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1ª PARTE - L'INDUSTRIA E IL MERCATO

2ª PARTE - L'ATTIVITA' D'IMPRESA

TESTIMONIANZE

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
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Seconda Parte - L'ATTIVITA' D'IMPRESA
IMPRENDITORI ARTISTI E TECNICI
Capitolo 7 - Il mercato del lavoro
10. Quando l’ultimo 10% ribalta i valori

Il differenziale che separa la fascia alta degli interpreti e degli autori più noti e apprezzati (protagonisti del cosiddetto star system) dal resto di una platea di soggetti estremamente ampia appare in effetti enorme. L'alto livello dei compensi riconosciuti agli artisti di primo piano è il fattore moltiplicatore che consegna all'apparato professionale del cinema la migliore media delle retribuzioni giornaliere fra tutti i comparti (tavola 29) rispetto a un saggio d'occupazione piuttosto contenuto (tavole 5 e 14) - è il quarto in assoluto - e inferiore allo stesso indice medio del settore (75,5 giornate lavorative all'anno contro 103,3).
In considerazione di questo specifico aspetto - comune altresì al mondo dello sport professionistico - la Gestione ex Enpals attua un regime di compensazione che, nei casi di emolumenti molto superiori alla media, prefissa ai fini previdenziali la "spalmatura" delle prestazioni professionali su più giorni di contribuzione accreditabili rispetto al numero di quelli effettivamente dedicati alla lavorazione (tavola 35).
Questo regime si applica a gran parte degli addetti, in quanto è previsto per gli operatori iscritti alla forma pensionistica obbligatoria prima del 31 dicembre 1995. Per i colleghi diventati contribuenti a partire dal 1° gennaio 1996, il massimale di retribuzione imponibile è correlato invece alla remunerazione annua, fissata per il 2012 a 96.145,00 euro.

LA QUOTAZIONE REPUTAZIONALE
Ai livelli più elevati di retribuzione entra in gioco quell'elemento determinante, che fa la differenza, consistente nella cosiddetta quotazione reputazionale. La remunerazione nel mondo dello spettacolo e dell'arte si pone difatti in diretto rapporto con il palmarès individuale e aumenta col crescere della carriera, in ragione delle esperienze acquisite, del numero di prestazioni già fornite, della capacità d'interagire con gli altri attori di una specifica produzione, dell'esito delle precedenti opere alle quali si è partecipato e in base al loro apprezzamento sia da parte del pubblico sia nei termini dei risultati economici conseguiti.
E nel quadro generale del settore, il corpo professionale del cinema presenta senza dubbio le opportunità più favorevoli (ancorché di difficile ricerca e ad alta volatilità) per conseguire i credits artistici che aprono la strada al successo. I riflessi di questa peculiarità si ripropongono sui compensi medi nelle varie qualifiche professionali (tavola 36) dello spettacolo. Ne fanno fede le cinque leadership che i "mestieri" cinematografici esprimono nelle aree creative, artistiche e di scena, oltre a collocarsi al secondo posto in altre tre delle quattro restanti categorie. Al contrario, in campo tecnico e amministrativo a farla da padrone è come scontato il sistema radiotelevisivo, che cede il primato al cinema solamente nel trattamento economico degli amministratori.

Peso economico: tecnici 6, artisti 4. Le rilevazioni statistiche sui trattamenti economici di gente e mestieri del cinema forniscono semmai in sede di compendio indicazioni più oggettive per quanto concerne il "peso" economico delle diverse professioni all'interno dell'industria audiovisiva e del film. Nel 2011 le figure delle aree creative artistiche e di scena hanno ricoperto una quota pari al 37,5% del monte retributivo globale del comparto cinematografico, perdendo poco meno di un punto percentuale rispetto al 2010. Dopo essere passati dal 29,7% del 2007 (quando però la classificazione Enpals prevedeva un diverso inquadramento dei ruoli lavorativi), al 37,9% del 2008 e del 2009, i gruppi di queste aree erano infatti approdati nel 2010 al 38,4% (tavola 37).
A ovvia compensazione gli operatori delle aree tecniche e amministrative nel 2011 hanno totalizzato cumulativamente il 62,5% del totale delle retribuzioni dichiarate alla Gestione ex Enpals. In precedenza erano scese dal 70,2% del 2007 al 62,1% nel biennio successivo e infine al 61,6% dodici mesi più tardi.

