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1ª PARTE - L'INDUSTRIA E IL MERCATO

2ª PARTE - L'ATTIVITA' D'IMPRESA

TESTIMONIANZE

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
» Report 2012
Seconda Parte - L'ATTIVITA' D'IMPRESA
IMPRENDITORI ARTISTI E TECNICI
Capitolo 6 - Il sistema produttivo
2. Da dove arrivano i segnali di vitalità

Al contrario di quanto si rileva negli altri settori dello spettacolo (in particolare per quanto riguarda teatro e radio-TV, con offerte in cartellone e di palinsesto tendenzialmente più tradizionali), nel caso della cinematografia la proposta di nuove produzioni, in un processo di continua e rapida trasformazione, costituisce una delle materie prime essenziali. Il cinema ha il suo tratto caratteristico nell'evoluzione: sono proprio il ricambio e le costanti rotazioni di progetti filmici ad alimentarlo. Di conseguenza la massima stabilità (che non è prerogativa nemmeno degli apparati più poderosi come quello consolidato di Hollywood - nonostante le sue ataviche aspirazioni - o quello più recente di Bollywood) potrebbe rappresentare al limite l'emanazione di un indispensabile spirito innovativo.

TURNOVER, FLUSSI e SALDI DEMOGRAFICI
Per un'attività come quella cinematografica, che vive di opere prime e di prototipi, diventa quindi importante come fattore di produzione il fatto che anche il saggio di attivazione delle imprese protagoniste sia superiore a quello di cessazione, in modo tale che il punto d'incontro o saldo di bilancio fra i due indici, il cosiddetto tasso di sostituzione, non sia a somma zero (100,00%) ma risulti in grado di esprimere valori maggiori. La seconda condizione essenziale è poi che il grado di stabilità - ossia la percentuale di imprese che producono in soluzione di continuità da un anno all'altro - si conservi al di sopra di un certo livello: vicino a 50 può essere considerato di guardia; intorno a 60 discreto e confortante; sui 70 già buono e sintomo di vitalità; sopra questa cifra è di per sé dimostrazione di ottima condizione, quasi eccellente. Paradossalmente in cinematografia, per l'innato bisogno di creatività e di rinnovamento insito in ogni forma artistica, appare anche "salutare" che la percentuale non si spinga troppo oltre, al di là della soglia dell'85%3.

I due indicatori contrapposti. In pratica la correlazione dei due indicatori in apparente contrapposizione - tasso di sostituzione e grado di stabilità - fornisce quindi la dimensione dell'efficienza e della solidità di un settore industriale o dei servizi e offre una misura delle sue potenzialità di sviluppo. Anche un livello per così dire contenuto del grado di stabilità può trovare per esempio il suo equilibrio - una specie di contraltare compensativo - nella dinamicità del turnover imprenditoriale; ossia quando il tasso di sostituzione fra gli operatori in campo permane in terreno positivo (sopra la quota del pareggio teorico del 100%) e mostra di conservare nel medio-lungo periodo una cadenza abbastanza sostenuta di subentri, ingressi o ritorni all'attività, sufficienti a surrogare le possibili uscite e le eventuali sospensioni, alimentando nevralgicamente la rete d'impresa e l'apparato di produzione di anno in anno. È il caso del cinema italiano. I dati di turnover rilevabili dal Registro delle Imprese forniscono in merito un riscontro soltanto in piccola parte (tavola 5). A metterlo in chiara evidenza sono invece quelli della Gestione ex Enpals (tavola 6).

Più attivazioni che chiusure. La crescita della registrazione, da parte dell'ente previdenziale, di nuove società che versano contributi previdenziali o di aziende che si riattivano nella corresponsione degli oneri sociali - e quindi nel creare lavoro e nell'avviare produzioni - resta nel tempo sempre sensibilmente più accentuata dell'eventuale aumento del numero di operatori che cessano o sospendono temporaneamente la loro contribuzione e di conseguenza la loro operatività. In una realtà realizzativa a progetto, come quella che trova appunto nel grande schermo la sua massima espressione, il ritmo d'incremento delle iniziative d'impresa diventa così direttamente proporzionale alla vitalità e alla consistenza della sua produttività (tavola 6)4.

