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1ª PARTE - L'INDUSTRIA E IL MERCATO

2ª PARTE - L'ATTIVITA' D'IMPRESA

TESTIMONIANZE

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
» Report 2012
Prima Parte - L'INDUSTRIA E IL MERCATO
PRODOTTI CAPITALI E CONSUMI
Capitolo 3 - Il ciclo degli investimenti
3. L’investimento economico

In verità un fattore di grande influenza si è innestato negli ultimi due anni nel processo d'investimento: il credito d'imposta. Di queste misure di incentivazione fiscale si è parlato approfonditamente nelle scorse edizioni (in particolare nell'ultima, alle pagine 40- 42 e 118-120) ed è necessario ricordare che ne sono destinatari i produttori per la realizzazione delle opere, i distributori sia per la distribuzione sia per la partecipazione alla produzione, gli esercenti per l'aggiornamento tecnologico in digitale degli impianti e anche per l'associazione in partecipazione alla produzione, infine le aziende esterne al comparto cinematografico che concorrono agli investimenti produttivi (tavola 10).

Il FATTORE TAX CREDIT
Le opere eleggibili al tax credit - che hanno quale destinazione primaria la proiezione nelle sale - sono lungometraggi italiani o stranieri (per la parte realizzata sul territorio italiano da produttori esecutivi nazionali), documentari, cortometraggi, film d'animazione, i cosiddetti film "difficili", ossia opere prime e seconde o prodotte dalle scuole di cinema riconosciute oppure realizzate con budget inferiori a 1,5 milioni di euro, dal momento che i progetti a bassissimo costo non detengono credenziali adeguate per accedere al mercato distributivo.

Anche esterno alla filiera. Già nei loro semplici contorni generali queste norme mostrano, come sottolineato nelle righe iniziali, che nel processo d'investimento sono ora coinvolti ancor più direttamente di prima tutti i soggetti della filiera, con effetti che si ripercuotono sull'intero comparto e non solo. L'originalità del principio ispiratore delle misure di agevolazione fiscale consiste infatti proprio nell'apertura del credito d'imposta cinematografico, destinato alla produzione filmica, a soggetti economici che svolgono attività diverse da quelle del comparto.

L'opportunità per queste società è duplice. La prima convenienza è economica: oltre al credito fiscale è prevista la suddivisione degli eventuali utili generati dallo sfruttamento del film in base alla quota conferita nel rapporto di associazione in partecipazione o di cointeressenza. La seconda utilità consiste nella possibilità di coniugare al beneficio finanziario anche la promozione della propria immagine e le iniziative di comunicazione di brand.

Finanziati due terzi dei film. Secondo i dati della Direzione Generale per il Cinema del MiBac le richieste di credito d'imposta per i film 100% italiani sono pari a un valore complessivo di 49,33 milioni di euro nel 2011 e di 56,38 milioni di euro nel 2012, dei quali rispettivamente 39,31 milioni e 37,07 milioni di euro relativi alle società di produzione con un contributo alla formazione del budget d'investimento di quasi due terzi dell'intera produzione (64,52% dei titoli prodotti nel 2011 e 63,85% di quelli realizzati nel 2012). A questi importi si sono aggiunti 3,70 milioni nel 2011 e 3,68 milioni nel 2012 da parte delle case di distribuzione. In entrambi i casi si è registrato un lieve calo: -5,69% per le case di produzione e -0,54% sul versante di quelle distributive (tavola 11).
La media di richieste per film è risultata di 1,70 nel 2011 e di 1,88 nel 2011, a causa dell'aumentato numero di istanze del 17,64%, a fronte però di un incremento dell'ammontare del credito d'imposta richiesto corrispondente al 30,22%, riflesso nella crescita dell'importo connesso in media alle istanze, passato da 530.030 euro a 651.019 euro.

