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1ª PARTE - L'INDUSTRIA E IL MERCATO

2ª PARTE - L'ATTIVITA' D'IMPRESA

TESTIMONIANZE

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
» Report 2012
Seconda Parte - L'ATTIVITA' D'IMPRESA
IMPRENDITORI ARTISTI E TECNICI
Capitolo 7 - Il mercato del lavoro
6. Un lungo sequel: l’occupazione più stabile

Accorpando i quattro gruppi professionali considerati ne scaturisce una performance complessiva notevole: +828 posti di lavoro rispetto al 2010, con un guadagno di 4,69 punti percentuali, mentre totalmente la comunità professionale del cinema ha accusato in corrispondenza una perdita di forze di lavoro pari all'1,49% (tavola 1). Si è trattato su questo fronte del terzo miglioramento consecutivo dal 2008 in poi - con 667 impieghi in più nel 2009 e 658 nel 2010 - e anche del risultato percentualmente più consistente (+4,09% nel 2009 sul 2008 e +3,87% l'anno successivo), che ha così portato a inizio 2012 a contare la "conquista" nel triennio di 2.153 occupazioni stabili in più, per un progresso cumulato che presenta un saldo positivo pari al 13,20%. Un'evoluzione certamente non da poco, considerando che nello stesso periodo il totale degli addetti del comparto cinematografico è aumentato complessivamente con minore intensità, ossia dell'8,05%. E che sopperisce alla constatazione della crescente strutturazione delle società di cinema, sotto l'aspetto sia della configurazione operativa sia della loro organizzazione produttiva e realizzativa.
È come se il cinema italiano continuasse a girare sulla stabilizzazione degli impieghi una propria serie di film: pur con il 28,37% di contribuenti iscritti rispetto al totale del settore e con solo il 14,90% delle imprese attive nei vari comparti è comunque arrivato ad annoverare ben il 36.53% - 30.459 su 85.707 - di tutti gli occupati stabili dello spettacolo (tavole 19 e 20).

Se si valuta il numero di imprese attive che hanno versato negli ultimi anni contributi sociali - prima all'Enpals e poi alla Gestione ex Enpals dell'Inps - si può osservare in realtà che il numero medio di addetti a maggiore stabilità (ossia con più di 120 giorni lavorativi annui) per ogni impresa di cinema è stato oggetto di una certa scrematura, da 7,52 nel 2008 a 7,63 nel 2009, fino a 7,55 nel 2010 e a 7,20 nel 2011. Nell'ultimo tratto di questo periodo la media di giorni lavorati all'anno dagli occupati a maggiore stabilità è anche diminuita da 180,7 giornate nel 2010 a 172,1 nel 2011. Se è vero perciò che gli impieghi stabilizzati sono cresciuti del 2,10% rispetto al 2010, è altresì accertato che il tempo lavorativo è diminuito di 8,6 giorni, ossia del 4,76%.

Lavori in corso: il processo di consolidamento. I due fenomeni appaiono correlati fra loro: mentre cresce il numero di addetti stabili, si dirada leggermente il tempo richiesto dalle aziende di cinema ad ognuno di loro. Il dato sembra peraltro trovare conferma nell'aumento che il novero di imprese attive iscritte all'Enpals ha fatto registrare nel 2011 rispetto al 2010. Con una conseguenza che si potrebbe definire ad alto tasso di probabilità: il profilo produttivo delle aziende di cinema sta proseguendo nella sua graduale conformazione verso una maggiore e più diffusa organizzazione delle strutture operative, grazie anche a un'accresciuta maturazione gestionale delle nuove tecnologie, dopo il loro primo e un po' disorganico impatto14.
Vi è d'altra parte a testimoniarlo, anche per quanto riguarda questo aspetto, la diversa configurazione giuridica e amministrativa assunta dall'imprenditoria cinematografica nell'ultimo lasso di tempo, attraverso il progressivo passaggio dalla veste di società di persone a quella di società di capitali (il cambiamento risale al 2008) e poi con il graduale consolidamento di questa evoluzione, che non è solo formale, dal momento che comporta specifiche e più onerose condizioni patrimoniali e contabili.

