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1ª PARTE - L'INDUSTRIA E IL MERCATO

2ª PARTE - L'ATTIVITA' D'IMPRESA

TESTIMONIANZE

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
» Report 2012
Seconda Parte - L'ATTIVITA' D'IMPRESA
IMPRENDITORI ARTISTI E TECNICI
Capitolo 7 - Il mercato del lavoro
9. Quale abisso fra lordo, netto e costo del lavoro

Le cifre esposte nei resoconti dell'ente previdenziale in merito ai redditi da lavoro si possono in sostanza considerare figurative rispetto alle remunerazioni effettive che gli addetti del settore conseguono concretamente in relazione al loro impegno professionale. In linea generale il compenso netto percepito da un operatore costituisce secondo i casi dal 69% al 71% della retribuzione lorda riportata - per così dire - a busta paga e rappresenta solamente dal 56% al 61% del costo del lavoro complessivo sostenuto dal datore di lavoro o committente.
Una significativa indicazione della reale ripartizione dei compensi lordi e netti, degli oneri sociali e previdenziali fra prestatori d'opera e datori di lavoro, cui va soggetta la remunerazione delle prestazioni professionali, può essere condotta a titolo esemplificativo assumendo come punto di riferimento un contratto di lavoro autonomo occasionale che prevede quale retribuzione lorda l'importo medio - corrisposto con maggiore ricorrenza negli ambiti dello spettacolo - di 1.500 euro a pagamento di una giornata di lavoro (tavola 27).
Nel rendere conto dei livelli retributivi, dei parametri legati alle diverse qualifiche e ai vari comparti dello spettacolo, il panel offerto dalle rilevazioni statistiche dell'ente di previdenza resta naturalmente di totale validità e fornisce i necessari termini di confronto e di analisi dei trattamenti economici in atto in tutto il settore.

I REDDITI DA LAVORO
Dopo sette anni di crescita ininterrotta, nel 2011 il livello di retribuzione media giornaliera degli occupati nel settore cinema ha subito un regresso, scivolando da 142,82 euro a 142,54. Nonostante questo rimbalzo, la retribuzione media annua degli operatori cinematografici è invece salita di 178,81 euro (+1,69%) e per la prima volta ha superato - di 28,90 euro, pari allo 0,27% - quella media di tutto il settore: 10.761,7 euro contro 10.732,8 (la media dello spettacolo, una volta escluso il cinema, scenderebbe in realtà a 10.647,87 euro, per una differenza di 114 euro). Fino all'anno prima il divario era invece sfavorevole e pari a 178,81 euro (tavola 28).
Per il secondo anno consecutivo è stato inoltre ridotto il divario nei confronti dei compensi medi degli addetti del comparto radiotelevisivo, storicamente attestati a livelli assai superiori rispetto a quelli di tutte le altre attività del settore spettacolo. Da uno scarto pari al 63,44% del 2009 - equivalente a 17.549,9 euro - la retribuzione media annua unitaria è passata nel 2010 a un divario del 62,42% (pur corrispondente a una distanza monetaria ancora di poco superiore: 17.578,9 euro) e nel 2011 a una differenza del 61,10%, vale a dire di 16.904,2 euro. In pratica il delta è sceso da 2,73 del 2009 prima a 2,66 e poi nel 2011 a 2,57 e si sta invertendo quel trend che nel giro di soli dodici mesi portò la retribuzione unitaria nel cinema rispetto alla TV da uno scostamento del 57,31% del 2008 (in valore monetario 15.417,8 euro) a quello appunto del 63,44% del 2009.
D'altronde, la larga parte degli occupati del sistema radiotelevisivo opera nelle aree tecniche e amministrative, con regimi contrattuali a tempo pieno e quindi con trattamenti economici in media più congrui. Non a caso il comparto radio-TV copre appena l'8,68% del parco di risorse umane dello spettacolo, ma incide del 22,51% sul monte retributivo globale del settore (tavola 29).