A queste risorse generate dalle concessioni del credito d'imposta si aggiungono poi quelle apportate dai nuovi investitori - ossia dalle società appartenenti a settori d'attività estranei al comparto cinematografico - per un ammontare di 25,07 milioni di euro nel 2011 e di 50,77 milioni nel 2012 con un valore più che doppio in virtù di una crescita del 102,67% (tavola 12), dove i valori di ripartizione variano leggermente per le oggettive difficoltà di rilevazione dei singoli investimenti e dove la crescita registrata corrisponde all'84,6%).
D'altra parte è raddoppiato anche il novero delle aziende che hanno vestito i panni di nuovi investitori nel film italiano: 89 in rappresentanza di 14 diversi settori nel 2012, contro 44 appartenenti a 10 settori estranei al cinema per il 2011.

Testimonial principi: banche e media. Estremamente significativo si rivela l'impegno di banche, società finanziarie e assicurative, che nell'ultimo anno sono arrivate a conferire ai piani di finanziamento dei progetti oltre il 50% degli apporti complessivi collegati all'utilizzo della leva fiscale introdotto dalle misure d'agevolazione. L'ammontare medio della loro partecipazione all'investimento produttivo - che sfiora la cifra di 1,5 milioni - si rivela largamente superiore alle cifre rilevate per le imprese degli altri ambiti d'attività. E la circostanza vale senza dubbio a legittimare la validità dello strumento d'incentivazione sotto l'aspetto economico, considerando l'estrema attenzione con cui istituti di credito, banche d'affari e compagnie assicurative selezionano i propri investimenti, avvalendosi peraltro di una consumata e consolidata esperienza in materia, oltre che di una certa conoscenza dell'universo cinematografico quali primi e istituzionali prestatori di credito e garanzie in sede di gap financing e del suo relativo pricing (tavola 13).
In modo analogo può essere valutata, sotto il profilo delle opportunità di promozione e comunicazione dei propri asset d'immagine, l'adesione al regime di agevolazione tributaria consentita dalla produzione filmica da parte dei gruppi del settore Informazione e comunicazione, che nel giro di soli dodici mesi hanno rafforzato di quasi sei volte il valore medio del loro finanziamento: 1,06 milioni nel 2012 contro 188mila euro nel 2011. Non va dimenticata poi la produzione di film stranieri realizzati in parte su territorio italiano, dei quali si hanno referenze cumulative in merito agli ultimi quattro anni che parlano di richieste di tax credit per 21,06 milioni di euro (con una media di 670,3mila euro per i 31 film che hanno previsto lavorazioni in Italia) e di valori dell'investimento implicito quattro volte maggiori: 84,25 milioni di euro con una media a titolo di ben 2,71 milioni (tavola 14).

LE FASCE DI BUDGET
Nella sua funzione di nuovo volano dei capitali di finanziamento alla produzione lo strumento del credito d'imposta, in ragione delle risorse che include, impatta in misura diversificata sulla struttura per fasce di budget del comparto. Una prima ragione attiene alla consistenza del fabbisogno finanziario delle opere: un progetto che prevede una spesa di poche decine o di qualche centinaia di migliaia di euro offre oggettivamente un bacino di conferimento molto ristretto ai potenziali investitori, soprattutto esterni. Il secondo motivo appare strettamente collegato, perché nel calcolo dei ritorni economici, gli investitori valutano anche le aspettative di eventuali utili provenienti dallo sfruttamento delle opere finanziate - potendo accedere poi in sede di consuntivo alla loro detassazione - e delle attese di un esito profittevole nelle sale e negli altri canali di distribuzione: sono quindi in genere accreditati maggiormente i progetti sorretti da un forte impianto autoriale e artistico piuttosto che quelli realizzati in economia di mezzi.

