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1ª PARTE - L'INDUSTRIA E IL MERCATO

2ª PARTE - L'ATTIVITA' D'IMPRESA

TESTIMONIANZE

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
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Seconda Parte - L'ATTIVITA' D'IMPRESA
IMPRENDITORI ARTISTI E TECNICI
Capitolo 6 - Il sistema produttivo
8. Il primo fattore di produzione: l’imprenditoria

La consistenza del novero dei cosiddetti conduttori d'azienda, pari quasi al 20% dell'intera "società" filmica, rappresenta il corrispettivo della considerevole frammentazione della rete d'impresa. Costituisce però al tempo stesso anche la preziosa trama del suo tessuto produttivo. Perché fra i tre fattori della produzione, l'imprenditoria è senza dubbio il primo, senza il quale non si innescano né i capitali né il lavoro necessari ad avviare qualsivoglia processo di produzione.
Se da una parte la grande impresa ha un ruolo fondamentale per fare da guida e da traino a un intero settore o comparto sul piano della competitività, della qualità e dello sviluppo dei mercati, dall'altra gli imprenditori minori danno corpo allo "sciame d'api" teorizzato dall'economista Joseph Alois Schumpeter, capace con i suoi "grappoli di iniziative" di perpetuare l'evoluzione di tutto un sistema, nella funzione di linfa pro pulsiva del rinnovamento, come sosteneva un altro noto studioso di politica economica, Ernst Friedrich Schumacher9.

LA CLASSE IMPRENDITORIALE
Non si può affermare tuttavia che il cinema - attività che vede proprio nella creatività e nell'immaginazione la sua missione voluta dal destino, con la prerogativa dello spiccato spirito individualista di chi ne è protagonista - sia mai stato identificato, con i suoi principali artefici, in un'autentica classe imprenditoriale. Al contrario, si è sedimentata (verrebbe quasi da dire per mancanza di prove) una generica immagine prossima a quella di impresari di spettacoli dalle alterne fortune, sempre sospesi fra cento progetti e mille problemi, intrappolata nei suoi stereotipi e coltivata dalla tendenza ad attribuire eventuali successi a singole virtù o accidentali virtuosismi individuali di alcuni isolati personaggi. Come se quello dei cineasti non fosse un vero organismo professionale, radicato e al centro del comparto cui continua a dare vita. Ricco certo di personalità e di attitudini particolari e con un peculiare background culturale e artistico - appropriato a un'attività che d'altro canto impone ed esige modelli di business e di gestione davvero specifici -, ma non per questo tanto alieno da essere posto ai margini della visione di analisi economica e di politica industriale con cui si in realtà si guarda chiunque gestisca e presidi imprenditorialmente un intero settore produttivo.
Dei conduttori delle imprese di cinema (e di conseguenza delle sorti del film italiano) sembrano restare tuttora quasi del tutto indefiniti persino i contorni anagrafici: chi e quanti sono, a che titolo e in quale veste operano. Al momento vi è un solo punto d'osservazione: il Registro delle Imprese che, raccogliendo gli atti societari di ogni azienda, annovera anche tutte le cariche sociali e le mansioni che ne individuano i rispettivi promotori, fondatori e responsabili patrimoniali, legali e di gestione.
All'origine e alla guida delle società (9.645 nel 2009; 9.974 nel 2010; 9.915 nel 2011; 9.840 nel 2012) vi sono secondo il database di Movimprese oltre 20mila persone. Di queste sono definiti titolari esclusivamente gli operatori che costituiscono ditte individuali, come conferma la coincidenza delle rispettive consistenze annuali. La condizione di soci o amministratori e l'attribuzione delle altre cariche sono invece riferite agli altri tre gruppi di classificazione del sistema camerale: società di capitali, società di persone, altre forme (tavola 32).

Una gestione di tipo autoreferenziale. Per quanto concerne la proprietà delle società non è tuttavia possibile individuare il numero di azionisti unici, né di quelli di maggioranza o di minoranza. Nell'ambito delle imprese le persone possono assumere infatti le qualifiche di socio o di amministratore così come possono essere nominate a determinate cariche (presidente, vicepresidente, consigliere d'amministrazione) e ricoprire quindi più ruoli: circostanza estremamente ricorrente nel cinema, dove la responsabilità patrimoniale è quasi sempre autoreferenziale sul piano operativo e la delega del potere di gestione all'eventuale management costituisce un'eccezione.

