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1ª PARTE - L'INDUSTRIA E IL MERCATO

2ª PARTE - L'ATTIVITA' D'IMPRESA

TESTIMONIANZE

fondazione ente dello spettacolo
tertio millennio film fest
cinematografo.it
» Report 2012
Prima Parte - L'INDUSTRIA E IL MERCATO
PRODOTTI CAPITALI E CONSUMI
Capitolo 1 - Il contesto economico
1. Le posizioni da difendere

Nella sua accezione più ampia, il termine contraddittorio si conferma in sostanza funzionale a delineare molti aspetti della fase contingente attraversata dal cinema nazionale. Primo fra tutti un volume di offerta di prodotto che proprio in un anno di forte resistenza della domanda ha raggiunto dimensioni record. Il fenomeno (come descritto nel capitolo successivo) può avere diverse chiavi di lettura. In una visione macro si inquadra in una più generale espansione della produzione e della distribuzione di film a livello internazionale.
Vi sono mercati in crescita esponenziale che stanno sovvertendo le gerarchie tradizionali. La Cina è diventata seconda al mondo dopo gli Stati Uniti con 2 miliardi di euro di incassi. L'India è al primo posto per presenze (2,7 miliardi), nonostante sia solo il 4% della popolazione ad accedere alle sale, e le grandi case di Bollywood hanno aperto i loro primi studios in Europa, a Londra. Nella top ten mondiale degli incassi è entrata stabilmente l'Australia, così come il Brasile in quella degli ingressi, e nonostante l'attività in continuo aumento, le cinematografie europee arretrano. In tutte le graduatorie la Francia ormai non va al di là della quinta posizione e alle sue spalle compaiono fra i Paesi europei solo l'Inghilterra per incassi e ingressi e la Germania solo per questi ultimi.
Il fatto è che soltanto per reti di sale e schermi, i cosiddetti "big five" del vecchio continente sono presenti nella top ten mondiale - con l'Italia decima - e denunciano quindi una densità di presenza per impianto inferiore a quei Paesi emergenti che stanno salendo nella scala dei valori dimensionali. Quasi simile è la gerarchia per numero di lungometraggi prodotti all'anno, con la sola eccezione dell'Italia, che dopo essere stata la quinta "potenza" fino al 2007, si trova ai margini, mentre Francia (274 opere secondo i dati dell'Osservatorio comunitario), Germania (233), Inghilterra (182) e Spagna (173), si trovano al quinto, sesto, ottavo e nono posto.
La circostanza singolare è che alla cinematografia italiana non è bastato stabilire proprio nell'ultimo anno il nuovo primato produttivo della sua lunga storia con la realizzazione di 166 nuovi titoli. E se si cerca di analizzarne la genesi si è portati a escludere che si tratti di una performance casuale. Perché nonostante una base pulviscolare di piccole imprese, il comparto ha consolidato negli ultimi sei anni (come si è sottolineato nelle varie edizioni di questo Rapporto) la sua struttura produttiva e organizzativa, arricchendo il portafoglio dei suoi operatori di competenze e il bacino professionale delle aree sia artistiche e creative sia tecniche e amministrative. E soprattutto ha potuto avvalersi a pieno regime della leva fiscale introdotta nel 2008, ma materialmente operativa solo dalla fine del 2010. Il credito d'imposta è stato l'autentico volano degli investimenti privati e dell'afflusso di risorse da parte di investitori esterni che hanno alimentato la "superproduzione" 2012, ed essendosi rivelato uno strumento decisivo, si attende che ne sia riconosciuta anche la stabilità oltre l'attuale scadenza a fine 2013.

 

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