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1ª PARTE - L'INDUSTRIA E IL MERCATO

2ª PARTE - L'ATTIVITA' D'IMPRESA

TESTIMONIANZE

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
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Seconda Parte - L'ATTIVITA' D'IMPRESA
IMPRENDITORI ARTISTI E TECNICI
Capitolo 6 - Il sistema produttivo
1. In attesa del censimento 2011

Fra i vari oggetti e campi d'osservazione disponibili nell'analisi della struttura d'impresa del cinema emergono due aspetti di fondo: la composizione delle attività all'interno dello stesso comparto e la loro collocazione nell'ambito più ampio del settore audiovisivo. Anche se le fonti di documentazione seguono profili di ricerca diversi e criteri spesso difformi nella selezione dei rami produttivi e dei confini del loro eventuale accorpamento, la base di riferimento è ormai univoca e ha la sua origine nella classificazione europea delle attività economiche denominata Ateco 2007 (tavola 1), che rispetto alla precedente nomenclatura del 2002 presenta alcune modifiche sostanziali1.
In passato il comparto cinematografico era incluso fra le attività ricreative, culturali e sportive all'interno del macrosettore dei servizi alle persone, mentre ora compone il settore audiovisivo insieme con l'editoria musicale e l'emittenza radiotelevisiva, nell'ambito di un macrosettore che affianca a queste attività audiovisive anche l'editoria e che potrebbe essere definito in senso lato "dei media" (dove il concetto di mezzi di comunicazione integra quello di contenuti dell'entertainment o dell'infotainment). Un macrosettore che a sua volta confluisce nel sistema più complesso dei servizi di informazione e comunicazione, il "contenitore" di respiro ancora più ampio dove convergono le telecomunicazioni, l'informazione e l'informatica (essenzialmente per la parte cosiddetta software, ossia telematica, elaborazione dati, processi digitali e web).

Si tratta per l'audiovisivo di un inquadramento che ripercorre sostanzialmente le fasi di integrazione verticale del processo produttivo, mentre l'evoluzione delle tecnologie digitali e analogiche - esplosa proprio durante la lunga gestazione di Ateco - pone sempre più in primo piano una logica d'integrazione orizzontale dei mercati, al punto che la diffusione digitale e online può ormai considerarsi un'attività allineata a quelle produttive. E dal momento che ne sono protagonisti anche i settori dell'editoria e della comunicazione, si tende a configurare quale campo d'osservazione più adeguato la cosiddetta industria dei contenuti, con l'implicita e ulteriore confluenza però di vari operatori dell'area più propriamente culturale (mentre l'eventuale convergenza dei gestori delle telecomunicazioni sarebbe relativa solo all'offerta e distribuzione di determinati servizi).

LA MAPPA DELLE AZIENDE
Oltre alle alternative di approccio all'area audiovisiva e alle opzioni per la sua definizione discendono dalla natura eterogenea delle attività anche i problemi di ricerca e individuazione di dati statistici omogenei e congrui. La mappatura Ateco delle branche d'attività resta comunque il filo d'Arianna da seguire per valutare la collocazione del sistema cinema nel panorama imprenditoriale e le dimensioni operative del parco di società che ne fanno parte. Vi sono cinque principali bacini di riferimento cui attingere (rappresentati da altrettante banche dati), dell'ultimo dei quali non sono tuttavia disponibili dati statistici di compendio (tavola 2).

