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1ª PARTE - L'INDUSTRIA E IL MERCATO

2ª PARTE - L'ATTIVITA' D'IMPRESA

TESTIMONIANZE

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
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Seconda Parte - L'ATTIVITA' D'IMPRESA
IMPRENDITORI ARTISTI E TECNICI
Capitolo 6 - Il sistema produttivo
12. Pochi i profitti dichiarati al fisco

In quale percentuale e sotto quale segno il margine operativo lordo si traduce per ogni società in reddito netto non è però statisticamente rilevato. Esiste un unico campo di parziale osservazione ed è rappresentato dalle analisi effettuate dal Dipartimento delle Finanze del Mef-Ministero dell'Economia e delle Finanze attraverso la banca dati degli studi di settore nell'arco dei sei anni dal 2005 al 2010. Fra le 206 attività alle quali si applica il regime di imposizione tributaria degli studi di settore figura infatti anche quella denominata "Produzioni e distribuzioni cinematografiche, di video, attività radiotelevisive" e classificata con il codice UG94U12.

RICAVI E PROFITTI
La banca dati è alimentata con i bilanci fiscali contenuti nelle dichiarazioni dei redditi annuali presentate dalle ditte individuali e dalle società all'Agenzia delle Entrate ed è arrivata nel 2010 a censire 5.134 posizioni contributive: un numero che si pone esattamente a metà strada fra i totali delle 6.139 imprese rilevate nello stesso anno dall'Istat e delle 4.228 registrate invece dalla Gestione ex Enpals (tavola 55).

La natura dello strumento di tassazione, che prevede anche una scomposizione fra i soggetti che denunciano più o meno di 30mila euro di ricavi, sembra escludere la presenza delle imprese di medie e grandi dimensioni, nonostante siano prevalenti i contribuenti che operano in forma di società di capitali (tavola 56).
La media generale di 309,9mila euro di ricavi denunciati nel 2010 corrisponde in effetti a un totale complessivo di 1,591 miliardi, che è pari esattamente a un terzo del fatturato di 4,699 miliardi di euro rilevato dall'Istat nello stesso anno. Le cifre relative alla media dei redditi denunciati appaiono inoltre in linea con quelle espresse dalle statistiche per i diversi segmenti: 154,37mila euro in produzione; 240,50 in post-produzione; 590,25 in distribuzione; 143,92 nell'esercizio; 182,12 nel complesso di tutto il comparto. Quella totale di 1,591 miliardi di euro è assai vicina all'ammontare del fatturato di 1,621 miliardi conseguito dalle due classi dimensionali minori, composte da 5.896 aziende (5.611 da 0 a 9 addetti e 285 da 10 a 29 dipendenti).
Gli stessi dati relativi alla media dei redditi denunciati non lasciano tuttavia presupporre in prima istanza una redditività all'altezza delle proiezioni espresse dalle statistiche in termini di valore aggiunto e di margine operativo lordo. Sostanzialmente allineati sono quelli riferiti alle persone fisiche e alle società di persone, ma si tratta solo della metà (2.507) dei soggetti, mentre per l'altro 50% costituito dalle società di capitali la disomogeneità del rapporto fra ricavi e redditi è di tutta evidenza.

L'eloquenza dei confronti. È in parte nell'ordine delle cose che la veste societaria sia strumentale anche a una funzione di "schermo fiscale" a fronte di una struttura di tassazione oggettivamente incidente e allo stesso modo può essere valutata la graduale contrazione che la media dei redditi dichiarati mostra di accusare dal 2008 al 2010, probabilmente per la concomitanza delle difficoltà create dall'involuzione della situazione economica più che in ragione di una cattiva gestione aziendale.
Rimane in ogni caso molto profondo il divario che separa i valori di attività riferiti alle denunce degli operatori che agiscono in proprio da quelli dichiarati dai contribuenti in forma di società di capitali o di persone (tavole 57 e 58).
Le distanze diventano ancora più sensibili se si confrontano le posizioni considerate dall'amministrazione fiscale aderenti ai parametri degli studi di settore di categoria - i dati definiti "congrui naturali" o "per adeguamento" (da parte degli stessi contribuenti, in adesione alle indicazioni dell'Agenzia delle Entrate) - e quelle giudicate "non congrue" o "non adeguate" perché del tutto incoerenti con i cosiddetti indicatori di normalità economica stabiliti dall'ordinamento tributario (tavola 59). Nell'ambito dei soggetti con oltre 30mila euro di ricavi si registrano ad esempio fra le posizioni contributive considerate non adeguate solo redditi negativi.

Vi è poi un ulteriore raffronto che rende complesso l'apprezzamento della reale redditività delle imprese e delle condizioni che le possono rendere più o meno profittevoli: quello con i consuntivi dello studio di settore applicato alla categoria - contigua all'imprenditoria cinematografica - degli attori e registi nell'ambito delle libere professioni (esposti in dettaglio nel capitolo successivo).
Mentre società e ditte individuali dichiarano in complesso una media di ricavi quattro volte superiore a quella calcolata dal fisco, registi e attori denunciano ad esempio un livello di redditi inferiore da 2,5 a 3 volte, con un rapporto di reddito sui ricavi che risulta praticamente decimato. Il dislivello si genera essenzialmente nel bacino delle persone fisiche, dove i ricavi per gli operatori di produzione e distribuzione risultano mediamente pari a un terzo dei compensi cumulati da autori e interpreti e i redditi corrispondono alla metà. Fra le società di persone i valori sono invece pressoché coincidenti, mentre per società di capitali ed enti le differenze (proprio per la struttura dell'impianto fiscale e la ricostruzione dei vari cespiti che concorrono alla formazione dei redditi complessivi delle imprese) i ricavi appaiono maggiori di circa il 60% e i redditi dal 60% al 90%.
Il cinema non rappresenta comunque un'anomalia e le analisi dell'Agenzia delle Entrate sugli studi di settore applicati alle imprese mostrano come i valori delle sue attività conducano a considerarlo fra i grandi contribuenti del sistema produttivo.

 

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