Al tempo stesso si è acuita nel periodo più recente la tendenza dei network televisivi a realizzare produzioni seriali a budget sempre più contenuti, con effetti economici che si sono proiettati sui costi di beni e servizi sviluppati dall'industria video-cinematografica. Su questo terreno è intervenuto come noto anche l'ultimo contratto collettivo nazionale per i dipendenti da aziende dell'industria cineaudiovisiva formulato il 21 dicembre 2011 e sottoscritto a fine gennaio 2012 tra le parti sociali: Anica e Unindustria da una parte e Slc-Cgil, FISTel-Cisl e Uil Com dall'altra.

Oltre ad aver recepito gli indirizzi introdotti dal precedente accordo interconfederale del 28 giugno 2011 in termini di relazioni industriali e di sviluppo della contrattazione di secondo livello (che affida la concertazione agli ambiti territoriali e aziendali) è stata infatti costituita una Commissione Paritetica per la corretta applicazione del Codice degli Appalti, per monitorare le attività e cercare di contenere le forme di dumping e di concorrenza sleale22.

Si eleva il livello dei compensi. La congruità dei trattamenti economici si basa sui parametri cosiddetti sindacali e la sottoscrizione del nuovo contratto collettivo formalizzato nel gennaio 2012 - che si applica a varie categorie professionali del comparto - ha senza dubbio contribuito al parziale miglioramento della base retributiva degli addetti in cinematografia. Al di là dell'aumento, spalmato sul triennio di vigenza 2012- 2013-2014, dei minimi tabellari, che vanno dai 76,27 euro del primo livello d'inquadramento ai 189,92 euro del settimo e assegnano al quarto - quello più diffuso e di tradizionale riferimento - 122,80 euro, il rinnovo dell'intesa aveva infatti disposto la corresponsione di 280 euro lordi una tantum a valere appunto sul 2011 (l'elemento di garanzia per le aziende che non sottoscrivono il secondo livello di contrattazione è stato invece previsto a decorrere dal 2013 e fissato a 200 euro).
Alla diversa natura delle disposizioni di natura economica previste nel contratto (l'una tantum agisce sul livello di compenso medio conseguito nel 2011) appare legato anche il discordante andamento delle retribuzioni giornaliere e annuali (tavola 30).

Dopo sei anni di graduale seppur leggera ascesa, la media delle retribuzioni giornaliere riconosciute agli operatori cinematografici mostra di aver subito nel 2011 una piccola limatura di 28 centesimi di euro, pari allo 0,19%. Di converso, la media fra le remunerazioni annue di tutti gli occupati ha fatto segnare, dopo quello del 2010, un altro piccolo progresso (+1,69%) di 178,81 euro.

LA REMUNERAZIONE PROFESSIONALE
I consuntivi statistici dell'ex Enpals rappresentano la sintesi di una miriade di situazioni che, in riferimento alle specifiche condizioni di lavoro delle diverse qualifiche professionali, sono sul piano pratico del tutto particolari. Due parametri giocano un ruolo decisivo: l'intensità d'impiego degli operatori di determinate categorie rispetto ad altre (tavole 14 e 16) e la consistenza numerica dei rispettivi gruppi (tavola 9). Ai livelli di retribuzione media giornaliera delle differenti figure (tavola 31) non corrispondono quelli delle remunerazioni medie annuali (tavola 32).
La griglia dei compensi annui mostra in effetti una tendenziale coerenza degli emolumenti riconosciuti alle categorie lavorative delle aree tecniche e amministrative, mentre evidenzia un'accentuata discontinuità fra i gruppi di quelle creative, artistiche e di scena, dove sia la quantità sia la frequenza e la durata delle prestazioni condizionano fortemente gli standard dei redditi da lavoro capitari. Lo dimostra il fatto stesso che in merito ai trattamenti economici giornalieri vi sono dodici categorie professionali alle quali è attribuita una paga superiore a quella che rappresenta la media (142,54 euro) di tutto il comparto e che fra questi dodici gruppi compaiono tutti quelli dell'ambito artistico e creativo. Sul fronte dei compensi annuali a collocarsi invece sopra la media di comparto (10.761,77 euro) sono tredici qualifiche, delle quali soltanto cinque però appartengono all'area di ideazione e recitazione. Ne è chiara riprova la posizione degli attori, che si piazzano all'ultimo posto assoluto rispetto al guadagno medio unitario all'anno, nonostante partano da un cachet giornaliero che si presenta come il terzo più consistente in assoluto.

