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Report 2012

1ª PARTE - L'INDUSTRIA E IL MERCATO

2ª PARTE - L'ATTIVITA' D'IMPRESA

TESTIMONIANZE

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
» Report 2012
TESTIMONIANZE
1. MEDIA Salles - La digitalizzazione dei cinema in Europa: per molti un traguardo, per altri un rischio

«FUTURE CINEMAS WILL BE MORE THAN AUDITORIUMS
IT IS ALL ABOUT QUALITY, EVERYWHERE»

Thomas Hoegh, Fondatore di Arts Alliance
DigiTraining Plus 2012, Amsterdam

Dalle rilevazioni condotte da MEDIA Salles sull'andamento della digitalizzazione in Europa (36 Paesi dall'Islanda alla Russia1) risulta che oltre due terzi degli schermi digitali nel Continente sono ormai passati alle nuove tecnologie. Le statistiche al 1° gennaio 2013 mostrano infatti che a quella data 25.085 schermi europei erano ormai dotati di proiettori digitali2, con un incremento del 37% rispetto a dodici mesi prima.
Delle oltre 25.000 installazioni digitali, quasi tre quarti sono situate in soli sei mercati, cioè quelli che, per numero di schermi complessivi, sono i maggiori d'Europa. In base al numero delle installazioni digitali al 1° gennaio 2013, troviamo infatti al primo posto la Francia, che rappresenta, con 5.150 proiettori digitali, il 20,5% del totale europeo. È seguita dal Regno Unito (3.544/14,1%), dalla Germania (3.134/12,5%), dall'Italia (2.112/8,4%), dalla Russia (2.100/8,4%) e infine dalla Spagna (1.800/7,2%).
Insieme questi sei territori valgono il 71% del parco digitale europeo, una percentuale ancora più elevata rispetto al loro peso sugli schermi complessivi (68%).

GLI SCHERMI DIGITALI IN EUROPA SONO IL 70%, MA IL TASSO DI PENETRAZIONE VARIA NEI DIVERSI PAESI
Al di là dei numeri assoluti, un dato assai indicativo per valutare la diffusione delle nuove tecnologie è il tasso di penetrazione del digitale, ovvero la percentuale di schermi digitali rispetto agli schermi totali.

I 25.085 schermi digitali rappresentano complessivamente circa il 70% degli oltre 36.200 attivi nei Paesi analizzati da MEDIA Salles.
Peraltro, il dato medio europeo cela grandi disparità a seconda dei singoli Paesi. Tra di essi, alcuni si collocano decisamente al di sopra della media europea rilevata all'inizio del 2013, altri a un livello pari a quello della media, altri ancora sensibilmente al di sotto. Le disparità appaiono evidenti già all'analisi dei sei principali mercati europei che abbiamo citato sopra.
Se Francia e Regno Unito sono molto vicini alla digitalizzazione totale, superando la soglia del 90%, Germania e Russia presentano un'incidenza di schermi digitali vicina al 70% e quindi alla media del Continente, mentre decisamente al di sotto del dato medio si trovano l'Italia (tra il 50 e il 60%) e la Spagna, che non oltrepassa nemmeno nel 2012 lo spartiacque del 50%.
Quanto ai restanti territori, accanto a chi - come Norvegia, Lussemburgo e Paesi Bassi - ha già completato il processo di digitalizzazione, troviamo ancora Paesi in cui gli schermi digitali rappresentano una percentuale molto bassa del parco sale. Tra questi si trovano piccoli e medi mercati, come la Serbia, la Lituania e l'Estonia, ma anche territori ben più estesi e popolosi, come la Grecia e la Turchia.

