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1ª PARTE - L'INDUSTRIA E IL MERCATO

2ª PARTE - L'ATTIVITA' D'IMPRESA

TESTIMONIANZE

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
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Seconda Parte - L'ATTIVITA' D'IMPRESA
IMPRENDITORI ARTISTI E TECNICI
Capitolo 7 - Il mercato del lavoro
5. Prototipi ma a pianta stabile

In ogni sistema produttivo l'evoluzione tecnologica porta a modificare e a trasformare nel tempo, oltre alla mappa del lavoro, gli impianti strutturali delle imprese.

E in sintonia con la percezione del cinema come attività dello spettacolo in cui gli assetti aziendali e i modelli di organizzazione produttiva incidono in maggior misura - per quanto sia al tempo stesso considerato per antonomasia l'industria dei prototipi - si ha una situazione in ragione della quale è proprio il comparto cinematografico a contrassegnare in modo prevalente lo sviluppo professionale non solo dell'audiovisivo, ma di tutto il settore. Oltre che segnalata dai numeri delle alterazioni nel tempo delle diverse figure di operatori, la graduale trasformazione del mix di competenze e qualifiche che ne attraversa il panorama professionale è confermata dalle modifiche in via di maturazione anche sul piano dei livelli e dei periodi d'impiego dei suoi addetti (tavola 16). Senza dimenticare l'effetto collaterale che questo processo induce: l'intensità con cui l'innovazione tecnologica incide sulle professionalità di tante figure contribuisce infatti a sospingerne in soluzione di continuità l'evoluzione.
Va ricordato che i ruoli Enpals prevedono l'inquadramento di ben 192 categorie diverse di lavoratori (157 per lo spettacolo e 35 per lo sport) in base a un decreto ministeriale del 2005 che a distanza di otto anni appare sempre più bisognoso di un incisivo aggiornamento, in assonanza con la profonda e progressiva specializzazione che le nuove tecnologie hanno inevitabilmente introdotto in tanti profili lavorativi12.

Le varie tipologie professionali sono inoltre formalmente suddivise in tre raggruppamenti, in ragione dei diversi regimi contributivi validi ai fini del compimento dell'annualità di contribuzione: A, quando i versamenti corrispondono ad almeno 120 giornate lavorative senza però superare la soglia delle 259; B, se il pagamento degli oneri sociali accumulato rientra invece in un arco di giorni di lavoro compreso fra il minimo di 260 e il massimo di 311; C, qualora le giornate lavorate accreditate ai fini previdenziali oltrepassino la quota di 31213.
Alla base delle prime due tipologie si pongono in pratica i rapporti di lavoro a tempo determinato, mentre per l'accesso alla terza si mostra cogente un regime contrattuale a tempo pieno, ossia indeterminato (tavola 17).

LIVELLI E PERIODI D'IMPIEGO
Analizzando le segmentazioni del panel di operatori per qualifica, intensità del turnover, livelli e periodi d'impiego (tavola 15) si delinea la progressiva trasformazione della mappa professionale del cinema. Per quanto scenda lievemente il numero medio di giorni lavorati in un anno - 172,1 contro i 180,7 del 2010 (-4,7%) - continua in effetti a consolidarsi l'occupazione più stabile in termini di numero di impieghi: +2,1% rispetto al 2010 (tavola 18). Questo ulteriore progresso porta così al 24,2% (corrispondente a 5.935 posti di lavoro) l'incremento complessivo rispetto al 2008.
La rimodulazione degli impieghi a maggiore stabilità appare frutto di una combinazione di circostanze simultanee. Da una parte diminuisce il numero - 49, pari all'1,5% - di operatori iscritti alla categoria "Operatori e maestranze del raggruppamento B" (ossia con una contribuzione che somma da 260 a 311 giorni lavorativi annui), dall'altra aumenta - di 387 unità, corrispondenti al 5,1% - quello degli stessi occupati appartenenti però al raggruppamento A (da 120 a 259 giornate lavorative di contribuzione all'anno), così come quello - di 155, per una quota del 3,9% - di organizzatori, direttori e ispettori di produzione. Con un saldo complessivo di +493 impieghi (+4,18%).
A supporto di tale osservazione si può ricavare, attraverso il confronto fra le figure professionali impiegate a tempo determinato (tavola 18), una seconda, indiretta indicazione relativa alla manifestazione come accennato di una crescente diffusione delle tecnologie avanzate, digitali e informatiche in genere, nel comparto cinematografico. Emerge in effetti un'altra categoria in espansione: quella dei tecnici di produzione e realizzazione, con 335 persone in più, che corrispondono a un incremento dell'11,7% rispetto al novero del 2010.

12 Il decreto ministeriale in questione si compone di due dispositivi: "Adeguamento delle categorie dei lavoratori assicurati obbligatoriamente presso l'Ente nazionale di previdenza e assistenza dei lavoratori dello spettacolo" e "Integrazione e ridefinizione delle categorie dei soggetti assicurati al fondo pensioni per i lavoratori dello spettacolo, istituito presso l'Enpals". È stato emanato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali di concerto con il Ministero dell'Economia e delle Finanze il 15 marzo 2005 (pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» numero 80 del 7 aprile 2005) e integrato successivamente dal dicastero del Lavoro con le circolari 7 e 8 del 30 marzo 2006.
13 Si segnala in proposito Rapporto 2009. Il Mercato e l'Industria del Cinema in Italia (Edizioni Fondazione Ente dello Spettacolo, Roma 2010) alle pagine 65-67 e 74. Per cinque anni sono state al lavoro due Commissioni Parlamentari (la fine della XVI legislatura ne ha provocato lo scioglimento, con la conseguente necessità di una loro ricomposizione) con l'obiettivo di predisporre un riordino del settore, anche per quanto concerne le politiche di sostegno allo sviluppo e di finanziamento attraverso risorse pubbliche. La Commissione Lavoro intendeva presentare - uniformemente ai suoi scopi istituzionali - un testo di legge unificato sulla previdenza dei settori dello spettacolo, dello sport e dell'intrattenimento. Da parte sua, la Commissione Cultura aveva da tempo all'ordine del giorno una proposta di legge quadro (di carattere definito "bipartisan") sul riassetto istituzionale dell'intero macrosettore. Rispetto al progetto di provvedimento in via di elaborazione della Commissione Lavoro, risultava tuttavia contrastante l'orientamento espresso da questo secondo organismo parlamentare in tre articoli contenuti nelle bozze preliminari del testo posto in discussione e relativi appunto al sistema pensionistico e d'assistenza.

 

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