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1ª PARTE - L'INDUSTRIA E IL MERCATO

2ª PARTE - L'ATTIVITA' D'IMPRESA

TESTIMONIANZE

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
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Seconda Parte - L'ATTIVITA' D'IMPRESA
IMPRENDITORI ARTISTI E TECNICI
Capitolo 6 - Il sistema produttivo
7. Ma tutti hanno almeno un collaboratore a libro paga

Si ha così un quadro più rispondente alle caratteristiche gestionali delle società di cinema, che sviluppano appunto gran parte della loro attività con l'apporto di contributi professionali esterni e, sotto questo profilo, si ha modo di apprezzarne la reale capacità di creare occupazione, come mostra il confronto fra i dipendenti diretti e le risorse umane impiegate complessivamente (tavola 22).

Il primo dei riscontri è relativo la fluttuazione nel corso degli anni del numero delle persone occupate, che rispetto a quello dei dipendenti è sempre stato più elevato di circa il 35%, con una differenza oscillante fra 6 e 7mila unità, anche in momenti in cui certe dimensioni d'impresa hanno accusato pesanti vuoti occupazionali (nel 2003 per esempio da parte delle due classi di vertice o nel 2006 di quella da 20 a 49 dipendenti). L'incremento va in realtà ascritto in massima parte alle piccolissime aziende della prima fascia, da 0 a 9 addetti (tavola 23). Il loro apporto alla creazione di lavoro per così dire aggiuntivo, lungo tutto il periodo di tempo considerato, è tale da modificare gli equilibri generali fra i diversi gruppi dimensionali: le loro quote di persone occupate appaiono in effetti nettamente superiori (più di due volte) a quelle registrate per gli addetti stabili e in grado di rendere inferiore questa stessa incidenza percentuale per tutte le altre società di caratura superiore.

Dalla scomposizione fra società senza personale o con un solo addetto e quelle che ne hanno da due a nove - operata dall'Istat nelle statistiche del triennio 2008-2010 - si può in sostanza apprezzare il contributo fornito dalle aziende collocate al fondo della scala dimensionale, che assumono nella creazione di lavoro un ruolo maggiore perfino delle aziende da dieci a diciannove addetti. Arrivano infatti a coprire da sole oltre l'11% del totale di persone occupate, quando invece il loro apporto alle forze di lavoro regolari assunte con contratti di dipendenza resta confinato fra lo 0,16% per il 2008 e lo 0,24% del 2010 (tavola 24).

Esaminando la media teorica dei dipendenti secondo le varie fasce occupazionali è possibile accertare inoltre che in generale i valori si rivelano davvero bassi, quasi sempre molto più vicini alla soglia di base piuttosto che al limite massimale di sbarramento oltre il cui confine si entra nel range superiore. Per quanto riguarda l'occupazione cosiddetta allargata, nel certificare un aumento medio da 1 a 2 apporti professionali supplementari per ogni impresa di tutte le classi, le statistiche indicano inoltre che anche le aziende senza dipendenti operano in realtà con almeno un collaboratore a libro paga, dimostrando pertanto la funzione di volano che sono in grado di svolgere sul mercato del lavoro, quasi alla pari di tutte le altre imprese di taglia maggiore (tavola 25).

Se si trasporta il metro di confronto dalle medie per classi di addetti a quelle per le singole società dei quattro segmenti del comparto cinematografico emerge il maggiore ricorso del settore dell'esercizio a prestazioni lavorative, sul versante sia dei dipendenti diretti sia di altre figure di collaboratori a libro paga. Le società di distribuzione sono separate da un divario pari a quasi un'unità, mentre è di circa 1,5 l'ulteriore differenziale che separa queste dalle case di produzione. Ultime, a debita distanza, si collocano le aziende di post-produzione (tavola 26).

Più risorse per chi opera sul mercato. Per le imprese di distribuzione il costo unitario delle persone impiegate si rivela però più che doppio rispetto a quello sostenuto dai gestori delle sale di proiezione, nonostante una media di ore annue lavorate abbastanza simile per gli operatori di entrambe le attività: 9,27mila nel prima caso e 10,18mila nel secondo. Nell'ambito della produzione, il valore unitario delle spese per il personale è leggermente inferiore - di circa il 13% - anche rispetto a quello registrato nell'esercizio, ma il tempo lavorativo è molto superiore; quasi di un terzo. La netta prevalenza numerica dei produttori sul totale delle aziende del comparto conduce così a indici medi che segnano la chiara divaricazione in tema di gestione delle risorse umane fra i segmenti direttamente impegnati sul mercato come distribuzione ed esercizio e quelli di produzione e post-produzione che a monte della commercializzazione provvedono alla realizzazione materiale dei prodotti.

Medie teoriche e valori effettivi. A proposito delle medie espresse in complesso per ogni singola azienda di tutto il comparto, si potrebbe parlare tuttavia di indicatori teorici o effettivi.