I dati al 1° gennaio 2013 confermano anche il consolidamento di un fenomeno già rilevato nel 2012, ovvero la minore percentuale di crescita degli schermi digitali 3D rispetto agli schermi 2D, che ha come effetto una progressiva diminuzione dell'incidenza della tecnologia 3D sul totale degli schermi digitali.
La percentuale di installazioni 3D sul complesso degli schermi digitali nell'insieme dell'Europa Occidentale - dove la digitalizzazione è un fenomeno più maturo - ha subito un netto calo nell'ultimo biennio: è infatti passata dal 78% del 1° gennaio 2011, al 64% del 1° gennaio 2012 fino a scendere a quota 53% all'inizio del 2013.
Sebbene le percentuali del 3D siano tuttora sensibilmente più alte, lo stesso fenomeno è visibile anche in Europa Centrale e Orientale e nel bacino del Mediterraneo. Qui, se all'inizio del 2011 la quasi totalità degli schermi digitali era 3D (97%), il tasso di penetrazione della tecnologia 3D si è abbassato all'84% al 1° gennaio 2012 e ancora all'80% al 1° gennaio 2013. Analizzando i territori singolarmente, si può affermare che la diminuzione dell'incidenza del 3D è particolarmente evidente nei mercati che hanno oltrepassato il "tipping point" della transizione ed è ancora più manifesta in quelli che sono ormai vicini alla digitalizzazione al 100%. È il caso, ad esempio, della Francia, dove a gennaio 2013 il 3D era installato nel 55% degli schermi digitali, contro una percentuale pari al 65% a gennaio 2012.
Lo stesso è avvenuto in Austria, dove l'incidenza del 3D è passata dal 63% del 1° gennaio 2012 al 56% dell'inizio di quest'anno, nel Regno Unito (da 54% a 44%), in Germania (dal 77% al 54%), in Italia (dal 68% al 54%).
Osservando mercati che sono più maturi dal punto di vista della digitalizzazione, possiamo stimare che il tasso di penetrazione del 3D si assesterà intorno al 50%.

LE SFIDE PER LE PICCOLE SALE E PER IL SETTORE INDIPENDETE: COME DIGITALIZZARE IL 30% DEGLI SCHERMI EUROPEI CHE NON E' ANCORA PASSATO ALLA NUOVA TECNOLOGIA?
Rilevare che il 70% delle sale europee è ormai digitale - e che di conseguenza si sono verificate le condizioni per l'abbandono del 35mm da parte della distribuzione - comporta anche una riflessione su quel 30% di schermi che ancora non è passato alle nuove tecnologie e una domanda sul suo futuro.
Già da qualche anno MEDIA Salles ha cercato di rispondere al quesito: "Quali tipologie di cinema hanno adottato le nuove tecnologie e quali invece sono ancora da digitalizzare?". La pubblicazione The European Digital Cinema Report3, elaborata in collaborazione con l'Osservatorio Europeo dell'Audiovisivo, aveva offerto le prime evidenze sulla relazione che intercorre tra la velocità della transizione al digitale e la tipologia delle sale o le dimensioni delle società d'esercizio.
MEDIA Salles ha ritenuto, quindi, importante proseguire su questa traccia, approfondendo lo studio della digitalizzazione dei cinema europei classificati a seconda del numero totale dei loro schermi.

