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1ª PARTE - L'INDUSTRIA E IL MERCATO

2ª PARTE - L'ATTIVITA' D'IMPRESA

TESTIMONIANZE

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
» Report 2012
Prima Parte - L'INDUSTRIA E IL MERCATO
PRODOTTI CAPITALI E CONSUMI
Capitolo 3 - Il ciclo degli investimenti
2. L’investimento di prodotto

Riuscire a sostenere in modo tanto rilevante la propria attività conferma la predisposizione dei produttori - per nulla scontata, come si rileva in altri settori - a investire e reinvestire sul prodotto i capitali raccolti e rappresenta il primo elemento di valutazione nel merito della distribuzione delle risorse nel cinema italiano. In sede di analisi soccorre poi la rilevazione dei valori per unità di prodotto, basati sul parametro degli investimenti medi per ogni film, che delineano l'effettiva consistenza della produzione nazionale e le strategie di business delle sue imprese.
La ripartizione delle risorse impiegate indica ad esempio che l'investimento medio per le opere 100% italiane è attestato per il 2012 - sia pure di poco - ancora al di sotto della soglia dei 2 milioni di euro (sempre superata fra il 2003 e il 2010), pur essendosi rivelato in leggero progresso dell'1,53% rispetto al 2011, quando si era registrato in verità il dato più basso (1,96 milioni di euro) del precedente decennio. In analogia si è mosso anche il trend delle coproduzioni, con una sostanziale differenziazione però fra il flusso medio dei capitali esteri, in ascesa del 7,65% da 3,92 milioni di euro a 4,22, e quello delle risorse italiane, in ribasso invece da 3,26 a 2,17 milioni del 33,43% (tavola 6).

LE CLASSI DI COSTO
La suddivisione per classi di budget conferma in effetti l'alta incidenza (27,9% contro il 29,5% del 2011) di film a basso costo, che insieme con quelli a medio budget arrivano a costituire il 55,81% (rispetto al 56,9% della stagione precedente) dell'intero portafoglio prodotti (tavola 7). A differenza di dodici mesi precedenti, la caratura complessiva delle opere realizzate nel 2012 ha assunto però maggiore consistenza. L'afflusso di capitali è stato infatti maggiore nelle due classi di budget inferiori, che con un volume di opere pressoché simile a quello del 2011 hanno così potuto avvalersi di un aumento dell'investimento medio a doppia cifra. L'apporto di risorse è stato minore solamente nel cluster con oltre 1,5 milioni di costo-progetto, ma in virtù di un novero di titoli sensibilmente ridotto (da 57 a 47) ha visto crescere dopo due anni (+15,9%) la media delle risorse investite di quasi 700mila euro (tavola 8).

I budget più alti dal 2007. La definizione di low, medio e alto relativo al valore del piano di finanziamento dei titoli non appare sicuramente del tutto appropriata in raffronto allo scenario internazionale che situa la fascia intermedia - quanto meno in Europa - fra 3 e 10 milioni di euro, ma la classificazione adottata in passato permette ora di commisurare i dati nel tempo. Se si assume quale base di riferimento solo il complesso di tutti i film realizzati con una dote di risorse superiore a 200mila euro (pari al 64,34% del numero totale, con una provvista di capitali corrispondente però al 98,88% dell'intero fabbisogno del comparto) si può constatare ad esempio che il livello di budget medio raggiunto nel 2012 è il migliore dal 2007 in poi, come peraltro si registra a proposito del singolo bacino delle opere con oltre 1,5 milioni di costo (tavola 9).

Ma al di sotto dei canoni internazionali. Lo stesso confronto vale a mostrare quanto sia inferiore l'apporto medio degli operatori italiani alle coproduzioni rispetto ai partner internazionali, nonostante la prevalenza di opere realizzate con quote maggioritarie: 20 contro 16 in partecipazione minoritaria (più una a quote paritarie). Il contributo italiano supera di un soffio la metà di quello conferito dalle società estere e il differenziale sta a testimoniare la diversa caratura dei progetti promossi dalle case di produzione straniere.
All'origine di uno scarto tanto considerevole vi sono probabilmente anche cause contingenti. Il regresso del 33,3% accusato nel 2012 segue una variazione del tutto opposta fatta registrare nel 2011 rispetto al 2010, corrispondente al 53,1%, e oscillazioni così vistose sembrano frutto di condizioni particolari piuttosto che di eventi d'ordinaria amministrazione.

 

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