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1ª PARTE - L'INDUSTRIA E IL MERCATO

2ª PARTE - L'ATTIVITA' D'IMPRESA

TESTIMONIANZE

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
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Seconda Parte - L'ATTIVITA' D'IMPRESA
IMPRENDITORI ARTISTI E TECNICI
Capitolo 7 - Il mercato del lavoro
8. Mai così in basso la quota di addetti di Roma e Lazio

Non appare tuttavia di secondo piano il "cedimento" occupazionale del Lazio, che accusa in soli dodici mesi la perdita di 1.870 contribuenti iscritti alla Gestione ex Enpals (-3,62%) e ha al suo interno tutti i posti di lavoro che il Centro mostra in meno (1.856 pari a -3,47%) nel 2011 rispetto al 2010. Dal momento che la Regione laziale si identifica praticamente con Roma, se ne può dedurre che la capitale effettiva del cinema nazionale - dove si registra la presenza di ben il 45,48% di tutte le imprese attive registrate dall'ente previdenziale - stia pagando in termini di consistenza l'andamento recessivo della congiuntura economica.

Per la prima volta sotto il 60%. È la prima volta in assoluto che la percentuale degli operatori della cinematografia romano-centrica scende sotto il 60% del totale nazionale. Ancora più sensibile, date le proporzioni, appare la riduzione degli "organici" in Veneto: 1.011 unità in meno, corrispondenti al 44,61%. Percentualmente la performance peggiore spetta alle Valle d'Aosta, la cui perdita di 46 addetti su 55 rappresenta addirittura l'83,63%. Oltre al Veneto, a registrare tagli di rilievo in valori assoluti sono l'Emilia Romagna con un deficit di 175 unità (-7,65%), il Piemonte con il minor apporto di 172 operatori (-7,94%) e la Toscana, la cui comunità professionale nel 2011 presenta un saldo negativo di 103 membri (-8,97%). Parzialmente più contenute risultano le 85 assenze - che valgono però 18,51 punti percentuali - nella pianta organica di Liguria e le 48 di Friuli-Venezia Giulia, che contano comunque per una quota abbastanza ragguardevole del 13,26%.
Al segno meno di queste otto regioni (sei settentrionali e due centrali, cui se ne aggiunge una sola del Sud, l'Abruzzo) si contrappone il trend positivo delle altre undici, dove spicca l'espansione occupazionale della Lombardia, con 858 presenze in più, corrispondenti al 4,44%, la sola del Nord insieme con il Trentino-Alto Adige (+4, pari al 2,21%) a mostrare un mercato del lavoro in attivo.

Il nuovo decentramento degli operatori professionali. Tutto il Sud viceversa - a esclusione dell'Abruzzo, in difetto di 12 unità (-5,02%) - ha aumentato il proprio organico addirittura di 1.366 addetti: quasi un terzo in più in confronto al 2010 (31,08% è la quota), oltre metà dei quali apportati dalla sola Sicilia in virtù di 747 nuovi operatori (+52,79%). Altri 305 li ha conferiti la Campania (+19,28%); 267 la Sardegna che ha più che raddoppiato (+111,25%) i contribuenti iscritti all'istituto previdenziale; 47 la Puglia (+6,19%); 10 la Calabria (+8,19%); solo 1 a testa, infine, la Basilicata e il Molise.
Di tutto rispetto si dimostra comunque il bilancio delle ultime due Regioni, entrambe del Centro, in positivo: arriva a 157 il numero di nuovi ingressi nel bacino occupazionale delle Marche (+35,20%), mentre il progresso dell'Umbria si ferma a 25, con il considerevole guadagno percentuale tuttavia del 12,69%.
Sotto il profilo occupazionale si sta lentamente producendo in sostanza un parziale decentramento delle attività cinematografiche rispetto ai poli storicamente più sviluppati. Le nove Regioni che nell'ultimo quinquennio considerato (2007-2011) hanno sempre vantato il maggior numero di contribuenti iscritti sono passate per esempio da una quota cumulativa di addetti attivi pari al 98,18% nel 2009 a quella corrispondente al 96,83% del 2011, cedendo alle altre undici Regioni 1,36 punti percentuali di impieghi professionali (tavola 25).
All'interno di questo fenomeno si profila in particolare una minore incidenza (per quanto limitata) proprio delle due "aree capitali" del cinema nazionale, dal momento che la quota cumulativa di competenza di Lazio e Lombardia si è alleggerita nello stesso periodo di quasi 1,5 punti percentuali, passando dall'85,30% all'83,51%.