  • L'elaborazione dei "Conti economici nazionali e territoriali" dell'Istat (Istituto nazionale di statistica) sulla competitività e sulla struttura del sistema produttivo è basata per gli anni precedenti il 2008 sulla classificazione Ateco 2002, mentre per il periodo successivo sulla nuova Ateco 2007. Essa fornisce un ampio spettro di dati sia aggregati per tutto il complesso degli ambiti cinematografici, radiotelevisivi e musicali, sia relativi ai singoli comparti del settore e ai loro diversi segmenti d'attività. Si tratta altresì di rilievi statistici dalla lunga gestazione: i prospetti più recenti (fatta eccezione per l'occupazione) si riferiscono al 2010.
  • L'anagrafe delle Camere di Commercio, con il sistema di monitoraggio Movimprese sui flussi societari, afferisce alla stessa codificazione Ateco 2007, ma offre un quadro composito senza scindere ad esempio i comparti cinematografico e musicale. È strettamente legata ai puri obblighi di legge di formale iscrizione e pubblicizzazione degli atti societari previsti per l'adesione al Registro delle Imprese, compendia tutti i soggetti costituiti sotto qualsiasi forma giuridica e le rilevazioni sono aggiornate quasi in tempo reale, a cadenza trimestrale.
  • Le rilevazioni della Gestione ex Enpals (Ente Nazionale di Previdenza e di Assistenza per i Lavoratori dello Spettacolo e dello Sport Professionistico) attengono invece agli obblighi previsti dalla legislazione del lavoro, in capo alla contribuzione degli oneri sociali per tutti i prestatori d'opera - dipendenti e autonomi - attivamente impegnati di anno in anno. Documentano pertanto la reale operatività sia delle aziende sia della comunità professionale, con la caratteristica di tracciare un quadro organico di tutto il settore di tradizionale e storica appartenenza del comparto cinematografico, ossia quello dello spettacolo (fotografia che nessun'altra indagine statistica ormai offre), e di fornire l'unica radiografia disponibile sull'effettiva composizione e sul concreto impiego degli operatori delle aree artistiche, creative e di scena. Considerata la natura abbastanza complessa dei dati da raccogliere, l'aggiornamento è relativamente tempestivo (18 mesi in media) e l'ultimo cui è stato possibile attingere al momento della pubblicazione concerne il 2011.
  • Le statistiche dell'Agenzia delle Entrate, diffuse dal Dipartimento delle Finanze del Mef (Ministero dell'Economia e delle Finanze), sono relative al regime tributario degli studi di settore e in base alla nomenclatura Ateco 2007 - riclassificata però secondo specifici codici - danno conto dei risultati economici e reddituali denunciati dalle società con i modelli di dichiarazione dei redditi e, pertanto, la loro focalizzazione si concentra sui cosiddetti valori fiscali dell'attività, sia delle persone fisiche sia delle società, degli enti e delle ditte individuali. In raccordo al calendario d'accertamento del fisco, la loro predisposizione avviene con uno scarto temporale di due anni e quella di più recente diffusione è riferita al 2010.
  • Un ulteriore dataset è fornito dalla Centrale dei Bilanci, entità che fa capo alle Camere di Commercio e raccoglie i bilanci depositati ogni anno dalle società (entro 120 giorni dall'assemblea che li ha approvati), secondo una normativa cui sono formalmente vincolate le sole società di capitali. A questo repertorio, accessibile online attraverso i servizi delle agenzie camerali Telemaco-InfoCamere o Cerved, risalgono i dati finanziari che questo rapporto elabora da cinque anni per analizzare la reale dimensione economica di tutte le principali imprese di cinema con un valore di produzione superiore a 1 milione di euro. Attraverso questa documentazione, disponibile soltanto a circa due anni di distanza dal deposito effettivo dei rendiconti societari presso il Registro delle Imprese, non vengono tuttavia elaborati dati cumulativi (questo servizio viene commercializzato soltanto su commessa da DataBank, un'altra controllata di Unioncamere).

L'ANAGRAFE
Il Registro delle Imprese può essere considerato un bacino onnicomprensivo poiché raccoglie tutte le aziende iscritte, incluse anche quelle che, non depositando alcun atto societario (non solo bilanci, ma anche semplici variazioni di cariche o di statuto) nel corso di un anno, vengono considerate inattive.

La percentuale dei soggetti "in sonno" si avvicina al 20% e pressoché analoga è la quota di società che, pur risultando formalmente attive, in realtà non opera sul mercato e venga mantenute in vita per esigenze fiscali (ad esempio in attesa di vecchi rimborsi Iva) o nella prospettiva che torni strumento utile alla realizzazione di qualche operazione o progetto. Si spiega in questo senso anche il divario numerico che separa i dati Movimprese da quelli Istat: nello stesso gruppo Ateco che raccoglie il comparto cinema insieme con quello musicale (tavola 2) l'Istituto nazionale di statistica annovera per esempio nei tre anni dal 2008 al 2010 rispettivamente 7.382, 7.125 e 7.165 aziende. Si tratta di disparità che si riflettono nella stima dell'incidenza del cinema nell'ambito del settore audiovisivo o di quelli del macrosettore dell'entertainment (cinema più musica, TV, radio e attività editoriali) e del sistema dei servizi di informazione e comunicazione, piuttosto che sulla globalità dell'impianto produttivo nazionale (tavole 3 e 4).

