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Prima Parte - L'ARTE DI INDUSTRIARSI
UN MONDO DI CONNESSIONI
Capitolo 2 - Il ciclo degli investimenti
Odissea 2012: viaggio nel digitale

Per comprendere tutto il loro autentico valore e valutarne pienamente la portata, gli stessi dati sulla diffusione delle strutture digitali - legittimamente qualificabili per il 2010 come eclatanti - vanno però inseriti e letti nel contesto internazionale.
Secondo quanto ha accertato Media Salles, il centro studi dell'Unione Europea (con sede a Torino) che cura il costante monitoraggio dei comparti della distribuzione e dell'esercizio, la crescita dei complessi e delle sale digitali nei sei principali mercati d'Europa ha registrato nell'ultimo anno un tasso del 117,6%. Come già sottolineato per l'ambito nazionale, tale indice di sviluppo nei primi sei mercati (nell'ordine Francia, Gran Bretagna, Germania, Russia, Italia e Spagna) è frutto tuttavia di due distinti trend: la variazione positiva ascritta al primo semestre denuncia un +43,1%, mentre l'andamento degli altri sei mesi ha espresso un incremento ancora più sostenuto e pari al 52%.
Secondo i dati rilevati da Media Salles, i 6.907 schermi digitali dei sei maggiori mercati europei costituiscono quasi il 70% dei 10 mila digitali presenti sull'intero continente e poco meno del 30% del totale mondiale stimato in 36 mila unità. Una volta posti a riscontro e in rapporto con il numero globale di schermi attivi in tutta Europa - 37.000 - i tassi di digitalizzazione più recenti dei sei Paesi hanno costretto l'industria cinematografica ad aggiornare le proiezioni sulla velocità d'adozione della tecnologia digitale nelle sale. Ora si prevede che mentre l'esercizio europeo arriverà a contare circa 19 mila schermi digitali già tra la fine del 2011 e l'inizio del 2012 - cioè in anticipo di un anno rispetto alle precedenti valutazioni - quello mondiale giungerà contemporaneamente ad annoverarne da 55 a 57 mila.

Vuol dire che, precorrendo i tempi, il cinema europeo riuscirà a digitalizzare almeno il 50% di tutti i suoi schermi disponibili - come peraltro si prospetta nello specifico ambito italiano - e lo stesso accadrà per il parco di proiezione mondiale. Sarà insomma raggiunta e superata una soglia fatidica, cioè il punto cruciale - e di non ritorno, inteso in senso economico - oltre il quale il comparto europeo e internazionale della distribuzione avrà più interesse a fornire all'esercizio film in formato digitale piuttosto che le meno convenienti (a quella data) pellicole in 35 millimetri.

Con due effetti principali: l'estesa digitalizzazione dei multisala rischia di pregiudicare sempre più la competitività degli altri impianti minori e i loro margini di redditività, già considerati residuali, in primo luogo per il segmento dei monosala situati nei centri urbani; sta ormai prendendo corpo inoltre la prospettiva che qualora gli esercizi minori, compresi i circuiti d'essai e d'ambito parrocchiale, non rendessero digitali le loro sale, si troverebbero alle prese con un mercato distributivo parallelo, privo dei titoli di nuova produzione in formato digitale (cioè su hard disk e cd) e limitato alle vecchie opere in celluloide, il cui mantenimento comporterebbe a quel punto un'assai probabile lievitazione dei costi logistici e delle tariffe di noleggio39.
Senza contare rivelatori cambi d'atteggiamento nei registi verso il digit-cinema, spiegati esemplarmente da David Lynch: «Risulta troppo d'impaccio lavorare con la pellicola. Le cineprese da 35 mm iniziano a sembrare dinosauri. Sono enormi, pesano tonnellate e devi poterle trasportare. C'è una marea di cose da fare e tutto procede troppo lentamente. Usarle sottrae un sacco di possibilità. Con le telecamere digitali è tutto più leggero: hai maggiore flessibilità di movimento. Tutto è molto più agevole. Puoi pensare e su due piedi catturare subito le immagini... Con le videocamere sei sempre in azione»40.
Passando dal medio-lungo periodo al breve termine, l'ipotesi del "digitale per tutti" dismette dunque i panni della profezia e pone la propria ipoteca sul futuro ormai prossimo, chiamando a un tempestivo showdown e a un nuovo impegno finanziario le imprese e i gestori dell'esercizio.