Chi innova meglio. La virtuosità o meno di un comparto (e del ciclo economico di cui è protagonista) risiede nella sua capacità di mantenere sempre in bilancio positivo la potenziale distanza che separa i due andamenti, con un differenziale a favore del primo. Il comparto musicale appare per esempio più stabile, ma il tasso di cessazione supera quello di attivazione e il saggio di sostituzione resta abbondantemente sotto quota 100, funzionando da indicatore delle difficoltà che il mercato della musica, soprattutto leggera, attraversa da tempo. In ambito teatrale la situazione si mostra più rassicurante, ma gli indici si collocano in ogni caso sotto la linea della parità. E anche il sistema radiotelevisivo - basato su una programmazione quotidiana a tempo pieno e di conseguenza su un assetto organizzativo di forte ancoraggio, come dimostra il grado di stabilità prossimo al 95% - tradisce a sua volta un'intensità di sovescio effettivamente scarsa, con un rapporto fra avvii e chiusure di attività deficitario a favore delle seconde.
Al di là della loro funzione in termini di reciproco confronto, i dati dei diversi comparti dello spettacolo confermano ancora una volta che la filiera del film è l'autentico centro vitale del settore dell'audiovisivo: cuore e al tempo stesso cervello di creatività e ideazione.

È la produzione che si rinnova. Un'ulteriore verifica della proattività dell'industria cinematografica e della consistenza del suo nucleo di operatori più stabili - in contrapposizione all'endemica polverizzazione della comunità imprenditoriale nel suo complesso - scaturisce da altre due risultanze statistiche, relative alla tipologia delle aziende protagoniste del turnover annuale.

In primo luogo, secondo le indicazioni del Coordinamento Statistico-Attuariale della Gestione ex Enpals, all'interno della serie storica dei dati va rilevato che il flusso delle società in entrata e in uscita è nella misura del 75% riferito esclusivamente alle case di produzione, a dimostrazione di come la dinamicità del comparto si leghi proprio alle realizzazioni a progetto che rappresentano il centro vitale del sistema filmico. Mentre il tasso di attivazione continua a incrementarsi (+6,4% dal 2008 al 2011) più di quello di cessazione (+4,3% dal 2008 al 2011), sale infatti progressivamente anche il saggio di sostituzione: +9,0% dal 2008 al 2011, quale saldo percentuale fra le 474 nuove aziende riscontrate nel periodo e i 319 operatori entrati invece "in sonno".
La seconda unità di misura scaturisce da un'analoga considerazione sul fronte però delle imprese cosiddette permanenti, il cui novero si irrobustisce ininterrottamente dal 2006: +353 in termini numerici e +14,9% in punti percentuali. Sotto questo aspetto, la quota delle società di produzione rispetto a quelle di distribuzione, dell'esercizio e di post-produzione (in particolare di doppiaggio) che confluiscono nel comparto secondo la classificazione della Gestione ex Enpals, scende al 45%. Ma questo valore testimonia come più di mille case produttrici (1.222 nel dettaglio) di lungometraggi, documentari, cortometraggi, fiction, cartoon, videoclip e short pubblicitari siano attive a medio-lungo termine. E abbiano inoltre un volume valido a contrastare la diffusa percezione di estrema leggerezza del segmento - certamente folto e pulviscolare, ma non per questo privo di una stabile pianta organica - che sviluppa e segue i progetti fino alla loro realizzazione.