Per le Pmi solo stime su dati a campione. In premessa al quadro imprenditoriale che prende corpo attraverso le varie rilevazioni statistiche va posta un'ulteriore osservazione di carattere generale, oltre che di natura sostanziale.
Per quanto siano utilizzati di frequente quali principali fonti di riferimento e vengano definiti "ufficiali", i "Conti economici" dell'Istat sono il risultato in parte di rilevazioni statistiche e in parte di stime: con la raccolta di dati in uno specifico e ristretto campione di unità viene aggiornato infatti il database derivato dall'ultimo censimento sull'industria condotto nel 2001 per tutto l'alveo delle pmi, le piccole e medie imprese. È con il completamento delle verifiche relative al recente censimento del 2011 (previsto entro la fine del 2013) che si potrà disporre anche per quanto riguarda il comparto cinematografico di una nuova e completa documentazione statistica2.
L'elaborazione dei dati dell'Istituto è in realtà perfettamente aderente alla prassi metodologica della statistica classica ed è operata con uno strumento tecnico del tutto ortodosso e internazionalmente diffuso, ma appare comprensibile che con il passare degli anni possa risentire di un certo scostamento fra le risultanze di un piccolo campione e l'evoluzione del sistema produttivo nel suo complesso. Soprattutto quando la realtà economica va soggetta a fasi di profondo cambiamento - come nell'ultimo lustro - in particolare quando il campo d'osservazione è rappresentato da un settore ad alta volatilità come quello dello spettacolo e da un comparto dai valori societari così disparati e dai trend tanto alterni quanto quelli del comparto cinematografico.

2 Secondo l'ultima documentazione disponibile (Conti economici delle imprese. Note metodologiche, MetaDati. Rilevazione sulle piccole e medie imprese e sull'esercizio di arti e professioni (Pmi) e MetaDati. Rilevazione sul sistema dei conti delle imprese) i campi d'osservazione sono due: imprese con 100 addetti e oltre; imprese con 1-99 addetti. Per il primo settore vengono interpellate tutte le aziende - oltre 11mila società nel 2010 (95 delle quali appartenenti al comparto cinematografico) pari allo 0,25% del numero globale - con un tasso di risposta pari di norma al 53,0%. La mancata compilazione dei questionari da parte dell'altro 47% di soggetti viene coperta in vari modi (nuova richiesta diretta o con il cosiddetto "metodo del donatore" e poi con l'eventuale integrazione attraverso le banche dati dei bilanci civilistici o dell'Agenzia delle Entrate) estendendo quindi i risultati del campione verificato a tutto il parco aziende con più di 100 addetti. Per il secondo settore viene svolta un'indagine attraverso questionari postali su un campione mediamente composto da 104mila società estratte dall'archivio Asia (Archivio Statistico delle Imprese Attive), che rappresentano circa il 2,35% del totale di società appartenenti a questa fascia. La campionatura per il 2008 riguarda così il 99,68% delle imprese; per il 2009 coinvolge il 99,73% delle aziende; per il 2010 ne investe il 99,67%. Le percentuali di risposta di norma sono molto basse e solo con il processo d'integrazione tramite la banca dati dei bilanci civilistici della Camera di Commercio generalmente si ricostruiscono le posizioni di poco più di 6,2mila società, pari allo 0,14% dell'universo di riferimento. Per il comparto cinematografico le imprese selezionate dall'archivio Asia sono di norma 31 (lo 0,50% del novero complessivo del comparto) e il numero di quelle che rispondono si attesta a 6 con un grado di copertura che secondo la prassi statistica è calcolato nel 19,4% (28,0% se commisurato al numero dei dipendenti e 34,4% se valutato in base al valore aggiunto conseguito) in quanto riferito alla quantità di società interpellate, ma che diventa in realtà pari allo 0,09% se rapportato al numero reale delle aziende cinematografiche attive che contano da 0 a 99 addetti.

 

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