Un iniziale risultato di questa ricerca, che ha preso in considerazione la situazione all'inizio del 2012 in alcuni dei maggiori mercati europei, ossia Francia, Germania, Italia, Spagna, Russia e Polonia, è stato pubblicato nel DiGiTalk 20124.
I dati di questo primo monitoraggio confermano l'esistenza di una situazione profondamente diversa con riferimento al passaggio alle nuove tecnologie tra i multiplex (cioè i complessi con almeno 8 schermi) e le altre tipologie di cinema con un numero inferiore di sale. Al 1° gennaio 2012, infatti, nei siti con almeno 12 sale, il digitale presentava un tasso di penetrazione altissimo, che raggiungeva il 95% in Francia e il 71% in Germania e in Italia. L'incidenza si manteneva alta presso i cinema con 8-11 schermi (pari all'89% in Francia e al 76% in Polonia), mentre era progressivamente decrescente presso le altre tipologie di cinema.
Fatta eccezione per la Russia, nella quale le monosale erano passate al digitale nel 49% dei casi e i cinema con due schermi nel 65% dei casi, negli altri Paesi esaminati la penetrazione digitale nei cinema più piccoli risultava alla fine del 2011 ancora molto bassa: i valori minori si riscontravano in Spagna, in Germania e in Italia, Paesi nei quali la diffusione dei proiettori digitali risultava essere pari rispettivamente al 6%, al 12% e al 16% nelle monosale e al 23%, al 26% e al 32% nei cinema con due schermi.
Come già era emerso anche nel Rapporto pubblicato da MEDIA Salles e dall'Osservatorio Europeo dell'Audiovisivo, esiste il rischio che gli operatori che hanno difficoltà a effettuare la conversione al digitale vengano a trovarsi sempre di più ai margini del mercato fino a dover cessare l'attività per mancanza di prodotto compatibile coi loro proiettori 35mm. Se si considera che tali operatori - vista la tipologia delle loro sale - appartengono verosimilmente al settore indipendente e/o di qualità, è logico prospettare un impatto fortemente negativo nel medio-lungo periodo, a un livello non solo economico, ma anche sociale e culturale.
Infatti sono questi generalmente i tipi di strutture che ancora consentono la fruizione cinematografica in centri medio-piccoli o in zone rurali.
Per fronteggiare il rischio della sparizione di queste realtà sono state elaborate forme diverse di finanziamento sia di carattere privato sia pubblico da parte delle istituzioni europee e di autorità nazionali e regionali. Una prima panoramica sui vari tipi di intervento a sostegno della digitalizzazione in Europa, come quelli dei Paesi Bassi e della Norvegia, è stata pubblicata nel Focus sulla digitalizzazione delle sale in Italia e in Europa elaborato da MEDIA Salles per l'edizione 2011 di questo Rapporto5.
Continuiamo perciò di seguito a presentare altri interventi adottati a livello nazionale in Europa da cui i Paesi ancora lontani dal completamento della transizione digitale - tra cui l'Italia - possano trarre spunti interessanti.

POLONIA: UNA VARIETA' DI MODELLI ECONOMICI PER I DIVERSI TIPI DI CINEMA
Con oltre 38 milioni di biglietti venduti nel 2012 e quasi 1.200 schermi totali, la Polonia è uno dei maggiori mercati dell'Europa Centro-Orientale.
Per quanto riguarda le nuove tecnologie, con 592 schermi digitali la Polonia risultava aver convertito, già all'inizio del 2012, circa la metà delle sue sale.
I dati disponibili per il 2013 hanno evidenziato un ulteriore incremento (+39,7%) degli schermi digitali, che hanno raggiunto, al 1° gennaio 2013, quota 827 e rappresentano ormai tre quarti del parco sale polacco.
Dal primo proiettore digitale installato a Varsavia nel 2007, la transizione alle nuove tecnologie ha quindi mantenuto un ritmo elevato e ora la Polonia si avvicina sempre più alla digitalizzazione al 100%.
Questo processo è stato possibile grazie a diversi modelli economici.
Da un lato, le tre maggiori società d'esercizio del Paese - Multikino, Helios e Cinema City - hanno ormai completato la conversione dei propri schermi utilizzando il modello VPF. Multikino aveva già digitalizzato nel 2011 le sue 208 sale di allora, mentre al 30 giugno 2012 risultava avere 223 schermi, tutti digitali.
Hanno invece completato la digitalizzazione al 100% nei primi sei mesi del 2012 Helios, con 149 schermi, e Cinema City, con 339 schermi.
Se le grandi catene hanno avuto la possibilità di digitalizzarsi ricorrendo alle proprie risorse e ad accordi con i distributori, diversi schemi di supporto pubblico sono stati resi disponibili, a livello nazionale e locale, per i cinema di minori dimensioni e commercialmente più deboli.
L'istituto nazionale di cinematografia - il Polish Film Institute - ha lanciato nel giugno del 2011 un programma di sostegno alla digitalizzazione destinato specificamente ai cinema di qualità e d'essai, con l'obiettivo di creare luoghi di spettacolo con un ruolo culturale che siano allo stesso tempo all'avanguardia nelle tecnologie di proiezione. Per ottenere il finanziamento, i cinema devono quindi innanzitutto entrare a far parte della rete dei cinema d'essai dimostrando di avere una programmazione principalmente incentrata sulle produzioni europee e nazionali (il 25% delle proiezioni deve essere dedicato ai film polacchi, e di questi almeno 10 titoli devono essere delle prime uscite dell'anno in corso). Inoltre, il cinema deve dimostrare di fare almeno 300 proiezioni all'anno e di svolgere attività di educazione all'immagine.
Se la domanda viene accettata, il cinema riceve un finanziamento pari al 50% dei costi dell'attrezzatura digitale (cioè circa 40.000 euro, secondo le stime sui costi dei proiettori) ed entra in una rete di cinema digitali (Polish Digital Cinemas Network, consultabile al sito www.c-kino.pl).
Alla fine del 2012, 84 cinema avevano aderito all'iniziativa.
Oltre a questo schema di finanziamento nazionale, esistono in Polonia iniziative regionali di supporto alla digitalizzazione.
Tra queste, vale la pena segnalare in particolare il progetto "Malopolska Digital Cinemas Network", nato nel 2010 su iniziativa della Fundacja Rozwoju Kina, organizzazione di sostegno al settore cinematografico con sede a Cracovia.
L'iniziativa ha la particolarità di considerare la sala cinematografica come un elemento chiave dell'offerta turistica di una certa area. Partendo da questo presupposto, il progetto, che è supportato dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR), ha lo scopo di valorizzare l'attrattiva turistica della regione della Piccola Polonia - e in particolare dei centri di dimensioni ridotte - attraverso il miglioramento dell'infrastruttura cinematografica e della sua offerta al pubblico. Il finanziamento copre il 75% dei costi netti di conversione: acquisto del proiettore e del server, adattamento del sistema audio, lavori di adeguamento della cabina di proiezione e anche installazione della tecnologia 3D.
Grazie a questo schema è stato possibile digitalizzare 18 cinema, perlopiù monoschermi, nella regione della Piccola Polonia.
Ne è un esempio il cinema della cittadina di Wadowice, luogo di origine di Papa Giovanni Paolo II, che ha incluso nella sua programmazione contenuti legati al turismo religioso incentrato sulla figura del Pontefice.