Ai margini dei target d'investimento. Un ulteriore risvolto di natura economica attiene ad altri semplici calcoli di convenienza finanziaria, in quanto la leva fiscale mostra la sua validità nel rapporto costi-benefici se utilizzata al servizio di apporti monetari di un certo peso, dal momento che comporta pur sempre una gestione amministrativa e fiscale ancor prima della presentazione d'ammissione al MiBac e all'Agenzia delle Entrate. Vanno inoltre considerate le possibilità di ricavare dalla partecipazione alla dote finanziaria dei progetti anche un ritorno d'immagine o in termini di promozione del marchio e queste potenzialità sono attribuite ancora una volta in maggior misura a produzioni di cosiddetto richiamo più che a opere prime o seconde.

La Direzione Generale per il Cinema del MiBac ha cominciato a rilevare attraverso i monitoraggi di Cinetel i risultati al botteghino dei film a nome dei quali sono state accettate richieste di tax credit, ma sembra ancora presto e difficile trarre indicazioni di merito, essendo per ora limitate alla tipologia degli investitori che fanno parte della filiera cinematografica (tavola 15).
Se ne ricava tuttavia la conferma di come i titoli della fascia più bassa di budget, che devono affrontare anche oggettive difficoltà per accedere al mercato, restino per ora ai margini del cluster d'apporto delle risorse correlate all'utilizzo della leva fiscale.

È la stessa indicazione che deriva da un campo d'osservazione situato più a monte, in base cioè alla semplice ripartizione delle istanze di credito d'imposta fra le classi dei costi di progetto (tavola 16). Il numero di film ai quali sono imputate le richieste di tax credit produzione risulta abbastanza consistente rispetto al totale di quelli realizzati nel corso dell'anno, ma considerando la dimensione dei loro budget si può rilevare per la prima fascia di costo che soltanto un'opera nel 2011 e due nel 2012 hanno beneficiato di risorse apportate attraverso lo strumento del tax credit rispetto alle 39 e alle 36 effettivamente realizzate nel primo e secondo anno, in percentuali pertanto pari rispettivamente al 2,56% e al 5,55%. I riscontri migliorano per le due fasce successive: 25 e 31 titoli supportati nei due anni dalle risorse indotte dall'uso della leva fiscale a fronte dei 36 e 46 prodotti, corrispondono al 69,44% e al 67,39%.
In merito ai film di maggiore caratura, con piani di finanziamento superiori a 1,5 milioni di euro, si registra invece un en plein pressoché totale dei conferimenti operati in adesione al credito d'imposta produzione.

LA STRUTTURA DEGLI IMPIEGHI
Più complessa appare l'analisi degli effetti espressi nell'ultimo biennio dalla piena applicazione delle misure di agevolazione tributaria. L'arco temporale è oggettivamente abbastanza ristretto; i valori dei due anni si presentano sostanzialmente omogenei. Il biennio 2011-2012 segue un anno, il 2010, straordinariamente positivo per il cinema italiano e foriero di risultati che in un contesto diverso - a parità di condizioni cioè di entrambi gli anni successivi, durante i quali l'involuzione economica è maturata in profonda crisi - con tutta probabilità molto difficilmente sarebbe stato possibile ripetere.

Appunto per questo si può semmai desumere che proprio il regime di completa "fattibilità" delle operazioni di ricorso al credito d'imposta ha permesso al cinema italiano di alimentare in misura decisamente elevata la sua offerta di prodotto. Eventualmente a scapito di una maggiore valorizzazione delle opere pianificate, come sembrano giustificare alcuni parametri in regresso di due delle classi di budget più alte (da 1,5 a 2,5 milioni di euro e da 2,5 a 3,5 milioni), specificamente per l'investimento medio a disposizione di ogni singolo titolo. Mentre sono aumentati i volumi complessivi degli investimenti al servizio dei film a più basso costo, nelle prime tre fasce comprese nel range che arriva fino a 1,5 milioni di euro (tavola 17).

