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1ª PARTE - L'INDUSTRIA E IL MERCATO

2ª PARTE - L'ATTIVITA' D'IMPRESA

TESTIMONIANZE

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
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Seconda Parte - L'ATTIVITA' D'IMPRESA
IMPRENDITORI ARTISTI E TECNICI
Capitolo 8 - La realtà d'impresa

«CIÒ CHE IL PUBBLICO RECLAMA È L'IMMAGINE
DELLA PASSIONE, NON LA PASSIONE PER SE STESS»

Il filosofo e saggista Roland Barthes (1915-1980) nel suo libro Mythologies
(Miti d'oggi, Einaudi, Torino 1989)

Il passaggio ormai definitivo dalla celluloide al digitale non sta smaterializzando solo la pellicola. Sta dematerializzando anche buona parte della tradizionale struttura industriale cinematografica in un processo che richiama uno degli elementi fondanti del film, ossia la costruzione dell'immaginario felicemente analizzata da Roland Barthes nel suo Miti d'oggi del 1970 cui appartiene la frase riportata in esergo. Fino all'edizione del 2009 di questo Rapporto si potevano trovare in testa ai prospetti in cui si riportavano le dimensioni del volume d'affari delle maggiori imprese del comparto nomi dalla storia più o meno lunga ma molto rappresentativi, come Technicolor, Kodak, Blockbuster, Deluxe, Thomson, Grass Valley e Ims Manufacturing. Rappresentavano fisicamente lo scheletro dell'industria del cinema, fatto di materiali, stabilimenti e laboratori così come di un'estesa catena di punti vendita su tutto il territorio. Oggi la gran parte è scomparsa e dietro le poche presenze rimaste vi sono profonde e radicali riconversioni al digitale come nel caso di Deluxe, Grass Valley e Dubbing Brothers. Oppure il tentativo di tenere in vita almeno il marchio storico come ha cercato di fare il gruppo Thomson con Technicolor prima di smembrare o cedere i suoi insediamenti: Grass Valley ora è di proprietà del fondo d'investimenti Francisco Partners mentre Euphon Technicolor è stata sciolta. Vi sono poi in liquidazione altre aziende di riferimento come la stessa Kodak Versamark, Ims Manufacturing, General Digital Disk Manufacturing, Equipe Service Group, MovieWorks. Si ripropone in parte quello che è avvenuto nel circuito dell'esercizio con l'avvento delle grandi catene di multiplex e la graduale scomparsa di brand di più lunga tradizione ma di minori dimensioni e solidità patrimoniale. Nel declino dell'home video italiano si assiste intanto ad altri movimenti sotto traccia, con la chiusura dell'attività anche da parte di grandi compagnie come Paramount, che ha posto in liquidazione la sua controllata Paramount Home Entertainment Italy. Chi sembra mantenere intatta la sua forza d'immagine è invece l'industria del film. Rupert Murdoch ha dovuto cedere ad esempio alle pressioni dei grandi investitori istituzionali e dei mercati finanziari, che dopo varie tempestose vicende di alcuni suoi tabloid gli chiedevano di tutelare l'immagine e il valore degli altri asset del gruppo. Ha così deciso di separare le attività di entertainment da quelle editoriali, lasciando queste ultime sotto l'attuale logo di News Corp e di riunire le prime sotto il nome di 21st Century Fox «per rendere omaggio al grande patrimonio dei nostri studi cinematografici».

Cosa dice il confronto dei risultati di bilancio. Il repertorio delle principali società di cinema è rappresentato oggi in larga prevalenza dalle imprese che fanno o distribuiscono film. Ma la congiuntura attuale è tutt'altro che facile e per questo il campione che compone la ricognizione annuale sui maggiori protagonisti dell'attività d'impresa è stato selezionato, al fine di poter mettere a confronto i risultati di bilancio del 2011 con quelli del 2012, sebbene i rendiconti relativi all'ultimo anno vengano approvati dalle assemblee dei soci e quindi pubblicati soltanto nella tarda primavera. Complici le difficoltà di mercato indotte dalle crisi generalizzate delle economie, la presentazione dei rendiconti dell'esercizio 2012 non si è in effetti rivelata particolarmente sollecita. La verifica delle ripercussioni di congiuntura sui conti aziendali è in ogni caso possibile sul 25% del campione prescelto di 160 società e senza voler entrare nel merito dei singoli casi consente di valutare quanto il livello di resistenza del comparto - strutturalmente più alto di quello di molti altri settori e della generale percezione - sia messo a dura prova dalla contrastata evoluzione del mercato.

 

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