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1ª PARTE - L'INDUSTRIA E IL MERCATO

2ª PARTE - L'ATTIVITA' D'IMPRESA

TESTIMONIANZE

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
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Seconda Parte - L'ATTIVITA' D'IMPRESA
IMPRENDITORI ARTISTI E TECNICI
Capitolo 6 - Il sistema produttivo
5. Lavori in corso di decentramento

Nel panorama nazionale vi sono sedici capoluoghi di provincia (sui 117 totali) che contano più di cento società attive e fra le prime dieci ne compaiono alcune site nei nove capoluoghi delle Regioni cinematograficamente più sviluppate. L'eccezione è Brescia, che insieme a Milano, Bergamo e Monza e Brianza porta la Lombardia a essere la Regione più rappresentata nell'elenco. Anche il Veneto, con Padova e Verona (ma senza Venezia), ha una doppia presenza con una quota di società superiore all'1% sul numero globale, al pari di Sicilia e Campania, rispettivamente con le coppie Palermo-Catania e Napoli-Salerno, città quest'ultima che si inserisce abbastanza a sorpresa nel selezionato club dei territori a maggior tasso di imprenditoria del comparto.
Appena sotto la soglia delle cento aziende attive si collocano comunque, fra il 2009 e il 2011, altre sette province. Cinque sono del Nord: nell'ordine Varese, Vicenza, Venezia, Bolzano e Modena; due invece delle macro-aree del Sud e del Centro, Cagliari e Perugia, che vantano peraltro le migliori posizioni sotto quota cento, ribadite pure nel 2012, anno in cui a confermare il loro rango sono state oltre queste solamente Vicenza e Venezia.

LE CLASSI PER ADDETTI
La crescita del numero di società attive affiancata dall'aumento relativamente più modesto della comunità professionale in termine di addetti, produce quale conseguenza immediata la graduale limatura delle dimensioni delle aziende e quindi un'incidenza sempre più accentuata delle aziende minori nel contesto produttivo del cinema italiano. Poco più di 6 imprese su 10 hanno da 0 a 1 addetto; delle altre 4, poco meno di 3 hanno da 2 a 9 dipendenti. In totale 9 su 10 hanno da 0 a 9 addetti e soltanto 1 su 10 ne ha almeno 10 (tavola 20).

Il vero tallone d'Achille del cinema italiano. Il numero di unità di lavoro che le statistiche Istat attribuiscono alla classe da 0 a 9 addetti vale in percentuale una quota sul totale pari al 91,73% per il 2008, al 91,42% per il 2009 e al 91,40% per il 2010. La bassa caratura degli operatori rappresenta, come sottolineato nelle varie edizioni di questo Rapporto, un portato strutturale dell'industria cinematografica italiana. Lo è in valori assoluti ma anche nei termini relativi alle condizioni necessarie a qualsiasi settore imprenditoriale per maturare e accrescere le sue attività. Vale a dire: poter contare su un nucleo di gruppi leader in grado di aprire gli orizzonti produttivi, rappresentare standard di qualità ed essere punto di riferimento d'innovazione per tutta la rete d'impresa, come avviene in genere per altri comparti del made in Italy (ad esempio moda e design).

L'industria minore non è di per sé un peccato originale. Assume però un rilievo sostanziale in assenza di società top maker e diventa un tallone d'Achille per il film italiano nell'ottica di mercato, ossia per le effettive potenzialità di penetrazione delle sue opere (talvolta anche al di là della qualità intrinseca dei prodotti realizzati), e in chiave competitiva, cioè per le reali possibilità e capacità di sostenere la produzione e l'imprescindibile attività della sua promozione a campo aperto, sia all'interno dei confini nazionali sia all'estero.

Se si contano anche gli artigiani. Un dato prezioso proviene dal Registro delle Imprese, che iscrive anche le aziende artigiane in una sezione speciale, consentendo di valutarne la consistenza. Gli artigiani del grande schermo non sono peraltro pochi. Come certifica Movimprese risultano in effetti quali soggetti attivi iscritti al gruppo J "Servizi di informazione e comunicazione" (cinema più musica) dell'elenco artigianale negli ultimi quattro anni, dal 2009 al 2012, rispettivamente 1.756, 1.785, 1.794 e 1.455 operatori.

Da 1.500 a 1.240 quelli del cinema. Se si adotta quale riferimento il rapporto indicato dagli stessi servizi camerali, la quota di imprese del comparto musicale rispetto a quello cinematografico rimane compresa in una percentuale fra il 14% e il 16% e di conseguenza le ditte artigianali al servizio del cinema e della produzione di video o programmi televisivi risultano in media attorno a 1.500 per il triennio 2009-2011 e in numero nettamente inferiore nell'ultimo anno, pari a circa 1.240.
Piccolo è bello, anche in un ambito creativo e artistico come quello cinematografico, fondato sul lavoro d'ideazione, ma non può da solo creare mercato, fare da autentico propulsore allo sviluppo. Si tratta di una considerazione al cui servizio si pone il riscontro delle classi per addetti del panorama societario.

 

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