Quelli a lunga permanenza. La media delle società permanenti nel periodo 2005-2011 è pari a 2.506 ed è cresciuta di oltre 100 unità, fino a 2.611, se si considera solo il triennio più recente 2009-2011. I compendi statistici non rilevano quante imprese restano iscritte ininterrottamente per più annate consecutive, né quante a un certo punto alternano a una serie più o meno breve di anni d'attività un intervallo di tempo di stasi, per riprendere poi (magari subito dopo nei dodici mesi successivi) la loro operatività; ma secondo le indicazioni di sintesi della Gestione ex Enpals la quota di aziende in costanza e continuità di funzionamento si aggira attorno al 90%.

LA STRUTTURA DEL COMPARTO
La composizione del comparto cinematografico secondo i segmenti specifici delle attività svolte dalle società che ne fanno parte viene delineata soltanto attraverso le rilevazioni dell'Istat, con le quali è possibile ricostruirne anche l'evoluzione nel corso degli ultimi nove anni (tavola 7).

I quattro segmenti. Dai dati del periodo emerge il sostanziale sviluppo di tutte le attività cinematografiche: sono aumentate le imprese del comparto e sono cresciute quelle del segmento produzione, anche se si sono notevolmente ridotte le società di distribuzione e di gestione delle sale. Il diverso andamento diventa più marcato a partire soprattutto dal 2008, quando è iniziato il rilevamento delle aziende di post-produzione. Ma all'origine di tali scostamenti non sembra esserci l'eventuale trasferimento di queste ultime dagli altri segmenti, anche perché gli operatori di post-produzione venivano conteggiati in precedenza in un diverso contesto produttivo. Si ricava piuttosto la conferma che a incidere pesantemente in questo spostamento di pesi siano la graduale concentrazione del mercato distributivo e il progressivo restringimento del parco di gestori degli impianti di proiezione (in particolare, come noto, di quelli monoschermo di provincia e dei centri storici urbani).

3Per attive si intendono le imprese per le quali risulta versato almeno un contributo alla Gestione ex Enpals nell'anno in osservazione. Queste aziende si dividono in permanenti e nuove: le prime erano presenti nei registri dell'ente previdenziale anche l'anno precedente; le seconde non vi erano invece iscritte. Il tasso di attivazione indica la percentuale delle società nuove o riattivate rispetto a quelle totali attive nell'anno; per contro il tasso di cessazione corrisponde all'incidenza delle società chiuse o sospese in relazione allo stesso bacino di operatori attivi durante i dodici mesi di riferimento. Il tasso di sostituzione esprime da parte sua il rapporto percentuale fra le nuove imprese e quelle cessate. Il grado di stabilità rappresenta infine la quota percentuale delle aziende permanenti in rapporto al totale di quelle attive nell'anno e pertanto risulta il completamento a 100 del tasso di attivazione. Come appare dalle definizioni riportate, questi tassi di attivazione, cessazione e sostituzione non coincidono con quelli elaborati da Movimprese; il sistema di rilevazione delle Camere di Commercio, che applicano la stessa terminologia al Registro delle Imprese, nella cui ottica sono "nuove" le imprese alla prima iscrizione e "cessate" anche quelle liquidate, fallite o cancellate dal repertorio anagrafico.
4Secondo le indicazioni del Coordinamento Statistico-Attuariale della Gestione ex Enpals, lungo la serie storica dei dati, il turnover societario nel cinema è nella misura dell'85% relativo esclusivamente alle case di produzione, come d'altra parte lascia intendere la tipologia delle aziende classificate nel repertorio dell'ente previdenziale. Le categorie considerate sono in complesso dieci: imprese di produzione cinematografica; imprese di produzioni varie (shorts pubblicitari, fotoromanzi e così via); imprese di sviluppo e stampa; imprese di doppiaggio; imprese di distribuzione e noleggio; stabilimenti di produzione cinematografica; esercizi esclusivamente cinematografici; esercizi cinematografici polivalenti; imprese organizzatrici di festival; imprese esercenti attività di fornitura di servizi nei vari settori dello spettacolo.

 

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