IL PERSONALE DIPENDENTE DELLE AZIENDE
A questo scenario si sovrappone il quadro occupazionale fornito dalle statistiche dell'Istat, focalizzate sugli addetti delle aziende, con riferimento in particolare al personale dipendente e ai rapporti contrattuali regolarmente formalizzati. Per quanto non coincidente con quello della Gestione ex Enpals, il campo d'osservazione dell'Istituto nazionale di statistica (riguardante l'intero territorio italiano e tutte le attività economiche, prevalentemente sotto gli aspetti della produzione industriale) presenta tuttavia alcuni profili di relativa compatibilità.
Se nel primo figurano ad esempio oltre 2mila imprese in meno (2.191 nel 2010, in netta riduzione comunque rispetto alle 2.847 del 2008 in gran parte grazie alla contestuale crescita delle registrazioni all'ente mutualistico) è pur vero che oltre il 60% delle società censite nel secondo - 3.803 su 6.139 nel 2010 - sono del tutto prive di addetti e che, come descritto nel precedente capitolo, si rileva anche la presenza di circa mille imprese artigiane. Appare inoltre certo che se da un lato una loro buona parte non è iscritta all'ex Enpals, dall'altro una certa porzione di titolari senza dipendenti vi aderisce comunque in proprio, ai fini pensionistici.
Si può inoltre osservare che il numero di addetti a maggiore stabilità riscontrabile nei rapporti dell'ex Enpals - ad esempio 29.831 nel 2010 - si pone a una distanza mediana dai due valori censiti dall'Istat quali persone occupate, cioè a libro paga delle imprese (32.823 nello stesso anno) e quali dipendenti effettivi - 25.804 prendendo sempre a riferimento il 2010 - assunti a tempo indeterminato e determinato (tavola 21).

Un discorso analogo vale per altri due dati che le statistiche Istat forniscono in merito al costo del personale sostenuto complessivamente dalle aziende cinematografiche e al monte retributivo corrisposto in salari e stipendi (con regolare periodicità) ai suoi dipendenti diretti, nel 2010 pari rispettivamente a 809,1 milioni di euro e a 601,7 milioni (tavola 22). Il monte retributivo calcolato dall'ex Enpals nello stesso anno per gli occupati delle aree tecniche e amministrative assomma infatti a 553,0 milioni (61,6% del totale di 897,8 milioni).
Le differenze appaiono sostanzialmente attribuibili alla diversa natura delle due rilevazioni e alle differenti caratteristiche della definizione metodologica delle figure lavorative e delle qualifiche professionali, essendo una basata sui rapporti contrattuali e l'altra sulle posizioni previdenziali. Esemplare per contenuti del tutto incomparabili, proprio a causa dei valori considerati su cui si fondano le elaborazioni, appare innanzitutto la disomogeneità fra la misurazione Istat delle ore lavorate nelle aziende rispetto a quella dell'ex Enpals per le giornate lavorative accreditate agli addetti suoi contribuenti, in ampia maggioranza appartenenti alle aree artistiche, creative e di scena.

LA DISTRIBUZIONE TERRITORIALE
Fra i dati più significativi nel processo di evoluzione del cinema italiano, il consolidamento negli anni del numero medio di addetti per impresa, attestato a livello nazionale intorno alle 20 unità per azienda, assume senza dubbio un rilievo particolare. La distribuzione territoriale delle attività (tavola 23) segnala come questa tendenza si stia diffondendo con una trasposizione di valori però che vede le Regioni storicamente più forti arretrare più o meno sensibilmente e quelle per tradizione meno attrezzate svilupparsi invece con un certo dinamismo.
Se è assodato che il Lazio continua a fare registrare la punta massima di 25,81 occupati per impresa e che la Lombardia resta sempre a una distanza relativamente contenuta con una media di 22,92, è altrettanto vero che i loro indici in raffronto al 2010 (pari rispettivamente a 29,01 e 24,29) si sono assottigliati. E in regresso si rivelano anche i rapporti operatoriazienda del Veneto (addirittura da 21,17 a 11,30) e delle altre Regioni cinematograficamente più attive, come Piemonte, Emilia Romagna, Toscana e Friuli-Venezia Giulia15.

14 Il repertorio Enpals qualifica le imprese in 40 diverse tipologie. In 10 di queste rientrano le aziende considerate e registrate come attive nel settore cinema: stabilimenti di produzione cinematografica (111); imprese di produzione cinematografica (codice 112); imprese di produzioni varie (shorts pubblicitari, fotoromanzi, eccetera, codice 113); imprese di sviluppo e stampa (114); imprese di doppiaggio (115); imprese di distribuzione e noleggio (121); esercizi esclusivamente cinematografici (122); esercizi cinematografici polivalenti (123); imprese organizzatrici di festival (532); imprese esercenti attività di fornitura di servizi nei vari settori dello spettacolo (codice 713).
15 Nel 2011 si è in pratica verificato un fenomeno inverso a quello cui si è assistito nel 2010. All'aumento delle imprese attive registrate nelle liste ex Enpals si è affiancata la contrazione dei contribuenti iscritti, mentre nell'arco dei dodici mesi precedenti, la riduzione del numero delle aziende era stata accompagnata dall'aumento dei prestatori d'opera. In proposito se ne ha riscontro in Rapporto 2011. Il Mercato e l'Industria del Cinema in Italia (Edizioni Fondazione Ente dello Spettacolo, Roma 2012), nel capitolo 7 La comunità professionale alle pp. 218-220.

 

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