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1ª PARTE - L'INDUSTRIA E IL MERCATO

2ª PARTE - L'ATTIVITA' D'IMPRESA

TESTIMONIANZE

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
» Report 2012
Prima Parte - L'INDUSTRIA E IL MERCATO
PRODOTTI CAPITALI E CONSUMI
Capitolo 3 - Il ciclo degli investimenti
6. I capitali investiti nella filiera

Il fabbisogno finanziario del comparto cinematografico non si esaurisce nella raccolta di capitali condotta da parte delle società di produzione. I capitali al servizio della realizzazione delle opere costituiscono senza dubbio la base economica del comparto, ma la situazione va valutata alla luce anche dell'integrazione con gli investimenti degli altri segmenti della filiera, che in una fase di intensa competizione sul mercato e di totale passaggio alla tecnologia digitale hanno visto crescere a ritmi progressivi le necessità di provvista.

RISORSE PER IL MERCATO DELLA DISTRIBUZIONE
Qualsiasi film è destinato oggi a vita molto breve se in occasione dell'uscita nelle sale non è previsto un adeguato budget a sostegno della sua distribuzione sul mercato. Il lancio di una nuova opera di cosiddetta fascia alta, con costi al di sopra di 2 milioni di euro, richiede secondo le valutazioni più diffuse fra i produttori, un impegno di spesa - fra copie e promozione - pari in media a 1,5 milioni, per cui le probabilità di portarne il bilancio oltre la linea di pareggio cominciano a prendere forma soltanto di fronte a un importo di incassi almeno triplo. Prendendo a parametro questi valori si desume - per il complesso delle opere di maggior spessore della stagione - una stima di investimenti destinati alla prima uscita e alla sola circolazione nel circuito delle sale corrispondente a 70 milioni di euro. Per gli altri lungometraggi di nuova realizzazione (oltre 80) non si può parlare di riferimenti sufficientemente omogenei, data l'eterogeneità delle caratteristiche, tuttavia appare possibile ipotizzare un range da 10 a 12 milioni di euro2.

PER LO SVIUPPO DELLE STRUTTURE DELL'ESERCIZIO
Abbastanza oscillanti sono anche le valutazioni per quantificare i finanziamenti che alimentano lo sviluppo e l'aggiornamento tecnologico del comparto dell'esercizio. Per le imprese di proiezione gli impieghi ruotano principalmente attorno a quattro attività: digitalizzazione degli impianti, con l'ulteriore opzione di adeguare le sale alla proiezione di film con tecnologie ancora più evolute in termini di visione, sonorizzazione e ospitalità; immobiliare, per la costruzione e l'apertura di nuove strutture o per la riconversione dei complessi (anche monosala) esistenti; iniziative di marketing e co-marketing collaterali al lancio di nuovi titoli o funzionali a fidelizzare il pubblico piuttosto che acquisire nuovi spettatori; pubblicitari, in quanto il circuito delle sale rimane il luogo deputato (ancorché in calo di raccolta) per la diffusione di annunci promozionali correlati ai film.

L'innovazione tecnologica. Alla vigilia di un epocale switch-off, con l'abbandono della pellicola e il passaggio alla produzione e proiezione in digitale, l'esercizio italiano appare in frenetica e anche un po' convulsa rincorsa. Secondo i dati riferiti al Rid-Registro Impianti Digitali istituito da Cinetel, alla fine del 2012 le strutture digitalizzate erano 576 su 1.069 (54%) e gli schermi 1.886 su 3.250 (58%). Ma con profonde differenziazioni. Le percentuali per i monosala erano limitate al 32,3%, per i complessi da 2 a 4 sale corrispondenti in termini di impianti al 42,2% e di schermi al 60,8%, contro le quote di 65,8% e 90,9% per le strutture da 5 a 7 sale e la copertura pressoché integrale dei multiplex con più di 7 sale, pari al 75,8% e al 100% per quanto concerne gli schermi3.
Le rilevazioni Cinetel non comprendono peraltro tutti gli impianti, in particolare mancano quelli di piccola dimensione. In base alle sale censite dall'Anec, l'Associazione Nazionale Esercenti Cinema, i valori di digitalizzazione scendono globalmente al 39% per le strutture (674 su 1.724) e al 51% per gli schermi (1.991 su 2.913, metà dei quali abilitati alle proiezioni in 3D). A fronte di investimenti unitari di 140,51mila euro per ogni schermo e a un incremento del processo di riconversione che ha coinvolto nell'anno 102 impianti per 974 schermi, si ricava una stima d'investimento di 136,85 milioni di euro, ossia il doppio delle risorse impiegate nel 2011, per una media di 1.341,73mila euro a struttura.

Con l'aiuto dei distributori. Questo fabbisogno è stato affrontato, oltre che attraverso i capitali privati, con il concorso di due apporti esterni e di uno interno alla filiera, grazie al contributo corrisposto direttamente dai distributori in base al modello di finanziamento congiunto per l'adeguamento tecnologico denominato Vpf (Virtual Print Fee, una specie di compenso per la possibilità offerta di proiettare copie in digitale e non più stampate su pellicola) secondo un piano di rimborso di 50 milioni ad ammortamento pluriennale. Dal 2010 al 2012 gli esercenti hanno già ricevuto il 29% di questi finanziamenti, ossia 14,1 milioni di euro (circa 5,8 negli ultimi dodici mesi), e potranno incassare fra il 2013 e il 2015 i restanti 35,9 milioni.

