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1ª PARTE - L'INDUSTRIA E IL MERCATO

2ª PARTE - L'ATTIVITA' D'IMPRESA

TESTIMONIANZE

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
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Seconda Parte - L'ATTIVITA' D'IMPRESA
IMPRENDITORI ARTISTI E TECNICI
Capitolo 7 - Il mercato del lavoro
1. La capacità di resistenza del grande schermo

Il primo presupposto di conforto proviene dalla sostanziale tenuta del comparto cinematografico in termini di consistenza e caratteristiche dell'occupazione - anche rispetto alle altre attività del settore dello spettacolo - in quanto non denuncia pericolosi cedimenti a fronte di un generalizzato andamento declinante del sistema economico e produttivo nazionale.
A dirlo sono appunto i dati della Gestione ex Enpals, gli unici fondamentali per valutare principalmente le prestazioni artistiche in rapporto anche a tutte le attività dello spettacolo in generale. Il cinema continua a essere per numero di addetti e per importo del monte retributivo il principale bacino professionale fra tutti i comparti (tavola 2)2.

Lo dicono anche però quelli elaborati dall'Istat (Istituto nazionale di statistica) secondo la nuova classificazione europea Ateco 2007, rivolti soprattutto all'occupazione dipendente, come esposto nel capitolo precedente, e in grado di offrire un quadro comparativo fra il cinema e gli altri comparti del settore audiovisivo, sebbene aggiornati per ora soltanto fino al 2010. Pur tradendo un trend parzialmente in deficit, nelle rilevazioni dell'ultimo triennio, il novero di addetti delle società cinematografiche rappresenta la larga maggioranza, con una percentuale superiore del 15% alla consistenza delle persone occupate da quell'emittenza televisiva che secondo una percezione diffusa viene invece ritenuta, anche per quanto riguarda l'ambito occupazionale e professionale, la colonna portante delle attività (tavola 3).

L'UNIVERSO DI RIFERIMENTO
Lungo le coordinate generali del mercato del lavoro delineate dall'Istituto nazionale di statistica, si può inoltre osservare come l'apporto della rete d'impresa del cinema sul piano dell'occupazione sia preminente pure a livello del macrosettore comprensivo di tutte le attività editoriali digitali e analogiche, con una quota stabilmente fissa oltre il 31%, fino a mantenere una certa visibilità (fra il 5% e il 6%) anche nel mare magnumdei servizi di informazione e comunicazione, dove è incontenibile il ruolo delle telecomunicazioni, in particolare della telefonia (tavola 4).
All'origine di questa positiva risposta alla crescente tensione cui negli anni più recenti è stato sottoposto in genere il mercato del lavoro si può d'altra parte rinvenire un elemento strutturale delle attività cinematografiche3. Nell'ambito del comparto audiovisivo, come già rilevato in passato, è soprattutto il cinema infatti portatore di una lunga e consolidata pratica di quegli impieghi a termine, per così dire a commessa, che principalmente nell'arco dell'ultimo decennio si sono introdotti e diffusi anche negli altri settori dell'industria e dei servizi con varie modulazioni, dando corpo a una vasta tipologia di lavori discontinui e occasionali o cosiddetti atipici4. Dai contratti a progetto, di inserimento, a chiamata (lavoro intermittente), interinali e di formazione oppure anche in termini gratuiti sotto la veste di stages per quanto riguarda la posizione professionale dei dipendenti, la somministrazione di forme di precariato ha pervaso anche quella di genere autonomo, con prestazioni di collaboratori in regime di partita Iva, solo formalmente indipendenti. E l'applicazione dei contratti a termine e part-time si è diffusa soprattutto nei già fragili ambiti del primo impiego, dell'occupazione giovanile e del re-impiego di quanti sono stati oggetto di processi di ristrutturazione o dismissione. Se a inizio 2011, ad esempio, il 78,6% dei rapporti di lavoro in atto nel Paese era a tempo pieno mentre il 9,8% si esplicava part-time e l'11,6% si riferiva a inquadramenti di natura atipica, a fine 2012 le quote corrispondenti sono scese del 2,2% al 76,4% per i primi e salite del 10,0% e dell'11,2% per le altre due categorie contrattuali, arrivate a coprire rispettivamente il 10,7% e il 12,9%5.