Per quanto riguarda i compensi per le aree tecniche e amministrative, un'indicazione più specifica proviene senza dubbio dalle statistiche dell'Istat sulla struttura del sistema produttivo.

Queste rilevazioni sono focalizzate sui dipendenti regolarmente contrattualizzati a tempo indeterminato e determinato e ne misurano il livello retributivo medio secondo i diversi segmenti d'attività del comparto.

Chi sale di più nella scala dei guadagni. Emerge ad esempio la retribuzione nettamente migliore degli addetti alla distribuzione rispetto a quelli impiegati in produzione e - in misura ancora più considerevole - degli occupati nel circuito delle sale di proiezione, il cui trattamento economico mostra tuttavia negli anni un graduale, seppure relativo miglioramento, del quale appare legittimo intravedere l'origine nella progressiva concentrazione degli impianti e soprattutto delle società di gestione con la conseguente crescita dimensionale e organizzativa delle risorse umane impegnate nel settore dell'esercizio (tavola 33).
Un altro segmento che mostra un livello di remunerazione relativamente alto è quello della post-produzione e la circostanza testimonia con ogni probabilità il rilievo strategico che le nuove tecnologie digitali hanno assunto nel comparto, favorendo di conseguenza un migliore riconoscimento economico per il personale più specializzato.
Sono tuttavia riscontrabili anche due fenomeni costanti per tutto l'arco di tempo considerato dalle statistiche Istat sugli addetti che accomunano i quattro ambiti di lavoro del comparto: il periodico incremento della retribuzione media e il contemporaneo contenimento delle ore lavorate. Si tratta di un duplice indicatore della sempre maggiore strutturazione che le imprese cinematografiche stanno assumendo nel loro complesso e nella combinazione dei due tratti caratteristici della loro gestione imprenditoriale in termini di produttività ed efficienza. Come già segnalato, tendono a razionalizzare la propria organizzazione: da un lato attraverso l'occupazione maggiormente stabilizzata (adeguamento della pianta organica, congruità della remunerazione, pianificazione della risorsa tempo) e, dall'altro con un ricorso più appropriato all'opportunità offerta dalla connaturata configurazione del mercato del lavoro all'impiego temporaneo, a progetto e su commessa, ossia a termine.

LE FASCE RETRIBUTIVE
Dal modesto saggio complessivo di utilizzazione della popolazione artistica e tecnica discende in generale un livello di remunerazione assai contenuto per la sua più che larga maggioranza. Il quadro è ricostruito dalla suddivisione per decili dell'intera composizione della comunità professionale in base alle medie annue sia dei periodi di impiego sia delle remunerazioni, dove si registra in particolare un aumento generalizzato dei limiti massimi delle diverse fasce retributive anche quando il numero di giorni lavorativi accumulati nel corso dell'anno si rivela pari o inferiore a quello raggiunto nei dodici mesi precedenti (probabilmente si sono manifestati i primi effetti benefici del rinnovo contrattuale del gennaio 2012 che ha interessato ampie fasce di addetti).
A fronte del diffuso regresso del 2009 - con l'80% degli operatori in sofferenza rispetto al 2008 - e a quello più contenuto del 2010, quando il 40% "meno pagato" aveva comunque raccolto di più in confronto a dodici mesi prima, nel 2011 sono maturati valori superiori per tutti, con la sola eccezione del secondo decile. Resta in ogni caso notevolmente elevata la percentuale di operatori - più di sette su dieci - che hanno conseguito nell'anno una retribuzione inferiore a 10.761,77 euro, che corrisponde alla stessa media generale di tutto il comparto (tavola 34).