GERMANIA: L'INTERVENTO FEDERALE E LA SINERGIA CON IL SUPPORTO DEI LÄNDER La FFA.
La FFA. In Germania, l'intervento finanziario a livello federale per la digitalizzazione delle sale è gestito dalla FFA, l'istituzione di sostegno al settore cinematografico tedesco, che ha tra i suoi obiettivi il supporto alla produzione nazionale e la sua promozione all'estero, nonché il miglioramento delle strutture dell'industria cinematografica.
Il meccanismo di finanziamento alla digitalizzazione è stato lanciato nel febbraio del 2011, grazie alla collaborazione tra la FFA e la Commissione Federale per la Cultura e i Media (BKM), e prevede un finanziamento a fondo perduto per l'iniziale conversione dal 35mm al digitale. Per ricevere il supporto, i cinema, con al massimo 6 schermi o situati in città con meno di 50.000 abitanti, devono dimostrare di avere conseguito incassi pari ad almeno 40.000 euro - oppure 8.000 spettatori per schermo - negli ultimi tre anni e di non aver superato i 260.000 euro di incassi netti.
Il finanziamento della FFA è cumulabile con altre forme di sostegno, come quelli attivati dai Länder.
Nel periodo 2011-2016 la FFA ha previsto un investimento per il digitale pari a 15 milioni di euro, a cui si aggiungono altre risorse grazie al coinvolgimento dei distributori (50 hanno confermato la loro adesione).
Il modello economico, che si basa quindi sia sull'intervento pubblico sia su risorse private che provengono da coloro che maggiormente beneficeranno dei vantaggi della digitalizzazione, si basa sullo schema seguente.
Le singole società di distribuzione attive in Germania firmano un accordo con FFA - in base al quale si impegnano a pagare una quota del finanziamento, chiamata Virtual Print Fee (VPF), pari a 500 euro per la prima uscita di ogni film nei cinema digitalizzati, durante le prime tre settimane di distribuzione - fino a che i 20 milioni di euro promessi saranno stati pagati o finché tutti i cinema tedeschi che rispondono ai requisiti sopraccitati saranno stati convertiti. Contemporaneamente, i cinema concludono un contratto con la FFA che consente di ricevere il 18,5% dei costi riconosciuti, fino ad un massimo di 13.000 euro per schermo per la conversione. Ogni ulteriore supporto secondo il modello VPF per i cinema e i distributori legati da questo contratto è escluso.
Un'alternativa per i cosiddetti cinema commerciali (tutti quelli con un giro d'affari annuale di più di 260.000 euro e che non abbiano accordi con intermediari) è il modello "VPF-Hub" che è stato lanciato all'inizio del 2012 e che ha già registrato l'adesione di oltre 400 schermi. "VPF-Hub" è un'impresa indipendente che può mettere in atto il cofinanziamento VPF per i cinema indipendenti, eventualmente in aggiunta ad altre risorse, anche pubbliche.