Presenza numerica: artisti 6, tecnici 4. In relazione ai rispettivi pesi numerici (tavola 38) queste proporzioni nell'ultimo quadriennio risultano in pratica ribaltate. L'incidenza quantitativa di ideatori, autori e interpreti si mantiene difatti costante sopra il 62,5%, mentre gli operatori tecnici e amministrativi - in un'alternanza di contenuti rialzi o ribassi - soltanto nel 2011 sono arrivati a toccare il valore di 37,5%.

LE CLASSI DI REDDITO FISCALE
Anche se sussistono alcune differenze, la retribuzione imponibile è la medesima utilizzata ai fini fiscali. Per determinare la base imponibile contributiva si applica infatti il principio di competenza, sulla base del quale il reddito di lavoro ai fini previdenziali è costituito da tutte le somme e i valori maturati a qualunque titolo nel periodo di riferimento in relazione al rapporto di lavoro. In sede di imponibile fiscale si sommano poi eventuali proventi - in genere di natura patrimoniale o di origine immobiliare - che concorrono a costituire il reddito complessivo, ma nel regime tributario degli studi di settore ciò che viene sottoposto ad analisi da parte dell'Agenzia delle Entrate è proprio il reddito da lavoro autonomo o d'impresa24.

Nei repertori dell'amministrazione finanziaria relativi alle libere professioni e alle varie categorie di lavoratori autonomi che confluiscono nel settore dei servizi compare per esempio la comunità di attori e registi e si può così avere una prima visibilità dei valori delle retribuzioni - e delle relative capacità reddituali - degli operatori in ambito cinematografico rispetto alle altre attività (tavola 36), considerando che a livello nazionale il reddito unitario più elevato si è registrato nelle libere professioni (49.500 euro), seguito appunto dal settore dei servizi (26.900 euro), da quello manifatturiero (29.200 euro) e infine dal commercio (20.400 euro).
Si tratta di medie complessive e perciò indicative per un raffronto generale, ma non si deve dimenticare comunque che interpreti e autori comprendono una quota pari al 58,1% del totale di addetti annoverati nel comparto tra le varie qualifiche (sono inoltre, fra tutte le tipologie artistiche dell'audiovisivo e del settore spettacolo, le uniche prese in considerazione nelle rilevazioni fiscali) e possono quindi riflettere, almeno parzialmente, l'incidenza economica e il range di remunerazione che il cinema esprime nel contesto generale del mondo dei professionisti (non imprenditori in proprio) e del mercato del lavoro (tavola 39).