La distribuzione per decili delle retribuzioni annue nel cinema è profondamente segnata dalla copiosità del suo apparato occupazionale. L'analoga rilevazione riferita a tutto il settore mostra in effetti valori sempre superiori. In particolare, nel raffronto con gli altri comparti appare davvero penalizzante il divario con quello radiotelevisivo che, dal primo all'ultimo gradino presenta scarti notevoli, mentre assume contorni meno netti il distacco da musica e teatro, accreditati rispettivamente di valori superiori solo fino al quinto e al sesto livello.
Se si considera che i valori medi per l'intero complesso di addetti del cinema corrispondono a 75,5 in merito alle giornate lavorative annue, a 142,54 euro relativamente al compenso medio giornaliero e a 10,76mila euro per quanto riguarda la remunerazione annua, si può rilevare come il confronto proposto dalla distribuzione delle retribuzioni per decili porti a rivelare la capacità dell'ultimo 30% di soggetti - 25.072 su 83.575 - di compensare, in misura decisamente elevata, gli standard di retribuzione dell'altro 70% di colleghi e di riequilibrarne quasi del tutto, ai fini della media generale, il basso livello di redditi da lavoro annui23.

21 Il contributo di solidarietà viene applicato per gli addetti immatricolati prima del 31 dicembre 1995 sulla parte di retribuzione giornaliera eccedente il massimale imponibile relativo a ciascuna fascia retributiva (tavola 27), mentre per quelli immatricolati a partire dal 1° gennaio 1996 su quella di retribuzione annua eccedente l'importo di 96.149,00 euro. L'aliquota aggiuntiva (allineata a quanto previsto nella gestione Inps ed equiparata da sempre tra autonomi e subordinati) si applica invece: per i primi sulla parte di retribuzione eccedente l'importo di 141,68 euro e sino al massimale di retribuzione giornaliera imponibile relativa a ogni fascia retributiva; per i secondi sulla parte di retribuzione annua eccedente la prima fascia di retribuzione pensionabile pari a 44.204,00 euro e sino al massimale annuo di retribuzione imponibile di 96.149,00 euro (ai fini di una corretta determinazione dei conteggi l'assicurato deve comunicare sempre al committente o datore di lavoro l'importo complessivo percepito in occasione di precedenti rapporti di lavoro svolti nel corso dello stesso anno solare).
22 Contratto collettivo nazionale di lavoro per i dipendenti dell'industria cineaudiovisiva (Roma, gennaio 2011).
23 I rapporti d'analisi e le statistiche Enpals riportavano fino al 2008 anche il livello massimo conseguito dai contribuenti appartenenti al decimo decile nella distribuzione delle retribuzioni di settore. Quei dati molto "selettivi", accessibili solo a un 10% di artisti da red carpet, si prestavano a essere abbinati in via presuntiva ai possibili percettori e per questo da allora non vengono più comunicati, in osservanza delle norme che regolano anche amministrativamente il rispetto dalle privacy. Quell'anno il limite del reddito da lavoro toccato dai protagonisti meglio pagati fra tutti quelli appartenenti all'ultimo e più ricco 10% della popolazione dello spettacolo italiano era stato di 9.253.050 euro nel cinema, di 4.315.782 nella televisione, di 3.161.572 per il teatro e di 1.600.924,20 euro per la musica (da notare come la somma degli ultimi tre emolumenti annuali restasse comunque al di sotto del singolo "tetto" record raggiunto in campo cinematografico).

 

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