc.) attraverso qualsiasi canale distributivo e/o piattaforma, con ogni più esteso diritto di registrazione e di elaborazione con qualsiasi modalità e/o terminale di accesso; 5) Diritti ancillari: (ad esempio navi, hotel e linee aeree).
6 L'Independent Film & Television Alliance è la più grande associazione di produttori, distributori e venditori indipendenti del mondo con 150 aderenti in 23 Paesi. Ifta, tra l'altro, organizza annualmente il più grande mercato cinematografico e audiovisivo del mondo, l'American Film Market (Afm) che si svolge a Los Angeles nel mese di novembre.
7 Cfr. "Invito a presentare proposte - EACEA/07/13"- Media 2007.
8 Cfr. L'export di cinema Italiano 2006-2010, Quaderno n. 6 dell'Anica, Roma 2011.

 

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