I guadagni secondo l'Agenzia delle Entrate. Una rappresentazione più dettagliata dei redditi di attori e registi (oltre a quelli attivi principalmente in campo cinematografico, che costituiscono la larghissima maggioranza, è compresa una ristretta compagine di provenienza teatrale) è rintracciabile poi nella serie storica delle analisi effettuate dal Dipartimento delle Finanze del Mef-Ministero dell'Economia e delle Finanze e rilevabile dalla banca dati degli studi di settore nell'arco di sei anni dal 2005 al 2010. Definite prima come "Creazioni e interpretazioni nel campo della regia di spettacolo" (codice SK28U), le prestazioni delle due categorie professionali vengono indicate dal 2008 - in seguito alla riforma della classificazione statistica Ateco - sotto la denominazione "Attività nel campo della recitazione e della regia" col nuovo codice UK28U. È uno dei 206 ambiti ai quali si applica il regime di imposizione fiscale degli studi di settore e rientra in un bacino di contribuzione davvero vasto, formato da oltre 3,48 milioni di posizioni tributarie, in maggioranza individuali (più del 63%, contro il 37% di società), costituite cioè da persone fisiche25.
Oltre che al lavoro autonomo e alle libere professioni, gli studi di settore si applicano in effetti ad alcune attività imprenditoriali nelle quali prevale la configurazione societaria e pertanto il 20% dei 3,48 milioni di soggetti monitorati è costituito da società di persone e il 17% da quelle di capitali o da enti (ossia con altre vesti giuridiche). È il caso ad esempio della sezione UG94U "Produzioni e distribuzioni cinematografiche, di video, e di attività radiotelevisive" - i cui dati sono esposti nel precedente capitolo L'attività d'impresa - dove due posizioni tributarie su tre fra le 5.134 rilevate nel 2010 fanno capo a forme societarie: in totale 3.419, pari al 66,59% (il 51,17% di queste, ossia 2.627, sono società di capitali o enti e il 15,42%, cioè 792, di persone). Come richiamato all'inizio del paragrafo "I trattamenti economici", una parte di autori e interpreti ricorre comunque alla costituzione di società, funzionali ad agire quali sostituti d'imposta. Fra i 4.402 soggetti fiscali contati nel 2010 "nel campo della recitazione e della regia" figurano - seppure con una frequenza minore rispetto al dato generale di tutte le posizioni tributarie - 362 società (15 in più del 2009), corrispondenti all'8,22% del totale: 288 di capitali o enti (6,54%) e 74 di persone (1,68%). Si tratta in genere dei professionisti più affermati, che lavorano con maggiore intensità e godono di un'alta quotazione reputazionale. In verità le identità fiscali erano più di 5.300 fino al 2007, ma nel 2008 è stato introdotto il nuovo regime cosiddetto dei "minimi" - riservato alle persone fisiche "esercenti attività d'impresa o arti o professioni" che conseguono ricavi o compensi in misura non superiore a 30mila euro - e in tre anni 900 attori o registi della classe di imposizione inferiore sono usciti dall'area d'applicazione degli studi settoriali, scegliendo di aderire all'imposta sostitutiva prevista appunto per la tassazione dei "minimi" in luogo dell'Irpef, con esonero dagli obblighi Iva ed esenzione dall'Irap.
L'Agenzia delle Entrate contempla infatti due categorie di soggetti, suddivisi in base alla soglia di 30mila euro: un limite di reddito annuo forse non eccessivamente elevato in termini assoluti, che però nel caso della popolazione professionale del cinema può essere riferito soltanto ai due ultimi decili (tavola 30). Quell'esodo rimarca quindi il livello relativamente contenuto dei redditi conseguiti da una porzione crescente di artisti, a fronte di un regime fiscale - come quello degli studi di settore - approntato per valutare e verificare il maggior volume di contribuzione possibile e di conseguenza i redditi di medio-alta levatura ritenuti di più ampia diffusione.

24 Il criterio per ottenere la retribuzione imponibile giornaliera su cui applicare l'aliquota contributiva ai fini del versamento alla Gestione ex Enpals è stabilito dal decreto del Presidente della Repubblica numero 1420 del 31 dicembre 1971 (articolo 2, comma 5).
25 La struttura stessa del sistema di tassazione degli studi di settore, cui sono sottoposti i soggetti professionali che agiscono in autonomia (l'Agenzia delle Entrate tende a fissare parametri medi di ricavi e relativi imponibili in base ai quali verificare le denunce dei redditi effettivamente dichiarati dai contribuenti), consente con i suoi meccanismi d'accertamento pressoché automatici di analizzare per ogni categoria gli introiti globali realizzati nell'anno da persone o società e il reddito imponibile da loro realmente dichiarato, valutandone poi gli eventuali scostamenti dagli standard "tecnici" stimati, individuati con i cosiddetti "indicatori di normalità economica".

 

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