A livello di macro-aree si ha modo di valutare il graduale - lento ma costante - sviluppo delle risorse professionali nelle Regioni del Mezzogiorno rispetto a quelle settentrionali e centrali (tavola 26). In sostanza, i dati regionali segnalano la migliore capacità negli ultimi tre anni di creare lavoro da parte delle realtà cinematografiche delle Regioni meridionali e di quelle minori mentre quelli territoriali per macro-aree confermano che questa vitalità proviene principalmente dalle attività sviluppate nel Sud e nelle isole.

I segnali di ripresa di province e territori interni. Considerando il fluttuare dei dati da un anno all'altro non appare facile individuare le circostanze che possono essere all'origine di questa promettente evoluzione. Sembra ad esempio ampiamente legittimo intravedere nelle pieghe del fenomeno l'attivismo di alcune Film Commission, che hanno portato avanti nuove iniziative in campo regionale in grado di creare alternative di insediamento lavorativo e realizzativo ai poli produttivi più consolidati. Per quanto le posizioni di questi ultimi siano "difese" e supportate a loro volta dalle rispettive Film Commission, si può presumere che l'apertura stessa degli ambiti operativi (ad esempio in tema di locations o di festival) abbia contribuito al trasferimento di porzioni di mercato. Non va inoltre sottovalutato l'apporto che alcuni specifici interventi relativi alla creazione di sedi istituzionali come Cineporti, Case del Cinema, cineteche e studi tecnici (di più recente costituzione proprio nelle Regioni periferiche e in quelle del Centro- Sud andando a formare autentici giacimenti di risorse per l'intera filiera) possono aver dato ai rispettivi bacini professionali, così come la costruzione relativamente recente dei multiplex che costellano oggi tante province, in particolare nei territori interni, ha certamente contribuito all'allargamento della base occupazionale16.

I TRATTAMENTI ECONOMICI
Nell'analisi dei valori economici del mercato del lavoro occorre considerare che ogni riferimento ai trattamenti e ai livelli retributivi così come al monte retributivo riscontrati dalla Gestione ex Enpals non corrispondono né alle remunerazioni nette né a quelle lorde riconosciute materialmente agli operatori professionali, bensì al costo del loro impiego sostenuto complessivamente dalle società che ne richiedono le prestazioni17. A versare i contributi sociali da destinare all'ente previdenziale sono infatti sia gli addetti sia i loro datori di lavoro e pertanto le rilevazioni statistiche analizzate si riferiscono all'effettivo importo che ogni prestazione lavorativa comporta a qualsiasi titolo e in tutte le sue forme18.
La percentuale di contribuzione di base alla Gestione ex Enpals da calcolare in rapporto alla retribuzione riconosciuta corrisponde al 33%, di cui il 23,81% a carico dell'impresa e il 9,19% a carico dell'occupato. Risultano inoltre dovuti - secondo varie e specifiche modalità - un cosiddetto contributo di solidarietà pari al 5%, di cui il 2,50% a carico dell'azienda e il 2,50% a carico del prestatore d'opera, e un'aliquota aggiuntiva dell'1% a carico sempre di quest'ultimo19.
L'entità dei tributi varia inoltre secondo l'anzianità d'iscrizione dei contribuenti all'istituto mutualistico, seguendo due percorsi diversi: uno per gli operatori iscritti alla forma pensionistica obbligatoria prima del 31 dicembre 1995 e l'altro per i lavoratori registratisi a partire dal 1° gennaio 199620.
Nell'ipotesi in cui la prestazione venga effettuata a favore di committenti privati, come capita sovente agli artisti in occasione per esempio di partecipazioni o interventi spot, così come di cerimonie o festeggiamenti, i contributi vengono versati dagli organizzatori degli eventi, dai gestori delle manifestazioni e dai committenti in generale21. Anche per questo, tenuto conto sia della complessità della gestione degli oneri sociali e di quelli accessori sia della rapidità dei rapporti (come nel caso di un'esibizione unica), i professionisti dello spettacolo si costituiscono di frequente in enti o società, frapponendo fra loro stessi e la Gestione ex Enpals un sostituto d'imposta.

