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1ª PARTE - L'INDUSTRIA E IL MERCATO

2ª PARTE - L'ATTIVITA' D'IMPRESA

TESTIMONIANZE

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
» Report 2012
Prima Parte - L'INDUSTRIA E IL MERCATO
PRODOTTI CAPITALI E CONSUMI
Capitolo 4 - Il sostegno pubblico
2. Quanto investono Regioni e Film Commission

Rispetto all'intenso sviluppo registrato fra il 2009 e il 2010, l'intervento delle Regioni nel comparto cinematografico aveva registrato nel 2011 un parziale rallentamento. La causa principale risale ai vincoli di contenimento e revisione della spesa pubblica imposti dalla politica di spending review adottata dall'amministrazione centrale per far fronte all'andamento negativo del ciclo economico. In secondo ordine ha influito il processo di riassetto delle strutture e degli strumenti di intervento avviato da molti enti regionali, già rilevati nell'ultima edizione di questo Rapporto.

In fase di riassetto. Il consolidamento del cosiddetto federalismo filmico è peraltro figlio di una legislazione regionale relativamente giovane, formatasi in un contesto dell'economia senz'altro diverso e con prospettive più promettenti, ed è tuttora fonte di progressivi assestamenti. L'evoluzione dei governi territoriali, nel naturale rinnovo determinato dalle scadenze elettorali, conduce inoltre spesso a una modificazione degli assetti amministrativi che si riflette sull'attività e sull'operatività degli strumenti adottati. Si tratta di problematicità emerse ad esempio - nell'uno e nell'altro caso secondo le specifiche e diverse realtà - nei contesti di Lazio, Calabria, Sicilia, Umbria, Marche, Friuli-Venezia Giulia e Toscana. Nel 2012 però l'afflusso - in controtendenza alle aspettative generali - è tornato a crescere. Nel frattempo anche le ultime due amministrazioni regionali non ancora dotate di propri organismi dedicati al sostegno del settore audiovisivo e in particolare del comparto cinematografico si sono uniformate alle altre 18: è nata la Film Commission lucana (e la Regione, che l'ha istituita, ha annunciato un bando con una dotazione di 2 milioni di euro destinati allo sviluppo della produzione, a valere sui fondi comunitari Fesr) ed è ormai vicina alla sua costituzione quella del Molise.
Se in complesso l'apporto di risorse è aumentato - di quasi il 50% - lo si deve soprattutto alle iniziative adottate a favore della digitalizzazione degli impianti di proiezione e solo in misura ridotta per la dotazione dei fondi dedicati allo sviluppo della produzione. In base ai budget 2013 dovrebbe salire ancora, anche se sussistono molte incertezze sulla reale capacità di tutte le istituzioni territoriali di far fronte agli impegni assunti, soprattutto a motivo della temporanea sospensione di alcune fonti di finanziamento, a partire da quella di maggiore rilievo, di 15 milioni di euro, messa in campo nel marzo 2012 con la nuova legge regionale del Lazio.
In altri casi la contrazione congiunturale dell'economia ha già indotto gli enti regionali a trasferire l'imputazione del finanziamento ai Film Fund dai capitoli di spesa intitolati al supporto della cultura o dello spettacolo a quelli dedicati allo sviluppo delle attività produttive (o, in alternativa, di quelle del turismo), di norma finanziariamente più capienti ma con bacino di richieste da soddisfare assai più ampio, creando al tempo stesso una certa sovrapposizione di responsabilità amministrative e di guide d'indirizzo gestionali nell'ambito del settore audiovisivo. Resta poi sempre difficile valutare la reale dimensione del ricorso alle forme di credito agevolato fornito attraverso le finanziarie regionali (come la Filas laziale, la milanese Finlombarda, l'abruzzese Fira) alle produzioni di film, documentari o opere di animazione.

Più Sud e più digitalizzazione. Appare abbastanza probabile comunque nell'immediato futuro una maggiore intensità di spesa nei perimetri territoriali dove la capacità d'investimento si lega sostanzialmente al ricorso delle risorse messe a disposizione attraverso i programmi quadro dell'Unione Europea. Essendo questi accordi alla vigilia della scadenza dei loro piani pluriennali, alle amministrazioni regionali si impone l'esigenza di utilizzare le somme - non poche - finora non impiegate.
Principale elemento di novità nel sostegno finanziario delle Regioni (e anche degli enti locali comunali e provinciali) resta inoltre il varo, seppure tardivo, di nuovi fondi dedicati alla digitalizzazione delle sale e degli schermi, come nel caso di Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Umbria, che si sono aggiunti a quelli già esistenti in Puglia, Piemonte, Toscana e Liguria.

In produzione un sostegno mirato. Questa linea d'intervento, all'interno dell'incremento registrato dal monte contributi, sta a significare con tutta probabilità che si sta delineando una maggiore e più specifica definizione degli obiettivi d'intervento, sebbene permanga una certa tendenza a riprodurre la conformazione del Fondo Unico per lo Spettacolo. Tra i fattori che traspaiono dalle ricognizioni più recenti sugli strumenti e sulle dotazioni con le quali operano le amministrazioni territoriali si nota ad esempio come il sostegno alla produzione - quello che in concreto agisce in sussidiarietà a un sostegno statale attraverso il Fus di dimensioni contenute - si stia commisurando agli effettivi impieghi effettuati negli anni precedenti: pur senza sottrarre materialmente capitale rispetto al conferimento iniziale di ogni anno, se ne integra l'importo attraverso il recupero delle somme non impegnate (tavola 10).

Il ruolo che Regioni e Film Commission hanno ricoperto nel sostenere lo sviluppo e la realizzazione del film italiano può essere stimato, isolando le risorse dedicate agli altri segmenti d'attività e alle aree collaterali, in valore pari a circa 35 milioni di euro.
Non va in ogni caso dimenticato che la spesa delle Regioni nel supporto al sistema audiovisivo e al comparto cinematografico è in generale superiore al puro investimento dei loro Film Fund. A volte anche le facilitazioni e i servizi erogati dalle Film Commission o dagli "sportelli cinema" (ospitalità, messa a disposizione di locations, permessi di ripresa), agli operatori locali e alle imprese che agiscono comunque sul territorio, vengono contabilmente distribuite fra capitoli di spesa in base alla loro diversa pertinenza.
Raramente le imputazioni a bilancio comprendono i costi del personale se le strutture - come le Film Commission, che corrispondono materialmente le contribuzioni stanziate, o come gli stessi Film Fund - non hanno una loro veste giuridica con propri organi statutari e sociali e sono invece parte integrante di assessorati o dipartimenti delle amministrazioni pubbliche d'appartenenza. Non vi sono opportunità di rilevazione inoltre sugli investimenti effettuati sotto capitoli di spesa distinti da quelli afferenti Film Commission o Film Fund (in esecuzione a programmi di contribuzione relativi a festival, rassegne, case del cinema, cineteche e mediateche oppure a interventi di promozione della cultura cinematografica, innumerevoli per forme ed entità beneficiarie), né in merito alle erogazioni effettuate - dalla maggior parte delle Regioni - in convenzione con le altre istituzioni territoriali (così come d'altronde su quelle emesse a svariati titoli dalle stesse amministrazioni comunali e provinciali in via autonoma).

 

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