Attraverso tax credit e Regioni. I sostegni esterni provengono invece dall'area pubblica. Il primo è indotto attraverso il ricorso al credito d'imposta digitale, richiesto nel corso dell'ultimo triennio per 907 schermi da 381 imprese di gestione, rappresentate in misura ridotta da quelle d'esercizio di monosala (18%). Dopo quello del 2011 per 20,4 milioni è stato autorizzato tax credit per 24,1 milioni di euro, collegato a un investimento complessivo di 80,1 milioni. Il secondo sostegno proviene dai fondi delle Regioni, con stanziamenti stimati negli ultimi cinque anni attorno a un ammontare di 60 milioni (di cui 42 solo da Lazio, Emilia Romagna, Lombardia e Liguria), 15,0 dei quali si stima erogati nel 2012. Sono disponibili anche contributi comunitari attraverso il fondo Digit del programma Media aperto nel 2011, però le richieste da parte italiane sono ancora esigue - cinque nel biennio - pur a fronte di stanziamenti unitari pari a 110mila euro. Lateralmente a queste opzioni, l'Anec ha inoltre sottoscritto con la Bnl-Bnp Paribas un accordo che tende a favorire la mobilizzazione delle risorse riconosciute alle aziende di proiezione, relativamente per esempio al trasferimento del credito d'imposta a terzi per le piccole sale, dopo il recente riconoscimento della sua cedibilità da parte del MiBac e dell'Agenzia delle Entrate.
In complesso, per la sola digitalizzazione delle sale, le società di proiezione avrebbero sostenuto investimenti nell'ultimo anno pari a 136,85 milioni, ricorrendo a 91,95 milioni di mezzi propri e avvalendosi di apporti interni, indotti ed esterni per un totale di 44,90 milioni, destinati tuttavia a crescere almeno del 10% in relazione alla gradualità dell'ammortamento a lungo termine della compensazione Vpf prevista con le case di distribuzione.

Gli investimenti immobiliari. Dal 1995 al 1999 sono stati aperti in Italia 65 complessi dotati da 4 a 7 sale o con più di 7 sale. Fra il 2001 e il 2005 altri 73 multiplex, quindi ulteriori 32 negli ultimi 7 anni, con incrementi del 43,47% e del 20,38% per le due diverse classi dimensionali (tavola 23). Il totale di 170 strutture è difficilmente traducibile in un valore d'importo totale nell'eterogeneità delle spese di costruzione e dotazione, sia di impianti di proiezione sia di infrastrutture logistiche, collegate a immobili dalle caratteristiche disparate, tuttavia le società di appraisal del settore convergono su una stima di oltre 5 miliardi di euro.
La proprietà resta in genere dei contractor che realizzano i poli commerciali dove sono insediati i maggiori multiplex (con piani di rientro sempre compresi in cinque anni), ma a dimostrazione del crescente contenuto tecnologico dei nuovi multisala vale ricordare che proprio l'ultimo dei cinque che hanno aperto i battenti negli ultimi dodici mesi è stato - il 10 dicembre 2012 - il multiplex Uci Cinemas di Misterbianco, all'interno di Centro Sicilia in Contrada Cubba (località Tenutella, in provincia di Catania), con sette sale digitalizzate da 1.677 posti, cinque delle quali abilitate alle proiezioni in 3D per 1.311 posti, tra cui anche una cosiddetta sala iSens (la sesta del circuito Uci) con schermo di oltre 200 metri quadrati, un proiettore digitale 4K e un sistema audio composto da 52 altoparlanti. E altri complessi The Space di analogo format sono in procinto di accendere schermi e proiettori.

Pubblicità e promozione. Commisurare gli investimenti dell'esercizio ai soli ricavi del botteghino (642,50 milioni nel 2012 secondo le prime stime Siae contro i 695,40 del 2011) appare tuttavia limitativo. Per quanto in discesa da anni, la pubblicità sul grande schermo ha apportato nell'ultimo anno 37,86 milioni (0,5% dei 7,44 miliardi di euro del mercato totale e inferiore del 18,7% al gettito 2011 di 46,57 milioni). Altri 25,0 milioni sono stati guadagnati attraverso le iniziative di merchandising e di co-marketing sviluppate nei locali degli impianti, mentre la spesa aggiuntiva del pubblico - espressa principalmente dai consumi food - è risultata secondo le stime previsive di Siae di poco inferiore a 70 milioni. Il totale è di 132,86 milioni, e la cosa può forse destare qualche rammarico solo fra produttori e distributori, in quanto non si tratta di biglietti staccati al botteghino.

2 Una ricerca indicativa è stata condotta dal dipartimento Multimedia Lab del Centro di Ricerca Cattid (Centro per le Applicazioni della Televisione e delle Tecniche di Istruzione a Distanza) dell'Università degli Studi La Sapienza di Roma, diretto da Gianni Celata, in collaborazione con la Direzione Generale per il cinema del MiBac, sulla base dei rendiconti economico-finanziari di un campione di 25 film - sui 126 finanziati dal MiBac attraverso il Fus nel periodo compreso fra il 2006 e il 2009 - estratto casualmente fra gli 80 distribuiti nei circuiti dell'esercizio con oltre 150 copie. Secondo la rilevazione, le risorse dedicate alla produzione caratteristica dei film sono pari al 78%, mentre una percentuale del 20% è destinata alla distribuzione e la restante quota del 2% a iniziative collaterali legate all'immissione delle opere sul mercato.
3 I dati riportati in questo paragrafo fanno riferimento alla ricerca Quale digitale, quale programmazione realizzata da Bruno Zambardino per Anem, l'Associazione Nazionale Esercenti Multiplex aderente ad Anica (Roma, aprile 2013).

 

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