16 A proposito dello sviluppo di attività d'impresa e occupazionale registrato dalla Gestione ex Enpals negli ultimi anni (con il conseguente maggior numero di aziende e contribuenti che risultano aver corrisposto nel periodo più recente i contributi previdenziali e assistenziali) non va esclusa fra le motivazioni di tale progressivo aumento una più estesa e incisiva azione ispettiva e di controllo avviata per contrastare l'evasione e l'elusione dei versamenti degli oneri sociali (le cosiddette "trattenute di legge"); un intervento che, secondo quanto richiamato dalla Gestione ex Enpals, ha generato in alcuni ambiti territoriali risultati davvero significativi.
17 Per il calcolo dei contributi si deve fare riferimento alla retribuzione imponibile, rappresentata da tutto ciò che il lavoratore riceve dal datore di lavoro in denaro o in natura, al lordo di qualsiasi ritenuta, in dipendenza del rapporto di lavoro (comprese le indennità di trasporto e le maggiorazioni retributive dovute ai trasfertisti), con esclusione di alcune somme corrisposte a titolo specifico secondo quanto prescrive la legge, come per esempio quelle che l'artista riceve a titolo di rimborso spese a piè di lista (debitamente documentate per vitto, alloggio e trasporto). Non sono inoltre soggette a contribuzione le attività artistiche di carattere marginale, ovvero le retribuzioni annue lorde fino a un massimo di 5.000,00 euro per esibizioni dal vivo in spettacolo, di divertimento o di celebrazione di tradizioni popolari e folcloristiche, effettuate da giovani fino a 18 anni, da studenti fino a 25 anni, da pensionati con non meno di 65 anni e da coloro che svolgono altra attività lavorativa per la quale sono già iscritti ad altra gestione previdenziale obbligatoria (decreto legge numero 159 del 1° ottobre 2007, articolo 39 quater). In ogni caso la retribuzione minima giornaliera e oraria non può essere inferiore al minimale stabilito annualmente. In base alla legge numero 38 del 1989 il limite minimo di retribuzione giornaliera per l'assolvimento degli obblighi contributivi di legge, riferito ai settori di competenza dell'ex Enpals, è stato fissato per il 2012 (circolare numero 21 del 9 febbraio 2012) in 45,70 euro (44,49 euro nel 2011), corrispondente al 9,5% dell'importo del trattamento minimo mensile di pensione a carico del Fondo pensioni lavoratori dipendenti di 481 euro (468,35 euro nel 2011). Di conseguenza il carico contributivo di base ex Enpals pari al 33% non può essere inferiore a quello commisurato (15,08 euro) sullo stesso minimale, anche quando viene pattuito un cachet giornaliero inferiore a 45,70 euro. Lo stipendio minimo contributivo mensile (minimale giornaliero per 26) è a sua volta pari a 1.188,20 euro (1.156,74 nel 2011).
18 Fino al 31 dicembre 2011 l'ex Enpals rilasciava a ogni lavoratore iscritto un libretto personale sul quale, con cadenza settimanale, i datori di lavoro dovevano registrare i periodi di occupazione, l'ammontare della retribuzione giornaliera corrisposta e dei contributi versati. Dal 1° gennaio 2012 l'obbligatorietà del libretto di lavoro è stata abolita e quindi non sussiste più per gli addetti la necessità di andare a ritirarlo presso le sedi territoriali dell'ente e i datori di lavoro non hanno più l'onere della timbratura delle giornate lavorate. Società, agenzie, impresari o altri committenti che ingaggiano lavoratori dello spettacolo sono ora obbligati a immatricolarsi presso la Gestione ex Enpals denunciando l'inizio della propria attività e segnalando ogni periodo di sospensione o di ripresa della stessa; devono effettuare telematicamente (entro il 25° giorno del mese successivo a quello di pertinenza) la denuncia mensile delle attività soggette a contribuzione e delle somme dovute all'ente previdenziale; sono infine tenuti a disporre il versamento dei contributi (tramite modello F24, come ogni altra azienda) entro il giorno 16 del mese successivo a quello di competenza.
19 L'applicazione dell'aliquota aggiuntiva risale al decreto-legge numero 384 del 19 settembre 1992 (articolo 3 ter) convertito dalla legge numero 438 del 14 novembre 1992, mentre quella del contributo di solidarietà è stata varata con il decreto legislativo numero 182 del 30 aprile 1997 (articolo 1, commi 8 e 14).
20 Con la legge numero 335 dell'8 agosto 1995 (articolo 2, comma 18) è stato introdotto il massimale annuo della base contributiva e pensionabile per i lavoratori dello spettacolo iscritti a forme pensionistiche obbligatorie che insieme con il precedente parametro di base, il massimale di retribuzione giornaliera, è funzionale al calcolo del contributo di solidarietà e dell'aliquota aggiuntiva. Entrambi i massimali vengono aggiornati di anno in anno sulla scorta degli indici di rivalutazione Istat e operano sul calcolo delle remunerazioni sia per gli addetti già registrati prima del 31 dicembre 1995 sia per i colleghi immatricolati a partire dal 1° gennaio 1996. Il massimale annuo per il 2012 risulta pari a 96.145,00 euro (93.622 nel 2011); il massimale di retribuzione giornaliera 2012 è stato invece fissato in 700,93 euro (contro i 682,50 euro del 2011).

 

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