È interessante considerare infatti il numero di imprese prive di dipendenti: 3.884 nel 2008, 3.731 nel 2009 e 3.746 nel 2010. La media di addetti per le altre aziende che hanno proprio personale alle dipendenze (2.502, 2.409 e 2.393 nei tre anni) passa così, in misura più realistica, rispettivamente da 4,50 persone a 11,35, da 4,34 a 11,08 e da 4,20 a 10,78. Si conferma in sostanza nel triennio la graduale riduzione dei rapporti contrattuali a tempo indeterminato e determinato, anche se il loro numero medio per ogni singola società è in effetti più consistente di quasi 2,5 volte dell'indicatore riferito al bacino globale di operatori aziendali (tavola 27).
Per la stessa ragione, la media annua della spesa totale di ogni società in salari e stipendi nel triennio non si aggira - in base alla media teorica - fra 96mila e 103mila euro, bensì fra 251mila e 268mila euro (moltiplicandosi di 2,5 volte); così come il costo medio complessivo del personale aziendale - al lordo cioè di contributi sociali, oneri tributari e di qualsiasi compenso o indennità supplementari - sale da un livello ipotetico di 131-140mila euro a un range reale di oltre 359mila euro (massimo del 2008) piuttosto che di 334mila euro (minimo del 2010).
Agli addetti impiegati alle dipendenze delle società che operano con personale proprio si aggiungono inoltre le risorse professionali messe a libro paga in regime di collaborazione. A differenza delle imprese senza addetti, che si avvalgono di un solo collaboratore a testa, quelle con dipendenti registrano una media di risorse umane "aggiuntive" superiore: 1,91 persone occupate nel 2008, 1,42 per il 2009 e 1,37 per il 2010. Fra addetti assunti in via diretta o semplicemente a collaborazione, arrivano di conseguenza a sommare nei tre anni prima 12,64, poi 12,48 e 12,12 persone occupate e non quel numero medio compreso fra 5,57 e 5,34 indicato per il periodo dagli indici generali che nel novero globale del parco aziende del comparto comprende ovviamente anche le imprese a zero dipendenti.
Comprensibilmente, rimangono invariati solo i valori cosiddetti capitari, ossia le medie relative a ogni singolo dipendente invece che a ciascuna ragione sociale (ad esempio per salari e stipendi netti o per il costo lordo sostenuto dal datore di lavoro).

LE UNITÀ LOCALI
Oltre che per segmenti d'attività e per classi dimensionali, la capacità di creare occupazione da parte delle aziende è valutabile anche in ordine alla composizione territoriale dell'apparato produttivo. Il campo d'osservazione è basato sul tessuto delle unità locali, cioè di tutti gli insediamenti delle società - dalle imprese collegate o controllate alle succursali o filiali che hanno una sede operativa formalmente o materialmente separata da quella legale della casa madre - a livello geografico. È un parametro che sia per la natura e la dimensione dei soggetti sia per la sua struttura su scala regionale pone in evidenza la creazione di lavoro della piccola e media industria (tavola 28).
Al di fuori di Lazio e Lombardia, che rappresentano i due poli più importanti e sviluppati, sono infatti gli operatori minori a costituire il corpo centrale dell'attività imprenditoriale e ad alimentare specialmente il ricorso alle prestazioni professionali in regime di collaborazione, come dimostrano i numeri espressi in termini di soli dipendenti diretti o comprensivi invece di tutte le persone complessivamente e a vario titolo occupate.

Lazio e Lombardia tradiscono i valori più bassi in assoluto nel rapporto fra occupati e dipendenti (riportati nell'ultima colonna a destra), mentre i più elevati afferiscono proprio ad alcuni dei comprensori dove l'iniziativa d'impresa nel comparto cinematografico appare meno intensa.

Dove si alimenta lo sviluppo. Le quote d'incidenza sul totale nazionale degli occupati (personale proprio più collaboratori) Regione per Regione appaiono superiori a quelle rapportate agli addetti diretti, con la sola esclusione degli epicentri laziale e lombardo. Significa che anche le Regioni di secondo livello (come Piemonte, Emilia Romagna, Veneto, Campania e Sicilia) contribuiscono con i loro imprenditori ad animare in misura ragguardevole - quanto meno sul fronte delle prestazioni a collaborazione - il mercato del lavoro e a far crescere la comunità professionale del cinema (tavola 29).
A sostegno di quanto segnalato dalle statistiche dell'Istat vi è in particolare un dato che si può estrarre dalla rilevazione riferita alle macro-aree nazionali. Al Centro, l'incidenza predominante nel settore del cinema delle grandi realtà di Roma e Lazio sul resto del territorio porta la quota di occupati nettamente al di sotto (cinque punti percentuali) di quella riferita ai dipendenti; al Nord invece, nonostante la prevalenza delle attività della Lombardia, il differenziale volge sensibilmente a favore delle persone occupate, migliorando di oltre due punti la percentuale rilevata in relazione agli addetti diretti (tavola 30).

L'ANALISI DEI FATTORI
Secondo la metodologia statistica corrente, le posizioni lavorative si distinguono in dipendenti e indipendenti, comprendendo fra le prime (che costituiscono la cosiddetta base) quelle di tutti i prestatori d'opera sotto qualsiasi veste e forma contrattuale e fra le seconde (classificate in una teorica fascia intermedia) quelle di tutti i lavoratori e professionisti autonomi, inclusi gli imprenditori, i titolari e i soci d'azienda. La somma di queste componenti della struttura lavorativa determina il numero totale di occupati. Sotto questo profilo, per quanto riguarda il comparto cinematografico, alle persone occupate censite dall'Istat nel triennio 2008-2010 vanno però aggiunti tutti i soggetti delle aree artistiche, creative, di scena e tecniche che lavorano a progetto e che sono rilevati, quali contribuenti, dalla Gestione ex Enpals. A quantificare i cosiddetti conduttori - titolari, imprenditori, amministratori e soci - che compongono la terza fascia, quella dei professionisti autonomi, figurata simbolicamente come la più alta, è possibile provvedere invece soltanto attraverso l'anagrafe del Registro delle Imprese.
Il risultato finale costituisce ad oggi con ogni probabilità il dato più realistico in merito alla comunità professionale impegnata istituzionalmente nell'attività cinematografica (senza considerare le forze lavoro impiegate nella fornitura di servizi o nelle produzioni generate nell'ambito dell'indotto diretto), con la sola avvertenza che l'anagrafe Movimprese accorpa a quelli del cinema circa 2mila gestori di attività musicali (tavola 31).

 

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