LE AZIONI PROMOZIONALI E PUBBLICITARIE
L'esercizio è impegnato ad appoggiare costantemente - insieme con la distribuzione - anche l'offerta di prime e seconde visioni nelle proprie sale attraverso i media. In primo luogo con le inserzioni sui quotidiani che occupano giornalmente intere pagine (viene pagato pure il semplice inserimento nel cartellone delle programmazioni giornaliere dei cinema locali, preparato dalle redazioni delle stesse testate per la sezione spettacoli) e con la cartellonistica outdoor, di cui rappresenta il secondo committente in assoluto dopo le imprese del largo consumo.
Altre operazioni sono invece condotte con iniziative collettive attraverso le associazioni di categoria. Ad esempio con gli sconti sui biglietti d'ingresso concessi in determinati giorni e fasce orarie o a specifiche tipologie di pubblico, quali anziani o bambini, oppure con la distribuzione di buoni validi per una visione (Hollywood Movie Money realizzata dall'Agis-Associazione Generale Italiana dello Spettacolo ne ha rilasciati in 40 diverse fasi quasi 10 milioni, divisi fra 2.100 schermi).

LE INIZIATIVE DI WELFARE AZIENDALE
Anche nel comparto dell'esercizio si è affacciata comunque la presenza di imprese di altri settori produttivi in forma diversa da quelle previste nelle azioni di co-marketing e media placement e in qualità, sostanzialmente, di investitori esterni. Si tratta di interventi legati a un ambito di attività non nuovo, relativo alla concessione di benefit da parte delle aziende al personale dipendente. Dopo anni di stretta economica, con i suoi riflessi sui livelli occupazionali e retributivi, questa pratica ha assunto contorni diversi e rientra in un'area delle politiche di human resources definita come welfare aziendale e oggetto di una profonda rivisitazione che l'ha restituita a una significativa visibilità fra le strategie delle imprese.
Ne è interessante indicatore il primo esteso Rapporto stilato da Assolombarda, l'associazione delle industrie milanesi (il più importante degli organismi territoriali aderenti a Confindustria), insieme con le strutture lombarde dei tre sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil. Costruito sulla base dei dati di 400 imprese con quasi 150 mila addetti, il Rapporto Il lavoro a Milano ha rilevato che la disponibilità di servizi e facilitazioni al personale è già attiva nel 31% delle aziende ed è in fase di avvio per un'ulteriore fascia del 12%. Fra le prestazioni fornite per ridurre l'impatto della congiuntura negativa figurano ai primi posti l'assistenza sanitaria integrativa (24% dei casi), le vaccinazioni (17%), i check up e le convenzioni con le banche (16%), i corsi di formazione d'interesse personale (15%) e le convenzioni con agenzie di viaggio (13%) e aziende di trasporto (12%). Poco al di sotto compaiono, con l'8% delle frequenze, le convenzioni con le sale cinematografiche - che valgono virtualmente 172 mila ingressi annui -, che con un graduale progresso hanno raggiunto quelle con banche, esercizi commerciali, palestre, e le consulenze fiscali o previdenziali (i piani aziendali prevedono nel 62% dei casi "pacchetti" formati da 3 a 6 soluzioni agevolative).

