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1ª PARTE - L'INDUSTRIA E IL MERCATO

2ª PARTE - L'ATTIVITA' D'IMPRESA

TESTIMONIANZE

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
» Report 2012
Prima Parte - L'INDUSTRIA E IL MERCATO
PRODOTTI CAPITALI E CONSUMI
Capitolo 5 - Il mercato della domanda
3. Secondari ma non per importanza

Nel secondo caso si sovrappongono due aspetti in parziale contrapposizione. Una diffusione della connessione internet a banda larga ancora abbastanza contenuta rispetto ad altri standard internazionali sembra da un lato rimandare a un futuro prossimo le minacce concorrenziali più intense dei grandi aggregatori di contenuti online, mentre dall'altro limita per ora l'espansione di una domanda che in altri Paesi (pur con le sue controindicazioni di natura economica) si è già manifestata con forza, segnando lo sviluppo stesso del consumo filmico.
Ma è indubbio che il processo si è già incamminato da tempo e comincia a procedere a passi di corsa. Le news dei siti e le pagine dei mezzi d'informazione specializzati pullulano di annunci di accordi fra case di produzione e di distribuzione per la cessione di diritti a network televisivi per i canali pay e in modalità pay-per-view, ai principali motori di ricerca e agli operatori telefonici. A loro volta broadcaster, web company e telco promuovono nuove offerte di servizi, modalità e contenuti, emigrando gli uni nel terreno degli altri. Lo fanno ad esempio Sky e Mediaset con il vod su tablet, computer e console di Sky Go e Premium Play; Telecom con Cubovision oltre che per tablet e telefonini anche per l'Iptv (Internet Protocol Television); Vodafone con TV Solution e Chili-tv; l'over-the-top television nata da Fastweb. La pluralità delle piattaforme e delle offerte di contenuti da parte degli editori audiovisivi sta poi creando una lunga serie di proposte, ricche di opere della stessa stagione e di centinaia (a volte pure migliaia) di titoli in catalogo, articolate per tipologie di fruizione e possibilità di pagamento oltre che, prima di tutto, per politiche di prezzo sempre più agguerrite, con tariffe di costo non consentite per esempio all'home video.

Non più solo schermi e poltrone. Statistiche e indagini di istituti e società di ricerca segnalano intanto la progressione dei consumi sui tanti schermi e monitor secondari, sia fissi sia in mobilità. L'Osservatorio New Media & New Internet del Politecnico di Milano ha rilevato in 2,5 milioni il numero di device (fra connected tv, decoder e console) che consentono l'interconnessione con internet tramite un'interfaccia di rete. Nielsen ha individuato in 29,2 milioni i possessori di smartphone evoluti fra i 51,7 milioni dotati di un telefono cellulare e in 19,2 milioni gli utilizzatori di internet in mobilità, dei quali 6,8 milioni servendosi di un tablet. Secondo i dati Audiweb di Nielsen sono inoltre 21,57 milioni gli italiani che attraverso internet visionano film e tv movies contro i 9,95 milioni che lo fanno in mobilità. E a questo proposito ITMedia Consulting ha stimato le percentuali relative alla visione dei cosiddetti video lunghi rispetto al totale degli accessi: 50% per quanto riguarda la rete web attraverso pc; 45% nel caso degli smartphone; 65% su tablet; 85% di quanti si connettono a internet con una console.
Si tratta di indicazioni variegate e frastagliate per un'area di consumi che sfugge per molteplicità e consistenza ad accertamenti più organici, soprattutto in termini di valori economici. Le valutazioni di norma sono frutto di stime e per questo sovente differiscono in misura significativa. Mentre Univideo calcola pari allo 0,6% l'attività di e-commerce sviluppata con l'offerta di video on demand (più di 17 milioni di euro nel 2012) rispetto a quella totale dell'home video, Screen Digest ne commisura il valore sul web in quasi 34 milioni e l'editore specializzato Informa Telecoms & Media porta le stime del vod in tutte le modalità a 1,795 miliardi di euro per i Paesi big five del mercato audiovisivo europeo, assegnando all'Italia una fetta di 465,95 milioni di euro, senza fornire indicazioni tuttavia sul peso specifico dei contenuti cinematografici. L'Osservatorio del Politecnico di Milano ha da parte sua calcolato in 15,0 i milioni dei ricavi da film e tv movies in modalità Iptv, con una previsione per il 2013 di 35,5 milioni.

Se fra domanda e offerta non c'è simmetria. Le valutazioni di norma sono frutto di stime e per questo sovente differiscono - anche per la diversità dei punti d'osservazione - in misura significativa. Non manca tuttavia di stupire il basso livello di alcune stime sugli importi generati dal prodotto cinematografico nell'ambito dell'offerta sulle nuove piattaforme di diffusione, in rapporto specialmente all'impegno diretto di tutti i principali protagonisti e al dinamismo con cui braodcaster, web company, portali internet e telco caratterizzano la loro offerta con prodotti filmici.
Gli stessi operatori si astengono dal fornire dati relativi ai ricavi generati da questi "new business" e soltanto nelle relazioni dei bilanci si possono trovare a volte riferimenti diretti al valore generato dal prodotto filmico. Sky Italia nella relazione del bilancio 2012 registra per esempio ricavi da pay-per-view per 63,84 milioni, quasi completamente assorbiti da opere filmiche (compresi i prodotti cosiddetti adult). Telecom Italia Media segnala un aumento annuo dell'8% dei proventi da videostreaming, arrivati nel 2012 a 8 milioni di euro. Walt Disney incassa in Italia dalla telefonia mobile per distribuzione di programmi oltre 8 milioni di euro (erano 1 milione esatti nel 2007).
Il risultato è che nella struttura dei ricavi generati dal comparto cinematografico è già in atto una significativa ricomposizione. I riferimenti ai proventi dall'esercizio di 608,95 milioni e di quelli dell'home video pari a poco più di 400, a parte le variazioni annuali degli importi, non cambiano; così come gli introiti per la cessione dei diritti di sfruttamento ai network TV e alle reti satellitari per i canali generalisti, tematici o in modalità pay, che per il 2012 si possono stimare - alla luce della caduta degli investimenti pubblicitari - in 240 milioni (free tv) e 480 (pay). Ma la galassia in movimento dei servizi vod, insieme con web company e gruppi di telecomunicazioni vede coinvolti anche i broadcaster e nella pluralità di offerte messa in campo per rispondere alla crescita della domanda si può valutare un nuovo apporto di risorse pari almeno a 80 milioni per il 2012 (per un totale di 2,239 miliardi di euro), che la gran parte degli operatori assicura essere destinato per i prossimi anni a un'espansione percentuale in doppia cifra.

 

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