Orientato verso le stesse coordinate si profila anche l'impegno degli operatori nelle coproduzioni internazionali. In linea generale l'apporto di capitali italiani si è incrementato nel 2011 rispetto al 2010, anche se in proporzioni (+43,37%) inferiori alla maggiore intensità di realizzazioni (+60,86% in ragione dei 16 titoli prodotti in più: 37 contro 23). Ma l'aumento si è concentrato nei progetti con quote minoritarie, dove le risorse estere funzionali al governo delle società promotrici straniere sono addirittura quasi raddoppiate (+91,93%), mentre in quelli a guida e responsabilità italiana il conferimento di capitali si è contratto al pari del contributo dei partner d'oltreconfine (tavola 18).

I MODELLI DI BUSINESS
Secondo le previsioni (e anche se non ancora compiutamente) il sistema di incentivazione fondato sul credito d'imposta sta sospingendo le case di produzione a un'interazione più intensa non solo con le società di distribuzione - già interlocutrici essenziali nell'avvio dei progetti e nell'immissione delle opere sul mercato - ma anche con gli altri soggetti della filiera e ha posto ormai le basi per una nuova interrelazione tra una platea di soggetti molto vasta (più di quella direttamente orientata alle operazioni di product placement e alle collaborazioni di co-marketing o alle iniziative di merchandising) che pur operando in attività disparate e spesso lontane dal cinema vi trovano ora coincidenza d'interessi e terreno di convenienza economica. L'afflusso di investimenti in capo al tax credit va a reintegrare un portafoglio di opzioni in cui l'intervento di sostegno diretto da parte dello Stato, attraverso i contributi del Fus continua gradatamente a restringersi, e il supporto dei fondi e delle Film Commission territoriali può ricoprire un ruolo di supplenza ma non di portatore di ulteriori risorse.

A difesa della catena del valore. Se soltanto si mettono in correlazione le quantità di richieste d'eleggibilità al credito d'imposta produzione (170 nel 2011 e 200 nel 2012) con il numero dei film prodotti 100% italiani (rispettivamente 132 e 129) si ha un'idea della platea di partner con cui l'imprenditoria cinematografica già si confronta e rapporta, dopo aver visto aprirsi la porta del product placement, da cui sono entrati i primi investitori esterni, e crescere in modo esponenziale il novero delle imprese che agiscono sui mercati secondari (editori, broadcaster del cosiddetto second screen, web company, aggregatori e packager di contenuti, provider e via dicendo) in una catena del valore che tende ad allungarsi con la conseguente spinta inerziale ad allargare il perimetro dei ricavi e spostarne il baricentro, trascinando verso valle i margini di profitto.
Il credito d'imposta contribuisce viceversa a rafforzare la leva finanziaria in testa al processo produttivo, irrorando il bacino di raccolta delle risorse. E conduce il segmento della produzione ad acquisire nuove competenze specifiche e arricchire il suo ventaglio di esperienze.

La lezione di Gilles Jacob. Manca ancora un elemento essenziale ed è la stabilità del quadro normativo in cui si esplica il credito d'imposta, già rinnovato una prima volta a fine 2012. In questo senso suona esemplare la testimonianza di Gilles Jacob - da 37 anni al vertice del Festival di Cannes prima come délégué générale e ora in qualità di presidente - sulla leadership della cinematografia francese in Europa: «Il cinema francese è diventato grande quando si è stabilizzato il fondo di sostegno del Cnc, il Centre National du Cinéma et de l'image animée». Senza certezza dello scenario operativo la progettazione cinematografica, che soprattutto per i film di maggiore spessore ha bisogno di tempi lunghi per svilupparsi e prendere corpo, diventa impalpabile e nel corso del 2013 due importanti produzioni internazionali hanno rinunciato a insediarsi come programmato in Italia1.

1Ora mi dedico ai giovani, intervista a Gilles Jacob rilasciata a Gloria Satta (in «Il Messaggero», 26 maggio 2013).

 

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