Il supporto a livello regionale: il Baden-Württemberg.
Il supporto fornito a livello nazionale dalla FFA è cumulabile con i diversi schemi regionali messi in atto dai Länder.
Tra questi, citiamo a titolo d'esempio quello lanciato da MFG, l'agenzia cinematografica del Baden-Württemberg che, dopo aver sostenuto la fase iniziale della transizione dei cinema alla proiezione digitale, ha esteso e intensificato il suo impegno nel 2010, con la creazione del programma speciale per la digitalizzazione.
È stato avviato uno schema di finanziamento che, con un budget totale di 1.300.000 euro, ha portato all'introduzione della nuova tecnologia in 76 schermi nel Baden-Württemberg già alla fine del 2011. Altri 1.500.000 euro sono stati messi a disposizione per la digitalizzazione cinematografica entro il 2014.
Il Baden-Württemberg può essere quindi considerato un pioniere in questo campo, oltre che una delle regioni tedesche più avanzate ed aperte dal punto di vista dei finanziamenti alla transizione digitale dei cinema.
Gabriele Röthemeyer, direttore di MFG, e Uschi Freynick, consulente per i finanziamenti al cinema, nel varare questo schema, si sono poste l'obiettivo di mantenere sia la qualità della programmazione sia il grande numero dei cinema nel Baden-Württemberg.
Il supporto finanziario alla digitalizzazione è dunque orientato a garantire la competitività dei piccoli cinema e di quelli situati in zone periferiche, dove spesso essi sono l'unica forma di intrattenimento culturale disponibile.
Il supporto è legato strettamente a criteri qualitativi, con particolare attenzione ai cinema d'essai e con una programmazione dedicata soprattutto ai film europei e tedeschi, o addirittura alle sale che abbiano ricevuto i premi per la programmazione di qualità conferito annualmente da MFG.
Tutti i cinema commerciali, di qualità e d'essai nel Baden-Württemberg, fino a un massimo di sei schermi per cinema, possono fare richiesta per il finanziamento. Tuttavia, ogni anno, soltanto uno schermo per cinema può ricevere il sostegno, che consiste in un finanziamento pari al 25% delle spese ammissibili, con un tetto di 18.000 euro. Il costo di proiettore e server, così come le spese per l'installazione, sono considerati ammissibili.
La selezione viene effettuata dalla commissione che assegna i fondi per l'innovazione in campo cinematografico. Particolarmente vantaggiosa per gli esercenti, inoltre, è la possibilità di combinare il supporto di MFG con altri tipi di finanziamento pubblico, come, in particolare, quelli di FFA e BKM.

LA DIGITALIZZAZIONE NON È SOLO UN CAMBIAMENTO TECNOLOGICO. QUALI SOLO LE NUOVE OPPORTUNITÀ? QUALI LE PROSPETTIVE PER I CINEMA DEL FUTURO?
Il passaggio alla proiezione digitale non è - o non dovrebbe essere - la mera sostituzione di una tecnologia con un'altra. Sarebbe infatti uno spreco di energia e risorse se questo cambiamento, con l'impegno e le difficoltà che comporta anche a livello finanziario, si traducesse soltanto nell'utilizzo di un nuovo proiettore per continuare a fare ciò che si è sempre fatto, senza ricercare un apprezzabile vantaggio per gli spettatori.
Si tratta invece di individuare le potenzialità che le nuove tecnologie offrono alle sale, in termini di miglioramento dell'esperienza cinematografica, ad esempio attraverso una maggiore flessibilità nella programmazione e l'ampliamento dell'offerta - a cominciare da quella dei film sino agli spettacoli dal vivo - oppure l'integrazione con nuovi strumenti come i social media per meglio rispondere alle esigenze dei diversi tipi di pubblico, creando un'offerta varia e differenziata, quasi "à la carte".
A questo proposito risulta indicativa una prima indagine condotta da MEDIA Salles sulle aspettative degli esercenti europei. Dal questionario somministrato a coloro che hanno partecipato ai corsi "DigiTraining Plus" sulle tecnologie digitali, è emerso che arricchire l'esperienza del pubblico è il principale obiettivo che gli esercenti si prefiggono con l'adozione del digitale.