ANAGRAFE, INDICI E TASSI DEL LAVORO
Con la sua configurazione produttiva consolidata storicamente sulle prestazioni a progetto, il cinema vanta una indubbia consuetudine di rapporti con la flessibilità e questa dimestichezza consente di assimilare almeno in parte i contraccolpi di circostanze e congiunture meno favorevoli e di sapersi conformare - quanto meno inizialmente - all'andamento contrastante del ciclo economico (tavola 3)6. La diminuzione dei contribuenti iscritti si è riflessa per esempio in una relativa, per quanto modesta, crescita del saggio medio di occupazione - salito nel 2011 da 74,1 giornate di lavoro annue a 75,5 - e il fenomeno si rivela peraltro comune anche agli altri comparti, fatta eccezione per il teatro (tavola 5).

Le rilevazioni statistiche sul panorama dell'occupazione nell'ambito dello spettacolo, che costituisce il bacino di competenza della Gestione ex Enpals, confermano in ogni caso che il cinema continua a rappresentare il comparto-guida di tutto il settore. In linea con la sua leadership in termini di spettacoli prodotti e fatturati d'attività complessivi, è infatti l'attività che con il maggior numero di addetti (28,37% del totale) vanta anche il secondo volume di occupazione professionale con 6,309 milioni di giornate lavorate all'anno (pari al 20,75%) a un passo dal sistema radiotelevisivo (21,05%) con i suoi 6,398 milioni di ore lavorative (tavola 6). Ancora più rilevante è poi il fatto che questo monte di giorni lavorativi costituisce per il cinema un primato storico, non essendo mai stato raggiunto prima del 2011 il livello di 6,309 milioni di ore.

Sono risultati che in rapporto al novero delle aziende iscritte alla Gestione ex Enpals - rappresentanti solo il 14,90% del numero globale - esprimono la crescente produttività del sistema cinematografico e si giustificano in virtù principalmente del superiore assetto organizzativo e strutturale della sua imprenditoria, la cui consistenza (+7,09% nel 2011 sul 2010, a fronte del lieve calo dello 0,03% accusato in generale dal settore) continua peraltro a crescere ininterrottamente dal 2005, con un incremento complessivo del parcoaziende nei sei anni pari al 30,45% (vedi ancora tavola 2)7.
Dalla diretta correlazione con la capacità occupazionale in termini sia di addetti sia di tempi d'impiego, discende altresì il primato per quanto concerne il monte retributivo annuo cumulato dai suoi operatori, risultato corrispondente nel 2011 al 28,59% dell'apporto globale alla Gestione ex Enpals e arrivato a sfiorare quota 900 milioni di euro (899.414.927,75 per la precisione), mostrandosi in grado di muoversi in controtendenza agli altri comparti grazie a un ulteriore, graduale aumento dello 0,17% rispetto al 2010, con 1,55 milioni di euro in più, mentre il settore nel suo insieme ha subito una contrazione dell'1,91% equivalente a 60,26 milioni di euro e ha visto ridursi l'importo del monte retributivo di tutto lo spettacolo da 3,206 miliardi a 3,146 miliardi di euro.

