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1ª PARTE - L'INDUSTRIA E IL MERCATO

2ª PARTE - L'ATTIVITA' D'IMPRESA

TESTIMONIANZE

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
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Seconda Parte - L'ATTIVITA' D'IMPRESA
IMPRENDITORI ARTISTI E TECNICI
Capitolo 7 - Il mercato del lavoro
3. Come la tecnologia cambia la mappa della comunità

Dal quadro delle variazioni negli organici delle diverse figure professionali in attività si ha per la prima volta una rappresentazione plastica dell'evoluzione tecnologica che permea in generale tutto il settore dello spettacolo, ma che in particolare investe e coinvolge principalmente il cinema, per sua congenita natura e secondo la tradizione, il comparto da sempre tecnologicamente più avanzato fra tutti. In verità questa fase di trasformazione - che vede in aumento figure e qualifiche professionali dell'area tecnica a fronte del regresso di quelle dell'area amministrativa - appare in atto ormai da tempo (come testimoniano gli spostamenti registrati nelle stagioni immediatamente precedenti), ma si può dire che è proprio nel 2011 che i suoi effetti risultano più evidenti anche attraverso i dati occupazionali e sulla natura degli impieghi (tavola 11).
Questo fenomeno si è peraltro accompagnato a un'altra evoluzione che - quasi a fare da contraltare - ha coinvolto principalmente il comparto televisivo (tavola 12). Il crescente spazio ricoperto nei palinsesti dai cosiddetti reality e soprattutto dai talent show sta determinando un progressivo dimagrimento dei cast di artisti professionali (ballerini, cantanti, concertisti, orchestrali e performer vari) così come il graduale diradarsi del loro impiego. In un solo anno per esempio, il "gruppo ballo figurazione e moda" è passato da 23.931 unità a 22.864 (-1.067), quello "concertisti e orchestrali" da 39.414 a 36.445 (-2.969) con un regresso concentrato pressoché totalmente nel comparto musica per un decremento da 28.119 a 25.848 unità pari a - 2.271 (tavola 13). Allo stesso modo si sfoltisce il raggruppamento "conduttori e animatori" (passati in tutto il settore da 20.041 a 19.461, con un differenziale negativo pari a -8,19%), di coloro cioè che "presidiano" i format più tradizionali dell'offerta di programmazione10.

Per la gente d'arte il fulcro resta il cinema. Ne consegue che, oltre ad assecondare la sua connaturata predisposizione all'innovazione tecnologica, il cinema si riafferma maggiormente nel vasto corpo dell'audiovisivo quale primo centro di gravità per le principali figure professionali e autoriali delle aree creative, artistiche e di scena. Gli operatori della sezione cinematografica iscritti alla Gestione ex Enpals dell'Inps prevalgono largamente in cinque delle nove categorie di questa area: gli attori sono ben 45.357 contro i 10.593 del teatro, i 1.338 del comparto musicale e i soli 1.004 della radiotelevisione; così come ai 3.261 registi e sceneggiatori cinematografici fanno riscontro i 1.728 di TV e radio, i 601 colleghi teatrali e i 261 della musica. Per quanto concerne i direttori di scena e di doppiaggio se ne contano 229 nel cinema, 166 in teatro, 89 in ambito musicale e solamente 5 in radio-TV, mentre si annoverano 1.769 scenografi e costumisti che operano sui set rispetto ai 434 impegnati nelle attività musicali, ai 410 sui palcoscenici e ai 311 negli studi televisivi e radiofonici.

Tutto il deficit professionale delle reti TV. La prevalenza dei gruppi delle aree artistiche, creative e di scena nel cinema è analoga (di poco superiore al 65%) a quella che si riscontra complessivamente nel teatro e che si commuta in predominio nella musica (oltre l'85%), il cui bacino di operatori appare tuttavia sensibilmente più contenuto.

Viceversa, il sistema radio-televisivo denuncia la prepotente liofilizzazione delle sue risorse artistiche, precipitate ormai al di sotto del 20%, mentre persino nei restanti comparti si collocano ancora oltre il 42%. D'altra parte il fenomeno è segnalato dalla vistosa modificazione dei palinsesti di programmazione di tutte le maggiori reti. I ripetuti rimpasti in corso da alcuni anni sulle tipologie di trasmissione hanno portato alla proliferazione dei cosiddetti talk show e talent show e di appuntamenti quotidiani dedicati alla cucina e alla gastronomia: una produzione che consente l'abbattimento dei costi e richiede solo in minima parte l'apporto professionale delle aree artistiche, creative e di scena.