I contenuti aggiuntivi. Tra le risorse che il digitale ha messo a disposizione dei cinema dal punto di vista dell'offerta al pubblico, ricoprono un posto di rilievo quei contenuti che sono comunemente noti come alternativi, ma che - per il ruolo che possono rivestire nella programmazione di un cinema dove il cuore dell'offerta deve rimanere il film - ci sembra più corretto definire aggiuntivi.
Negli ultimi anni questi contenuti - che, come emerge dall'indagine di MEDIA Salles,vengono ritenuti particolarmente utili per ampliare l'offerta della sala - si sono fatti strada in Europa. Gli incassi che hanno generato hanno pesato per l'1% del box office nel 2011 e dovrebbero arrivare al 3% nel 2015, oltrepassando la soglia dei 30 milioni di euro. Al di là della loro incidenza economica, già adesso, comunque, sono importanti nel mix strategico di sale che vogliano crearsi un posizionamento specifico e fidelizzare il pubblico. Rispetto ad una prima fase "pionieristica", non solo è migliorata la procedura di consegna dei contenuti alle sale, ma si sono adottati dei contratti standard e gli aspetti tecnici sono diventati più facilmente gestibili.
Si è dunque consolidata, ed è diventata più agevolmente reperibile, l'offerta di contenuti, sia "live" sia preregistrati, che consentono di estendere il ruolo dei cinema trasformandoli in "spazi per eventi".
E se restano sfide da affrontare (l'abilità di assicurarsi materiale di prima qualità, le risorse limitate per il marketing, l'ampio spettro di quote VPF, il limitato ventaglio di piattaforme satellitari), sono molte le opportunità che si offrono alle sale: creare eventi speciali, raggiungere pubblici nuovi e differenziati e, in conclusione, esplorare aree non ancora battute.

Il cinema on demand. In molti settori del largo consumo "to customize" è stato il mantra della svolta del secolo. Offrire prodotti e servizi il più possibile su misura del singolo cliente, dare a ciascun consumatore la percezione di poter personalizzare il prodotto che acquista: questo il cuore della customization.
Se la programmazione affrancata dalla fisicità della pellicola offre maggiore flessibilità, perché non portare questo vantaggio all'estremo e "reinventare" il ruolo dello spettatore? Un esempio di questo nuovo approccio è il cosiddetto "cinema on demand", ovvero la creazione di piattaforme online grazie alle quali lo spettatore stesso diventa programmatore della sala, con una scelta "à la carte" che comprende anche contenuti aggiuntivi. Progetti di questo tipo, come I like cinema! in Francia e We Want Cinema nei Paesi Bassi, si basano sull'utilizzo dei social media, come Facebook o Twitter, che permettono alla sala di raggiungere più facilmente il pubblico intercettandone i gusti e agli spettatori di esprimere interattivamente i propri interessi.
L'obiettivo finale è dunque adattare la programmazione alle esigenze dei diversi segmenti di pubblico.
In un momento in cui è diffusa l'idea che la sala cinematografica subisca la concorrenza di internet e delle altre piattaforme per la fruizione di film e contenuti, il cinema on demand vuole rappresentare una risposta che - utilizzando le risorse della tecnologia e della rete e sfruttando i vantaggi della distribuzione digitale - rimette al centro il cinema come luogo di esperienza anche sociale e pertanto non sostituibile fino in fondo dallo schermo di un computer o di un tablet.

