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1ª PARTE - L'INDUSTRIA E IL MERCATO

2ª PARTE - L'ATTIVITA' D'IMPRESA

TESTIMONIANZE

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
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Prima Parte - L'INDUSTRIA E IL MERCATO
PRODOTTI CAPITALI E CONSUMI
Capitolo 2 - L’offerta di prodotto
4. Le due frontiere della distribuzione

L'offerta di prodotto che scaturisce unitariamente dalla produzione trova il suo moltiplicatore nel comparto distributivo. Per effetto di due fattori: il numero dei circuiti di diffusione e la diversificazione degli strumenti d'immissione sul mercato dispiegati dai diversi canali. Nel suo percorso storico il cinema ha viaggiato a lungo sulla monorotaia dell'esercizio; poi dagli anni Sessanta ha imboccato un primo cambio di direzione con il mezzo televisivo, quindi negli anni Settanta con l'altra derivazione alternativa dell'home video. A partire dagli anni Ottanta i canali secondari si sono però intensificati e con le innovazioni introdotte dalla tecnologia digitale - legate in via prioritaria al sistema televisivo, alla rete internet e alla telefonia - si è innescato uno sviluppo tuttora ininterrotto e che promette ulteriori espansioni. Non sarebbe tuttavia corretto supporre che l'esplosione dell'offerta di prodotti filmici sia espressa solamente dai circuiti secondari, visto che la distribuzione totale di titoli per la proiezione in sala mostra a tutti gli effetti una netta impennata, maturata nel periodo che intercorre fra il 2002 e il 2004 (tavola 6).

All'interno di questa crescita generalizzata della diffusione di titoli nel circuito dell'esercizio emergono in realtà quattro trend significativi.

Il calo delle prime. Appare teoricamente abbastanza singolare che, in un settore cinematografico dalle finestre sempre più ravvicinate - in cui si riducono i tempi dall'immissione delle opere in sala fino al circuito home video e poi a tutti gli altri canali di circolazione a partire dalla televisione - e con una rete di diffusione orientata dalle nuove tecnologie verso il cosiddetto tempo reale delle piattaforme digitali e dei device mobili, la programmazione in prima uscita nell'esercizio abbia dal 2004 perso la sua prevalenza fino ad attestarsi nell'ultimo biennio al 40% rispetto alla proiezione di film delle stagioni precedenti.

La frenata di quelle estere. All'atto pratico pare tuttavia affiorare la latente ma consapevole tendenza delle maggiori case produttrici ad accentuare la pressione sui mercati secondari, sfruttando la sala quale vitale strumento di accreditamento della validità delle opere per impegnarsi poi molto più intensamente - anche sotto l'aspetto economico - a promuoverle sugli altri ben più popolati e frequentati mercati di distribuzione. Con ogni probabilità anche nel non trascurabile e sottinteso intento di accrescere la spinta inerziale verso l'annullamento o quanto meno verso un drastico accorciamento delle windows che separano le tempistiche di commercializzazione fuori dalle sale e dopo la rete home video. La frenata delle prime uscite straniere, comune alla distribuzione di tutti i Paesi europei, appare in sostanza strategica più che una scelta tattica in ragione di alterni andamenti del ciclo economico (tavola 7).

La resistenza delle prime italiane. Nonostante l'incremento nel tempo del numero totale di opere distribuite ogni anno, la quota relativa alle prime uscite italiane si attiene dal 2008 in poi a una sostanziale linea di resistenza, attorno al 14%, in contrapposizione alla marcata discesa delle nuove opere estere. La circostanza segnala le capacità e potenzialità della struttura produttiva che si è formata proprio nel corso degli ultimi cinque anni e del rinnovamento cui è stato oggetto il panel di strumenti finanziari a sua disposizione per alimentare gli investimenti del comparto. Resta semmai aperto il confronto con le nuove compatibilità economiche del mercato distributivo, che impone un impegno di risorse sempre più consistenti per sostenere - a livelli competitivi - la diffusione dei nuovi titoli.

Quali prodotti sul banco. La selezione che la cinematografia estera e soprattutto statunitense ha operato nella proposta dei suoi nuovi listini stagionali discende probabilmente anche da questo fattore. E la relativa difficoltà del cinema italiano a immettere in circolazione la propria produzione annuale sembra confermarlo. Pur in considerazione del notevole sfasamento temporale tra inizio e fine della lavorazione, concessione del visto censura ed eventuale proiezione nelle sale delle opere, l'andamento della quota di prime rispetto ai film realizzati ogni anno denuncia una flessione sensibile, nel passaggio da un valore del 90,9% del 2007 a percentuali di poco superiori all'85% nel 2010 e 2011 e pari al 76,5% nel 2012. Nell'esposizione delle primizie su scaffali e banchi di vendita sempre più affollati di merci sembra riflettersi in sostanza il problema centrale delle strategie di sfruttamento e delle politiche di marketing della produzione cinematografica e della sua redditività.

 

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