Un'anagrafe popolata da attori e musici. Ai fini puramente statistici, dai dati consuntivi delle liste anagrafiche riportate nei prospetti (tavole 12 e 13), si può evincere come la compagine più folta in assoluto di tutto il settore sia quella degli attori con 65.188 componenti (il 69,58% dei quali attivi nel cinema), davanti ai 36.445 concertisti e orchestrali (il 72,52% è iscritto alla sezione musica), alla categoria degli impiegati con i suoi 33.340 addetti (il 47,66% fa parte del sistema radiotelevisivo), al nucleo dei 27.587 lavoratori degli impianti e circoli sportivi (il 95,54% fa ovviamente capo al comparto degli impianti sportivi) e a quello dei 24.662 dipendenti di imprese di spettacoli viaggianti, ippodromi, scuderie, cinodromi, case da gioco, sale da gioco, sale giochi, sale scommesse e agenzie di ricezione delle scommesse (l'88,24% dei quali opera nell'ambito dei trattenimenti vari e spettacoli polivalenti, anche se in definitiva ad assorbirne la quasi totalità è la rete delle sale giochi e delle ricevitorie).

Segue poi il raggruppamento "ballo figurazione e moda", comprendente in prevalenza coreografi, tersicorei - il termine ufficiale che designa i danzatori - ballerini e modelli con 22.864 esponenti (anche in questo caso la maggioranza, il 62,46%, appartiene al bacino dei trattenimenti vari e spettacoli polivalenti). Fra le altre quattordici qualifiche nessun'altra supera la soglia di 20mila unità, che resta assai lontana per tutte le categorie a eccezione delle figure dei conduttori e animatori con 19.461 operatori (il 75,69% è contribuente attivo nei frammentati segmenti dei trattenimenti e spettacoli polivalenti e delle attività varie)11.
Per quanto concerne il comparto musicale si può in particolare sottolineare come non sembra essere ancora giunta a conclusione la lunga e travagliata fase di transizione del passaggio da uno standard tecnologico all'altro, che nell'ultimo decennio l'ha visto primo e più diretto protagonista della rivoluzione digitale e alle prese con il flagrante dilagare della pirateria e la parallela diffusione di riproduzioni offside.

10 Va notato che agli artisti non è più riservata da tempo una specifica lista di collocamento, dovendo confluire in quelle generali gestite dai Centri per l'impiego regionali. Nonostante un'annosa "battaglia" condotta dalle rappresentanze sindacali e professionali, continuano a essere esclusi dalla possibile corresponsione delle indennità di disoccupazione previste per tutte le altre categorie. L'Inps-Istituto Nazionale della Previdenza Sociale ha ribadito l'improprietà della corresponsione dell'indennità di disoccupazione agli artisti con la circolare numero 105 (agosto 2011), ritenendo che la loro figura sia assimilabile a quella definita nella sentenza della Corte di Cassazione, numero 12355 del 20 maggio 2010, che prevede l'esclusione per quanti operano «nella più ampia autonomia dei compiti assunti, in quanto espressione personalistica del soggetto, che svolgono la propria attività senza l'apporto dell'imprenditore». La questione ha origine dall'effettiva valutazione della figura dell'artista sotto il profilo amministrativo e giuridico e dal fatto che per definire tale ratio operi quale unico riferimento il Regio Decreto-legge numero 1827 del 1935 (articolo 40, comma 1, punto 5). Nonostante sia ormai – e da lungo tempo – in evidente contrasto con la realtà attuale dell'organizzazione della produzione e della condizione di lavoro degli artisti nello spettacolo, questa normativa non vale a configurare la fattispecie secondo cui l'Inps riconosce la concessione dei sussidi di disoccupazione.
11 Date le caratteristiche del mercato del lavoro nello spettacolo, improntato ai rapporti di lavoro a tempo determinato e temporaneo oltre che contrassegnato da una marcata abbondanza di soggetti (soprattutto di giovane età e ai primi approcci professionali), e in considerazione del basso livello di buona parte delle fasce retributive, non si può oggettivamente escludere in via preventiva la presenza nell'attività d'impresa di pratiche di elusione ed evasione contributiva. È un aspetto difficile e che sfugge, in quanto sommerso, a qualsiasi possibilità di censimento o anche di sommario accertamento. La moltitudine di soggetti che si colloca alla base della piramide degli occupati sembra in effetti legittimare la presunzione che una certa porzione di personale – molto giovane data la comune età media di pertinenza – e di lavori occasionali, in particolare nella produzione cosiddetta minore (documentari promozionali, video sussidiari alla formazione e all'insegnamento o illustrativi delle realtà sociali e industriali), gestiti attraverso agenzie di intermediazione (è usuale il caso dei figuranti speciali), finisca per alimentare quell'area delle attività in nero che secondo le stime di ricerche e indagini sul campo sottraggono alla contabilità ufficiale in tutti i settori e a livello nazionale oltre il 20% delle forze di lavoro e del reddito prodotto. Alcune organizzazioni sindacali sostengono che oltre al lavoro in nero e all'evasione contributiva tout court sono diffuse altre pratiche illegali o illecite, prevalentemente sotto forma di prove non pagate o di versamento dei contributi senza la materiale corresponsione però di alcuna retribuzione a chi ha prestato la sua opera.

 

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