Tante società, poche cariche. In base al complesso di posizioni rilevate di anno in anno, che varia fra 17,0 e 17,5mila, si ricava una media di persone alle redini delle aziende di cinema oggettivamente contenuta, pari nel 2012 a 3,28. A causa della duplice veste nella quale si trovano tanti soggetti, però, si tratta di un valore teorico, che una volta tradotto in una stima più realistica dovrebbe ridursi a 2,80. Tante società, insomma, ma poche cariche. Volendo assumere quale elemento comparativo il comparto televisivo - che conta poco più di 1.400 ragioni sociali - si registra una situazione esattamente opposta: nel registro camerale si contano circa 7,6mila posizioni e le persone al vertice di ogni singola società sono in media 5,6.

Ai giovani le ditte individuali. Più definite risultano in compenso alcune caratteristiche distintive del corpo imprenditoriale del grande schermo. Quella di genere, per esempio, che certifica la larga prevalenza di operatori maschi con oltre il 79% di presenze contro poco più del 20% della controparte femminile. Poi la relativa maturità professionale. La componente più giovane in assoluto è rintracciabile fra le ditte individuali, dove la percentuale di ventenni raggiunge il 7% contro il 2,9% fatto segnare nell'altra platea di ragioni sociali, dove soltanto un'azienda su otto vede affidato un incarico di responsabilità a un under 30.
In linea di principio non si può escludere che - nella contemporaneità dello sviluppo produttivo e della crescita dei loro promotori - alcune iniziative individuali assumano col tempo una forma giuridica diversa, modificando così anche i rapporti percentuali delle statistiche in ragione dell'età. Ma i valori rilevati attribuiscono alle ditte unipersonali anche la quota più alta in assoluto - sopra il 63% - di under 50, quasi a segnalare il cammino parallelo degli operatori e delle loro "creature"; un percorso che si esaurisce progressivamente, al punto che la rappresentanza di over 50 in questa tipologia societaria - rispetto alle altre - materialmente si dimezza.

Da 30 a 50 gli anni di chi comanda. È invece alla voce "altre cariche", quella di compendio dei posti di comando con maggior potere operativo, che si riscontra la rappresentanza più folta di chi può essere etichettato al tempo stesso come over 30 e under 50. Appare peraltro abbastanza significativo che in sede di ripartizione territoriale queste caratteristiche essenziali (compresa la partecipazione femminile alla gestione societaria) diventino più accentuate nel Lazio e in Lombardia, ossia nelle due Regioni in cui prevale la presenza delle imprese a struttura più integrata, di medie e grandi dimensioni.

9 A Joseph Alois Schumpeter va ascritta l'elaborazione teorica dell'economia dell'innovazione. Di origine austriaca (era nato a T?eš?, in Moravia, nell'odierna Repubblica Ceca, nel 1883) ma stabilitosi dal 1932 negli Stati Uniti, dove poi morì nel 1950 dopo aver insegnato a lungo a Harvard, lo studioso è autore di Theorie der wirtschaftlichen Entwicklung (Leipzig, Berlin 1926), considerato uno dei classici della letteratura economica, uscito in Italia con il titolo Teoria dello sviluppo economico (Sansoni, Firenze 1931). A Ernst Friedrich Schumacher si deve invece il famoso e fortunato claim "piccolo è bello", ricalcato dal titolo della sua opera più fortunata Small Is Beautiful (Blond & Briggs, Londra 1973) con cui è stata pubblicata anche l'edizione italiana (Piccolo è bello, Moizzi, Milano 1977). Anche Schumacher, di origine tedesca, dopo essere emigrato inizialmente in Inghilterra, sviluppò la sua carriera accademica negli Stati Uniti presso la Columbia University, ma prima di morire nel 1977 in Svizzera, fece ritorno a Bonn, dove era nato nel 1911.

 

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