LINGUA
Report 2014
Report 2013
Report 2012
Report 2011
Report 2010
Report 2009
Report 2008
Report 2012

1ª PARTE - L'INDUSTRIA E IL MERCATO

2ª PARTE - L'ATTIVITA' D'IMPRESA

TESTIMONIANZE

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
» Report 2012
Seconda Parte - L'ATTIVITA' D'IMPRESA
IMPRENDITORI ARTISTI E TECNICI
Capitolo 6 - Il sistema produttivo
10. Il difficile equilibrio dei conti

A conferma dei difficili equilibri che l'attività cinematografica comporta, la successione dei risultati nel corso degli anni manifesta un'alternanza - quasi sempre a doppia cifra - che raramente viene riscontrata in altri ambiti produttivi, soprattutto quando matura in un contesto di trend, fra i diversi segmenti che li compongono, in aperta contrapposizione.

Al di là degli esiti altalenanti che accompagnano prodotti a breve ciclo di vita e beni a contenuto stilistico o soggetti alla moda come i film, la prima variabile a incidere sull'andamento differenziato dei segmenti appare la scansione differita con cui maturano i proventi, che dall'esercizio o dagli altri circuiti di vendita vengono retrocessi a cascata sulla distribuzione e sulla produzione, con un ritorno sugli investimenti a cadenza ritardata. La sensibilità a queste oscillazioni si manifesta in particolare nelle quote percentuali di fatturato che i diversi segmenti conseguono annualmente rispetto al monte ricavi complessivo del comparto.

LE CLASSI DI FATTURATO
In linea generale si denota una parziale depressione dei ricavi, più rimarcata nell'ultimo triennio 2008-2010 dalle rilevazioni Istat ed espressa con maggiore visibilità dai fatturati realizzati in media da ciascuna azienda (tavola 36). Fra i vari contrastanti assestamenti si distingue per evidenza e proporzioni lo smottamento accusato a livello di proventi dalle società che contano da 20 a 49 addetti. In questa fascia, dove l'80% delle imprese (144 nel 2009 e 148 nel 2010) non ha in realtà più di 29 addetti, i ricavi medi nel biennio hanno subito secondo i dati una caduta verticale.
Riguardo alle ragioni, i numeri ovviamente non dicono di più, se non che si tratta di una delle due classi - insieme con quella delle aziende da 50 a 249 unità di lavoro - che contribuiscono per oltre il 50% (punta massima nel 2002 con il 77,15% e punta minima nel 2006 con il 47,09%) al fatturato totale (tavola 37).

Questa quota sale ulteriormente se si comprendono le altre imprese con oltre 250 dipendenti. Le tre fasce di società di maggiori dimensioni cumulano numericamente appena il 5,94% (nel 2010) di tutto il parco di operatori attivi, ma il loro apporto in termini di ricavi corrisponde mediamente a due terzi di quelli realizzati globalmente dall'apparato produttivo (tavola 38).

Se sussistessero dubbi sull'esistenza di una robusta colonna vertebrale nello scheletro della struttura imprenditoriale e industriale del cinema, la suddivisione delle imprese per dimensioni (come quella per classe di addetti) a confronto con la ripartizione per quote di fatturato appare eloquente. Per quanto il piccolo sia anche bello, in campo cinematografico non appare sufficiente a fare da propulsore allo sviluppo dei mercati.

LA RIPARTIZIONE REGIONALE
Altro segnale esplicito della conformazione dell'assetto produttivo del cinema e delle sue società appare la distribuzione dei ricavi su scala regionale (tavola 39). È una caratteristica strutturale di un apparato produttivo composto in massima parte da imprese minori che lavorano a progetto, investendovi di fatto tutta la loro operatività. Dove è superiore la presenza di aziende di maggiori dimensioni in grado di articolare più linee di prodotti filmici (anche se nel caso del cinema si tratta in realtà, secondo i canoni dell'analisi economica, esclusivamente di medie e non di grandi società), risulta invece superiore anche la quota relativa di generazione del fatturato. Ne è un riscontro indiretto il confronto - rispetto al totale nazionale - fra le quote che le tre macro-aree del Paese, le nove Regioni cinematograficamente più sviluppate e i due poli d'eccellenza della produzione filmica - Lazio e Lombardia - ricoprono nelle statistiche dell'Istat rispettivamente sotto tre aspetti: numero di imprese, numero di persone occupate, ammontare del fatturato raggiunto (tavola 40).

L'infrastruttura della rete d'impresa. Si può constatare come la ripartizione del fatturato premi i comprensori con la rete per così dire infrastrutturale delle attività a maggiore integrazione e sviluppo, in sostanziale indipendenza dal numero di operatori aziendali e, in parte, anche dalla consistenza delle risorse professionali impiegate.

Fra le tre macro-aree, è il Centro a registrare la crescita delle proprie quote nella sequenza aziende-persone occupate-fatturato, mentre accade il contrario per il Nord e per Sud e isole. Un incremento analogo, di proporzioni più contenute, emerge anche prendendo in considerazione il complesso delle nove Regioni più significative nel panorama nazionale del grande schermo e suona a conferma dell'importanza, in un apparato produttivo di determinate caratteristiche, dei coefficienti d'aumento del peso percentuale che i due poli d'elezione dell'industria filmica e audiovisiva - Lazio e Lombardia - cumulano insieme, una volta scorporati dalle altre realtà regionali, sul versante dei ricavi a confronto con quelli del mercato del lavoro e della platea di imprese attive.
La differente distribuzione dei proventi in rapporto allo specifico assetto imprenditoriale dei diversi territori è ribadita dalla media dei fatturati rilevata per ogni azienda dei rispettivi insediamenti. Appare in particolare eloquente la linea di demarcazione che intercorre nel rendimento delle imprese in termini di ricavi, qualora si mettono a confronto i fatturati medi delle singole Regioni (e si tratta delle sole prime 9, a sottintendere quanto sia ancora più vistoso il divario accusato dalle altre 11).

All'indiscusso primato del Lazio con 1.220.704 euro si contrappongono i 615,77mila euro della Lombardia e i 406,26mila dell'Emilia Romagna; poi a ulteriore, grande distanza nell'ordine. Campania 280,89mila euro; Piemonte 238,44mila; Veneto 193,21mila; Sicilia 186,67mila; Toscana 158,38mila e Puglia con 138,78mila euro.

 

Copyright © Fondazione Ente dello Spettacolo / P.Iva 09273491002 - Soluzioni software e Ideazione grafica a cura di