Accessibilità. Un'altra "promessa" del digitale è che la sala diventi un luogo più accessibile, che consenta a persone con disabilità sensoriali di godere appieno dell'esperienza cinematografica.
L'articolo 7 della Direttiva sui Servizi di Media Audiovisivi (AVMSD) dell'Unione Europea recita: «Gli Stati membri incoraggiano i fornitori di servizi di media soggetti alla loro giurisdizione a garantire che i loro servizi diventino gradualmente accessibili per le persone con disabilità visiva o uditiva».
L'accessibilità è un tema che gli esercenti di tutt'Europa già si trovano - o si troveranno assai presto - ad affrontare, sotto la spinta di nuovi provvedimenti legislativi: le tecnologie digitali offrono in proposito interessanti soluzioni.
Con la pellicola 35mm, il canale audio per disabili uditivi veniva creato dal processore audio, mentre il canale narrativo per gli ipovedenti o i non vedenti era disponibile soltanto con un "Accessibility Disc for Digital Theatre Systems".
Il digitale ha decisamente migliorato questa situazione: i canali per persone con disabilità uditiva o visiva, infatti, sono già inclusi nei files con cui è fornito il film alla sala. Per il loro utilizzo non sono richieste attrezzature speciali o particolarmente complicate. Per i non udenti, possono agevolmente essere proiettati dei sottotitoli sul grande schermo. Questo potrebbe tuttavia risultare svantaggioso per la sala, qualora il resto del pubblico non gradisse questi sottotitoli (che nel caso di film sottotitolati per ragioni linguistiche risulterebbero aggiuntivi).
Sono stati quindi ideati dispositivi individuali, come minischermi o occhiali, che il cinema può mettere a disposizione di chi li richieda.
Il trasmettitore/ricevitore degli occhiali, inoltre, supporta anche le tracce audio con le descrizioni per gli ipovedenti.

COME SARANNO LE SALE DEL DOMANI?
Se l'obiettivo nel breve periodo resta ancora quello di reperire le risorse necessarie per il passaggio al digitale degli schermi commercialmente più deboli, a medio-lungo termine si può ipotizzare che l'attenzione si concentrerà sull'utilizzo delle nuove tecnologie per il miglioramento dell'offerta e della fruizione cinematografica. Thomas Hoegh, artista ed imprenditore, fondatore di Arts Alliance, un'organizzazione che investe nel mondo della cultura e dello spettacolo, è convinto che la sfida del futuro consista nel "mettere lo spettatore al centro". Questo comporterà un nuovo modo di programmare, dando al pubblico - o per meglio dire alle diverse tipologie di pubblico - la possibilità di scegliere che cosa vedere sul grande schermo. E saranno gli spettatori stessi che - attraverso i social media - faranno "pubblicità" al loro cinema preferito, parlando a chi condivide i loro interessi. L'offerta delle sale potrà così allargarsi a una varietà di contenuti - quelli che noi chiamiamo aggiuntivi - che spazieranno dal teatro alla musica, dallo sport ai programmi educativi e che secondo Hoegh, arriveranno tra dieci anni a pesare per il 20% degli incassi, presentandosi come l'area passibile di più forte crescita. Tutto questo con l'obiettivo di fare dello "spazio cinema" molto più di una sala e di aprirlo ad altre funzioni, come quelle che possono essere richieste dalle imprese, per attività di comunicazione, promozione e formazione. Una lunga vita si apre dunque di fronte alle sale se useranno la tecnologia per ascoltare "i pubblici", comunicare con loro e offrire il massimo della qualità.

1 Paesi presi in considerazione da MEDIA Salles: Andorra, Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Islanda, Irlanda, Italia, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Portogallo, Romania, Russia, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera, Turchia, Regno Unito.
2 Si considerano schermi digitali quelli con proiettori che abbiano la tecnologia DLP CinemaTM o SXRDTM.
3 MEDIA Salles - European Audiovisual Observatory, The European Digital Cinema Report. Understanding digital cinema roll-out, Dicembre 2011. Cfr. http://www.obs.coe.int/oea_publ/european_ digital_cinema.html.
4 MEDIA Salles, The digital offer in Europe. Where are digital screens located? What are the advantages for spectators?, in DiGiTalk 2012. Ideas, experiences and figures on digital cinema from DigiTraining Plus 2012, pp. 49-54. Febbraio 2013.
5 Rapporto 2011. Il Mercato e l'Industria del Cinema in Italia, Edizione Fondazione Ente dello Spettacolo, Roma 2012.

 

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