2 dettagli relativi alla classificazione Ateco 2007 sono esposti nel capitolo precedente.
3 È obbligato a iscriversi alla Gestione ex Enpals dell'Inps chiunque svolga un'attività professionale - e anche se solo occasionalmente - nell'ambito dello spettacolo e dello sport compresa tra quelle elencate nell'articolo 3 del Decreto Legislativo del Capo Provvisorio dello Stato numero 708 del 16 luglio 1947 (e successive modifiche) che ne individua i profili. La competenza assicurativa e previdenziale della Gestione ex Enpals non è determinata dal settore merceologico in cui opera l'impresa, il datore di lavoro o il committente per conto del quale viene svolta l'attività, bensì dalla qualifica professionale del prestatore d'opera (riconducibile appunto alle categorie tassativamente previste per legge e dalla normativa, fissata per esempio da ultimo con le circolari 7 e 8 del 30 marzo 2006 dell'Enpals) e indipendentemente dalla natura subordinata o autonoma del rapporto di lavoro.
4 Indicazioni in questo senso appaiono anche nel documento L'assetto normativo in materia di tutela pensionistica dei lavoratori dello spettacolo e dello sport. Efficacia e limiti (relazione a cura dell'Area Contributi e Vigilanza-Direzione Contributi dell'Enpals, trasmessa al Nucleo di valutazione e controllo strategico dell'ente, Roma 2011): «Questa specificità, che in effetti ha anticipato la tendenza generale in atto di estensione della tutela assicurativa a tutti i soggetti che operano nel mondo del lavoro, si afferma più agevolmente nel settore dello spettacolo per via delle caratteristiche strutturali delle modalità di svolgimento della prestazione lavorativa, che sovente mal si prestano a essere inquadrate in una definita fattispecie contrattuale essendo permeate da un mix di tratti di subordinazione e di elementi di autonomia, nell'ambito del quale l'intuitus personae costituisce l'elemento che qualifica in modo decisivo il rapporto fra lavoratore e l'organizzazione della manifestazione di spettacolo».
5 I dati nazionali relativi ai tassi di occupazione e disoccupazione, così come quelli riferiti alle posizioni professionali e ai regimi contrattuali, sono tratti dal Rapporto sulla Coesione Sociale (vol. I e II, anni 2011 e 2012) edito dall'Istat-Istituto nazionale di statistica (Roma, febbraio 2012 e febbraio 2013) e dalle rilevazioni del Servizio statistiche congiunturali sull'occupazione e sui redditi dello stesso Istat.
6 Tutti i datori di lavoro sono tenuti a denunciare alla Gestione ex Enpals in via telematica i lavoratori occupati, compresi i contratti di collaborazione e a progetto, indicando per ciascuno di essi la retribuzione giornaliera e tutte le altre informazioni richieste per l'iscrizione e l'accertamento dei contributi. Sono inoltre obbligati a comunicare tutte le variazioni rispetto alla denuncia iniziale (licenziamenti, assunzioni, modifiche di qualifica, variazioni di retribuzione, risoluzione di contratti e così via). Anche i datori di lavoro non aderenti, neppure di fatto, alla disciplina collettiva posta in essere dalle organizzazioni sindacali sono obbligati, nel versare la contribuzione previdenziale, al rispetto dei trattamenti retributivi stabiliti dalla disciplina collettiva.
7 I datori di lavoro possono essere: imprese di spettacolo a struttura industriale (cosiddetti. "Impresari o produttori"), che esercitano un'attività economica volta alla realizzazione di servizi nell'ambito dello spettacolo - quali appunto i produttori di pellicole cinematografiche - ma anche altri soggetti che assumono alle proprie dipendenze personale artistico e tecnico per la produzione e la realizzazione di spettacoli da tenersi in luoghi pubblici o privati; organizzazioni senza impresa, considerando tali i semplici datori di lavoro (non imprenditori) che non esercitano un'attività economica organizzata (ad esempio enti pubblici o associazioni artistico-culturali) o che, pur svolgendo un'attività economica organizzata, la esercitano saltuariamente senza carattere di professionalità; imprese che prestano servizi collegati allo spettacolo, come sale di doppiaggio, case di sviluppo e stampa di pellicole cinematografiche, cinema, teatri o altre sale di proiezione.

 

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