LA RISTRUTTURAZIONE DELLE INDUSTRIE TECNICHE
Nel panorama di innovazione tecnologica che coinvolge il settore e sostiene il gettito degli investimenti si distingue l'evoluzione del comparto delle industrie tecniche e di servizio, integrato agli altri tre della produzione, della distribuzione e dell'esercizio, con un'attività che si sviluppa praticamente lungo tutta la filiera. Oltre alle aziende fornitrici di strutture, macchinari, materiali e attrezzature, comprende le imprese che operando direttamente sulla materia prima - in termini sia di hardware sia di software - sono al centro del processo di trasformazione.
Si tratta di circa 2 mila ragioni sociali, in larghissima prevalenza di piccole dimensioni, alle quali la medaglia degli investimenti si presenta con entrambe le facce. Da un lato, per sviluppare progressivamente la diffusione del formato digitale fino a completarne l'applicazione sull'intero ciclo di vita del prodotto filmico e dall'altro, per riconvertire o dismettere con il minimo danno possibile gli asset patrimoniali e i beni materiali legati alla lavorazione su pellicola, con il difficile obiettivo di non accusare alla fine un investimento lordo negativo.
L'estrema differenziazione dei processi e delle tecniche di produzione e post-produzione rende in effetti del tutto problematica la possibilità di girare e realizzare film nella doppia modalità e destinata a soccombere definitivamente appare la celluloide. Lo stesso discorso vale per l'attività di commercializzazione. «Non possiamo sopportare il doppio binario: pellicola e digitale», ha spiegato Filippo Roviglioni, Presidente della Sezione Distributori di Anica, «non devono convivere a lungo, se si vuole veramente mettere a regime il nuovo sistema di distribuzione»41.
Con il calo della domanda legata ai film in celluloide, sono entrati in crisi i grandi stabilimenti di sviluppo, stampa e video duplicazione e si sono trovate in difficoltà le imprese di piccola e media dimensione della post-produzione, chiamate a rinnovare strutture e organizzazione a misura e forma del sistema digitale e a investire così risorse pur in presenza della contemporanea contrazione d'attività in quello che è stato per decenni il loro core business. Resta loro la speranza che la rivitalizzata produzione italiana arrivi a breve a compensarne gli sforzi finanziari e a far risalire verso l'alto la curva di opportunità degli investimenti effettuati (circa 100 milioni l'anno nell'ultimo
biennio)42.
Paradigmatico è il caso del gruppo multinazionale Thomson-Technicolor, che negli Stati Uniti ha dovuto chiudere lo storico insediamento di North Hollywood e cerca di dare una risposta all'ascesa del d-cinema con un sistema di riqualificazione dei proiettori che permette la programmazione di titoli in 3D. Un progetto pieno di incognite e dalle prospettive incerte, visto che resta basato ancora sui parchi macchine in pellicola e sui supporti in celluloide43.
Il momento continua a essere favorevole solo per produttori e fornitori di hardware e software (la tecnologia Dlp è stata sviluppata da Texas Instruments) o di impianti digitali, che da poco hanno opportunamente avviato anche la commercializzazione del sistema di proiezione di seconda generazione, in standard 4K invece di 2K; ossia in risoluzione 4.096 x 2.160 pixels, quattro volte superiore anche a quella attuale in alta definizione. Il tempo di installazione richiesto è di appena due ore, ma il costo incrementaleè del 35% e per ora si conoscono due ordinazioni di fonte italiana, per strutture di Torino e Milano.

39Le conseguenze della diffusione del d-cinema erano già state prospettate nella precedente edizione di questo Rapporto, facendo riferimento alle proiezioni di medio-lungo termine tracciate allora in merito alla cadenza del temuto switch-off sul mercato distributivo (Rapporto 2009. Il Mercato e l'Industria del Cinema in Italia, pagina 17).
40In acque profonde, di David Lynch (Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 2010, 197 pagine).
41Presentazione del Rapporto Il cinema italiano in numeri. Anno solare 2010 dell'Anica (Roma, 2011).
42La curva di opportunità indica la relazione tra importi crescenti di moneta destinati alla spesa per investimenti e il reddito futuro che ne deriva.
43La risposta al 3D digitale si chiama Technicolor 3D System e si propone di riqualificare il sistema di proiezione senza rinnovare totalmente il parco macchine e perciò in tempi brevi e con un investimento ampiamente ridotto. Il sistema prevede l'installazione di uno schermo argentato e di una lente di nuova generazione che fornisce la polarizzazione circolare necessaria a crearel'effetto stereoscopico. Il suo impiego comporta tuttavia la necessità di realizzare l'internegativo. La soluzione alternativa è stata appoggiata da cinque fra i principali studios statunitensi (Universal Pictures, Paramount Pictures, Warner Bros., DreamWorks Animation Skg e The Weinstein Company) ma non da Walt Disney Pictures e 20th Century Fox, che non credono nella sopravvivenza dei titoli in 35 mm su pellicola in celluloide.

 

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